In diretta da Roma: Congresso di Federnotai (seconda parte)

federnotaiIntervento dell’Onorevole Cristina Bargero – esponente del Partito Democratico (a cura di Francesco Santopietro)

L’Onorevole esordisce chiarendo che la concorrenza è a favore del mercato, distinguendo però tra i vari servizi.

Nel caso della professione notarile c’è un grande profilo di criticità che va affrontato: il notaio è un pubblico ufficiale. Si sta discutendo in merito a quali atti potrebbero perfezionarsi anche senza l’intervento del notaio stesso, ammettendo però che togliere la competenza al notaio non porta a una maggior concorrenza, ma a una vera e propria deregulation che mette a rischio il funzionamento del sistema.

Prosegue citando Shiller il quale ha affermato che forse la crisi dei mutui sub prime non ci sarebbe stata se ci fosse stato un controllo notarile preventivo. Cita anche la riuscita finta vendita dell’Empire State Building in America e l’attuale basso contenzioso immobiliare in Italia (0,0029%).

Rileva anche che la categoria dei meno abbienti è  quella maggiormente danneggiata. Cita il rapporto doing business precisando che la posizione italiana è buona per gli affari in cui è coinvolto il notaio e che tale posizione forse andrebbe a peggiorare.

Evidenzia il problema relativo alle imposte, che i notai riscuotono senza aggio a favore dello Stato, vantaggio che con l’attuale formulazione del DDL in parte verrebbe meno.

Già nel 2012 col Governo Monti la Commissione Anticorruzione fece notare che un intervento che riducesse il controllo del notaio andava a scapito della legalità in un Paese in cui legalità non è certo al primo posto.

Conclude quindi sostenendo che questi sono i punti su cui il notariato deve battersi. In più rileva che una sentenza della Cassazione del 2014 precisa che il notaio è responsabile anche per la consulenza in materia fiscale, cosa che va evidentemente a protezione del consumatore. Aggiunge che la Legge Notarile del 1913 è probabilmente da aggiornare, ma rileva anche che la sede opportuna non è rappresentata dal DDL Concorrenza. Rileva da ultimo che negli Stati Uniti la giustizia è molto rapida e che se introducessimo in Italia un elemento di incertezza con una Giustizia molto lenta come la nostra si creerebbe un grosso problema. Termina garantendo il suo impegno per la modifica delle norme del DDL.

Intervento della Prof.ssa Maria Costanza – Ordinario di Diritto Privato, Università degli Studi di Pavia (a cura di Annalisa Annoni)

La Prof.ssa Costanza, anche se appartenente al mondo dell’avvocatura oltre che Ordinario di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Pavia, ha subito affermato che nessuno ha di che gioire con riguardo al DDL Concorrenza, ma anzi c’è da temere all’idea, insita nel testo in esame, di prevedere la condivisione con gli avvocati di alcune competenze dei notai.

La ridistribuzione delle attività e delle prestazioni professionali non è in grado, di per sè, di incidere realmente sul mercato da un punto di vista concorrenziale. I consumatori dovrebbero essere beneficiati dalle norme di un DDL Concorrenza, ma in realtà così non è ed infatti anche le Associazioni dei Consumatori sono critiche nei confronti di questo testo.

Anche alcune norme in tema di società, contenute nel DDL in oggetto, non riguardano benché minimamente i consumatori. La proposta fa quindi confusione fra intenti ed effetti.

Il legislatore appiattisce in pratica il termine “servizi” relativamente alle prestazioni fornite nell’ambito delle professioni giuridiche. Ci potrebbero essere implicazioni esterne rilevanti derivanti dalla modifica delle norme vigenti in tema di trasferimenti immobiliari. Il notaio è pubblico ufficiale e garante del buon funzionamento dei traffici giuridici: è responsabile per le prestazioni professionali che pone in essere e davanti al notaio l’atto pubblico e la scrittura privata autenticata sono forme di stipula ugualmente tutelanti per le parti.

Il DDL concorrenza svilisce invece la scrittura privata autenticata da questo punto di vista. Il Notaio è pubblico ufficiale ed anche soggetto terzo, pur essendo un libero professionista.

