Speciale Elezioni 2025

Il 22 febbraio 2025 si terrà la votazione per il rinnovo delle cariche dei rappresentanti alla Cassa Nazionale del Notariato e al Consiglio Nazionale del Notariato. Come nelle precedenti elezioni, Federnotizie ha posto alcune domande ai candidati (elencati in questo articolo) per conoscere meglio le loro proposte. Riportiamo in fondo a questa pagina le risposte pervenute in redazione.


Domande ai candidati al Consiglio Nazionale del Notariato

  1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?
  2. Il Notariato ha vissuto anni di attacchi ma di recente la situazione sembra cambiare. Ci sono spazi, secondo te, per rivendicare nuove competenze? Se sì, quali?
  3. Ritieni necessario incrementare e migliorare la norma sull’equo compenso? Se sì, quali proposte vorresti portare avanti al riguardo?
  4. Cosa pensi sia possibile fare in tema antiriciclaggio rispetto alle sanzioni che vengono applicate ai notai?
  5. Sono noti gli ostacoli all’affermazione dell’atto informatico e anche alla stipula delle srl online. Quali iniziative sono da intraprendere e quali nuovi cantieri? L’intelligenza artificiale è per te un tema? Sei favorevole a forme di presenza davanti al Notaio “a distanza” (ad esempio per i soli atti relativi all’organizzazione delle imprese)?
  6. È stato da poco licenziato il codice deontologico (o meglio i nuovi principi deontologici) che da un lato sembra ancora avere le armi spuntate per combattere alcuni mali della categoria e dall’altro mantiene una eccessiva rigidità formale e severità su alcuni aspetti della professione. Su quali aspetti ritieni migliorabile il codice deontologico?
  7. Ritieni che siano necessarie delle modifiche anche alla legge notarile? Se sì, quali?
  8. Ritieni che la concentrazione del lavoro, oltre determinati volumi, sia una anomalia da combattere perché snatura la professione oppure sia una legittima posizione nell’ambito di un libero mercato purché svolta nel rispetto dei principi deontologici?
  9. Da più parti sono giunte critiche per la mancata trasparenza per l’operato dell’ultima consiliatura e per la mancanza di comunicazione e di ascolto della “base”. Ciò è accaduto ad esempio in occasione dell’approvazione dei nuovi principi deontologici ma anche nelle more del lunghissimo periodo che ha portato all’attuazione della norma sull’equo compenso. Cosa pensi di fare perché l’operato del Consiglio sia più vicino alla base?
  10. Sono sempre più in calo gli aspiranti notai. Il calo delle vocazioni è un fenomeno che investe tutte le libere professioni ma che sembra essere più critico, visti i numeri, per il Notariato. Ritieni sia un problema da affrontare? Quali soluzioni proponi?
  11. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?

Domande ai candidati alla Cassa Nazionale del Notariato

  1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?
  2. Ritieni che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere o ritieni necessario apportare delle modifiche? Ad esempio, verso un sistema contributivo oppure con una contribuzione progressiva crescente al crescere dei volumi repertoriali, ferma una quota minima mutualistica da individuare o altro?
  3. Come pensi di affrontare il crescente fenomeno del pre-pensionamento che sembra essere una delle cause di difficoltà della cassa (soprattutto in ottica futura)?
  4. Cosa ne pensi del tema delle perequazioni delle pensioni caro a molti notai in pensione?
  5. Pensi che il rendimento del patrimonio mobiliare attuale sia migliorabile? Se sì, che misure pensi si possano adottare?
  6. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?
  7. Secondo te è opportuno/imprescindibile attivare una previdenza integrativa? Se sì, quali misure pensi potrebbero essere introdotte per consentire di avvalersene in maniera agevole e dai primi anni di professione?

Se sei un candidato e desideri fornire le risposte, scrivi alla direzione o alla redazione (info@federnotizie.it)


Le risposte dei candidati

I candidati al Consiglio Nazionale del Notariato

Seleziona il tuo distretto per leggere le risposte. Al momento abbiamo ricevuto risposta soltanto dai candidati al CNN per la Sicilia.

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GIOVANNI LIOTTA

1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?

La scelta di candidarmi è il frutto del percorso fin qui compiuto; ho 54 anni, sono notaio dal 1999 e sin da allora ho dedicato con entusiasmo il mio tempo non solo alla professione in senso stretto ma anche alle istituzioni del notariato. Attualmente sono componente del CND di Messina, coordinatore della Rete Notarile Europea del CNUE, componente elettivo nel Consiglio di Direzione dell’UINL – Unione Internazionale del Notariato. Ho fatto esperienza e provato a fornire il mio contributo in diverse commissioni e gruppi di lavoro del CNN (deontologia, comunicazione), sono stato presidente di Federnotai e Segretario della Coredi, sono autore di una serie di pubblicazioni scientifiche. Credo di poter portare questo bagaglio a servizio delle attività del Consiglio Nazionale del Notariato.

2. Il Notariato ha vissuto anni di attacchi ma di recente la situazione sembra cambiare. Ci sono spazi, secondo te, per rivendicare nuove competenze? Se sì, quali?

Il Notariato in questo ultimo periodo ha saputo contrastare quel processo che negli anni precedenti ha comportato la perdita di competenze con effetti negativi sui bilanci degli studi notarili, sui conti della Cassa e quindi sui contributi, ma anche e soprattutto sulla affidabilità e certezza dei pubblici registri. Mi riferisco alla materia degli autoveicoli, delle cancellazioni di ipoteche da un lato e dall’altro alle maggiori competenze della volontaria giurisdizione, degli enti del terzo settore e sportivi; penso anche al caso delle start up innovative e delle srl on line, nel settore societario. Credo sia opportuno, in questo nuovo contesto e al pari di quanto al punto successivo su equo compenso e tariffa, provare a riappropriarsi di competenze anche se minori e acquisirne nuove. E’ il caso della citata materia degli autoveicoli, settore nel quale pur in concorrenza con altri, dovremmo poter ottenere la possibilità di trascrizione; ma il discorso si deve estendere anche a un ruolo più ampio nel settore delle successioni e del diritto di famiglia (atto di successione, matrimoni, unioni registrate, separazioni e divorzi). Ciò per riaffermare che siamo i migliori gatekeeper, i migliori controllori della legalità (sostanziale) per proteggere le nostre competenze più importanti – immobiliare e societario – e diventare lo sportello unico del cittadino. Le nuove competenze anche minori o in concorrenza con altri, rafforzano le mura e, per così dire, il fortino della nostra funzione, faranno entrare nei nostri studi i cittadini con maggior frequenza così da far conoscere meglio il nostro valore e utilità. Oltre a poter avere un effetto benefico sulle entrate della Cassa e, quindi, sulla possibilità di alleviare il peso dei contributi. Ovviamente andranno svolte con professionalità e serietà in passato talora mancata.

3 Ritieni necessario incrementare e migliorare la norma sull’equo compenso? Se sì, quali proposte vorresti portare avanti al riguardo?

L’equo compenso è un punto di partenza o di transito non di arrivo; l’obiettivo è una tariffa ragionevolmente remunerativa a tutela dei clienti e dei notai, il che è perfettamente compatibile con il diritto UE nonostante le fake news che “lo chiede l’Europa”. Il diritto eurounitario chiede il rispetto di una serie di principi, tra cui che le tariffe siano fatte dallo Stato e non degli Ordini, ma non le vieta. Del resto nel panorama notarile solo da noi e nei Paesi Bassi sono state abolite. Naturalmente l’obiettivo, come scrivevo, deve essere una tariffa remunerativa e ragionevole non una tariffa a tutti i costi. Dobbiamo provare a migliorare il quadro attuale non peggiorarlo rischiando importi bassi come quelli che in alcuni Paesi (penso alla Spagna) ci sono per talune nostre attività. Una revisione degli importi e della struttura è anche necessaria per l’attuale equo compenso: il sistema di calcolo vigente è inutilmente complesso, poco chiaro o duttile rispetto ai casi concreti e alle articolazioni dell’attività notarile.

