Inshallah a Boy. La successione mortis causa nei paesi islamici: dalla fiction alla pratica

Inshallah A Boy è il vibrante debutto cinematografico del regista giordano Amjad Al Rasheed, nel quale una donna e sua figlia affrontano la rovina dopo la improvvisa scomparsa del marito, a meno che lei non riesca a dare alla luce un figlio.

La narrazione prende avvio quando Nawal (Hawa) si trova di fronte alla rovina dopo la improvvisa scomparsa del marito. In assenza di un accordo formale sull’eredità, il cognato di Nawal, Rifqi (Hitham Omari), è pronto a intervenire sotto gli auspici delle attuali leggi sull’eredità per esercitare il suo diritto non solo sull’appartamento della coppia, ma anche sulla tutela della giovane figlia di Nawal, Nora (Seleena Rababah). L’unico modo per evitare lo sfratto apparentemente inevitabile è che Nawal riesca a dare alla luce un figlio, un obiettivo disperato che la costringe in una serie di situazioni avventate che mettono alla prova non solo la sua fede, ma anche i limiti della sua forza.

Contenuto e al tempo stesso silenziosamente caleidoscopico, il film Inshallah A Boy offre una panoramica culturale dell’Amman contemporanea, dalle case dei cristiani benestanti dove Nawal lavora e dove entra in contatto con una donna che sta vivendo una crisi personale che potrebbe aiutarla, agli uffici legali angusti e alle cliniche di periferia.

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Per un concorso a immagine della realtà

Mettiamo a disposizione dei nostri lettori un articolo di Arrigo Roveda, pubblicato sul numero 1/2024 di Notariato. Lo scritto, opera del suo autore e non della redazione, vuole essere un contributo al dibattito, promosso dalla rivista diretta da Giancarlo Laurini, che precede il prossimo Congresso Nazionale dedicato al tema dell’accesso.


Le prove concorsuali si distaccano sempre più da quello che accade nella quotidianità degli studi notarili. Se si vuole recuperare l’effettività della pratica e avere vincitori di concorso capaci di fare, da subito, i notai è necessario che le prove di concorso siano modellate su quanto realmente accade negli studi.

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Suprema Corte, clausola penale e funzione notarile

La Corte di Cassazione con sentenza 30983 del 7 novembre 2023 si è pronunciata per la prima volta sulla (non) imponibilità, ai fini dell’imposta di registro, della clausola penale.

La decisione in commento chirurgicamente smonta le tesi dell’Agenzia delle Entrate, già ripetutamente ritenute infondate dalla giurisprudenza di merito, ritenendo la natura accessoria della penale che “non può ritenersi eterogenea rispetto all’obbligazione nascente dal contratto”e affermando il seguente principio di diritto: “ai fini di cui all’art. 21 del d.P.R 131/86 la clausola penale (nella specie inserita in un contratto di locazione non è soggetta a distinta imposta di registro, in quanto sottoposta alla regola dell’imposizione della disposizione più onerosa prevista dal secondo comma della norma citata”.

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Congresso: per tutti quei chilometri che faccio per te…

È arrivato il giorno del Congresso. Il primo “secondo” Congresso annuale, così come deciso dalla categoria giusto un anno fa, modificando il regolamento del Congresso.

Della formula del Congresso primaverile sperimentata a Genova si è già detto nel corso dell’assemblea e in un successivo Caffè di Federnotizie. Un contenitore molto interessante con un contenuto, probabilmente per questioni di rodaggio, molto deludente. Un congresso che voglia provocare un dibattito interno alla categoria per dare un indirizzo politico deve avere il coraggio di presentare tesi potenzialmente divisive, cosa che non è avvenuta in Liguria, quando il Consiglio Nazionale ha presentato lavori più ricognitivi che propositivi e ricognitivi di temi attorno ai quali il consenso della base era un preesistente dato di fatto.

Si avrà tutto il tempo di migliorare.

Il Congresso che inizia domani si pone, invece, nel solco della tradizione dell’unico congresso annuale.

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Lingua delle riunioni collegiali e della loro verbalizzazione

Il dibattito sulla necessaria sottoscrizione del Presidente dell’Assemblea (o della riunione consiliare), quando il verbale è formato dal notaio per atto pubblico sembra aver trovato da tempo una sua soluzione.

Non è questo il luogo per ripercorrere il percorso compiuto da dottrina e giurisprudenza, ma è utile sottolineare come il Notariato, nelle sue varie componenti, abbia da tempo acquisito a patrimonio che la forza dell’atto pubblico rende superflua la sottoscrizione del Presidente, rendendo autosufficiente la verbalizzazione notarile.

Piace ricordare come uno dei precursori di questo dibattito sia stato uno degli storici redattori di Federnotizie, Luigi Augusto Miserocchi, nel suo “La verbalizzazione nelle società per azioni” risalente al 1969, e come la dottrina si sia ben volentieri allineata alla posizione di Miserocchi anche se, ai nostri fini e per stemperare le polemiche interne alla categoria, è utile ricordare le posizioni in vario modo ufficiali che hanno “bollinato” questa soluzione.

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Riflessioni sulla vendita dello studio notarile

Cominciamo dalla regola in vigore. Per l’articolo 31 del nostro Codice Deontologico “Viola il dovere di imparzialità il notaio: … g) che rileva a titolo oneroso lo studio notarile”.

Guardiamoci negli occhi e domandiamoci quanto questa norma sia rispettata e quanto la sua violazione sia stata perseguita.

Tutti noi conosciamo e abbiamo in mente casi di violazione noti a tutto il distretto e tutti noi abbiamo in mente notai, rispettatissimi e specchiati, direttamente coinvolti o che abbiano addirittura prestato assistenza nella successione a titolo oneroso dello studio. Diciamocelo serenamente e sempre senza ipocrisia.