Diverso invece è l’avvocato, che ha per natura un rapporto un po’ “partigiano” con il cliente: non ha mentalità super partes, pur svolgendo una funzione nobile di difesa degli interessi di una sola della parti. Più di una perplessità suscita, secondo la Prof.ssa Costanza, la disinvoltura con cui il legislatore ha affrontato il tema dello spostamento di competenze per la conclusione delle compravendite immobiliari.

Il problema è inoltre che nel DDL vengono coinvolti tutti gli atti di trasferimento/costituzione dei diritti, le divisioni e persino le donazioni passando anche per la costituzione di garanzie ipotecarie, ciò che coinvolge e presuppone anche la stipula dei mutui. Il legislatore pare aver dimenticato in toto tutte le norme che regolano il nostro sistema nell’ambito della stipula degli atti immobiliari (vedi previsioni in tema di autentica per le donazioni) appiattendo così la conclusione di tutti tali contratti nell’apposizione di un timbro o poco più.

L’idea che gli istituti di credito possano avere al loro interno un ufficio servizi per fornire un pacchetto, un servizio completo, che vada dalla compravendita al mutuo ed alla correlativa garanzia ipotecaria comporterà l’assenza di un soggetto terzo garante a tutela dei consumatori. Il notaio invece, quale soggetto terzo, garantisce ad oggi la piena tutela del consumatore e delle parti in genere.

Voler liberalizzare la possibilità di stipula “territoriale” dei notai può essere un’idea su cui lavorare, ma il vero problema è che non si devono mai dimenticare il diritto civile, le sue regole, le giustificazioni a base di queste e le norme, che il notaio è tenuto ed obbligato a seguire a tutela del cliente.

Il DDL Concorrenza capovolgerebbe invece tutto l’impianto istituzionale. Ma ciò non può essere effettuato creando degli avvocati “ibridi” che facciano anche un po’ i notai, perché per far ciò – in realtà – andrebbe ripensato tutto il sistema partendo dalle basi dello stesso. Per il diritto societario, il DDL Concorrenza è pericoloso, perché presuppone che grazie ad una semplificazione formale il notaio ed i suoi controlli preventivi non dovrebbero più servire.

Il controllo di legalità formale per l’iscrizione nel Registro delle Imprese sarebbe sufficiente, perché vi sarebbe una standardizzazione.

Ma il legislatore del DDL dimentica che ciò che è “standardizzato” è in realtà da sempre contrario alla vera concorrenza! La standardizzazione dovrebbe favorire le piccole e medie realtà, ma non sempre il “piccolo” richiede meno attenzione, cautele e controlli, e spesso il modello standard non risulta utile nemmeno in questi casi. L’ultima considerazione della Prof.ssa Costanza è in tema di sicurezza: la scomparsa anche della forma dell’autenticazione per la costituzione delle società potrebbe creare persino episodi patologici, quali quelli del soggetto che si ritrovi socio inconsapevole di una società. La conclusione è quindi che per avere una vera concorrenza non è sempre sufficiente l’abbassamento dei prezzi, nè l’aumento più o meno abborracciato dei prestatori delle prestazioni professionali.

Intervento del Prof. Matteo Negrinotti – Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (a cura di Francesco Santopietro)

Il DDL è il primo provvedimento presentato dal Governo in seguito alle richieste dell’Autorità Garante. Il Governo recepisce i suggerimenti dell’Autorità Garante e aggiunge altri aspetti. Con particolare riferimento ai Notai, l’Autorità aveva chiesto una revisione della pianta organica e la modifica dell’art. 4 della Legge Notarile, nel senso di abrogare i parametri del numero minimo popolazione e del reddito minimo.

Il DDL accoglie parzialmente la richiesta (accoglie l’abolizione del reddito minimo per le sedi) e l’Autorità auspica comunque anche un ampliamento del numero dei notai. Già oggi la pianta organica dei notai non è completa e non sono coperti tutti i posti. In rapporto alla popolazione la Francia ha il doppio di notai.

