Morte del Notaio e adempimenti burocratici

A cura di Francesca Ghilardi e Salvatore Pepe

Il tema del decesso improvviso del Notaio è uno tra i più spinosi posti dall’Ordinamento del Notariato, anche in considerazione del fatto che la legge notarile sfiora l’argomento, accenna ad alcuni profili, ma  – sostanzialmente – lo trascura, lasciando notevoli dubbi ermeneutici all’interprete e, soprattutto, per quello che qui ci interessa, all’operatore pratico.

L’art. 38 L. Not. prevede che in caso di morte di un Notaio:

  1. l’Ufficiale di Stato Civile che ne registra la morte nei propri Registri debba informarne prontamente il Consiglio Notarile di iscrizione e il Capo del locale Archivio Notarile;
  2. eredi e detentori degli atti (da intendersi, evidentemente, come ad es. i proprietari dei locali di cui il Notaio era conduttore/utilizzatore, quindi soggetti diversi dai successori) ugualmente devono informarne il Capo dell’Archivio Notarile distrettuale; se la precedente informativa non prevede un termine specifico (ma la sola precisazione, tanto imperativa, quanto generica, che l’avviso deve essere fatto “immediatamente”), questa è soggetta ad un preciso termine (da ritenersi, ordinatorio evidentemente e comunque soggetto a sanzione amministrativa di Lire 12.000) di 10 giorni dalla notizia della morte.

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DAT, suicidio assistito, eutanasia: breve replica ad Arrigo Roveda

di Marco Schiavi

Ho letto l’articolo di Arrigo Roveda pubblicato su Federnotizie il 16 settembre 2026 e due affermazioni, nonché la dedica finale, hanno richiamato la mia attenzione.

La “Chiarezza”

“Tutto chiaro quindi? Per nulla.”

Le sentenze in tema di suicidio assistito della Corte costituzionale (242/2019, 135/2024, 66/2025, 152/2026) riguardano l’articolo 580 del codice penale, ovvero la norma che punisce chi “agevola in qualsiasi modo” il suicidio altrui con la reclusione da cinque a dodici anni.

La distinzione tra suicidio ed eutanasia dal punto di vista penale è netta: se l’ultimo anello della catena causale (“azionando con la bocca uno stantuffo, l’interessato aveva iniettato nelle sue vene il farmaco letale”, ovvero il caso di Fabiano Antoniani, come descritto nella sentenza 242/2019) è posto in essere dal paziente, la fattispecie è qualificabile in termini di suicidio, se è opera di altri è omicidio del consenziente ai sensi dell’articolo 579 del codice penale.

La volontà del suicida deve essere libera, consapevole, non viziata.

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Al via il Corso neo notai 2026 a cura di Assonotailombardia

L’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia organizza, come di consueto, un corso per i neo notai, che si terrà a Milano presso la sede del Consiglio Notarile di Milano, in via Locatelli 5, nei pomeriggi dei giorni 16 settembre 2026 e 7 ottobre 2026 a partire dalle ore 14.30.

Il corso replica lo schema della precedente edizione e svilupperà quattro temi:

  • le norme deontologiche, con particolare riguardo all’apertura di uno studio (intervento tenuto dal Presidente Enrico Sironi);
  • la gestione finanziaria dello studio (relazione tenuta dal notaio Massimo D’Amore);
  • i repertori notarili (lezione tenuta dalla dottoressa Francesca Miceli, già sovrintendente dell’Archivio notarile di Milano e dal notaio Patrizia Antognazza);
  • la gestione di eventuali sinistri (a cura del CNN).

Sono previste soltanto lezioni in presenza.

Il corso è aperto a tutti i neo notai d’Italia ed è gratuito.

Per iscriversi è necessario inviare un’e-mail alla segreteria, all’indirizzo info@assonotailombardia.it.

Padre e figlia diventano notai lo stesso giorno

Con questa interessante e piacevole notizia inauguriamo la rubrica delle Interviste Doppie di Federnotizie, un formato sperimentale con il quale intervistiamo due persone sullo stesso tema, con le medesime domande, senza che gli interlocutori possano prepararsi. In questa prima puntata, abbiamo incontrato Marco e Benedetta Corso, neonotai, padre e figlia, che hanno superato insieme il concorso notarile.

