Morte del Notaio e adempimenti burocratici

A cura di Francesca Ghilardi e Salvatore Pepe

Il tema del decesso improvviso del Notaio è uno tra i più spinosi posti dall’Ordinamento del Notariato, anche in considerazione del fatto che la legge notarile sfiora l’argomento, accenna ad alcuni profili, ma  – sostanzialmente – lo trascura, lasciando notevoli dubbi ermeneutici all’interprete e, soprattutto, per quello che qui ci interessa, all’operatore pratico.

L’art. 38 L. Not. prevede che in caso di morte di un Notaio:

  1. l’Ufficiale di Stato Civile che ne registra la morte nei propri Registri debba informarne prontamente il Consiglio Notarile di iscrizione e il Capo del locale Archivio Notarile;
  2. eredi e detentori degli atti (da intendersi, evidentemente, come ad es. i proprietari dei locali di cui il Notaio era conduttore/utilizzatore, quindi soggetti diversi dai successori) ugualmente devono informarne il Capo dell’Archivio Notarile distrettuale; se la precedente informativa non prevede un termine specifico (ma la sola precisazione, tanto imperativa, quanto generica, che l’avviso deve essere fatto “immediatamente”), questa è soggetta ad un preciso termine (da ritenersi, ordinatorio evidentemente e comunque soggetto a sanzione amministrativa di Lire 12.000) di 10 giorni dalla notizia della morte.

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Il conto dedicato sopravvive al notaio. Sopravviverà alla sua disciplina?

A cura di Arrigo Roveda e Lucia Folladori

Il Notariato ha voluto e ottenuto un istituto che poi ha lasciato un po’ in un cassetto: il Conto Dedicato. Lì le somme dei clienti restano separate dal patrimonio del notaio. I suoi creditori non possono toccarle e non entrano nemmeno nella sua successione. Nessun’altra professione offre una garanzia così forte.

Eppure i colleghi ne parlano di rado con entusiasmo, e più spesso con un certo fastidio. Il Registro Somme e Valori va tenuto allineato. Le banche ci chiedono di nuovo la documentazione antiriciclaggio che abbiamo già raccolto noi. Degli interessi non si sa bene che fine facciano, e resta il dubbio su cosa fare delle somme che nessuno ritira. La disciplina si è formata a strati che non si sono mai parlati davvero: il Registro Somme e Valori risale al 1934, il Conto Dedicato alla Legge di Stabilità 2014.

Il contributo che uscirà domani mattina affronterà anche un caso limite: che fine fa il conto dedicato quando il notaio muore all’improvviso?

Anche di questo aspetto parleremo all’Aperitivo con Federnotizie di lunedì 5 ottobre, alle 18:00: “Conto Dedicato e Registro Somme e Valori: interventi di straordinaria manutenzione”. Interverranno: Andrea Busato, Francesca Ghilardi, Michele Labriola ed Enrico Maria Sironi. Proveremo a mettere in fila cosa andrebbe cambiato, con l’obiettivo di rilanciare un istituto centrale, liberandolo dai falsi miti e dalla ruggine.

Diretta su Federnotizie.it, YouTube, Facebook e X.

Il 30 settembre è passato. Le assemblee digitali no

Ebbene sì: l’art. 106 del d.l. 18/2020 non è stato prorogato. Il termine del 30 settembre 2026 è scaduto, nessun decreto dell’ultima ora, nessun emendamento salvifico in un Milleproroghe. Da domani, dunque, cosa accadrà? Le assemblee societarie torneranno in presenza, con sala, sedie, caffè tiepido e il socio che arriva in ritardo perché non trova parcheggio?

No.

Non è una sorpresa, e chi ci legge da tempo lo sa. Lo dicevamo già su Federnotizie, lo ha messo nero su bianco la Massima 216 della “Commissione Società” del Consiglio Notarile di Milano, e qualche giorno fa lo ha ribadito Mario Notari sul Corriere della Sera. Il concetto è sempre lo stesso: le norme “emergenziali” non erano poi così emergenziali. Erano, semplicemente, le regole ordinarie che aspettavano di essere notate. L’art. 106 è servito da apripista: ha fatto il suo lavoro, ha tenuto la porta aperta finché il diritto comune (e il buonsenso) non hanno preso posto in sala (virtuale).

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SSD e agevolazioni fiscali: perché lucratività attenuata e regime dell’art. 148 TUIR sono incompatibili

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.7/E del 7 agosto 2026 ha risposto ad alcuni quesiti relativi al trattamento tributario degli enti sportivi dilettantistici.

