La storia infinita dell’articolo 106

La Legge n. 18 del 23 febbraio 2024 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 49 del 28 febbraio 2024), portante conversione con modificazioni del D.L. n. 215 del 20 dicembre 2023 (c.d. “Milleproroghe”), scrive un’altra puntata, ma non l’ultima, della vicenda nata nel periodo emergenziale con l’art. 106, comma 7, del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27.

In forza di tale ultima norma lo svolgimento delle assemblee in full conference sarà consentito, pur in assenza di previsioni statutarie, sino al 30 aprile 2024.

Ma è già certa un’ulteriore proroga al 31 dicembre 2024, prevista dal “DDL Capitali”, di cui si attende la pubblicazione in Gazzetta.

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Nessuna imposta di successione a carico del curatore dell’eredità giacente

Il presente contributo, prendendo spunto da alcune recenti sentenze della Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Lombardia (Sentenza n. 1626/2023 del 15 febbraio 2023 e Sentenza n. 2867-1 del 27 settembre 2023), si propone di esaminare alcuni profili controversi della disciplina tributaria/fiscale della curatela dell’eredità giacente, con particolare riguardo all’imposta di successione, occupandosi, poi, incidentalmente anche dei profili civilistici di tale istituto.

Il fatto

L’Agenzia delle Entrate di Milano notifica al curatore di un’eredità giacente un avviso di liquidazione dell’imposta di successione, ritenendolo obbligato al pagamento dell’imposta liquidata.

Il curatore presenta ricorso contro l’atto notificato e la Commissione tributaria provinciale di Milano con sentenza del 2 marzo 2022 accoglie il ricorso, riconoscendo che il Curatore non sia tenuto al pagamento dell’imposta di successione, non rientrando, giusto quanto disposto dall’art. 36 del T.U.S., nel novero dei soggetti obbligati al pagamento della predetta imposta, in quanto non nel possesso dei beni ereditari ma esclusivamente nella detenzione degli stessi.

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Per un concorso a immagine della realtà

Mettiamo a disposizione dei nostri lettori un articolo di Arrigo Roveda, pubblicato sul numero 1/2024 di Notariato. Lo scritto, opera del suo autore e non della redazione, vuole essere un contributo al dibattito, promosso dalla rivista diretta da Giancarlo Laurini, che precede il prossimo Congresso Nazionale dedicato al tema dell’accesso.


Le prove concorsuali si distaccano sempre più da quello che accade nella quotidianità degli studi notarili. Se si vuole recuperare l’effettività della pratica e avere vincitori di concorso capaci di fare, da subito, i notai è necessario che le prove di concorso siano modellate su quanto realmente accade negli studi.

Sul numero 5/2023 di Notariato Giuseppe Ramondelli ha dato il via all’indispensabile dibattito che dovrà precedere il Congresso Nazionale primaverile che sarà dedicato al grande malato del notariato, l’accesso.

Appare infatti evidente come la sequenza pratica-concorso sia divenuta del tutto inefficiente a selezionare candidati capaci di approcciare la professione con strumenti adatti a evitarne le insidie, a garantire tempi di accesso che consentano di mettere a repertorio il primo atto ad un’età paragonabile a quella di inizio di altre professioni, a ridurre i costi di formazione che oggi escludono dalla competizione tutti coloro che non abbiano alle spalle una famiglia abbiente.

Il drastico calo delle vocazioni notarili altro non è che il termometro di una malattia che necessita di cure drastiche e urgenti.

Cercare innocenti e colpevoli di questa situazione può sembrare un esercizio semplicistico ma aiuta a capire quale possa essere la cura.

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Niente imposta di registro per caparre e/o acconti in preliminari soggetti a IVA

Segnaliamo due recenti sentenze emesse dalla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Pesaro (le prime in materia di preliminari in ambito IVA, a quanto consta), che accolgono appieno quanto sostenuto in questa rivista, nell’articolo del 6 luglio 2022 (“La tassazione di caparre confirmatorie e acconti nei trasferimenti onerosi esenti o agevolati“) al quale si rinvia.

Nel caso oggetto della sentenza n. 60/2024, una società prometteva di vendere ad altra società un immobile strumentale ex art. 10, comma 1, n. 8 ter) del D.P.R. n. 633/1972, convenendo le parti che, al definitivo atto di vendita, la venditrice non avrebbe optato per l’assoggettamento a IVA della cessione.