Il Governo interviene anche aumentando la concorrenza con l’incidenza sulla competenza territoriale: l’Autorità non si era espressa al riguardo, però non ritiene negativo il DDL sul punto, anzi chiede di riflettere su un ampliamento della competenza al territorio nazionale.

Il Prof. Negrinotti prosegue facendo presente l’art. 28 del DDL, in materia di immobili, non è stato richiesta dall’Autorità Garante. Si tratterebbe di erodere un’esclusiva dei notai.

Teoricamente la norma è a favore della concorrenza, ma solo nella misura in cui non vada a ledere e minare la sicurezza dei traffici giuridici.  L’Autorità ritiene che l’esclusiva si giustifichi se tutela i cittadini e la sicurezza giuridica. Se agli avvocati venissero imposte le stesse regole dei notai e ciò non impedisse il deterioramento dell’attuale livello di sicurezza giuridica, l’Autorità sarebbe favorevole. Sottolinea, comunque, che tutti i soggetti in concorrenza devono sottostare alla stesse regole del gioco.

Intervento del Prof. Francesco Merloni – Autorità Nazionale Anticorruzione (a cura di Annalisa Annoni)

Troppo spesso si finisce per trascurare il tema della corruzione come fenomeno economico. Non si può invece dimenticare tale aspetto e non si può trascurare quanto la corruzione possa incidere sui rapporti commerciali fra i privati. La prevenzione della corruzione deve essere presidiata a partire dalle pubbliche amministrazioni e dalle pubbliche funzioni.

Considerando il DDL Concorrenza si possono fare essenzialmente due commenti. Si devono sicuramente liberalizzare e semplificare certe funzioni e certi vincoli burocratici che molto spesso risultano inutili. Però viene anche spontaneo chiedersi come il legislatore possa predisporre provvedimenti così disinvolti senza comprendere che riforme di questo genere ed entità richiederebbero invece grandissima attenzione e cautela.

Il Paese è sicuramente ingessato da vincoli che impediscono la vera concorrenza, ma le funzioni pubbliche vanno valorizzate. Per lo stesso buon funzionamento del mercato sono necessari dei presidi di certezza della legalità. Tanta più concorrenza vi è, tante più certezze servono!

Il legislatore dovrebbe alleggerire il peso di inutili vincoli burocratici, ma garantire sempre e comunque il presidio della legalità, altrimenti la semplificazione agevolerebbe qualcuno a discapito di altri. Le funzioni pubbliche sono create e poste a tutela di chi è più debole e di chi è più svantaggiato. Servono per evitare la lesioni degli interessi dei soggetti più deboli.

L’attività anticorruzione è in primis attuata verso i funzionari pubblici, per portarli ad essere degni della propria professione e del proprio ruolo.

Il libero professionista notaio ha anche una vera e propria funzione di pubblico ufficiale. Anzi, il notaio è una figura di per sé costruita su questa funzione e per questa funzione! Questo ruolo deve essere preservato da chiunque abbia a cuore la legalità. La qualità e la legalità vanno assolutamente presidiate.

Spostare funzioni pubbliche dal notaio pubblico ufficiale ad altri soggetti non può dare vera garanzia di tutela e certezza. Gli avvocati non possono garantire funzione di terzietà, perché non sono formati a tal fine.

La civiltà di un paese si vede anche dalla sua capacità di opporsi alla corruzione e di preservare la legalità.

Intervento del dott. Righi – Presidente della FIAIP (a cura di Patrizia Antognazza)

Il dott. Righi si è chiesto se ci trovassimo nel giugno 2015 o nel giugno 2006 … è ormai da anni che si sprecano decreti “Salva Italia”, “Cresci Italia”, etc., ma il mercato immobiliare è crollato. ll legislatore sta cercando di normare la nostra società e sta cercando di cambiare o è rimasto indietro?

Bisogna semplificare ma non deregolamentare! Il MISE è orientato, da anni, a trasformare tutto in impresa. Il futuro sembra essere solo l’impresa, ma a servizio di chi?

Perché 100.000 euro e non 200.000 di valore catastale? Perché solo i beni non residenziali e non anche quelli residenziali? Non si capisce il senso del DDL: la concorrenza dal 2006 è aumentata. Ad oggi il mercato immobiliare è quello che è.