Uno di essi è di interesse notarile e riguarda l’applicazione alle società sportive dilettantistiche a lucratività attenuata delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 148, comma 3, del TUIR e di cui all’art. 4 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 (decreto IVA).

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Scissione mediante scorporo a favore di beneficiaria preesistente: le semplificazioni nelle operazioni infragruppo

Sommario. 1. Dalla tipizzazione dello scorporo alla beneficiaria preesistente – 2. Il problema delle semplificazioni – 3. Relazione degli amministratori e relazione degli esperti – 4. La situazione patrimoniale – 5. La competenza dell’organo amministrativo – 6. Il diritto di recesso – 7. Un cenno al regime fiscale – 8. Conclusioni.


La modifica dell’art. 2506.1 c.c. introdotta dal D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 88 ha definitivamente superato due dei principali dubbi sorti all’indomani dell’introduzione della scissione mediante scorporo: l’operazione può oggi avere ad oggetto l’intero patrimonio della società scissa o una sua parte e può essere realizzata non soltanto a favore di società di nuova costituzione, ma anche di società preesistenti.

Il riconoscimento legislativo di quest’ultima possibilità, già anticipato dalla prassi notarile, apre tuttavia una questione ulteriore e di notevole interesse operativo: quale disciplina procedimentale deve applicarsi quando la beneficiaria preesistente sia interamente posseduta dalla società scissa?

La risposta non è immediata. Il correttivo del 2025 ha infatti espressamente circoscritto alcune delle semplificazioni proprie dello scorporo all’ipotesi di beneficiaria di nuova costituzione. Ciò non significa, tuttavia, che lo scorporo a favore di una controllata totalitaria debba necessariamente seguire il procedimento ordinario. Al contrario, la struttura dell’operazione consente di ricondurla, per diversi profili, alla logica delle fusioni e scissioni semplificate caratterizzate dall’assenza di un rapporto di cambio economicamente rilevante.

È su questo terreno che assumono particolare importanza gli orientamenti elaborati dal Consiglio Notarile di Milano.

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Legal English – Peter’s Pills – Lesson 121 – Types of residential properties in the UK

Legal English for Notaries - By Federnotizie

Types of residential properties in the UK

Transcript:

Hello!

Today we look at the different types of residential properties that can be found in the UK. How many of them do you know?

Residential property types in the UK

Dwelling[1]

A very common word used to describe a self-contained building or part of a building used as a home, normally accommodating one household[2]. It may be a house, bungalow, flat, maisonette or converted building.

House[3]

In ordinary UK usage, a building designed or used as a residence, usually occupied as a single household. It is not necessarily detached: it may be detached, semi-detached or terraced.

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DAT, suicidio assistito, eutanasia: breve replica ad Arrigo Roveda

di Marco Schiavi

Ho letto l’articolo di Arrigo Roveda pubblicato su Federnotizie il 16 settembre 2026 e due affermazioni, nonché la dedica finale, hanno richiamato la mia attenzione.

La “Chiarezza”

“Tutto chiaro quindi? Per nulla.”

Le sentenze in tema di suicidio assistito della Corte costituzionale (242/2019, 135/2024, 66/2025, 152/2026) riguardano l’articolo 580 del codice penale, ovvero la norma che punisce chi “agevola in qualsiasi modo” il suicidio altrui con la reclusione da cinque a dodici anni.

La distinzione tra suicidio ed eutanasia dal punto di vista penale è netta: se l’ultimo anello della catena causale (“azionando con la bocca uno stantuffo, l’interessato aveva iniettato nelle sue vene il farmaco letale”, ovvero il caso di Fabiano Antoniani, come descritto nella sentenza 242/2019) è posto in essere dal paziente, la fattispecie è qualificabile in termini di suicidio, se è opera di altri è omicidio del consenziente ai sensi dell’articolo 579 del codice penale.

La volontà del suicida deve essere libera, consapevole, non viziata.

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Con le DAT non è solo una questione tecnica: due concezioni a confronto

Nell’articolo di Arrigo Roveda pubblicato recentemente su queste pagine il punto centrale è giuridico: egli ricostruisce una continuità tra consenso informato, rifiuto delle cure, DAT e suicidio medicalmente assistito, per poi sostenere che sarebbe difficilmente comprensibile consentire il suicidio assistito alla persona ancora capace e impedirne, invece, l’attivazione tramite DAT quando la capacità sia venuta meno.

