Morte del Notaio e adempimenti burocratici

A cura di Francesca Ghilardi e Salvatore Pepe

Il tema del decesso improvviso del Notaio è uno tra i più spinosi posti dall’Ordinamento del Notariato, anche in considerazione del fatto che la legge notarile sfiora l’argomento, accenna ad alcuni profili, ma  – sostanzialmente – lo trascura, lasciando notevoli dubbi ermeneutici all’interprete e, soprattutto, per quello che qui ci interessa, all’operatore pratico.

L’art. 38 L. Not. prevede che in caso di morte di un Notaio:

  1. l’Ufficiale di Stato Civile che ne registra la morte nei propri Registri debba informarne prontamente il Consiglio Notarile di iscrizione e il Capo del locale Archivio Notarile;
  2. eredi e detentori degli atti (da intendersi, evidentemente, come ad es. i proprietari dei locali di cui il Notaio era conduttore/utilizzatore, quindi soggetti diversi dai successori) ugualmente devono informarne il Capo dell’Archivio Notarile distrettuale; se la precedente informativa non prevede un termine specifico (ma la sola precisazione, tanto imperativa, quanto generica, che l’avviso deve essere fatto “immediatamente”), questa è soggetta ad un preciso termine (da ritenersi, ordinatorio evidentemente e comunque soggetto a sanzione amministrativa di Lire 12.000) di 10 giorni dalla notizia della morte.

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SSD e agevolazioni fiscali: perché lucratività attenuata e regime dell’art. 148 TUIR sono incompatibili

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.7/E del 7 agosto 2026 ha risposto ad alcuni quesiti relativi al trattamento tributario degli enti sportivi dilettantistici.

Uno di essi è di interesse notarile e riguarda l’applicazione alle società sportive dilettantistiche a lucratività attenuata delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 148, comma 3, del TUIR e di cui all’art. 4 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 (decreto IVA).

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Scissione mediante scorporo a favore di beneficiaria preesistente: le semplificazioni nelle operazioni infragruppo

Sommario. 1. Dalla tipizzazione dello scorporo alla beneficiaria preesistente – 2. Il problema delle semplificazioni – 3. Relazione degli amministratori e relazione degli esperti – 4. La situazione patrimoniale – 5. La competenza dell’organo amministrativo – 6. Il diritto di recesso – 7. Un cenno al regime fiscale – 8. Conclusioni.


La modifica dell’art. 2506.1 c.c. introdotta dal D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 88 ha definitivamente superato due dei principali dubbi sorti all’indomani dell’introduzione della scissione mediante scorporo: l’operazione può oggi avere ad oggetto l’intero patrimonio della società scissa o una sua parte e può essere realizzata non soltanto a favore di società di nuova costituzione, ma anche di società preesistenti.

Il riconoscimento legislativo di quest’ultima possibilità, già anticipato dalla prassi notarile, apre tuttavia una questione ulteriore e di notevole interesse operativo: quale disciplina procedimentale deve applicarsi quando la beneficiaria preesistente sia interamente posseduta dalla società scissa?

La risposta non è immediata. Il correttivo del 2025 ha infatti espressamente circoscritto alcune delle semplificazioni proprie dello scorporo all’ipotesi di beneficiaria di nuova costituzione. Ciò non significa, tuttavia, che lo scorporo a favore di una controllata totalitaria debba necessariamente seguire il procedimento ordinario. Al contrario, la struttura dell’operazione consente di ricondurla, per diversi profili, alla logica delle fusioni e scissioni semplificate caratterizzate dall’assenza di un rapporto di cambio economicamente rilevante.

È su questo terreno che assumono particolare importanza gli orientamenti elaborati dal Consiglio Notarile di Milano.

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Disposizioni anticipate di trattamento e suicidio medicalmente assistito

Il prossimo 31 gennaio 2027 compirà 9 anni la legge 22 dicembre 2017 n. 219[1] e tanta acqua è passata da allora sotto i ponti.

Per affrontare il delicato tema del rapporto tra le Disposizioni Anticipate di Trattamento (spesso erroneamente chiamate con un’espressione fuorviante “testamento biologico”) e il Suicidio Medicalmente Assistito  è necessario ricordare che la legge 219 è stata approvata anche a seguito di un acceso dibattito che ha avuto uno snodo decisivo nella nota sentenza dell Corte di Cassazione sul caso Eluana Englaro[2].

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La prelazione nel codice delle comunicazioni elettroniche

A cura di Luca Arlati

Il cd. “Codice delle Comunicazioni Elettroniche” (D. Lgs. 1° agosto 2003 n. 259) disciplina, tra le altre, le reti pubbliche di comunicazione elettronica e cioè le reti di comunicazione elettronica utilizzate interamente o prevalentemente per fornire servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, che supportano il trasferimento di informazioni tra i punti terminali di rete (art. 2 lett. tt)).