4. Cosa pensi sia possibile fare in tema antiriciclaggio rispetto alle sanzioni che vengono applicate ai notai?

Nella lettera che ho inviato ai colleghi siciliani scrivevo “Credo che tra le priorità del nuovo Consiglio Nazionale vi siano certamente misure dirette a rendere “sostenibili” gli adempimenti antiriciclaggio, che sono divenuti pervasivi oltre misura nella nostra attività”, Tra le priorità del nuovo CNN a mio avviso vi è, probabilmente, in cima alla lista, questo tema. Le energie vanno dedicate per rendere le sanzioni rispettose del principio di certezza del diritto, proporzionate alla capacità economica dei notai, più chiare nei presupposti. Oggi genera più ansia l’antiriciclaggio che le ispezioni biennali o le azioni di responsabilità civile. E il nuovo pacchetto europeo AML, nel quale testualmente non c’è più la prevalenza del nostro diritto – dovere a stipulare l’atto pur facendo la SOS sull’obbligo di astensione, rischia di essere il corto circuito finale, Non metto in dubbio l’impegno e il lavoro svolto fin qui. E gli strumenti e documenti realizzati e in cantiere saranno da utilizzare, Ma occorre individuare nuove strategie anche di comunicazione, nuovi partner e mezzi per creare una data warehouse integralmente sostitutiva delle SOS, un nuovo regime sanzionatorio e una semplificazione delle fonti derivate interne. Le nuove tecnologie, anche frutto delle opportunità date dall’intelligenza artificiale (peraltro utile anche in altri ambiti del notariato), devono esser utilizzate per dimostrare che già dai nostri atti messi “a sistema” possono estrarsi i dati utili alle indagini. In un certo momento storico, l’utilizzo delle nostre capacità nel settore antiriciclaggio ci ha aiutato a difenderci da attacchi esterni ma stiamo rischiando di aver salvato il notariato ma non i notai.

5. Sono noti gli ostacoli all’affermazione dell’atto informatico e anche alla stipula delle srl online. Quali iniziative sono da intraprendere e quali nuovi cantieri?  L’intelligenza artificiale è per te un tema? Sei favorevole a forme di presenza davanti al Notaio “a distanza” (ad esempio per i soli atti relativi all’organizzazione delle imprese)?

La percentuale e l’abitudine a stipulare atti informatici, per tali intendendosi, gli originali su supporto non cartaceo restano basse nonostante il nostro livello di informatizzazione sia alto. E nel panorama notarile europeo che conosce tale tipologia di stipula siamo nella parte bassa della classifica. Vi sono, quindi, i presupposti per un intervento che possa rendere più appetibile l’atto informatico ai notai; l’utilità è anche per meglio promuovere l’immagine moderna della categoria ma ovviamente non solo per tale ragione. Occorre a mio avviso semplificare alcuni passaggi e alcune menzioni che sono state previste inizialmente nella normativa e nelle procedure, valorizzando il ruolo del notaio. Tra le modifiche centrale è quello che in altre occasioni ho definito un art. 59 bis anticipato; mi riferisco alla possibilità di poter rettificare errori su dati anagrafici e/o catastali allegando una certificazione del notaio al momento (e solo fino a quel momento, altrimenti opera il sistema vigente) della trasmissione del modello unico e/o, se precedente, dell’invio al Registro delle Imprese. Il sistema in forme simili esiste in altri Paesi UE di notariato latino e si era provato a introdurlo ma con una norma che non è riuscita nello scopo in occasione del recepimento della srl on line. Sul tema dell’atto a distanza, come ho segnalato in occasione degli incontri tra i candidati sul territorio, credo si tratti di un tema non attuale. Vi è stata una fase storica in cui era opportuno che il notariato ne parlasse e adottasse le connesse decisioni. Mi riferisco specificamente 1) al recepimento della direttiva sulla costituzione delle srl on line; il CNN ha deciso all’unanimità di spingere per mantenere, pur con tale modalità, la nostra competenza e ho reputato questa scelta saggia. Perdere le competenze su tale settore del diritto commerciale sarebbe stato un vulnus (ulteriore e ancor più grave di altri) al nostro ruolo nella gestione dei pubblici registri, un danno per le entrate dei notai e della Cassa, un passo pericoloso verso l’erosione di altre competenze nella medesima o in altre materie; 2) alla fase della pandemia da  Covid-19  e  alla  necessità  di  reagire  al  c.d.  emendamento  Rossomando  che  rischiava,   se approvato senza contromisure, di bloccare il normale lavoro dei nostri studi. Non ci sono all’orizzonte esigenze analoghe o richieste della politica o delle imprese, fermo restando che occorre stare all’erta per prevenire ogni modifica che non sia dal notariato condivisa e accettata. Un’emergenza attuale, di contro, nel settore societario deriva dai cosiddetti Rapporti Draghi e Letta nell’UE nei quali si riparla – chiamandolo il 28simo regime – delle srl senza notai già in presenza.

6. È stato da poco licenziato il codice deontologico (o meglio i nuovi principi deontologici) che da un lato sembra ancora avere le armi spuntate per combattere alcuni mali della categoria e dall’altro mantiene una eccessiva rigidità formale e severità su alcuni aspetti della professione. Su quali aspetti ritieni migliorabile il codice deontologico?

Sono più ottimista di altri sugli effetti dei nuovi principi di deontologia che ho letto comparando il testo previgente con quello attuale. Ci sono molti elementi che, astrattamente, sembrano poter dare ai Consigli distrettuali gli strumenti per contrastare derive mercantilistiche e forme di spersonalizzazione della nostra pubblica funzione. Naturalmente sarà necessario un  lavoro di studio e formazione dei notai e, soprattutto, dei componenti i Consigli e le Coredi per meglio utilizzare le nuove opportunità. Tra le parti migliorabili (ma probabilmente in connessione con modifiche normative in alcuni casi) penso soprattutto alle norme sul conto dedicato. L’esperienza di questi anni e le notizie di stampa sembrano dirci che non sia pienamente riuscito nel suo scopo primario ma ha certamente complicato la gestione degli studi, specialmente di quelli più piccoli. In generale, in tale prospettiva, occorrerà valutare quali altre norme possano essere aggiornate per colpire chi lavora male a danno del sistema senza rendere impossibile la professione ai notai seri e perbene.

7. Ritieni che siano necessarie delle modifiche anche alla legge notarile? Se sì, quali?

Sì ritengo necessarie delle modifiche sebbene sia consapevole che il percorso legislativo non è facile. Mi limito ad alcune. Penso alle citate norme in materia di conto dedicato, di cui condivido gli obiettivi ma, come sopra indicato, credo occorra proporre modifiche semplificative anche seguendo gli esempi di altri Paesi. Penso anche alle norme sulle persone fragili che spesso non tengono conto della realtà; per esempio gli articoli sulle persone prive di udito o di parola immaginano soggetti che comunicano con la lingua dei segni appresa da giovani mentre sempre più spesso i nostri casi sono di anziani a cui l’interprete della legge notarile serve a poco. O ancora vi sono le norme sulla lingua degli atti che devono essere rese più semplici e adattabili alle esigenze delle parti. Già ci ho provato in via interpretativa come risulta da questo mio articolo “Stipulare in una lingua UE: si può?” . Sarà anche importante richiedere alcune semplificazioni che la tecnologia ci dimostra oggi possibili. Un esempio banale che deriva delle modalità di trasmissione delle dichiarazioni di successione: il sistema controlla in automatico che il soggetto di cui si invia il modello sia effettivamente defunto incrociando i dati della dichiarazione con l’Anagrafe Unica Nazionale. Allo stesso modo, posto che si tratta del medesimo ufficio, si dovrebbe poter fare per gli invii delle note di trascrizione delle accettazioni tacite di eredità senza la defatigante ricerca e allegazione del certificato di morte.