Vorrei sollevare alcune obiezioni che riguardano le premesse antropologiche e politiche che Arrigo assume come se fossero neutrali (precisando che eventuali valutazioni religiose esulano da queste poche righe).

1. La cosiddetta “autodeterminazione” non è una premessa neutrale, ma una precisa scelta antropologica

Roveda costruisce tutto il ragionamento assumendo che il principio decisivo sia la continuità dell’autodeterminazione individuale: se posso rifiutare un trattamento che mi mantiene in vita, perché non dovrei poter ottenere anticipatamente anche un aiuto attivo a morire?

Ma proprio questo passaggio contiene già una concezione dell’uomo: quella secondo cui la dignità dipende in larga misura dalla possibilità del soggetto di determinare autonomamente le condizioni della propria esistenza e della propria morte.

A questa – legittima – concezione se ne contrappone un’altra, per noi più nobile, che possiamo definire “concezione relazionale della persona”, nella quale libertà, fragilità, dipendenza e responsabilità reciproca non sono elementi estranei alla dignità umana.

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Disposizioni anticipate di trattamento e suicidio medicalmente assistito

Il prossimo 31 gennaio 2027 compirà 9 anni la legge 22 dicembre 2017 n. 219[1] e tanta acqua è passata da allora sotto i ponti.

Per affrontare il delicato tema del rapporto tra le Disposizioni Anticipate di Trattamento (spesso erroneamente chiamate con un’espressione fuorviante “testamento biologico”) e il Suicidio Medicalmente Assistito  è necessario ricordare che la legge 219 è stata approvata anche a seguito di un acceso dibattito che ha avuto uno snodo decisivo nella nota sentenza dell Corte di Cassazione sul caso Eluana Englaro[2].

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Al via il Corso neo notai 2026 a cura di Assonotailombardia

L’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia organizza, come di consueto, un corso per i neo notai, che si terrà a Milano presso la sede del Consiglio Notarile di Milano, in via Locatelli 5, nei pomeriggi dei giorni 16 settembre 2026 e 7 ottobre 2026 a partire dalle ore 14.30.

Il corso replica lo schema della precedente edizione e svilupperà quattro temi:

  • le norme deontologiche, con particolare riguardo all’apertura di uno studio (intervento tenuto dal Presidente Enrico Sironi);
  • la gestione finanziaria dello studio (relazione tenuta dal notaio Massimo D’Amore);
  • i repertori notarili (lezione tenuta dalla dottoressa Francesca Miceli, già sovrintendente dell’Archivio notarile di Milano e dal notaio Patrizia Antognazza);
  • la gestione di eventuali sinistri (a cura del CNN).

Sono previste soltanto lezioni in presenza.

Il corso è aperto a tutti i neo notai d’Italia ed è gratuito.

Per iscriversi è necessario inviare un’e-mail alla segreteria, all’indirizzo info@assonotailombardia.it.

Padre e figlia diventano notai lo stesso giorno

Con questa interessante e piacevole notizia inauguriamo la rubrica delle Interviste Doppie di Federnotizie, un formato sperimentale con il quale intervistiamo due persone sullo stesso tema, con le medesime domande, senza che gli interlocutori possano prepararsi. In questa prima puntata, abbiamo incontrato Marco e Benedetta Corso, neonotai, padre e figlia, che hanno superato insieme il concorso notarile.

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Stop all’Irap per gli Studi Associati

Con la Sentenza n. 153 del 24 luglio 2026 la Corte costituzionale ha posto fine a una delle disparità di trattamento più difficili da giustificare: quella tra il notaio che esercita individualmente, escluso dall’IRAP dall’art. 1, comma 8, della Legge n. 234 del 2021 (Legge di Bilancio 2022), e il collega che opera nell’ambito di un’associazione professionale, che pertanto in questi anni ha continuato a versare il tributo.

La questione di costituzionalità era stata sollevata dalla Corte di giustizia tributaria di primo grado di Firenze con l’ordinanza del 17 novembre 2025, su ricorso di uno studio notarile associato contro il diniego di rimborso dell’IRAP versata per il 2022. Ne avevamo dato notizia, con un articolo del prof. Niccolò Zanotti, nel dicembre 2025.

Il punto di partenza della Corte è netto: il presupposto interpretativo da cui muoveva il giudice rimettente — e con lui la prassi amministrativa — è erroneo. L’art. 5, comma 3, lettera c), del TUIR non equipara alle società semplici qualunque associazione professionale per il solo fatto che esista. La norma richiede che la professione sia esercitata «in forma associata», e questo è un requisito sostanziale, non una qualificazione formale del soggetto.

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