Trascrizione dell’acquisto mortis causa in base ad atto ricognitivo

a cura di Alessandro Torroni

Sommario: 1. La funzione della trascrizione degli acquisti mortis causa – 2. Fattispecie problematiche – 3. La prescrizione del diritto di accettare l’eredità – 4. La dichiarazione ricognitiva dell’avvenuto acquisto ereditario – 5. Possibili applicazioni della dichiarazione ricognitiva dell’acquisto ereditario – 6. Clausole.

1. La funzione della trascrizione degli acquisti mortis causa

La trascrizione degli acquisti mortis causa ex art. 2648 c.c. assolve a due fondamentali funzioni nella circolazione giuridica: da una parte, garantisce il rispetto del principio di continuità delle trascrizioni prescritto dall’art. 2650 c.c.[1] e la completezza dei registri immobiliari; dall’altra, tutela l’acquisto del terzo avente causa da chi appare erede contro eventuali contestazioni successive in ordine alla delazione ereditaria[2], contestazioni che non sono opponibili a chi ha acquistato un immobile dall’erede apparente, quando l’acquisto a titolo oneroso dall’erede apparente e l’acquisto a titolo di erede sono stati trascritti prima della domanda giudiziale diretta a contestare la qualità di erede (art. 534, comma 3, c.c.); l’art. 2652, n. 7), c.c. estende la tutela, a determinate condizioni, anche a chi ha acquistato a titolo gratuito dall’erede apparente, stabilendo che, se la trascrizione della domanda con la quale si contesta il fondamento di un acquisto a causa di morte è eseguita dopo cinque anni dalla data della trascrizione dell’acquisto, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica i terzi di buona fede che, in base a un atto trascritto o iscritto anteriormente alla trascrizione della domanda, hanno a qualunque titolo acquistato diritti da chi appare erede o legatario[3].

L’art. 2648 c.c. disciplina varie ipotesi di trascrizione mortis causa: l’accettazione espressa di eredità (comma 2), l’accettazione tacita di eredità (comma 3), l’acquisto del legato (comma 4) e individua il veicolo idoneo a consentire la trascrizione dell’acquisto mortis causa nell’atto pubblico, nella scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente e nell’estratto autentico del testamento.

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È opponibile a terzi la servitù non trascritta ma indicata nel Quadro D della nota di trascrizione di altro atto? Commento a Cass. n. 16853/2019

Con un unico atto del 31 agosto 1994 una società commerciale acquistava il diritto di proprietà su un fondo e, contestualmente, il diritto di servitù di passaggio a favore del fondo appena acquistato e a carico di altro fondo, di titolarità dello stesso venditore.

Sul versante pubblicitario, l’operazione negoziale suddetta veniva trascritta come una semplice vendita: l’acquisto a titolo costitutivo-derivativo del diritto reale di servitù era segnalato non a mezzo di un’autonoma nota di trascrizione ma provvedendo unicamente alla menzione del medesimo all’interno del “Quadro D” della nota di trascrizione della vendita.

Successivamente, lo stesso dante causa vendeva all’odierno ricorrente il diritto di proprietà sul fondo servente, senza che in detto atto di alienazione fosse data menzione dell’esistenza della servitù gravante sul bene immobile compravenduto.

Si questa vicenda è intervenuta la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 16853/2019.

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Rinuncia abdicativa al diritto di proprietà

Sommario: 1. Premessa. Nozione e natura giuridica della rinuncia abdicativa “in genere” – 2. Ammissibilità della “species” rinuncia abdicativa al “diritto di proprietà immobiliare”, sua “ratio” e fondamento giuridico – 3. L’oggetto, la causa e la forma nel negozio di rinuncia abdicativa. Possibili cause di nullità – 4. Negozio recettizio o non recettizio? Effetti dell’acquisto in capo allo Stato: acquisto a titolo originario o derivativo? – 5. Lo Stato può rinunciare, rectius “rifiutare” l’acquisto? E’ possibile revocare un atto di rinuncia abdicativa? – 6. Differenze rispetto alla rinuncia “traslativa” e alla rinuncia “liberatoria” – 7. Analogie e differenze con l’acquisto da parte dello Stato ex Art. 586 c.c. – 8. Ragioni/motivazioni alla base di una rinuncia abdicativa – 9. Pubblicità immobiliare e voltura catastale – 10. Obbligo o facoltà di notifica dell’atto al Demanio dello Stato? – 11. Responsabilità del rinunciante ex Artt. 2043, 2051 e 2053 c.c. – 12. Aspetti fiscali e menzioni obbligatorie (urbanistica, catastale, energetica).

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Revirement del giudice di merito: è legittima la rinunzia all’azione di restituzione

Per la seconda volta, un Tribunale si pronuncia sul controverso tema della rinunzia all’azione di restituzione verso i terzi aventi causa dal donatario, vivente il donante.

In piena condivisione alle motivazioni di cui al decreto n. 2298 del Tribunale di Torino del 26 settembre 2014, il Tribunale di Pescara con decreto del 25 maggio 2017 n. 250 ha così statuito:

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Riflessioni in tema di rinuncia alla proprietà

a cura di Donata Maria Serena Galeardi e Giuseppe Pappalardo

Sommario: Considerazioni preliminari – L’istituto della rinuncia nel Codice Civile – La natura giuridica della rinuncia – Gli effetti della rinuncia abdicativa – La rinuncia ai diritti reali diversi dalla proprietà – La rinuncia alla comproprietà – La rinuncia alla multiproprietà –  La trascrizione della rinuncia – Profili fiscali della rinuncia.

Considerazioni preliminari

Da qualche tempo, con maggiore frequenza rispetto al passato, capita che al notaio  venga  richiesto di ricevere un “atto di rinuncia alla proprietà”.

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La trascrizione del trust

a cura di Lorenza Bullo

In dottrina (v. Gazzoni, Il trust, in Trattato della trascrizione, I, t.2, Torino, 2012 p. 471) si legge che “… nell’ordinamento italiano la separazione patrimoniale è bensì effetto di una disposizione di legge diretta o indiretta, purché però segua di necessità la trascrizione o annotazione (v., ad esempio, artt. 162, quarto comma, 484, 495, 2645-ter, 2447-quinquies, secondo comma c.c.).”

Con specifico riguardo al trust, è noto l’ampio e acceso dibattito in ordine alla possibilità, agli effetti e alle modalità con le quali rendere pubblica e opponibile ai terzi, nel nostro ordinamento, la separazione patrimoniale discendente dal trust, stante il principio di tipicità delle formalità trascrittive.

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Outsourcing post stipula: problematiche e prospettive

L’attuale congiuntura economica generale di segno negativo ha evidenziato un’esigenza irrinunciabile di contenimento e di razionalizzazione dei costi dei nostri studi. La circostanza che il tema sia sentito è dimostrato anche dai “convegni itineranti” organizzati da Federnotai sulla “Gestione e Organizzazione dello Studio Notarile”.

La problematica del contenimento dei costi dovrà quindi essere affrontata, anche nelle opportune sedi istituzionali della nostra categoria, con decisione e con approccio scientifico, ma anche, a mio avviso, con prudenza in alcuni suoi particolari aspetti.

Mi riferisco con precisione ad un certo trend di pensiero, secondo cui alcune operazioni pre e post stipula, ritenute “standardizzabili”, sarebbero, proprio in un’ottica di riduzione dei costi, anche “esternalizzabili” a strutture estranee allo studio notarile (c.d. outsourcing).

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