Inshallah a Boy. La successione mortis causa nei paesi islamici: dalla fiction alla pratica

Inshallah A Boy è il vibrante debutto cinematografico del regista giordano Amjad Al Rasheed, nel quale una donna e sua figlia affrontano la rovina dopo la improvvisa scomparsa del marito, a meno che lei non riesca a dare alla luce un figlio.

La narrazione prende avvio quando Nawal (Hawa) si trova di fronte alla rovina dopo la improvvisa scomparsa del marito. In assenza di un accordo formale sull’eredità, il cognato di Nawal, Rifqi (Hitham Omari), è pronto a intervenire sotto gli auspici delle attuali leggi sull’eredità per esercitare il suo diritto non solo sull’appartamento della coppia, ma anche sulla tutela della giovane figlia di Nawal, Nora (Seleena Rababah). L’unico modo per evitare lo sfratto apparentemente inevitabile è che Nawal riesca a dare alla luce un figlio, un obiettivo disperato che la costringe in una serie di situazioni avventate che mettono alla prova non solo la sua fede, ma anche i limiti della sua forza.

Contenuto e al tempo stesso silenziosamente caleidoscopico, il film Inshallah A Boy offre una panoramica culturale dell’Amman contemporanea, dalle case dei cristiani benestanti dove Nawal lavora e dove entra in contatto con una donna che sta vivendo una crisi personale che potrebbe aiutarla, agli uffici legali angusti e alle cliniche di periferia.

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Nessuna imposta di successione a carico del curatore dell’eredità giacente

Il presente contributo, prendendo spunto da alcune recenti sentenze della Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Lombardia (Sentenza n. 1626/2023 del 15 febbraio 2023 e Sentenza n. 2867-1 del 27 settembre 2023), si propone di esaminare alcuni profili controversi della disciplina tributaria/fiscale della curatela dell’eredità giacente, con particolare riguardo all’imposta di successione, occupandosi, poi, incidentalmente anche dei profili civilistici di tale istituto.

Il fatto

L’Agenzia delle Entrate di Milano notifica al curatore di un’eredità giacente un avviso di liquidazione dell’imposta di successione, ritenendolo obbligato al pagamento dell’imposta liquidata.

Il curatore presenta ricorso contro l’atto notificato e la Commissione tributaria provinciale di Milano con sentenza del 2 marzo 2022 accoglie il ricorso, riconoscendo che il Curatore non sia tenuto al pagamento dell’imposta di successione, non rientrando, giusto quanto disposto dall’art. 36 del T.U.S., nel novero dei soggetti obbligati al pagamento della predetta imposta, in quanto non nel possesso dei beni ereditari ma esclusivamente nella detenzione degli stessi.

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L’inventario come presupposto della rinunzia all’eredità

a cura di Alessio Paradiso

Il dibattito dottrinale è stato agitato probabilmente per effetto della eccessiva generalizzazione dei problemi, da letture spesso veloci di sentenze, e dal web, perché ormai c’entra comunque.

In sostanza, la preoccupazione è quella di far precedere la rinunzia dell’eredità dalla redazione dell’inventario, attività che comporta spese, oneri e perché no, anche perdita di tempo da parte di chi non è interessato per nulla ad una eredità che vuole appunto rifiutare; inventario che spesso non è materialmente possibile per svariati motivi, quali impedimenti derivanti da attività ostruzionistica di soggetti, altrimenti superabili se non con l’ausilio del Giudice a cui bisogna fare riferimento ad esempio per accedere in alloggi anche contro la volontà di chi li abita e l’elenco potrebbe continuare se non all’infinito ma poco ci manca.

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Successioni senza dichiarazione per patrimoni sotto 100mila euro

Si segnala che con l’entrata in vigore del D.Lgs. 175/2014, a decorrere dal 13 dicembre 2014, vengono introdotte varie semplificazioni per la presentazione della dichiarazione di successione.

1) Anzitutto viene elevata da Euro 25.822,00 (i “vecchi” 50 milioni di lire) a Euro 100.000,00 la soglia dell’attivo ereditario sotto la quale non vi è obbligo di presentazione della dichiarazione di successione, sempre che ricorrano i seguenti ulteriori presupposti (articolo 28, comma 7, del D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346):

  • l’eredità sia devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
  • l’eredità non comprenda beni immobili o diritti reali immobiliari.

2) In secondo luogo vengono introdotte semplificazioni sotto il profilo della documentazione da presentare in allegato alla denunzia di successione. Dal 13 dicembre 2014 in avanti, infatti, gli atti di ultima volontà dai quali è regolata la successione, l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata dai quali risulta l’eventuale accordo delle parti per l’integrazione dei diritti di legittima lesi, l’ultimo bilancio o inventario delle società di cui il defunto era socio e le pubblicazioni da cui risulta il valore dei fondi comuni di investimento dei quali il defunto aveva quote di partecipazione, gli inventari formati in ottemperanza a disposizioni di legge e i documenti di prova delle passività e degli oneri deducibili nonché delle riduzioni d’ imposta e delle detrazioni d’imposta delle quali il contribuente può beneficiare, potranno tutti essere esibiti in copia non autentica (nuovo comma 3-bis dell’articolo 30 del D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346), a condizione che  il contribuente rilasci una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. 445/2000) attestante che tali copie sono conformi ai documenti originali. Rimane peraltro sempre e comunque salva la facoltà dell’Agenzia delle Entrate di richiedere i predetti documenti in originale o in copia autentica.

3) In terzo luogo viene modificata anche la disciplina relativa alle dichiarazioni di successione “integrative” o “sostitutive” che i soggetti sono obbligati a presentare se dopo la presentazione della dichiarazione della successione sopravviene un evento che dia luogo al mutamento nella devoluzione dell’eredità ovvero all’applicazione dell’imposta in misura superiore. Viene ora introdotta la precisazione  (articolo 28, comma 6, del D.Lgs. 31 ottobre1990 n. 346) secondo cui non vi è obbligo di presentare la dichiarazione di successione “integrativa” o “sostitutiva” nel caso in cui la sopravvenienza attiva sia rappresentata  dalla erogazione (al defunto o per esso ai suoi eredi) di “rimborsi fiscali”.  Naturalmente le somme oggetto di rimborso, pur non dovendo essere denunziate in sede integrative, verranno comunque tenute presenti ai fini del cumulo per il calcolo della base imponibile cui applicare l’imposta di successione.