Nanismo, bulesumme e intelligenza artificiale

di Ugo Bechini

Approfitto senza ritegno dell’ormai ultraventennale ospitalità di Federnotizie per concedermi due bordi nel divertente bulesumme (*) che ha fatto seguito all’impiego da parte di Antonio Teti del termine nanismo. Il motore di ricerca della Rivista propone in verità un’altra occorrenza del 2019, ma è solo uno scherzo dell’informatica: lì la parola era onanismo, impiegata da Antonio di Lizia (e da chi, altrimenti?).

Dichiaro senza diplomazia alcuna la mia posizione. Penso che le evoluzioni sociali e tecnologiche possano in effetti travolgere il notariato, ma sono ancor più convinto che la categoria possegga tutti gli atout per essere parte attiva del processo e cavalcare la tigre senza finire sbranata. Purché di parte attiva si tratti, per l’appunto.

Credo che pochi tra noi si dichiarerebbero in disaccordo, teoricamente, ma quando si viene al dunque, la musica cambia. Da anni faccio collezione di arrabbiature nelle riunioni notarili europee, quando constato la totale assenza di interesse di molte delegazioni a una reale cooperazione transfrontaliera. Che ognuno riceva i suoi atti; che i tedeschi non pensino di stipulare tra connazionali in Costa Brava (c’è un mercato…), e che i polacchi non provino neppure a domandare l’intavolazione di un legato in Germania. Intendiamoci: nessuno pensa che un notaio sloveno possa operare in autonomia sul mercato italiano; occorre una specifica competenza sulla normativa locale. Si parla, piuttosto, di un agire coordinato di notai appartenenti a tutte le giurisdizione interessate.

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