Con ciò non si vuole negare che il divieto avesse una sua ragione ma certo è che, se una regola non è rispettata col tacito accordo di gran parte della categoria è necessario chiedersi se oggi abbia ancora una sua attualità.

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Ombre sul Congresso di Genova

A breve, il 5 e il 6 di maggio a Genova, il Notariato è chiamato a Congresso. Il primo dei nuovi Congressi primaverili previsti dalla modifica al regolamento dei Congressi deliberata a Roma lo scorso novembre, che dovranno essere dedicati a uno specifico tema, sarà dedicato alla deontologia e all’esame di alcune proposte che i nostri organi di vertice ci faranno conoscere a giorni.

Un voto congressuale[1], presentato da un Comitato regionale che rappresenta oltre un sesto dei notai italiani e approvato a larghissima maggioranza in occasione dell’ultimo Congresso, aveva invitato il Consiglio Nazionale a dedicare il Congresso al tema delicato e attualissimo dell’accesso alla professione e invece il CNN ha ritenuto di disattendere il voto congressuale, scegliendo un diverso tema.

E tale scelta, pur non avendo i voti congressuali un’efficacia vincolante, avrebbe dovuto essere (sulla base di una chiara indicazione del Regolamento dei Congressi) sottoposti alla valutazione del Consiglio Nazionale e oggetto di un apposito capitolo della relazione del segretario che oggi, a meno di 30 giorni dall’apertura del Congresso, dovrebbe essere già nelle nostre caselle di posta elettronica e invece non è.

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Per le Sezioni Unite ricognizione di debito a imposta fissa

Le Sezioni Unite, con Sentenza 16 marzo 2023 n. 7682, mettono la parola fine a una delle questioni più incredibilmente dibattute degli ultimi anni: “La scrittura privata non autenticata di ricognizione del debito che, come tale, abbia carattere meramente ricognitivo di situazione debitoria certa, non avendo per oggetto, prestazione a contenuto patrimoniale, è soggetta a imposta di registro in misura fissa solo in caso d’uso.

Per fare della massima una versione in prosa utile ai notai potremmo scrivere “Gli atti pubblici e le scritture private autenticate contenenti ricognizioni di debito pure (non comportanti quindi modificazioni dell’obbligazione preesistente) sono soggette a imposta di registro in misura fissa”.

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La tariffa undici anni dopo

Il 2023 sarà l’anno della rivoluzione copernicana della volontaria giurisdizione. Al notaio, finalmente e dopo un’intensa opera di convincimento del legislatore, è stata attribuita la competenza a rilasciare autorizzazioni per il compimento di atti da lui rogati.

E ciò a partire dal 28 febbraio in virtù dell’anticipo previsto dalla Legge di Bilancio.

Questa la norma tanto agognata: “Le autorizzazioni per la stipula degli atti pubblici e scritture private autenticate nei quali interviene un minore, un interdetto, un inabilitato o un soggetto beneficiario della misura dell’amministrazione di sostegno, ovvero aventi ad oggetto beni ereditari, possono essere rilasciate, previa richiesta scritta delle parti, personalmente o per il tramite di procuratore legale, dal notaio rogante.”

Il notariato già si è mosso per non farsi trovare impreparato. Due convegni di prima lettura sono stati organizzati a Milano e a Catania e Federnotizie ha pubblicato un e-book curato da Giovanni Santarcangelo, indispensabile per un primo orientamento.

Ma la novità ci spinge a qualche riflessione di carattere generale.

Se ci si ferma a pensare a quanto successo al notariato negli ultimi 20 anni non si può non individuare una precisa linea di tendenza.

A partire dal 2000, quando il controllo omologatorio è passato dai Tribunali ai Notai il legislatore ha trasferito sul notariato una serie di funzioni inquadrabili in un insieme che possiamo chiamare “responsabilità”.

In realtà già qualche anno prima la trascrivibilità del contratto preliminare aveva dato un segnale in questo senso, ma la obbligatorietà della trascrizione per gli immobili in corso di costruzione prevista dal TAIC ha riconosciuto definitivamente al notaio un ruolo di garanzia in questa delicatissima contrattazione.

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Dal 28 febbraio, in anticipo, parte la nuova volontaria giurisdizione

Il D. Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149, quello che, riformando in molti aspetti il processo civile, attribuisce al notaio nuovi compiti in materia di volontaria giurisdizione prevedeva, all’articolo 35, che “Le disposizioni del presente decreto, salvo che non sia diversamente disposto, hanno effetto a decorrere dal 30 giugno 2023 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.”

E a tale data si puntava, naturalmente, per farsi trovare pronti e preparati ad affrontare i non pochi problemi pratici che la novità mette sul tavolo.

La Legge di Bilancio 2023 (Legge 29 dicembre 2022 n. 197, pubblicata in pari data in Gazzetta Ufficiale n. 303 – Serie Generale), all’articolo 1 comma 380, con una laconica disposizione, sostituisce l’articolo 35 del D.lgs 149/2022 con il seguente “Le disposizioni del presente decreto, salvo che non sia diversamente disposto, hanno effetto a decorrere dal 28 febbraio 2023 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.

Per i notai questa sostituzione di data, per una volta non la proroga di una entrata in vigore ma il suo anticipo, significa semplicemente che il tempo per approfondire tutte le implicazioni della riforma è pochissimo, neppure due mesi.

Dal primo di marzo toccherà a noi rilasciare le autorizzazioni.

Per questo da utile diventa indispensabile l’e-book di Giovanni Santarcangelo che abbiamo pubblicato a dicembre e che può essere acquistato nell’Edicola di Federnotizie.