8. Ritieni che la concentrazione del lavoro, oltre determinati volumi, sia una anomalia da combattere perché snatura la professione oppure sia una legittima posizione nell’ambito di un libero mercato purché svolta nel rispetto dei principi deontologici?

Si certamente; la personalità della prestazione, che rappresenta un valore aggiunto della nostra professione-pubblica funzione e consente di garantire la certezza dei dati nei pubblici registri, non tollera gli eccessi che ancora oggi troviamo nella professione. Il danno prodotto da tali modalità di lavoro, come riconosce anche la Corte di Cassazione, è agli interessi pubblici che i notai soddisfano, ai cittadini e, ovviamente, ai notai stessi.

9. Da più parti sono giunte critiche per la mancata trasparenza per l’operato dell’ultima consiliatura e per la mancanza di comunicazione e di ascolto della “base”. Ciò è accaduto ad esempio in occasione dell’approvazione dei nuovi principi deontologici  ma  anche nelle more del lunghissimo periodo che ha portato all’attuazione della norma sull’equo compenso. Cosa pensi di fare perché l’operato del Consiglio sia più vicino alla base?

Comunicare è attività complessa e lo è ancor di più nell’era dei social media; occorre tener presente che ciò che deve, può o riesce a restare segreto o riservato è sempre meno  e che l’interesse e l’utilità di sapere è maggiore. Una rinnovata, tempestiva e periodica informazione dei lavori del Cnn e di quello dei singoli consiglieri nei settori di loro competenza nonché dello stata di avanzamento e risultati va promossa e perseguita. Individuati i contenuti da comunicare sarà anche necessario lavorare con i responsabili e gli esperti della materia per trovare gli strumenti idonei non solo a veicolare i medesimi ma a far si che i destinatari siano stimolati a leggerli e/o ascoltarli. CNN notizie è uno strumento ma non può più esser l’unico.

10. Sono sempre più in calo gli aspiranti notai. Il calo delle vocazioni è un fenomeno che investe tutte le libere professioni ma che sembra essere più critico, visti i numeri, per il Notariato. Ritieni sia un problema da affrontare? Quali soluzioni proponi?

Si, è un altro dei temi centrali del futuro della professione; in passato ho indicato alcune proposte che sono rinvenibili qui “Prepariamoci al Congresso: accesso al notariato” . Si tratta di una strategia molto ampia e complessa che abbraccia, ma non solo, iniziative nelle Università (ma anche negli istituti superiori come fatto anni fa), una razionalizzazione delle procedure di concorso che accorci i tempi anche di svolgimento delle prove che devono essere una prova giuridica non fisica e altro ancora. Il notariato resta poco conosciuto (di regola chi da studente si avvicina alla professione lo apprezza) e oggi soffre non solo per la generale crisi delle libere professioni ma anche per quella ondata di pessimismo che molti tra noi vivono frutto di minori entrate e maggiori costi a fronte di maggiori responsabilità. Un cambio di rotta nella nostra vita professionale se si riuscirà in alcune delle proposte sopra indicate ci renderà in grado di recuperare ottimismo e comunicare anche noi stessi giornalmente il fascino del notariato.

11. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?

I numeri che si leggono inducono certamente, una volta seduti intorno al tavolo del CNN, a valutare con maggior consapevolezza e con attenzione se e quali spese mantenere, quali siano giustificate e quali no, quali da razionalizzare. In breve l’an, il quantum e il quomodo. Essendo denaro frutto dei nostri versamenti e, quindi, del nostro lavoro, va fatto il possibile per ridurre e razionalizzare le spese sia del CNN che degli enti che ne sono emanazione.

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I candidati alla Cassa Nazionale del Notariato

Seleziona il tuo distretto per leggere le risposte. Al momento abbiamo ricevuto risposta soltanto dai candidati alla Cassa per Lombardia, Triveneto, Toscana e Sicilia.

ILEANA MAESTRONI

Ringrazio Federnotizie, la sua Redazione e la sua Direttrice per l’opportunità offerta ai candidati al Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale del Notariato di presentare il proprio programma, invito che accetto volentieri, ma che sicuramente avrei accettato ancora più volentieri se potessi affermare con piena onestà intellettuale di… avere un programma.

Certo ho idee, opinioni, dubbi, perplessità, magari anche qualche rimostranza, ma tutto quello che dirò, tutto quello che si può dire sulla Cassa, sul suo stato, sulla sua gestione e sulle sue prospettive pretende un’analisi dettagliata e, possibilmente, comparata di dati economici e finanziari che onestamente può essere effettuata solo dall’interno.

Ma vengo comunque ai quesiti posti.

1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?

…perché, paradossalmente, raramente riesco a trovare il coraggio di rifiutare una sfida!

Scherzi a parte, sono fermamente convinta che la Cassa, in questo preciso momento storico, debba svolgere non solo la propria tradizionale e precipua attività previdenziale, ma possa e debba perseguire anche obbiettivi di indirizzo politico del Notariato e che la sua posizione, tradizionalmente ancillare rispetto a quella del CNN, debba essere un po’ riconsiderata da noi tutti; questo non solo perché essa rappresenta un baluardo imprescindibile della nostra autonomia e quindi della libertà e della dignità della nostra professione, ma anche perché i suoi compiti così come delineati dagli artt. da 1 a 7 dello Statuto potrebbero  essere ampliati e potenziati di concerto con il CNN.

L’assicurazione sanitaria è un esempio virtuoso delle non trascurabili capacità di sostegno della Cassa, non solo in termini di economicità del prodotto, ma anche per la qualità del servizio e la capacità di intermediazione che svolge fra i singoli e la compagnia assicurativa.

Dobbiamo continuare su questa strada e lavorare perché nel tempo essa possa potenziare la propria attività a sostegno degli investimenti che ciascun notaio, e non solo quelli di prima nomina, deve affrontare per gli adeguamenti tecnologici, per il rispetto di normative spesso tanto fumose quanto pericolose (privacy, sicurezza dei lavoratori, ad es.), per la formazione e l’aggiornamento del personale, per un costante ed attento monitoraggio di dati di interessi generale (ad es., qual è oggi il rapporto medio fra reddito repertoriale e reddito imponibile di lavoro?) e per una meditata ma anche coraggiosa valutazione delle forme di previdenza integrativa .

L’art. 6 dello Statuto ci offre grandi possibilità al riguardo.

2. Ritieni che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere o ritieni necessario apportare modifiche? Ad esempio, verso un sistema contributivo oppure con una contribuzione progressiva crescente al crescere dei volumi repertoriali, ferma una quota minima mutualistica da individuare o altro?

Non mi vergogno ad ammettere che, allo stato e malgrado lunga meditazione, non ho maturato una posizione definitiva sul punto.

Da una parte il nostro sistema di contribuzione fondato sul solo reddito repertoriale e su un contributo in percentuale invariabile, adeguato in momenti storici caratterizzati da una – riconosciamolo – bassa concorrenza, mostra incrinature  in un mondo economico (non solo notarile) che assiste impotente ad un sempre più evidente divario reddituale e ad una preoccupante polarizzazione dei redditi, e che diventa  così  socialmente sempre più ingiusto; dall’altra è indubbio che il sistema così strutturato, per quanto molto diverso rispetto a quello delle altre casse previdenziali, si è rivelato molto efficace sotto il profilo della prevedibilità e certezza delle entrate.

