Scissione mediante scorporo a favore di beneficiaria preesistente: le semplificazioni nelle operazioni infragruppo

Sommario. 1. Dalla tipizzazione dello scorporo alla beneficiaria preesistente – 2. Il problema delle semplificazioni – 3. Relazione degli amministratori e relazione degli esperti – 4. La situazione patrimoniale – 5. La competenza dell’organo amministrativo – 6. Il diritto di recesso – 7. Un cenno al regime fiscale – 8. Conclusioni.


La modifica dell’art. 2506.1 c.c. introdotta dal D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 88 ha definitivamente superato due dei principali dubbi sorti all’indomani dell’introduzione della scissione mediante scorporo: l’operazione può oggi avere ad oggetto l’intero patrimonio della società scissa o una sua parte e può essere realizzata non soltanto a favore di società di nuova costituzione, ma anche di società preesistenti.

Il riconoscimento legislativo di quest’ultima possibilità, già anticipato dalla prassi notarile, apre tuttavia una questione ulteriore e di notevole interesse operativo: quale disciplina procedimentale deve applicarsi quando la beneficiaria preesistente sia interamente posseduta dalla società scissa?

La risposta non è immediata. Il correttivo del 2025 ha infatti espressamente circoscritto alcune delle semplificazioni proprie dello scorporo all’ipotesi di beneficiaria di nuova costituzione. Ciò non significa, tuttavia, che lo scorporo a favore di una controllata totalitaria debba necessariamente seguire il procedimento ordinario. Al contrario, la struttura dell’operazione consente di ricondurla, per diversi profili, alla logica delle fusioni e scissioni semplificate caratterizzate dall’assenza di un rapporto di cambio economicamente rilevante.

È su questo terreno che assumono particolare importanza gli orientamenti elaborati dal Consiglio Notarile di Milano.

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Sezioni Unite: la competenza sull’azione revocatoria della scissione spetta al Tribunale Fallimentare

A cura di Piergiuseppe Spolaore

Con la sentenza 26 febbraio 2025, n. 26337, la Corte di Cassazione a Sezioni unite ha stabilito che, sebbene la competenza a conoscere dell’azione revocatoria nei confronti della scissione spetti in via generale alla sezione specializzata in materia d’impresa, qualora sia il curatore a promuovere l’azione (tanto fallimentare quanto ordinaria), la competenza spetta inderogabilmente al tribunale fallimentare, poiché si tratta di azione che deriva dal fallimento.

La competenza della sezione specializzata in materia d’impresa sull’azione revocatoria della scissione era già stata affermata da Cass., 5 febbraio 2020, n. 2754, alla quale non avevano aderito, però, né il Tribunale di Bologna con la sentenza nei cui confronti è stato proposto il regolamento di competenza dal quale trae origine la decisione in epigrafe, né l’ordinanza interlocutoria con cui la Sez. I aveva rimesso il procedimento al Primo Presidente (n. 24237/2023).

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La parola sconcia (a proposito della Cassazione in tema di finanziamento soci….)

a cura di Giovanni De Marchi (notaio)
e Alberto C. Magrì (dottore commercialista)

La pubblicazione, sulla stampa specializzata, della notizia di due ordinanze “gemelle” della Cassazione (ordinanze 6157 e 6158) a proposito della tassazione a imposta proporzionale del 3% di finanziamenti soci “enunciati” in una scissione ha generato sgomento tra gli operatori del diritto, in primis notai e commercialisti (in poche ore l’articolo mi è arrivato da tre diversi amici commercialisti che mi domandavano, perplessi, che cosa ne pensassi).

Il primo pensiero è stato, dicevamo, quello di sorpresa attonita. Poi la razionalità ha imposto di non fermarsi alla notizia e provare a leggere i provvedimenti.

Che lasciano ancor più sgomenti.

Facciamo un passo indietro: si sa che da alcuni anni la giurisprudenza della Cassazione (immediatamente e pedissequamente seguita dalla prassi delle Agenzie delle Entrate, ça va sans dire) non riesce a resistere all’idea di tassare al 3% qualsiasi documento in cui si menzionino finanziamenti soci.

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La scissione negativa

L’istituto della scissione rappresenta, allo stato attuale, una delle fattispecie del diritto societario maggiormente caratterizzata da elementi di polimorfismo. La stessa normativa di legge non stabilisce in modo espresso un fondamento comune alle diverse sub-fattispecie di scissione contemplate nel nostro ordinamento e non stabilisce limitazioni tassative, né di tipo qualitativo, né di tipo quantitativo.

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Novità in tema di scissione societaria: modifica all’art. 2506 ter C.C.

Il comma 1 dell’art. 27 della legge 30 ottobre 2014 n. 161 ha modificato, a decorrere dal 25 novembre 2014, l’art 2506 ter del Codice Civile, prevedendo che quando la scissione avviene con aumento del capitale della beneficiaria e conferimento di beni in natura, la relazione illustrativa dell’organo amministrativo, oltre che indicare i criteri di distribuzione delle azioni o quote ed il valore effettivo del patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie, nonché di quello che eventualmente rimanga nella società scissa, deve altresì menzionare (e qui è la novità), l’avvenuta elaborazione della relazione di stima di cui all’articolo 2343, indicando il registro delle imprese presso il quale tale relazione è depositata.

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