Gli enti religiosi civilmente riconosciuti e le ultime novità in tema di patrimonio del “ramo ETS”

Il Decreto Legge 31 maggio 2021, n. 77 (G.U. serie generale n. 129 del 31 maggio 2021), convertito con legge 29 luglio 2021, n. 108 (G.U. serie generale n. 181 del 30 luglio 2021) ha apportato una sostanziale modifica all’art. 4, comma 3, Codice del terzo settore (o anche CTS) in tema di enti religiosi civilmente riconosciuti, chiarendo alcune questioni rimaste aperte nel testo originario, che avevano sinora pesato nella scelte interne di questi enti.

Prima di entrare nel merito della modifica conviene ricordare la posizione degli enti religiosi nel codice del terzo settore.

Il CTS riconosce che agli enti religiosi civilmente riconosciuti si possa applicare la disciplina degli ETS e delle imprese sociali[1] relativamente allo svolgimento delle attività permesse a tali enti.

Ne derivano i seguenti principi, di seguito meglio spiegati: (i) gli enti religiosi civilmente riconosciuti non possono assumere direttamente la qualifica né di ETS, né di imprese sociali; (ii) solo ad un loro “ramo” possono essere applicate le relative norme; (iii)  il “ramo ETS” o il “ramo impresa sociale” degli enti religiosi civilmente riconosciuti, per essere riconosciuto come tale, deve esercitare una o più delle attività rispettivamente elencate negli art. 5, comma 1, CTS e art. 2, comma 1, D. Lgs. n. 112/2017; (iv) il “ramo”, non costituendo un ente autonomo, resta sempre disciplinato in prima istanza dalla normativa della Confessione che interessa l’intero ente.

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Terzo Settore: trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda da parte delle imprese sociali.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.139 del 18 giugno 2018 il decreto n.50 del 27 aprile 2018 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che chiarisce le procedure necessarie per le operazioni di trasformazione, fusione, scissione, cessione d’azienda e per la devoluzione del patrimonio da parte delle imprese sociali.

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Le società benefit

Sommario: 1. Normativa di riferimento – nozione, caratteristiche e finalità – 2. Previsioni statutarie e oneri gestionali – 3. Standard di valutazione e verifiche da parte di organismi terzi – 4. Sanzioni – 5. Regime fiscale – 6. Differenze tra società “benefit” e impresa sociale – 7. Comparazione dell’istituto italiano con esperienze straniere – 8. Conclusioni

1. Normativa di riferimento – nozione, caratteristiche e finalità

Il Legislatore con la Legge di Stabilità 2016 (Art. 1 commi da 376 a 382 Legge 28 dicembre 2015 n. 208 – pubblicata nella Gazz. Uff. 30 dicembre 2015, n. 302, S.O.) ha introdotto nell’ordinamento una particolare figura societaria, quella delle “società benefit”, società a scopo di lucro che distribuiscono utili ma perseguono anche finalità di beneficio comune.

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