Dobbiamo perciò fare uno sforzo per valutare, dati alla mano (repertoriali e reddituali), in primo luogo quale potrebbe essere l’impatto di una modifica sostanziale del sistema attuale in relazione al gettito che ne deriverebbe, per verificare se, nel complesso, la tenuta del sistema possa essere garantita.

In secondo luogo, dobbiamo essere certi che le modifiche non aggravino ingiustamente i Notai meno performanti per cause non imputabili alla loro personale incapacità; penso naturalmente ai più giovani, che vedrebbero ulteriormente compromesse le loro aspettative economiche anche in sede pensionistica, ma anche ai meno giovani, che potrebbero essere spinti ad anticipare l’abbandono di un’attività non più così redditizia, quando dovessero nel contempo temere  una possibile riduzione del futuro trattamento previdenziale. 

Da ultimo, dobbiamo pensare che l’inserimento di correttivi contributivi non potrebbe facilmente attuarsi senza una modifica dell’attuale flat tax e una sua rimodulazione almeno con riguardo ai valori minimi e massimi dell’onorario repertoriale.

Fatte queste premesse, una cosa è certa: dobbiamo approfondire e valutare, con piena onestà intellettuale, tutte le strade possibili per garantire una maggior efficienza del sistema, senza escludere aprioristicamente soluzioni  integrative o, financo, alternative rispetto a quello attuale, e discutere i risultati con l’intera categoria senza dogmi, pregiudizi o preconcetti, in un’ottica di giustizia ed equità sociale, che non può premiare i fannulloni ma che, al contempo, deve essere in grado di tutelare i colleghi più fragili e le generazioni future. Prima di giungere a scelte “rivoluzionarie”, occorre capire quanti notai potrebbero effettivamente avvantaggiarsene e quanti invece ne sarebbero danneggiati e, comunque, in quali tempi e con quale progressione tali cambiamenti possano essere realizzati.

3.  Come pensi di affrontare il crescente fenomeno del pre-pensionamento che sembra essere una delle cause di difficoltà della cassa (soprattutto in ottica futura)?

E’ innegabile che la volontà di prepensionamento dipenda innanzi tutto dalle diminuzioni reddituali della categoria. Per questa ragione, il fenomeno si rivela più frequente proprio nei periodi in cui diminuisce il gettito contributivo, finendo così per aggravare ulteriormente il disavanzo; ma sul punto possiamo fare poco, perché il numero degli atti stipulati dipende da condizioni macroeconomiche su cui non possiamo certo influire.

Anche l’idea di garantire una più equa distribuzione del lavoro, devo essere franca, mi pare che sia una pia illusione, non solo alla luce delle norme e della giurisprudenza in materia di concorrenza, ma in considerazione dello scenario economico generale, che vede l’imporsi in quasi tutti settori, dal commercio alle banche, dalla farmaceutica ai servizi, di veri e propri giganti economici, rispetto ai quali le realtà di piccole o medie dimensioni non possono che soccombere. L’ho detto e lo ripeto: non possiamo legittimamente sanzionare i notai più performanti, più strutturati o più attivi, ma solo i disonesti, gli scorretti e gli ignoranti. E non è detto che i primi coincidano sempre con i secondi.

D’altra parte 75 anni sono davvero tanti; mi chiedo come si possa pensare di ritardare l’età pensionabile a 77, quando per la massima parte delle altre attività è fissata al massimo ai 70 anni. Se mi guardo con attenzione, devo confessare che già alla mia età (63 anni) mi sembra di avere perso molto in termini di capacità logica, velocità di ragionamento e decisione, attitudine allo studio scientifico e apertura alle novità tecnologiche.

Per parte mia, ho pensato che la soluzione migliore fosse quella di associarmi con una collega più giovane, perché sono convinta che alleggerirsi di alcuni compiti ingrati, condividere le scelte e quindi la responsabilità, garantire allo studio il rinnovamento generazionale dei titolari, e conseguentemente della clientela, non possa che portare vantaggi personali ed economici, per i singoli e per la categoria.

La Cassa anche in questo caso dovrebbe riuscire ad individuare strumenti utili a promuovere un modello associativo di gestione degli studi, molto ricorrente – mi duole dirlo – nelle altre libere professioni, ma per qualche ragione così raro nella nostra.

4. Cosa ne pensi del tema delle perequazioni delle pensioni caro a molti notai in pensione?

Tutti abbiamo letto il Comunicato dell’Associazione dei Notai in Pensione inoltrato dal suo Presidente nei giorni scorsi.

Ho la sensazione che un attacco così frontale sia dipeso non solo e non tanto dalle decisioni del CdA di non attualizzare l’importo pensionistico, quanto dalla mancanza di una discussione aperta e serena del problema.

E’ chiaro che le scelte gestionali sono e restano di competenza esclusiva della governance della Cassa, ma è altrettanto vero che i Notai pensionati non possano essere considerati alla stregua di estranei o di semplici creditori, essendone i principali stakeholders.

Le loro richieste e le loro istanze (che negli ultimi Congressi peraltro non riguardavano solo l’aspetto economico, ma anche quello statutario della cooptazione) meritano rispetto e vanno esaminate alla luce del sacrificio economico che ciascun pensionato sopporta per effetto del fenomeno inflazionistico (certo non definitivamente scongiurato), ma senza pregiudicare in nessun modo la “tenuta dei conti”.

L’attuale Presidente della Cassa ha presentato dati, proiezioni, ricostruzioni a sostegno del proprio rifiuto di aderire alla reiterata richiesta di adeguamento; si deve partire da lì per verificare quanto è possibile fare, come e in che termini.

Confido però che ci siano margini di trattativa, nella coscienza – che sicuramente hanno anche i colleghi pensionati – che lavorando per la conservazione delle risorse della Cassa, si assicurano non solo diritti delle generazioni più giovani, ma si garantisce il mantenimento della libertà della nostra professione e, così, la professione stessa.

Mettiamoci al tavolo e discutiamone.

5. Pensi che il rendimento del patrimonio mobiliare attuale sia migliorabile? se sì, che misure pensi si possano adottare?

Una risposta seria a questa domanda presuppone l’esame accurato e comparato di dati di cui io non sono, noi non siamo, in possesso.

Certo un rendimento netto contabile dello 0,39% appare molto deludente; non così un rendimento finanziario netto del 6,86%. Questi dati, desunti dalla Relazione al bilancio 2023, andrebbero però riconsiderati, se non per singolo investimento, almeno per gruppi di investimento (fondi comuni, hedge funds, equity, liquidità, fondi chiusi, etc…) in via comparativa  e prospettica.

Nella mia pregressa esperienza di consigliere di amministrazione di fondazioni, bancarie e non (un paio delle quali con patrimoni di assoluta rilevanza), ho però avuto modo di capire che, se è vero che gli investimenti si effettuano per lo più attraverso società professionali e specializzate, è altrettanto vero che alla fine le decisioni restano di esclusiva responsabilità dell’organo amministrativo, al quale spetta di valutare e scegliere i migliori consulenti, esaminarne le performance ed i costi (evidenti ed occulti) e organizzare un efficiente sistema di risk management.  La gestione deve essere quindi prudente ma anche efficace e per fare questo bisogna avere amministratori informati, sapienti, cauti ma anche coraggiosi.

Di certo la Cassa non è il posto giusto per i pigri, per gli insicuri cronici o per i pavidi palpitanti!

6. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?

Anche per questo quesito mi mancano dati precisi per formulare una risposta sicura.

Nel bilancio di previsione del 2024 i compensi per gli organi di amministrazione e di controllo sono stati fissati in 1.600.000,00 Euro circa, ma non so quali voci effettivamente compongano questa posta; certo è che, in paragone, l’importo di Euro 1.450.000,00 previsto per il contributo di maternità a carico degli iscritti sembra davvero rendere infondate le paure della crescente femminilizzazione del notariato!

