Il nostro sistema previdenziale – ci viene detto – è solido e rappresenta un unicum. Tiene conto delle peculiarità del nostro ruolo di pubblici ufficiali e consente di garantire a tutti una pensione dignitosa. In più occasioni ci sono stati presentati dati che dovrebbero rasserenare sulla tenuta del sistema e che hanno portato le precedenti consiliature della Cassa a non modificarlo.
Ma quanto ne sappiamo davvero? E’ un sistema che non presenta alcuna falla? Non c’è nulla da migliorare? È l’unico sistema ipotizzabile? È quello che garantisce nel modo migliore la “dignità del notaio”?
Dal Convegno di Piacenza al Congresso Nazionale
Vari spunti sono arrivanti dalla tavola rotonda dedicata al tema della previdenza al recente convegno di Piacenza “La dignità del notaio”, organizzato dall’Associazione Aldo dalla Rovere in occasione della Festa dei Lustri 2025, dove si è parlato di dignità professionale sotto diversi profili, affrontando anche il sistema previdenziale. Un momento di sano confronto, da cui sono emersi spunti preziosi per il dibattito che speriamo continui durante il Congresso Nazionale.
Formazione e trasparenza: le fondamenta del dialogo
E’ stato citato anzitutto il cd. “Rapporto Bagnai”, ossia il documento dell’indagine parlamentare sugli investimenti degli enti previdenziali, condotto dalla Commissione parlamentare di vigilanza (.PDF) pubblicato a inizio estate scorsa. Il Rapporto riconosce che il nostro sistema di previdenza mostra una certa solidità patrimoniale, ma evidenzia vari margini di miglioramento in termini di governance, efficienza gestionale e ottimizzazione del binomio rischio-rendimento, elementi essenziali per garantire prestazioni adeguate alle future generazioni di pensionati.
Più in particolare, il Rapporto Bagnai evidenzia tra le criticità anzitutto la carenza nella formazione dei componenti degli organi gestori, da cui deriva un eccessivo affidamento ad advisor esterni.