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Carta d’identità cartacea: cosa cambia (davvero) per il notaio dal 3 agosto 2026

Il Decreto Legge 26 giugno 2026, n. 108, e la Circolare del Ministero dell’Interno n. 58/2026 hanno acceso i riflettori su una scadenza che riguarda da vicino la nostra attività quotidiana: dal 3 agosto 2026 le carte d’identità cartacee perdono validità, a prescindere dalla data di scadenza indicata al momento dell’emissione.

Il punto di partenza è il Regolamento UE 2025/1208 del 12 giugno 2025, che impone la transizione verso il documento elettronico (CIE, Carta di Identità Elettronica).

Vediamo cosa significa in concreto per chi, ogni giorno, deve identificare le parti di un atto.

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La prelazione nel codice delle comunicazioni elettroniche

A cura di Luca Arlati

Il cd. “Codice delle Comunicazioni Elettroniche” (D. Lgs. 1° agosto 2003 n. 259) disciplina, tra le altre, le reti pubbliche di comunicazione elettronica e cioè le reti di comunicazione elettronica utilizzate interamente o prevalentemente per fornire servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, che supportano il trasferimento di informazioni tra i punti terminali di rete (art. 2 lett. tt)).

In tale contesto il legislatore, all’art. 51 ultimo comma, dispone che “In caso di locazione o concessione a diverso titolo, reale o personale, dei beni immobili, o di porzione di essi, destinati alla installazione e all’esercizio degli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico di cui al comma 1, si applicano gli articoli 38 e 39 della legge 27 luglio 1978, n. 392” e pertanto le norme sulla prelazione urbana (rectius la prelazione in caso di alienazione di immobili ad uso diverso da quello di abitazione, concessi in locazione).

Più precisamente, l’art. 38 disciplina il diritto di prelazione, cioè il diritto del conduttore di essere preferito rispetto a un terzo nell’acquisto dell’immobile locato: “Nel caso in cui il locatore intenda trasferire a titolo oneroso l’immobile locato, deve darne comunicazione al conduttore con atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario. Nella comunicazione devono essere indicati il corrispettivo, da quantificare in ogni caso in denaro, le altre condizioni alle quali la compravendita dovrebbe essere conclusa e l’invito ad esercitare o meno il diritto di prelazione. […]”.

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Agevolazione prima casa e unità collabenti (cat. F/2): l’Agenzia delle Entrate recepisce l’orientamento della Cassazione

A cura di Lucia Folladori e Massimo Caccavale

Commento alla Risposta a Interpello n. 108/2026 dell’Agenzia delle Entrate

1. La fattispecie

Con la risposta a interpello n. 108/2026, l’Agenzia delle Entrate torna a pronunciarsi sull’annosa questione dell’applicabilità delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della c.d. prima casa agli immobili censiti in categoria catastale F/2 (unità collabenti), ossia a quei fabbricati totalmente o parzialmente inagibili, caratterizzati da un tale livello di degrado da renderli inidonei all’uso abitativo e privi di rendita catastale (cfr. art. 3, comma 2, d.m. 2 gennaio 1998, n. 28).

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L’assegnazione della casa familiare nelle “nuove” famiglie

A cura di Massimo Saraceno

Il presente contributo riproduce la relazione dell’autore al Convegno su “La Legge n.76 del 2016 – Riflessioni sul diritto effettivo delle convivenze e delle unioni civili a dieci anni dalla approvazione delle legge” svolto presso l’Università “La Sapienza” di Roma nei giorni 28 e 29 maggio 2026.


1. Cenni introduttivi – 2. L’assegnazione della casa familiare nelle unioni civili – 3. L’assegnazione della casa familiare nelle convivenze – 4. L’assegnazione convenzionale della casa familiare: profili formali.