Il punto vero, a mio parere, è che 18 consiglieri (di cui due sole donne, peraltro) sono troppi e finiscono per diventare, non solo troppo costosi, ma anche inefficienti. E non è un caso che la Cassa risenta, almeno a mio parere, di un’esagerata personalizzazione a vantaggio del suo Presidente, escludendo ogni eco esterna delle influenze e delle dinamiche interne, a danno della trasparenza e della dialettica con la categoria.

7. Secondo te è opportuno/imprescindibile attivare una previdenza integrativa? Se sì, quali misure pensi di potrebbero essere introdotte per consentire di avvalersene in maniera agevole dai primi anni di professione?

Vi stupirete, ma per quest’ultimo quesito ho invece una risposta sicura.

Sì, sono assolutamente certa che sia, non solo opportuno, ma imprescindibile attivare una previdenza integrativa e non solo dai primi anni di professione, ma addirittura a partire dall’inizio del praticantato (come fanno, ad esempio, gli avvocati).

La previdenza integrativa è una necessità non solo nostra, ma dell’intera realtà previdenziale; lo dicono tutti; l’innalzamento dell’età media di sopravvivenza e il calo demografico (che non sono solo delle economie occidentali ma anche di quelle in via di sviluppo) non possono che rendere qualunque sistema previdenziale più fragile e meno efficace.

Il punto è come realizzarla, a vantaggio dei singoli e della categoria.

Per parte mia non sono affatto contraria ad una gestione diretta, anche se ciò dovesse comportare grande fatica e investimenti ingenti. Sono certa che la Cassa abbia, o comunque possa dotarsi, degli strumenti e delle risorse necessarie.

Nessuna delle mie collaboratrici ha optato per l’affidamento del proprio TFR ai fondi pensione, perché si fidavano di me, della mia correttezza, delle mie capacità e, soprattutto, della mia solvibilità e io stessa ho piena fiducia nella correttezza, nelle capacità e, soprattutto, nella solvibilità della mia Cassa.

Grazie a Federnotizie, alla Direttrice Lucia Folladori e a tutta la redazione per questo spazio e per il lavoro che questa mia causerà loro.

Alle mie Colleghe e ai miei Colleghi, un abbraccio forte e i miei più affettuosi auguri di buon lavoro.  Ileana Maestroni, Notaio in Vigevano


ROBERTO SANTARPIA

Buongiorno, sono lieto della vostra iniziativa perché mette in condizione sia i candidati di esporre i propri programmi e idee relative alla carica che intende ricoprire sia in quanto permette ai notai di conoscere chi e quanti si candidano al fine di permettere una votazione degli stessi in relazione alla loro preparazione e specialmente in relazione al loro desiderio di contribuire alla soluzione di problemi.

Io sono Roberto Santarpia notaio alla residenza notarile di Orzinuovi distretto di Brescia sin dal febbraio 1991 ma in esercizio dal 1990 (presso altra sede (Bagnoregio -Viterbo).

Cariche ricoperte:

Dal febbraio 1998 al febbraio 2007: Membro del Consiglio Notarile di Brescia.

Dal 1999 (anno della sua costituzione) al 25 novembre 2009: Presidente dell’A.N.P.E. (Associazione Notarile per le Procedure Esecutive) di Brescia.

Dal 2009 al 2010: Membro della Commissione Studi per le Esecuzioni Immobiliari del Consiglio Nazionale del Notariato.

Negli anni 2007/2008 delegato da Brescia a partecipare alle riunioni del Comitato Regionale Notarile Lombardo.

Dal 2022 Delegato per Brescia all’Assemblea dei Rappresentanti della Cassa Nazionale del Notariato.

Mi accingo quindi volentieri a esternare il mio punto di vista rispetto ai quesiti proposti.

  1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?

Il desiderio di candidarmi quale membro della cassa Nazionale del Notariato è sorto dal momento in cui, partecipando all’Assemblea dei Rappresentanti (delegato per Brescia), ho riscontrato un malessere diffuso e PROFONDO, trasversale a tutti i notai, anche pensionati, qualunque fosse il Distretto di appartenenza, circa l’importo della pensione in relazione al costo della vita a cui fa pendant l’importo non esiguo degli oneri contributivi obbligatori rapportato al calo dei ricavi derivanti dall’esercizio della professione notarile; corollari: difficoltà di reperire ulteriori fondi per poter perequare le pensioni al costo della vita, di cui si lamenta l’insufficiente importo per mantenere un adeguato tenore di vita, considerata l’inflazione corrente; prepensionamenti (per i detti scarsi ricavi) e possibile difficoltà della Cassa di far fronte nel futuro alla erogazione delle pensioni in modo ancor meno adeguato al tenore di vita. Considerato che non si tratta di problemi di scarso rilievo impingendo sulla possibilità di assicurare un futuro dignitoso ai notai in pensione, è cresciuto in me il desiderio di provare a contribuire a risolvere (quanto meno a provare) questo problema sostanziantesi sull’esigenza, da una parte, di perequare le pensioni e dall’altra, di tenuta della Cassa per le future generazioni.

  • Ritieni che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere o ritieni necessario apportare delle modifiche? Ad esempio, verso un sistema contributivo oppure con una contribuzione progressiva crescente al crescere dei volumi repertoriali, ferma una quota minima mutualistica da individuare o altro?

Il sistema solidaristico attuale è il tema fondante della Cassa da quando, 100 anni fa, è nata ed è il fiore all’occhiello di tutte le Casse di Previdenza, come riconosciuto anche da esperti esterni, ma andrebbe valutata la possibilità di vertere su un profilo di previdenza misto per implementare l’importo delle pensioni anche in relazione ai contributi versati. In altre parole: quanto alla previdenza di  primo pilastro una pensione il cui importo sia principalmente di carattere retributivo in modo tale da assicurare a tutti quanto meno l’attuale emolumento, integrato da un emolumento a base proporzionale in funzione dei contributi versati, ma in misura (minima) tale da non comportare -considerato che il montante è sempre dato dall’importo dei contributi versati nell’anno- un sacrificio eccessivo per i notai che hanno versato minori contributi rispetto ad altri (considerato che i primi 10 notai in termini di volumi repertoriali -in tutte le 3 macro aree territoriali- sono equiparabili al volume repertoriale degli ultimi 300 notai); scarterei la possibilità di aumentare ancora i contributi notarili sulla base del repertorio (neppure in modo progressivo), poiché già di importo rilevante rispetto al fatturato in mancanza di un equo compenso e di una tariffa minima adeguata, a meno che non si possa ottenere una defiscalizzazione totale degli stessi cercando di incidere in tal senso sugli Enti preposti.

Quindi per cercare di fornire una pensione adeguata e mantenere la tenuta della Cassa in futuro (perché fornisca prestazioni adeguate) si potrebbe ipotizzare anche, in aggiunta, una previdenza integrativa (di secondo pilastro) MODULARE e cioè che lasci liberi ciascun notaio di aderire o meno e in caso di adesione, di scegliere, di anno in anno, se e in che misura versare a seconda dei propri ricavi e degli impegni economici affrontati nel periodo. Ciò potrebbe portare -in futuro- a poter versare di più ai notai che andranno in pensione in quanto integrate da previdenza complementare salvaguardando i conti della Cassa per fornire prestazione adeguata di primo pilastro.

Costo per il notaio: i contributi previdenziali di primo pilastro (carattere retributivo) sono fuori da imposizione IRPEF come anche quelli di secondo pilastro, essendo comunque scorporati nel loro importo dalla percezione del reddito; qualora però lo fossero (tassabili), vi è esenzione da tassazione sino alla soglia dei 5.164 euro.