Dal preliminare risultava che la promissaria acquirente 1) aveva versato una somma a titolo di caparra confirmatoria ex art. 1385 c.c. e acconto prezzo e 2) si impegnava a versare altra somma a titolo di acconto (esente da IVA) entro una certa data (antecedente alla stipula del definitivo atto di compravendita).

In sede di registrazione, il notaio versava soltanto l’imposta di registro di euro 200,00, mentre nulla versava a titolo di imposta di registro per la caparra e gli acconti, ritenendo che niente fosse dovuto perché il definitivo atto di compravendita era destinato a scontare imposta fissa (art. 40 del DPR n. 131/1986).

L’Agenzia delle Entrate recuperava l’imposta dello 0,50% per la somma versata a titolo di caparra e acconto e il 3% per la somma promessa a titolo di acconto (si noti, anche se si trattava di acconto IVA, seppur esente).

Il notaio presentava ricorso.

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Conclusione, pubblicità ed esecuzione degli accordi di conciliazione

a cura di Massimo Saraceno [1]

Sommario: 1. La conclusione dell’accordo di conciliazione e sua opportuna contestualità rispetto all’atto notarile necessario a fini pubblicitari – 2. Natura giuridica dell’accordo di conciliazione – 3. Il problema dell’accertamento di patologie negoziali in mediazione – 4. Aspetti formali dell’accordo di mediazione – 5. L’accordo di mediazione nella mediazione telematica alla luce dell’art.8 bis del D.Lgs.28/2010 – 6. L’esecuzione dell’accordo di mediazione: cenni.

1. La conclusione dell’accordo di mediazione e sua opportunità contestualità rispetto all’atto notarile necessario a fini pubblicitari

La conclusione dell’accordo di conciliazione, espressione dell’autonomia negoziale generalmente – ma non necessariamente – riconducibile al paradigma negoziale della transazione, costituisce l’epilogo di un percorso spesso lungo e travagliato che si caratterizza per la tendenziale non istantaneità delle reciproche concessioni di cui esso consta.

Si verifica molto spesso che le parti non abbiano chiarito, nel corso della sessione di mediazione in cui è raggiunto l’accordo di massima, tutti i punti dello stesso o, pur avendoli chiariti, non vi sia la possibilità di rivestire nell’immediatezza l’accordo della forma idonea per l’accesso alla pubblicità immobiliare o commerciale (atto pubblico o scrittura privata autenticata). Può utilmente soccorrere, a tal fine, e ciò costituisce una best practice da valorizzare, la tecnica della puntuazione, di particolare significatività nella progressione del percorso conciliativo, che può essere connotato da uno o più pre-accordi finalizzati a porre le basi per potenziali accordi futuri definitivi. Potrà, poi, trattarsi, di puntuazioni vincolanti o non vincolanti, secondo l’insegnamento della sentenza della Cassazione a sezioni unite[2] secondo cui le mere puntuazioni (non vincolanti) sono quelle in cui le parti hanno solo iniziato a discutere di un possibile affare e senza alcun vincolo fissano una possibile traccia di trattative, mentre la puntuazione diventa vincolante quando, pur mancando l’accordo su tutti i punti essenziali, su alcuni profili l’intesa contrattuale è irrevocabilmente raggiunta, restando da comporre secondo buona fede ulteriori aspetti conflittuali della controversia.

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La tassazione dei redditi derivanti dalla costituzione di diritti reali di godimento

L’art. 1 comma 92 della Legge di bilancio 2024 (L. 30/12/2023 n. 213 in vigore dal 1° gennaio 2024) ha modificato l’art. 9 comma 5 e l’art. 67 comma 1 lett. h) del TUIR DPR 22/12/1986 n. 917 stabilendo la tassazione come “redditi diversi” della costituzione di diritti reali di godimento sugli immobili.

Pertanto, a decorrere dall’entrata in vigore della norma, le anzidette fattispecie che in precedenza potevano eventualmente generare una plusvalenza ai sensi degli artt. 67 comma 1 lett. b) e 68 del TUIR devono essere attualmente sempre inquadrate e conseguentemente tassate nella categoria dei “redditi diversi” di cui all’art 67 comma 1 lett. h) del TUIR.

