Operazione straordinaria di scissione e abuso del diritto nei documenti di prassi dell’amministrazione finanziaria

a cura di Alberto Picarello
partner LawaL Legal & Tax advisory

1. Evoluzione normativa e giurisprudenziale in materia di abuso del diritto

Prima di analizzare i casi pratici tratti dalla prassi dell’Amministrazione Finanziaria in tema di operazioni straordinarie di scissione, è opportuno effettuare un breve excursus sull’evoluzione normativa della disciplina della materia; ciò a cominciare dalla considerazione per cui solo con l’introduzione dell’art. 10 della legge 408 del 1990, l’ordinamento giuridico italiano si è dotato di una disposizione antielusiva vera e propria.

Per colmare la lacuna normativa appena evidenziata, negli anni ‘70 e ’80 parte della dottrina aveva sostenuto l’applicabilità, anche in sede tributaria, dell’art. 1344 c.c. sulla illiceità della causa dei contratti stipulati in “frode alla legge, in quanto contrari a norme imperative[1]. Soluzione in realtà non idonea a contrastare l’elusione, poiché la dichiarazione di nullità degli atti da parte dell’Amministrazione finanziaria non consentiva alla medesima alcuna riqualificazione dei contratti atta a recuperare a tassazione gli importi evasi[2].

Precisato ciò, al citato art. 10 della legge 408 del 1990 seguì, con il D.Lgs. 358/1997, l’introduzione dell’art. 37-bis d.p.r. 600/1973, che ribadì la struttura dell’originaria norma antielusiva, sia pure con un elenco più ampio delle operazioni a tal fine rilevanti, limitando l’applicazione della disciplina in esame alle imposte sul reddito; iii) per quanto riguarda la formulazione, fu enunciato in modo da sostituire l’avverbio “fraudolentemente”, con la formula concernente gli atti, fatti o negozi “diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi altrimenti indebiti” ; iv) introdusse la previsione dell’inopponibilità (inefficacia relativa) degli atti nei confronti dell’Amministrazione finanziaria; v) introdusse il concetto in base al quale le operazioni, per essere elusive dovessero essere prive di “valide ragioni economiche”; vi) dispose la “deduzione” delle imposte già pagate; vi) inserì tra gli atti inopponibili al Fisco non solo quelli privi di valide ragioni economiche ed aventi il fine di ottenere un risparmio d’imposta, ma anche quelli diretti più specificamente ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento giuridico tributario[3].

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La scissione negativa

L’istituto della scissione rappresenta, allo stato attuale, una delle fattispecie del diritto societario maggiormente caratterizzata da elementi di polimorfismo. La stessa normativa di legge non stabilisce in modo espresso un fondamento comune alle diverse sub-fattispecie di scissione contemplate nel nostro ordinamento e non stabilisce limitazioni tassative, né di tipo qualitativo, né di tipo quantitativo.

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Novità in tema di scissione societaria: modifica all’art. 2506 ter C.C.

Il comma 1 dell’art. 27 della legge 30 ottobre 2014 n. 161 ha modificato, a decorrere dal 25 novembre 2014, l’art 2506 ter del Codice Civile, prevedendo che quando la scissione avviene con aumento del capitale della beneficiaria e conferimento di beni in natura, la relazione illustrativa dell’organo amministrativo, oltre che indicare i criteri di distribuzione delle azioni o quote ed il valore effettivo del patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie, nonché di quello che eventualmente rimanga nella società scissa, deve altresì menzionare (e qui è la novità), l’avvenuta elaborazione della relazione di stima di cui all’articolo 2343, indicando il registro delle imprese presso il quale tale relazione è depositata.

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