Spese di gestione: la Cassa è già attrezzata con persone e mezzi per affrontare tale ulteriore gestione di secondo pilastro (che sarebbe separata dalla previdenza di primo pilastro). L’art. 6 dello statuto Cassa ci permette di avere una pensione di secondo pilastro e la stessa legge num. 252 del 2005 prevede che anche le Casse previdenziali private (come la nostra) possano adoperarsi in tal senso.  

  • Come pensi di affrontare il crescente fenomeno del pre-pensionamento che sembra essere una delle cause di difficoltà della cassa (soprattutto in ottica futura)?

O adottando un sistema di welfare aggiuntivo o/e sgravi contributivi per i notai che hanno maturato l’età pensionabile ma possono ancora esercitare sino ai 75 anni, nonchè prevedendo la possibilità per i notai che richiedessero di rimanere in esercizio oltre i 75 anni -se in grado- sino ad una età ad es. di 77 anni, in modo tale da disincentivare i prepensionamenti e comunque contemperare gli stessi con entrate contributive crescenti avendo disincentivato parte degli stessi.

  • Cosa ne pensi del tema delle perequazioni delle pensioni caro a molti notai in pensione?

È vero che l’assegno deve essere adeguato alla posizione sociale avuta fino a quel momento, alle condizioni familiari e di salute del soggetto interessato ma è anche vero che la Cassa è improntata a un sistema mutualistico e solidaristico sin da quando è nata (100 anni fa) e deve ottemperare a un’esigenza che è quella di assicurare una pensione non solo adeguata ai notai prossimi a tale pensione ma anche a tutti i notai giovani, considerato che il fine della Cassa (seppure privata dal 1994) è un fine pubblicistico -come evidenziato da recenti orientamenti dottrinali e della Corte Costituzionale- che non è neanche quindi nella disponibilità dello stesso consiglio di amministrazione; la Corte costituzionale ha statuito che il principio di adeguatezza (art. 38 Cost.) delle pensioni ai mezzi di cui si ha bisogno per le esigenze di vita e il principio di  proporzionalità (art. 36 Cost.) del trattamento di quiescenza rispetto alla qualità e quantità del lavoro svolto (parametrato alla retribuzione che si aveva), si è sfumato per esigenze di copertura di spesa (per via dell’aumento della vita media, dell’inverno demografico, della crisi economica divenuta strutturale) come ha riconosciuto la stessa Corte Costituzionale enunciando il principio di ragionevolezza che trova fondamento nella tenuta dei conti anche delle Casse previdenziali (come statuito dall’art. 81 della Costituzione) -visto il fine pubblicistico che le Casse perseguono. Da ultimo vedasi la pronuncia num. 19/2025, che ha ritenuto legittimo il meccanismo di rivalutazione delle pensioni utilizzato nel 2023 che ha penalizzato quelle più alte perché resistono meglio alla inflazione rispetto a quelle più basse -pari a sino a quattro volte il minimo- rivalutate del 100%).

Peraltro l’articolo 20 del regolamento, a mio avviso in questa ottica, prevede la possibilità di perequare le pensioni solo al ricorrere di determinate condizioni:

 “Art. 20 regolamento 1° comma omissis

2. La variazione percentuale dell’indice ISTAT va comparata con la variazione percentuale, da calcolarsi su base annua, della media individuale dei contributi versati alla Cassa nell’anno precedente e tra i due parametri viene applicato quello che dà luogo alla variazione inferiore.

3. La variazione dell’indice dei contributi di cui al 2° comma è determinata comparando la media individuale dei contributi dell’ anno precedente con quella del secondo anno antecedente, calcolata sul numero dei notai indicati in tabella al 31 dicembre, a parità di aliquota, senza tenere conto delle variazioni di aliquota contributiva eventualmente intervenute nel periodo.

In ogni caso la perequazione delle prestazioni pensionistiche è esclusa qualora l’importo complessivo dei contributi sia pari o inferiore al complesso delle prestazioni pensionistiche erogate nel medesimo anno. “

Per modificare il detto articolo 20 deve essere seguita la procedura prevista dalla legge num. 509/1994 che ha quale presupposto per la modifica, la sostenibilità oltre che l’opportunità.

  • Pensi che il rendimento del patrimonio mobiliare attuale sia migliorabile? Se sì, che misure pensi si possano adottare?

Mi sembra che la gestione del patrimonio mobiliare sia stata improntata correttamente alla salvaguardia dell’entità patrimoniale più che una gestione improntata alla massimizzazione del profitto, notoriamente foriera di eventuali pericoli, ricordando ciò che è accaduto in passato dove si sono avute perdite di patrimonio. La cosa importante è affidarsi a gestori molto qualificati essendo molto difficile gestire direttamente da parte dei Notai il patrimonio mobiliare mancando un’approfondita conoscenza dei meccanismi del settore, ma dovendo però i notai essere molto attenti a monitorare i gestori.

  1. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?

Ritengo sia perseguibile una spending review nel senso che vi sono margini per poterla affrontare senza che ciò vada a detrimento della corretta e performante funzione della Cassa.

  1. Secondo te è opportuno/imprescindibile attivare una previdenza integrativa? Se sì, quali misure pensi potrebbero essere introdotte per consentire di avvalersene in maniera agevole e dai primi anni di professione?

Ho avuto modo già di esporre il mio pensiero in proposito nella risposta al secondo quesito poiché intersecantesi con il presente. Rimando quindi al contenuto sopra esposto.

Porgo cordiali saluti sperando di essere stato in grado di esporre adeguatamente e chiaramente come intenderei procedere per (cercare) risolvere i problemi che affligono attualmente il notariato.

Roberto Santarpia.

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CLAUDIO AVITABILE

1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?

Propongo la mia candidatura in quanto in possesso di una discreta conoscenza in materia di investimenti immobiliari e mobiliari, sia azionari sia obbligazionari, che potrei mettere al servizio dei colleghi della Cassa, visti i magri (per usare un eufemismo) rendimenti della stessa.

2. Ritieni che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere o ritieni necessario apportare delle modifiche? Ad esempio, verso un sistema contributivo oppure con una contribuzione progressiva crescente al crescere dei volumi repertoriali, ferma una quota minima mutualistica da individuare o altro?

Ritengo che sia necessario apportare delle modifiche con una contribuzione progressiva crescente al crescere dei volumi repertoriali.

3. Come pensi di affrontare il crescente fenomeno del pre-pensionamento che sembra essere una delle cause di difficoltà della cassa (soprattutto in ottica futura)?

Credo che il fenomeno del pre-pensionamento di molti Notai derivi dall’insoddisfazione verso una professione che, a fronte di responsabilità sempre maggiori, produce un rendimento economico ed una soddisfazione professionale sempre minore, soprattutto per i giovani, anche a causa di concentrazioni di lavoro sempre maggiori in pochi studi del distretto.

4. Cosa ne pensi del tema delle perequazioni delle pensioni caro a molti notai in pensione?

Penso che sia un principio sacrosanto che le pensioni siano adeguate al rilevante aumento del costo della vita in misura totale e non in percentuale.

5. Pensi che il rendimento del patrimonio mobiliare attuale sia migliorabile? Se sì, che misure pensi si possano adottare?

Il rendimento del patrimonio, non solo mobiliare, è nettamente migliorabile, modificando completamente le fallimentari strategie economiche in essere, anche se, per una risposta più completa, bisognerebbe essere in possesso di un quadro economico più specifico e dettagliato.

6. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?

E’ evidente che una spending review sia assolutamente necessaria. Il generale disinteresse della categoria deriva, a mio avviso, dalla mancanza di tempo derivante dall’eccessiva attenzione dedicata a coltivare esclusivamente il proprio orticello, delegando la gestione della Cassa a terzi senza alcun controllo, anche nella prospettiva di un pensionamento molto lontano nel tempo.

Io stesso, d’altra parte, faccio il “mea culpa” in quanto non mi sono mai interessato delle vicende pensionistiche se non nell’ultimo anno.