1. Cenni introduttivi

La funzionalizzazione dell’istituto dell’assegnazione della casa familiare alle esigenze di protezione dei figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti[1] impone di verificare con quali adattamenti la disciplina contenuta nell’art.337 sexies c.c. possa essere applicata alle “nuove famiglie”; norma, quest’ultima, che – ormai a regime – contiene l’unico statuto normativo dell’assegnazione della casa familiare e della sua opponibilità nei confronti dei terzi, come ormai risulta da un consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità[2], secondo il quale detta assegnazione determina l’attribuzione al coniuge assegnatario di un diritto personale di godimento trascrivibile e opponibile ai sensi dell’art.2643 e con gli effetti dell’art.2644 c.c., con evidente recisione di qualsiasi legame con l’art.1599 c.c.[3].

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Valutazione automatica degli immobili nelle donazioni: serve davvero indicare il valore di ogni singolo bene?

di Marco Reschigna e Massimo Caccavale

Abstract

L’articolo esamina il tema della valutazione automatica degli immobili nelle donazioni aventi ad oggetto una pluralità di beni. Muovendo dall’analisi dell’art. 34, comma 5, del D.Lgs. n. 346/1990 e della corrispondente disciplina in materia di imposta di registro, si affronta la controversa questione se la preclusione del potere di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria richieda necessariamente l’indicazione analitica del valore di ciascun immobile oppure possa operare anche in presenza di un valore complessivo almeno pari alla somma dei valori catastali dei singoli beni. Dopo aver ricostruito l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate e della giurisprudenza di legittimità, che ritengono indispensabile la valorizzazione analitica di ogni cespite, il contributo ne evidenzia i profili critici, soprattutto nelle ipotesi in cui tutti i beni trasferiti siano suscettibili di valutazione automatica. L’analisi si conclude con alcune indicazioni operative per la prassi notarile, prospettando, altresì, l’opportunità di inserire negli atti una clausola di salvaguardia volta a rafforzare la tutela del contribuente.

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L’inventario di eredità è un documento che fa fede circa l’inesistenza di debiti ereditari?

A cura di Giovanni Santarcangelo

Il presente articolo riproduce la relazione a me tenuta al convegno della Scuola di notariato di Bologna del 22 maggio scorso dal titolo: “ Vendita degli immobili ereditari alla luce dei recenti orientamenti giurisprudenziali: ricorso ex art 320 cc e ricorso ex art. 747 cpc”

Con grande sorpresa ma anche entusiasmo dei presenti, siamo venuti alla conclusione che in caso di incapaci “l’inventario all’eredità non serve a niente”, nel senso che non serve né ad accertare l’attivo, né a certificare l’esistenza o l’inesistenza del passivo.

E a questo punto sorge spontanea la domanda che rivolgo a tutta la categoria: quali documenti possono essere richiesti o quale istruttoria deve fare il notaio per convincersi dell’inesistenza attuale di crediti ereditari?

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Società cancellata dal Registro delle Imprese e sorte dei residui attivi immobiliari

A cura di Riccardo Menchetti

Da molto tempo meditavo di scrivere alcune riflessioni su questo argomento, considerato che la soluzione sposata dalle Conservatorie dei Registri Immobiliari e sostenuta da alcuni Tribunali, mi è sempre sembrata contraria al nostro ordinamento e priva di logica. E continuo ad essere della stessa opinione.

Ho quindi pensato di superare la mia ritrosia e pigrizia e di provare a mettere in fila alcuni argomenti e considerazioni, a volte di semplice buon senso, che portano a una conclusione opposta. Il mio non vuole essere un contributo di alto livello scientifico, mancandomene le competenze, ma una riflessione a voce alta da condividere con i colleghi che, come me, si trovano schiacciati tra l’esigenza di tutelare i propri clienti e le posizioni delle Conservatorie e/o dei Tribunali.

Antefatto

Il caso è noto.

Una società viene cancellata dal Registro delle Imprese, pur essendo ancora titolare di diritti e, per quanto ci interessa, proprietaria di beni immobili.

A seguito della riforma del 2004, l’iscrizione della cancellazione della società dal registro delle imprese, anche se disposta d’ufficio ex  art. 2490, ha efficacia costitutiva e ne comporta pertanto l’estinzione, restando irrilevante l’eventuale esistenza di beni immobili od altri rapporti giuridici ancora intestati alla società.

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