Il Notaio, il procacciatore e il trattamento economico dei dipendenti

a cura di Arturo Brienza

Con l’ordinanza 8 febbraio 2022 n. 3940 (.PDF), la Corte di Cassazione, su ricorso del Consiglio Notarile, ha cassato con rinvio la decisione della Corte d’Appello che, confermando la decisione della Coredi, aveva assolto il Notaio da numerose incolpazioni ritenendolo responsabile solo della irregolare tenuta del repertorio.

La sentenza, con estrema incisività, riporta la vicenda come segue:

…deve ritenersi  “accertata la violazione del principio di personalità della prestazione consumatasi mediante un eccesso di delega esterna, poiché il notaio  si era avvalso di plurime agenzie immobiliari che erano deputate a individuare potenziali clienti e a sottoporre loro i preventivi redatti dal notaio (e dallo stesso trasmessi alle agenzie), essendo altresì a conoscenza che gli agenti immobiliari percepivano un importo dai clienti per la loro intermediazione nei confronti del notaio (qualificato dalla stessa Corte territoriale come un “sovrappiù non dovuto“), donde l’insussistenza della connotazione fondamentale del conferimento diretto degli incarichi professionali a notaio da parte dei singoli clienti….”

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Concorrenza tra notai e procacciamento d’affari: il commento del presidente De Ruggiero alla sentenza di Cassazione n. 16433

Commento a Cass. 30-7-2020, n. 16433

«L’art. 147 della legge notarile non vieta la concorrenza tra i notai, ma ne vieta le forme illecite, compreso il ricorso a procacciatori d’affari, da intendersi in senso meramente economico e non strettamente tecnico, essendo sufficiente ad integrare la condotta sanzionata il solo fatto che un terzo indirizzi un certo numero di clienti verso il notaio e che quest’ultimo ne tragga beneficio nello svolgimento dell’attività, senza che rilevi la gratuità dell’attività di procacciamento, vietata dall’art. 31 del Codice Deontologico anche se svolta a titolo non oneroso».

A leggere questa massima un brivido è inevitabile: quante volte ho “indirizzato” – gratis! – amici che mi chiedevano consiglio “a beneficio” – in verità, non sempre – di un notaio stimato? E non è forse vero che è dal passa-parola di un conoscente che arriva al notaio buona parte dei “clienti”? (Ma bisogna proprio chiamare così i cittadini che accedono a un pubblico Ufficio?) Una volta va bene, ma se solo le indicazioni dello stesso conoscente raggiungono “un certo numero”, ne risulta integrato un procacciamento vietato?!?

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