In tale contesto il legislatore, all’art. 51 ultimo comma, dispone che “In caso di locazione o concessione a diverso titolo, reale o personale, dei beni immobili, o di porzione di essi, destinati alla installazione e all’esercizio degli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico di cui al comma 1, si applicano gli articoli 38 e 39 della legge 27 luglio 1978, n. 392” e pertanto le norme sulla prelazione urbana (rectius la prelazione in caso di alienazione di immobili ad uso diverso da quello di abitazione, concessi in locazione).

Più precisamente, l’art. 38 disciplina il diritto di prelazione, cioè il diritto del conduttore di essere preferito rispetto a un terzo nell’acquisto dell’immobile locato: “Nel caso in cui il locatore intenda trasferire a titolo oneroso l’immobile locato, deve darne comunicazione al conduttore con atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario. Nella comunicazione devono essere indicati il corrispettivo, da quantificare in ogni caso in denaro, le altre condizioni alle quali la compravendita dovrebbe essere conclusa e l’invito ad esercitare o meno il diritto di prelazione. […]”.

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Agevolazione prima casa e unità collabenti (cat. F/2): l’Agenzia delle Entrate recepisce l’orientamento della Cassazione

A cura di Lucia Folladori e Massimo Caccavale

Commento alla Risposta a Interpello n. 108/2026 dell’Agenzia delle Entrate

1. La fattispecie

Con la risposta a interpello n. 108/2026, l’Agenzia delle Entrate torna a pronunciarsi sull’annosa questione dell’applicabilità delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della c.d. prima casa agli immobili censiti in categoria catastale F/2 (unità collabenti), ossia a quei fabbricati totalmente o parzialmente inagibili, caratterizzati da un tale livello di degrado da renderli inidonei all’uso abitativo e privi di rendita catastale (cfr. art. 3, comma 2, d.m. 2 gennaio 1998, n. 28).

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L’assegnazione della casa familiare nelle “nuove” famiglie

A cura di Massimo Saraceno

Il presente contributo riproduce la relazione dell’autore al Convegno su “La Legge n.76 del 2016 – Riflessioni sul diritto effettivo delle convivenze e delle unioni civili a dieci anni dalla approvazione delle legge” svolto presso l’Università “La Sapienza” di Roma nei giorni 28 e 29 maggio 2026.


1. Cenni introduttivi – 2. L’assegnazione della casa familiare nelle unioni civili – 3. L’assegnazione della casa familiare nelle convivenze – 4. L’assegnazione convenzionale della casa familiare: profili formali.


1. Cenni introduttivi

La funzionalizzazione dell’istituto dell’assegnazione della casa familiare alle esigenze di protezione dei figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti[1] impone di verificare con quali adattamenti la disciplina contenuta nell’art.337 sexies c.c. possa essere applicata alle “nuove famiglie”; norma, quest’ultima, che – ormai a regime – contiene l’unico statuto normativo dell’assegnazione della casa familiare e della sua opponibilità nei confronti dei terzi, come ormai risulta da un consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità[2], secondo il quale detta assegnazione determina l’attribuzione al coniuge assegnatario di un diritto personale di godimento trascrivibile e opponibile ai sensi dell’art.2643 e con gli effetti dell’art.2644 c.c., con evidente recisione di qualsiasi legame con l’art.1599 c.c.[3].

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Valutazione automatica degli immobili nelle donazioni: serve davvero indicare il valore di ogni singolo bene?

di Marco Reschigna e Massimo Caccavale

Abstract

L’articolo esamina il tema della valutazione automatica degli immobili nelle donazioni aventi ad oggetto una pluralità di beni. Muovendo dall’analisi dell’art. 34, comma 5, del D.Lgs. n. 346/1990 e della corrispondente disciplina in materia di imposta di registro, si affronta la controversa questione se la preclusione del potere di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria richieda necessariamente l’indicazione analitica del valore di ciascun immobile oppure possa operare anche in presenza di un valore complessivo almeno pari alla somma dei valori catastali dei singoli beni. Dopo aver ricostruito l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate e della giurisprudenza di legittimità, che ritengono indispensabile la valorizzazione analitica di ogni cespite, il contributo ne evidenzia i profili critici, soprattutto nelle ipotesi in cui tutti i beni trasferiti siano suscettibili di valutazione automatica. L’analisi si conclude con alcune indicazioni operative per la prassi notarile, prospettando, altresì, l’opportunità di inserire negli atti una clausola di salvaguardia volta a rafforzare la tutela del contribuente.

