Le società con “doppia nazionalità” e il controllo del notaio

a cura di Ciro Caccavale

1. Il regime delle società con sede amministrativa e/o oggetto principale in Italia: cenni

Le considerazioni che seguono, le quali chiamano in causa, per certi versi, il procedimento di omologazione, potrebbero intendersi come un atto di concorrenza per agganciamento, volte a sfruttare l’enorme visibilità che la materia della volontaria giurisdizione ha conseguito negli ultimi tempi, per argomenti diversi, però, da quello del controllo sugli atti societari, del quale qui ci si occupa. Ma a ben vedere, con la recente riforma della disciplina delle trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere (portata dal d.lgs. 2 marzo 2023, n. 19 ), è anche divenuta di stringente attualità l’intera materia degli atti delle società straniere, e del coinvolgimento del notaio nelle vicende societarie caratterizzate da profili di internazionalità, nella quale il tema in oggetto si innesta senz’altro a pieno titolo[1].

Si tratta adesso, nello specifico, di verificare come si configuri il controllo di legalità che il notaio sia tenuto a svolgere in ordine alle società straniere che in Italia abbiano stabilito la loro sede effettiva o in Italia prevalentemente operino e che, essendo tenute a rispettare la legge italiana ai sensi delle nostre norme di conflitto (art. 25, l. 31 maggio 1995, n. 218), debbano anche iscriversi nel registro delle imprese.

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Il Registro dei titolari effettivi, le lettere di avviso delle Camere di Commercio e la sentenza della Corte di Giustizia Europea

a cura dell’avvocato Igor Valas

A decorrere dalla prima settimana del mese di novembre 2022, le Camere di Commercio hanno iniziato a inviare alle “società di capitali” un avviso in merito al prossimo obbligo di comunicazione al Registro Imprese del Titolare effettivo come previsto dal D.Lgs n. 90 del 25/5/2017.

Pur evidenziando nella e-mail come l’obbligo di comunicazione attenga sia alle imprese dotate di personalità giuridica sia alle “persone giuridiche private” (richiamando a tal fine le fondazioni e le associazioni riconosciute) e ai trust e istituti affini ai trust, è indicativo come queste comunicazioni siano indirizzate dallo Stato solo alle società di capitali.

L’avviso è certamente sibillino nel punto in cui da un lato esplicita che gli “strumenti operativi” saranno disponibili non appena completato l’iter normativo, dall’altro riferisce come siano già operativi sia il portale Web titolareeffettivo.registroimprese.it sia la possibilità di richiedere il dispositivo digitale presso le Camere di Commercio stesse.

In effetti, il portale indicato non è ancora operativo, salvo quale finestra mediatica con scarne indicazioni di cosa serva per procedere alle comunicazioni: l’account telematico, la firma digitale dell’amministratore, il software di compilazione e invio delle pratiche, una e-mail Pec. Nulla in più è possibile sapere né tantomeno oggi fare, se non attendere il completamento dell’iter normativo i cui passi è dunque necessario ricordare.

L’istituzione del Registro dei titolari effettivi: la normativa primaria e il recepimento della V Direttiva AML

L’art. 21 del D.Lgs. del 21 novembre 2007, n. 231[1] prevede che “le imprese dotate di personalità giuridica tenute all’iscrizione nel Registro delle imprese di cui all’art. 2188 del codice civile e le persone giuridiche private tenute all’iscrizione nel Registro delle persone giuridiche private di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000 n. 361” (art. 21, comma 1) comunichino ad autonoma sezione del Registro delle imprese le informazioni relative ai propri titolari effettivi.

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Alla ricerca delle società innovative: le start up e le piccole medie imprese

Sommario: 1. Le fonti – 2. Le start-up innovative – 2.1. La costituzione delle start-up innovative – 2.2. Le modificazioni dell’atto costitutivo delle start-up innovative – 2.3. I requisiti – 2.4. La durata – 2.5. Gli aspetti fiscali – 3. Le PMI innovative – 3.1. I requisiti – 3.2. Gli aspetti fiscali – 4. La disciplina delle start-up innovative e delle PMI – 4.1. La disciplina applicabile alle start-up innovative e alle PMI innovative – 4.2. La disciplina applicabile alle start-up innovative e alle PMI innovative in forma di s.r.l. – 4.3. La disciplina applicabile alle PMI in forma di s.r.l.


1. Le fonti

All’indomani della crisi economica globale del 2008, il legislatore italiano ha elaborato dei nuovi modelli societari, con lo scopo di attrarre capitali esteri e di rilanciare l’imprenditoria nazionale, sempre meno competitiva e poco propensa ad investire in campo innovativo- tecnologico.

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L’abolizione del libro soci nella società a responsabilità limitata

Tecniche redazionali per ovviare all’abolizione del Libro Soci

Il recente provvedimento del Tribunale di Roma (del 15 gennaio 2015), che, nel ribadire l’orientamento già in precedenza espresso dal Tribunale di Verona (del 14 settembre 2009), ha escluso la possibilità per i soci di “… subordinare all’iscrizione nel libro soci, volontariamente istituito e tenuto dall’amministratore, l’efficacia, di fronte alla società, dell’atto di trasferimento di partecipazioni sociali” ci induce a ritornare sull’argomento dell’abrogazione del libro soci nelle s.r.l. e sull’utilità o meno di una sua istituzione su base volontaria.

La direzione che, con questo ulteriore provvedimento, sembra aver preso la giurisprudenza, spinge verso l’adozione di soluzioni che, senza derogare alla disciplina di legge, prendano atto della volontà del legislatore di prescindere, nelle s.r.l., dall’esistenza del libro soci, ovviando, con apposite tecniche redazionali, a tutte quelle criticità che detta abrogazione ha determinato e che la dottrina opportunamente ha evidenziato.

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