Parità di genere e lingua degli atti notarili

Riceviamo da una lettrice non notaio un appunto sulle modalità di scrittura degli atti notarili, degli statuti e delle loro clausole, nel quale si censura l’utilizzo del maschile sovraesteso. L’argomento è di attualità. Che non tutti si sia d’accordo con la critica è superfluo sottolinearlo. Il dibattito è aperto.


Parità di genere e lingua degli atti notarili

di Laura Agnoletto Baj

Quando nel 2019 sono andata a vedere alla Triennale di Milano la mostra Broken Nature mi sono resa conto della mia ignoranza sul mondo delle piante, ho sempre sentito dire la frase “quell’uomo ormai è un vegetale” come dire che ormai non aveva più alcuna funzione vitale e non mi sono mai accorta che era frutto di un pregiudizio e di molta ignoranza.

Nella mostra curata da Stefano Mancuso, sempre all’interno di Broken Nature, ho imparato quanto le piante siano comunità, comunichino tra loro, si aiutino e si ingegnino per trovare forme di sopravvivenza “molto intelligenti”, perché il mondo vegetale è tutto il contrario di quello che la frase “quello è ornai un vegetale” voleva esprimere.

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Stipulare in una lingua UE: si può?

Il tema dell’influenza del diritto dell’Unione Europea sull’attività notarile è noto ai lettori di questa Rivista e ai notai. Ci si riferisce, in particolare, al primato delle norme euro-unitarie sul diritto italiano con conseguente disapplicazione (o non applicazione) di quest’ultimo ove si ponga in contrasto con il primo e al connesso tema del divieto di discriminazione al rovescio esaminato a proposito del Certificato Successorio Europeo.

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