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L’inventario di eredità è un documento che fa fede circa l’inesistenza di debiti ereditari?

A cura di Giovanni Santarcangelo

Il presente articolo riproduce la relazione a me tenuta al convegno della Scuola di notariato di Bologna del 22 maggio scorso dal titolo: “ Vendita degli immobili ereditari alla luce dei recenti orientamenti giurisprudenziali: ricorso ex art 320 cc e ricorso ex art. 747 cpc”

Con grande sorpresa ma anche entusiasmo dei presenti, siamo venuti alla conclusione che in caso di incapaci “l’inventario all’eredità non serve a niente”, nel senso che non serve né ad accertare l’attivo, né a certificare l’esistenza o l’inesistenza del passivo.

E a questo punto sorge spontanea la domanda che rivolgo a tutta la categoria: quali documenti possono essere richiesti o quale istruttoria deve fare il notaio per convincersi dell’inesistenza attuale di crediti ereditari?

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Società cancellata dal Registro delle Imprese e sorte dei residui attivi immobiliari

A cura di Riccardo Menchetti

Da molto tempo meditavo di scrivere alcune riflessioni su questo argomento, considerato che la soluzione sposata dalle Conservatorie dei Registri Immobiliari e sostenuta da alcuni Tribunali, mi è sempre sembrata contraria al nostro ordinamento e priva di logica. E continuo ad essere della stessa opinione.

Ho quindi pensato di superare la mia ritrosia e pigrizia e di provare a mettere in fila alcuni argomenti e considerazioni, a volte di semplice buon senso, che portano a una conclusione opposta. Il mio non vuole essere un contributo di alto livello scientifico, mancandomene le competenze, ma una riflessione a voce alta da condividere con i colleghi che, come me, si trovano schiacciati tra l’esigenza di tutelare i propri clienti e le posizioni delle Conservatorie e/o dei Tribunali.

Antefatto

Il caso è noto.

Una società viene cancellata dal Registro delle Imprese, pur essendo ancora titolare di diritti e, per quanto ci interessa, proprietaria di beni immobili.

A seguito della riforma del 2004, l’iscrizione della cancellazione della società dal registro delle imprese, anche se disposta d’ufficio ex  art. 2490, ha efficacia costitutiva e ne comporta pertanto l’estinzione, restando irrilevante l’eventuale esistenza di beni immobili od altri rapporti giuridici ancora intestati alla società.

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Doppio conferimento e holding multilivello: quando il Fisco apre alla pianificazione

A cura di Tax & Legal Research Hub –
Studio Locatelli & Associati Dottori Commercialisti

Abstract: Il contributo analizza, anche alla luce delle recenti evoluzioni normative e di prassi, le opportunità fiscali offerte dalla riorganizzazione societaria realizzata mediante conferimenti in regime di realizzo controllato. Partendo da un caso reale relativo a un gruppo internazionale di società detenuto da persone fisiche, vengono esaminati gli effetti della creazione di una holding e delle successive holding personali in termini di conseguenze fiscali, di governance, di gestione finanziaria e di pianificazione successoria. L’analisi ambisce a conciliare i vantaggi fiscali ottenibili da una simile operazione di riorganizzazione societaria con lo spettro dell’abuso del diritto fiscale, evidenziando la necessità dell’esistenza di un più ampio disegno di lungo periodo, normalmente rappresentato dalla razionalizzazione dell’assetto proprietario e della preparazione e pianificazione del passaggio generazionale dei soci.

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Prime brevi considerazioni in tema di modifiche statutarie per adeguamento ad alcune novità introdotte dal D.Lgs. 47 del 27 marzo 2026

di Nicola Atlante

Intervento al seminario Assonime sulla riforma del TUF tenuto a Roma il 28 aprile 2026

Il Decreto legislativo n. 47 del 27 marzo 2026 (il D.Lgs) pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 86 del 14 aprile 2026, emanato in attuazione dell’art. 19 della L. 5 marzo 2024, n. 21 (c.d. «Legge Capitali») con il duplice scopo di aumentare la competitività e la attrattività del mercato domestico dei capitali e di modernizzare il diritto societario, apporta alcune modifiche sia al TUF che al Codice Civile, in materie attinenti al contenuto degli statuti societari.


Si vogliono qui brevemente segnalare, senza alcuna pretesa di esaustività e in attesa dei prossimi opportuni approfondimenti,  alcune innovazioni contenute nella normativa per quanto attiene agli adeguamenti statutari (che siano obbligatori o meno, individuando l’organo legittimato a procedervi, per il caso in cui lo statuto abbia attribuito agli amministratori la competenza a deliberare le modifiche dello statuto in conseguenza di normativa sopravvenuta ex art. 2365 comma 2 c.c.).

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