7. Secondo te è opportuno/imprescindibile attivare una previdenza integrativa? Se sì, quali misure pensi potrebbero essere introdotte per consentire di avvalersene in maniera agevole e dai primi anni di professione?

A mio avviso non occorre una previdenza integrativa in quanto l’ottimizzazione degli investimenti mobiliari ed immobiliari fornirebbe già di per sé un flusso di liquidità sufficiente per qualsiasi necessità.

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GAETANO D’ABRAMO

  1. Perché questo tuo passo avanti? Quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?
    Le disfunzioni della Cassa Nazionale del Notariato sono ben note a tutti, quindi non ritengo necessario riassumerle qui.
    Se queste problematiche dipendessero da un ente esterno, probabilmente mi sarei rassegnato, accettando passivamente la situazione.
    Tuttavia, la Cassa appartiene a noi notai e, avendo sia la possibilità che il diritto
    di far valere le mie idee, ho deciso di farmi avanti.
  2. Ritieni che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere o pensi sia necessario apportare delle modifiche?
    Ritengo che l’attuale sistema solidaristico debba essere profondamente rivisto, se non del tutto superato, e sostituito con un sistema contributivo.
    L’attuale modello non garantisce un’equa corrispondenza tra quanto versato e quanto ricevuto, creando evidenti distorsioni che penalizzano alcuni colleghi
    a vantaggio di altri. Un sistema contributivo assicurerebbe maggiore equità e sostenibilità nel lungo periodo. Si possono trovare delle buone soluzioni per le sedi disagiate.
  3. Come pensi di affrontare il crescente fenomeno del prepensionamento?
    Il fenomeno del prepensionamento è strettamente legato alla crisi delle vocazioni nel notariato. La nostra professione non è più percepita come ambita e prestigiosa come lo era prima del 2006. Il contesto è cambiato radicalmente, rendendola meno attrattiva, anche a causa del crescente carico di responsabilità e dell’esposizione a rischi sempre maggiori. Tuttavia, il prepensionamento non è un problema che riguarda direttamente la Cassa Nazionale del Notariato, ma piuttosto il Consiglio Nazionale
    del Notariato. È necessario che quest’ultimo si impegni per restituire autorevolezza alla professione, rendendola nuovamente attrattiva e difendendola dagli attacchi, che spesso provengono non solo dall’esterno, ma anche dall’interno della categoria. Per quanto riguarda l’erogazione delle stesse mi dicono che la Cassa goda di ottima salute con un patrimonio di oltre 2 miliardi di euro. Credo che le risorse si possano trovare.
  4. Cosa ne pensi in tema di perequazione delle pensioni?
    Ritengo che i notai in pensione abbiano assolutamente ragione nel richiedere la perequazione delle pensioni. In molti sistemi previdenziali, come quello pubblico gestito dall’INPS, la perequazione delle pensioni è prevista per legge, sebbene possa subire limitazioni o blocchi temporanei. Nelle casse previdenziali private, invece, la perequazione dipende dalle scelte gestionali e dalle risorse disponibili, e nel caso della Cassa Nazionale del Notariato non è sempre garantita in modo adeguato.
  5. Pensi che il rendimento del patrimonio mobiliare attuale sia migliorabile?
    È evidente che il rendimento del patrimonio mobiliare possa e debba essere migliorato. Un rendimento dello 0,3% è inaccettabile; basterebbe tenere i fondi su un conto corrente per ottenere risultati simili o addirittura superiori. La Cassa dovrebbe adottare una gestione più dinamica e prudente, diversificando gli investimenti e puntando su strumenti finanziari più performanti, sempre nel rispetto della sicurezza e della sostenibilità del sistema previdenziale.
  6. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?
    Direi che la risposta è già contenuta nella domanda: è evidente che una spending review sia necessaria. Quando nei bilanci compaiono voci di spesa per enti di categoria che raggiungono cifre a sei zeri, è inevitabile chiedersi se queste risorse vengano impiegate in modo efficiente e con il giusto livello di trasparenza e se certi enti siano veramente necessari e che il loro finanziamento debba prevalere sulle pensioni.
  7. Secondo te è opportuno attivare una previdenza integrativa?
    No, anzi, ritengo che sia esattamente il contrario. Proporre una previdenza integrativa ai notai, dopo che ciascuno versa contributi mensili per migliaia di euro, è inaccettabile.
    La previdenza deve essere proporzionata ai contributi versati. Non è accettabile che, a fronte di milioni di euro erogati nel corso della carriera da ogni singolo notaio, si debba anche considerare la necessità di una previdenza integrativa per ottenere una pensione dignitosa.

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MAURIZIO CITROLO

1. Perché questo tuo passo avanti, quale pensi possa essere il tuo apporto alla categoria?

Lo scopo principale della Cassa, notoriamente, è di assicurare un dignitoso trattamento pensionistico ai notai che abbiano cessato l’attività. A questo compito primario se ne affiancano altri di natura assistenziale, quali l’integrazione ai notai che non conseguano dati importi di repertorio, e l’offerta di una polizza sanitaria di base, alla quale viene affiancata una polizza integrativa per coloro che ritenessero di sottoscriverla (e colgo l’occasione per sottolineare l’importanza di una cospicua adesione da parte dei notai alla polizza integrativa, non solo da parte dei più anziani, che statisticamente sono coloro che hanno maggiori probabilità di usufruirne, ma anche da parte dei giovani, perché una maggiore adesione ci consente di ottenere migliori condizioni, sia per il presente che per il futuro). Ho avuto sempre interesse per le tematiche previdenziali e assistenziali, per la rilevanza delle esigenze collettive che esse esprimono, e Io studio e l’approfondimento dei sistemi previdenziali in generale, e non soltanto di quello notarile, mi ha sempre portato a ritenere che il compito primario di chi amministra è di assicurare la sostenibilità dei conti a lungo termine, nell’interesse sia dei più anziani che delle generazioni più giovani e future, per un duraturo rinnovo del patto intergenerazionale. Ed è questo patto che mi affascina e mi induce a questo impegno.

2. Ritieni che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere o ritieni necessario apportare delle modifiche? Ad esempio, verso un sistema contributivo oppure con una contribuzione progressiva crescente al crescere dei volumi repertoriali, ferma una quota minima mutualistica da individuare o altro?

Ritengo che il sistema solidaristico attuale sia da mantenere e preservare. Chiedere a un candidato della Sicilia, che è la regione con il repertorio medio più basso del Paese, cosa pensi del contributivo, è come chiedere al tacchino cosa pensi del Natale. Ma non mi sottraggo a una risposta argomentata. La nostra Cassa, fin dalla sua fondazione nel 1919, ha sempre avuto un’impronta solidaristica; forse non tutti sanno che in una prima fase il suo compito fu quello di assicurare l’assegno di integrazione

ai notai che non raggiungessero un minimo predeterminato di onorari di repertorio, e soltanto dal 1923 fu previsto, con le eccedenze della contribuzione, ed a completamento del precedente intervento, il trattamento di quiescenza per i notai cessati. E le ragioni di allora sono valide ancora oggi. E’ vero che le altre professioni si sono orientate verso il sistema contributivo; ma la nostra è una professione che ha caratteristiche peculiari, perché ognuno di noi è componente di un sistema che in ogni angolo del Paese, dal più ricco al più deprivato, deve assicurare la certezza dei rapporti negoziali e l’affidabilità dei pubblici registri; e questo far parte di un sistema, questa compattezza intercategoriale, è un unicum che giustifica un trattamento uguale, prescindendo dai volumi di repertorio che non sempre esprimono diversi gradi di meritevolezza.

3. Come pensi di affrontare il crescente fenomeno del pre-pensionamento che sembra essere una delle cause di difficoltà della cassa (soprattutto in ottica futura)?