Sembra un ritorno al passato: chi ha ripescato tale norma che sembra venir dal passato? I consumatori? Tutti i consumatori sostengono che il DDL li danneggia! Gli avvocati, forse? Neanche loro, dovrebbero studiare, attrezzarsi, assicurarsi, ma non sono norme a servizio delle categorie!

Le banche invece hanno aperto, già 8 mesi fa, le prime agenzie immobiliari: le banche devono disintermediare il mercato. Le banche cosa fanno? Fanno impresa, vendono telefoni, vendono le biciclette … venderanno le case! Come può una banca diventare impresa?

Se un mediatore immobiliare andasse in banca a chiedere un finanziamento per la sua attività, sarebbe un cliente o un concorrente? Avrà mai il credito anche in possesso di tutti requisiti?

È soggetto terzo la banca? I mediatori sono terzi. L’Antitrust ha controllato il numero degli sportelli ma non ha comparato il peso degli agenti immobiliari con il peso delle banche! Alla grande impresa fa comodo eliminare un blocco sociale?

Gli agenti immobiliari stanno tentando di formarsi, di migliorarsi, hanno bisogno del notariato, invitandolo al rispetto della loro funzione. Augura e auspica un accordo tra categorie in funzione di tutela del consumatore e nel rispetto della legalità.

Intervento dell’avv. Rocco Cifarelli – Area Affari Legislativi di Confindustria (a cura di Francesco De Rosis)

Per Confindustria il DDL in materia di Concorrenza era necessario poichè esistono troppi vincoli per l’esercizio dell’attività d’impresa e ciò si vede dalle classifiche internazionali.

Sui servizi professionali Confindustria chiede l’eliminazione delle restrizioni alla concorrenza, ma anche il rafforzamento della trasparenza. In merito agli atti immobiliari affidati anche agli avvocati: per Confindustria questa novità non porterebbe alcuna semplificazione e si nutrono dubbi in relazione al mantenimento della certezza giuridica. Si auspica un aumento della pianta organica notarile e l’introduzione della competenza nazionale.

In conclusione, sul DDL ci sono, a parere di Confindustria, più ombre che luci.

Avv. Anselmo Barone – avvocato in Roma (a cura di Francesco De Rosis)

Con il DDL e la norma sulle start up si viola la direttiva del 2009 che impone la necessità dell’atto pubblico per la costituzione delle società, a pena di nullità dell’atto, quando l’ordinamento di riferimento non prevede altri controlli di legalità di tipo amministrativo e giudiziario.

Relativamente agli immobili, il DDL viola i principi comunitari che tendono alla tutela della certezza degli atti giuridici (v. in tal senso la giurisprudenza comunitaria): ciò perché il notaio farebbe un controllo di legalità, mentre l’avvocato non lo farebbe, in quanto si limiterebbe solo a effettuare un’autentica.

Sul piano comunitario l’atto pubblico soddisfa la certezza dei rapporti giuridici, mentre la scrittura privata no.

Il notariato per difendere le sue competenze potrebbe ricorrere serenamente alla Commissione Europea per violazione dei principi comunitari, così come ha già fatto Confindustria con riferimento alla normativa I VA del Reverse Charge senza che ciò fosse interpretato come un gesto irrispettoso nei confronti del Governo italiano.

Notaio Mario Mistretta – Presidente della Cassa Nazionale del Notariato (a cura di Francesco De Rosis)

Il Presidente ha sottolineato che la funzione della tavola rotonda è sicuramente quella di sensibilizzare i decisori politici. Ritengo molto utile ascoltare le opinioni che non provengono dal mondo notarile.

La società ormai è “liquida”, facciamo cioè fatica a immaginare in maniera chiara una strada con cui ci possiamo rilegittimarci verso una società a cui il Notariato ha dato molto.

Oggi ci viene chiesto qualcosa in più ed è nostro compito capire quale strada percorrere. Dobbiamo essere coraggiosi, dominando il cambiamento.