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Pegno non possessorio e quote di società a responsabilità limitata

a cura di Marco Reschigna

1. Introduzione al tema

Il presente scritto ha lo scopo di analizzare il rapporto tra pegno non possessorio, introdotto con il D.L. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni, dalla L. 39 giugno 2016, n. 119 (di seguito “D.L. 59/2016”) e quote di società a responsabilità limitata, che non ha mai avuto un sostanziale applicazione pratica fino alla recente istituzione del registro informatizzato dei pegni mobiliari non possessori, con il D.M. 25 maggio 2021, n. 114 (di seguito “D.M. 114/2021) e alla successiva approvazione delle specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate per la registrazione, con Provvedimento del 12 gennaio 2023. Il D.M. sopra richiamato prevede espressamente che nella domanda di iscrizione al registro suddetto siano indicati “la natura, la quantità e gli estremi identificativi delle azioni ovvero delle partecipazioni gravate”. L’art. 1 D.L. 59/2016, invece, esclude i beni mobili registrati dall’oggetto del pegno non possessorio. Queste norme appaiono incoerenti tra loro, qualora si ritenga che le quote di s.r.l. abbiano natura di bene mobile registrato, al punto da dubitare che possano essere oggetto di pegno non possessorio.

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La capacità di intendere e di volere nell’attività notarile. Osservazioni casistiche

di Alessandro Torroni*

Sommario: 1. Riferimenti normativi2. L’incapacità naturale e la circonvenzione d’incapace3. Casistica4. L’incapacità naturale del testatore5. Casistica6. Conclusione

* Relazione svolta al seminario “La capacità decisionale al giorno d’oggi. Il punto di vista medico applicato alla pratica notarile” organizzato dal Consiglio notarile dei distretti riuniti di Forlì e Rimini il 1° dicembre 2023.

1. Riferimenti normativi

Il presente studio affronta, in maniera casistica, il tema della di capacità di intendere o di volere applicata all’attività notarile. È opportuno partire dall’esame delle norme del nostro sistema giuridico che disciplinano l’incapacità di intendere o di volere, e precisamente l’art. 428 del codice civile, l’art. 1425 del codice civile, l’art. 1389 del codice civile, l’art. 643 del codice penale e l’art. 591 del codice civile.

Art. 428 c.c. (Atti compiuti da persona incapace di intendere o di volere)

Gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all’autore.

L’annullamento dei contratti non può essere pronunziato se non quando, per il pregiudizio che sia derivato o possa derivare alla persona incapace d’intendere o di volere o per la qualità del contratto o altrimenti, risulta la malafede dell’altro contraente.

L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l’atto o il contratto è stato compiuto.

Resta salva ogni diversa disposizione di legge.

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Gli incentivi fiscali per l’anno 2024

1. La Finanziaria 2024 (e le “non conferme”)

I provvedimenti legislativi di fine anno (a valere per il 2024), ed in particolare la legge finanziaria per il 2024 (L. 29/12/2023, n. 213) si sono contraddistinti più per le mancate conferme e proroghe delle agevolazioni fiscali in vigore nel 2023 che per la previsione di nuovi incentivi fiscali per il settore immobiliare.

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Legal English – Peter’s Pills – Lesson 66 – Person Persons People

Legal English for Notaries - By Federnotizie

Person / Persons / People

Transcript:

Hello!

We all know that “person” is a singular word in English, but what is the plural? Is it “persons” or “people”, or both?

In General English the plural of “person” is “people”.

We say:

  • One person; two people;
  • There were 20 people at my party;
  • There are a lot of people in this room.
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I “Bonus Acquisti” – Anno 2024

I cosiddetti “Bonus Acquisti” sono i bonus fiscali per la rigenerazione del patrimonio immobiliare che sorgono in occasione della stipula di un atto di compravendita immobiliare; si tratta in particolare:

  • del Bonus Acquisti per Edifici ristrutturati
  • del Bonus Acquisti per Box auto e parcheggi
  • del Bonus Acquisti per interventi di riduzione del rischio sismico (c.d. “Sisma Bonus Acquisti”).

Con il presente contributo si intende fare il punto della situazione in ordine alla disciplina applicabile per l’anno 2024 con riguardo ai Bonus suddetti, alla luce dei provvedimenti normativi che si sono succeduti negli ultimi 12 mesi.

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