Concentrazioni di lavoro, concorrenza esasperata con contrazione dei guadagni, e la preoccupazione rappresentata dalla disciplina antiriciclaggio e dalla gravità delle sanzioni, sono i principali fattori di disagio per il notariato, e sono certamente concausa di pensionamento anticipato e quindi di aggravio dei costi pensionistici. Ma chiedere ai consiglieri della Cassa di formulare proposte al riguardo significa invitarli a scavalcare coloro ai quali è istituzionalmente affidata la cura dei problemi che, prima che della Cassa, sono dei notai in esercizio. La Cassa opera a valle di tutto questo, ed ha il compito di assicurare la sostenibilità dei conti e pensioni dignitose in tutte le circostanze nelle quali ci tocca di trascorrere la nostra esperienza professionale, con estrema attenzione per le dinamiche che riguardano il flusso dei nuovi pensionamenti. Che peraltro, nell’ultimo triennio nel quale i dati sono disponibili, cioè nel periodo 2021-2023, mostrano un notevole raffreddamento della tendenza al pensionamento anticipato. Infatti, se nel triennio 2018-2020 i pensionamenti a domanda erano circa il 50% del totale (159 su 325 nuovi pensionamenti complessivi), tanto da spingere il precedente Consiglio di Amministrazione a proporre un inasprimento dei requisiti di accesso, poi, come è noto, bocciato dall’Assemblea dei delegati per non aver raggiunto la prescritta maggioranza dei 2/3 dei votati, nel triennio 2021-2023 i pensionamenti a domanda si sono ridotti a 113 su 294  complessivi.

4. Cosa ne pensi del tema delle perequazioni delle pensioni caro a molti notai in pensione?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una forte crescita dell’inflazione, in particolare nel biennio 2022/2023, che, come lamentato dall’Associazione dei Notai in Pensione, per effetto dell’applicazione del criterio dettato dall’art. 20 del Regolamento, in assenza di una corrispondente crescita della media individuale dei contributi versati nell’anno precedente, ha condotto ad una perdita di potere d’acquisto delle pensioni calcolata nel 18% circa. E ciò, si badi, a fronte di saldi della gestione contributiva decisamente positivi, pari poco più di I 00 milioni nella media degli ultimi tre esercizi dei quali disponiamo del bilancio consuntivo (2021-2023) (Dato medio che si riduce a 63 milioni se si considerano, al passivo, anche le altre prestazioni istituzionali, tra le quali la più importante, tale da coprire 1’80% dei costi, è l’indennità di cessazione, alla cui copertura peraltro concorrono le rendite patrimoniali). L’ari. 20 del regolamento, nel fissare la regola prudenziale di consentire un aumento dei trattamenti solo nella minor misura tra tasso d’inflazione e incremento dell’onorario di repertorio medio nazionale, prevede che il Consiglio di Amministrazione se ne possa discostare (sia nel senso di non applicare un aumento, che nel senso di disporre un incremento maggiore di quello derivante dalla regola), purché con adeguata motivazione. E questa motivazione a mio avviso sussiste, considerato il livello di inflazione cumulato, che ha portato ad una consistente perdita del valore d’acquisto delle pensioni. Ciò, naturalmente, nell’ambito di una valutazione prudenziale che tenga conto della sostenibilità dei conti e delle prestazioni a lungo termine, che è un obiettivo ineludibile per chiunque si interessi della nostra previdenza. In definitiva mi dichiaro favorevole ad un recupero parziale della perdita di potere d’acquisto, con un incremento dei trattamenti nella misura del 5%, salvo verificare negli anni successivi gli spazi per miglioramenti ulteriori.

5. Pensi che il rendimento del patrimonio mobiliare attuale sia migliorabile? Se sì, che misure pensi si possano adottare?

Proprio su questo aspetto si sono appuntate talune critiche alla gestione degli ultimi anni: si è in particolare osservato che, a fronte di un cospicuo aumento del patrimonio complessivamente investito, asceso in base al bilancio dell’ultimo esercizio (2023) a 1.909 milioni, quasi il 90% del quale investito nel comparto mobiliare, il rendimento contabile lordo della gestione mobiliare è risultato pari all’l,74%, ridotto allo 0,39% se si considerano tutti i costi sostenuti, compresi quelli indiretti (costo del personale e servizi esterni) e gli oneri fiscali. Il risultato contabile è quello che rileva sotto il profilo della destinazione delle rendite a far fronte agli oneri previdenziali; mentre, per contro, si è riscontrato un elevato tasso di rendimento finanziario del patrimonio mobiliare, pari al 7,35% lordo e 6,86% netto: quest’ultimo dato testimonia del valore complessivo dei titoli in portafoglio, che tiene conto delle plusvalenze e minusvalenze maturate e non realizzate. In buona sostanza, la gestione ha mirato alla crescita di valore dei titoli, incrementando il patrimonio e limitando i realizzi che avrebbe incrementato la disponibilità di somme da utilizzare per il pagamento dell’indennità di cessazione: è una politica che conduce alla necessità di attingere alle entrate contributive per colmare la differenza da finanziare. Certamente sarà compito del prossimo Consiglio di Amministrazione sottoporre ad un attento esame i criteri della gestione patrimoniale, prestando tuttavia un’adeguata attenzione alla crescita del patrimonio, non limitando lo sguardo al rispetto dei parametri di legge (N. B. il parametro di legge che impone un patrimonio pari ad almeno cinque annualità di pensioni è abbondantemente superato da tutte le Casse professionali, e noi siamo prossimi ad 8 annualità al netto dell’indennità di cessazione, e poco sotto le 7 annualità se invece comprendiamo tutta la spesa previdenziale). Non trascuriamo che il patrimonio, in un quadro che vede costi certi a fronte di entrate contributive incerte, perché condizionate da variabili che non sono nel nostro controllo, rappresenta una garanzia sia per i notai in esercizio che per le generazioni future.

6. Nell’apparente disinteresse di tutti, vengono presentati bilanci dove la voce di spesa per gli enti di categoria raggiunge cifre a sei zeri. Ritieni sia necessaria una spending review?

Anche riguardo a questo credo sia compito dei futuri consiglieri sottoporre ad attento esame tutte le singole voci di spesa. Se talune spese saranno ritenute non necessarie o utili, potranno essere oggetto di interventi; non illudiamoci però che in un conto economico che è fatto di centinaia di milioni la pur doverosa spending review possa cambiare significativamente le prestazioni previdenziali e assistenziali.

7. Secondo te è opportuno/imprescindibile attivare una previdenza integrativa? Se sì, quali misure pensi potrebbero essere introdotte per consentire di avvalersene in maniera agevole e dai primi anni di professione?

L’attuale amministrazione della Cassa ha per la prima volta sottoposto all’attenzione della categoria il tema della previdenza integrativa, alla quale ha dedicato un convegno a Napoli nel settembre scorso. Il mio pensiero è che la previdenza integrativa debba essere vista come un’opportunità da offrire, e la Cassa ha un importante ruolo informativo da svolgere nei confronti dei giovani che spesso non avvertono l’utilità di crearsi una futura rendita complementare rispetto a quella istituzionalmente fornita dalla nostra previdenza. Ho invece qualche perplessità riguardo ad una gestione diretta di strumenti di previdenza complementare, restando tuttavia disponibile ad un confronto sul punto. Ritengo importante comunque che la previdenza complementare sia presentata come un’opportunità e non come una necessità: evitiamo di diffondere un messaggio ansiogeno che preconizzi la penalizzazione di coloro che non ritenessero di avvalersene, perché il compito primario della Cassa sarà sempre quello di assicurare pensioni più che dignitose ai futuri pensionati, anche a quelli oggi più lontani dall’età di cessazione.

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