Il notariato funziona nella nostra società, ma è oggetto dell’invidia sociale, pur essendoci dati economici ormai lontanissimi dagli anni passati. Il Presidente si dichiara comunque fiducioso nel buon esito finale dell’iter del DDL.

Intervento conclusivo del Notaio Carmelo Di Marco – Presidente di Federnotai  (a cura di Francesco De Rosis)

CarmeloIl Presidente sottolinea come il Congresso odierno dimostri – come già è avvenuto in occasione della Tavola Rotonda dello scorso 27 maggio – la capacità del Notariato di discutere in modo credibile e costruttivo con i più autorevoli interlocutori.

Ribadisce che il “ddl concorrenza” è frutto del tentativo che i maggiori gruppi bancari e assicurativi stanno compiendo, di inserire le prestazioni professionali nell’ambito della loro offerta di servizio. Ed è espressione di una diffusa tendenza ad additare come “anti concorrenziali”, “inutilmente costose” e “fonte di privilegi e rendite di posizione” tutte le funzioni di interesse generale ricoperte dalle categorie professionali.

Il ddl in commento rappresenta una delle manifestazioni di un progetto politico molto più ampio, esteso geograficamente fino a coinvolgere l’intero Occidente: basti pensare alla paventata entrata in vigore di Trattati transatlantici come il TTIP o il TISA, che costituiscono autentiche aggressioni contro qualsiasi speranza di equilibrio nei rapporti giuridici ed economici tra i soggetti più forti e quelli più deboli e determinano una minaccia serissima allo stesso principio di sovranità degli Stati.

Il Presidente si è quindi soffermato sul concetto di  “partecipazione” della categoria. In relazione al DDL, moltissimi hanno avvertito il bisogno, l’urgenza, di impegnarsi in prima persona affiancando alla delega attribuita ai nostri Organi di vertice numerose iniziative, messe in atto singolarmente, in piccoli gruppi o attraverso strutture associative più ampie e organizzate (quale è Federnotai).

La spiegazione può essere forse rinvenuta nel fatto che in passato si riteneva che l’azione dei rappresentanti istituzionali fosse sufficientemente efficace e tranquillizzante perché si trattava di respingere le “mire espansionistiche” di altre categorie rispetto al nostro ambito di attività. Oggi invece c’è il desiderio di affiancare l’azione di chi ci rappresenta perché si tratta di una questione molto più ampia e grave: l’aggressione al sistema di diritto di un intero continente, alla legalità, alla sicurezza e all’equità dei rapporti giuridici ed economici che in quel continente si svolgono.

Chi ha ruoli rappresentativi, istituzionali e non istituzionali deve essere capace di rendersi portatore di quella voglia di partecipazione prendendo decisioni e compiendo atti nell’interesse del Paese e, di riflesso, della categoria di cui fa parte.

È ciò che avviene quando si affrontano i decisori politici illustrando loro – nell’interesse di tutto il sistema, dello Stato che essi amministrano, e non solo nel proprio – le criticità di una norma; quando si realizza l’obiettivo di estendere il fronte di chi contrasta quella norma; quando si delibera – come Federnotai ha fatto – di utilizzare i rimedi disponibili per impedire che essa entri in vigore (tanto quelli previsti dall’ordinamento interno quanto quelli consentiti dal diritto dell’Unione Europea),  salvo che voglia provvedervi il nostro organo istituzionale di vertice, con il quale è già in corso la discussione sul punto.

La responsabilità che si accompagna alla rappresentanza determina anche il dovere di dialogare con coloro che vengono rappresentati, di ascoltarne le idee e le proposte; al tempo stesso, i rappresentati non devono commettere l’errore di lasciare soli i rappresentanti in ossequio al ben noto motto “armiamoci e partite!”. La partecipazione, se la si rivendica, è quella che vediamo qui oggi, che si traduce anche nella disponibilità a sostenere la fatica dei “portatori d’acqua”, nella scelta di privilegiare la presenza ad un congresso rispetto ad una giornata di lavoro nel proprio studio.

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In diretta da Roma: Congresso di Federnotai (seconda parte) ultima modifica: 2015-06-11T20:43:50+00:00 da Redazione Federnotizie