Interviene nuovamente la Cassazione in tema di Fondo patrimoniale: si alla deroga ex art. 169 c.c.

a cura di Margherita Caccetta
notaio in attesa di nomina

Pur in presenza di figli minori … si deve ritenere che la disciplina legale sancita dall’art. 169 cod. civ. – e quindi la preventiva autorizzazione del giudice alla alienazione di beni del fondo – si renda applicabile solo in mancanza di deroga prevista nell’atto di costituzione del fondo patrimoniale” (Cass., Sez. I, ord., 4 Settembre 2019, n. 22069).

L’ordinanza della Cassazione in commento affronta un tema attuale quanto spinoso: la deroga all’autorizzazione giudiziale ai sensi dell’art. 169 cod. civ., in presenza di figli minori, per “alienare, ipotecare, dare in pegno o comunque vincolare i beni del fondo patrimoniale”.

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Il fondo patrimoniale è morto?

1. Due casi recenti

Se si guarda all’evoluzione della giurisprudenza sul fondo patrimoniale negli ultimi decenni, si ha l’impressione che tale istituto non risponda più a quell’esigenza di tutela del patrimonio che fino ad oggi ne ha favorito l’applicazione.

Una giurisprudenza costante e tenace ha infatti progressivamente e quasi completamente eroso la portata dell’art. 170 cod. civ., norma che costituisce il principale presidio dei beni del fondo. Al punto che c’è da chiedersi se tale istituto, pensato dal legislatore come baluardo di una minima sicurezza economica familiare, non sia ormai privo di ogni reale efficacia e destinato alla desuetudine.

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Riflessi applicativi della sentenza della Cassazione dell’8 agosto 2014 n. 17811: un nuovo ostacolo alla circolazione giuridica degli immobili?

La Cassazione con sentenza dell’8 agosto 2014 n. 17811 si è pronunciata sulla annosa questione dell’ammissibilità e dei limiti dello scioglimento volontario del fondo patrimoniale in presenza di figli minori.

Al riguardo, prima della citata sentenza, in dottrina e giurisprudenza sono state sostenute tutte le possibili opinioni.

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Costituzione fondo patrimoniale e sottrazione fraudolenta di beni al fisco

Corte di Cassazione, Sentenza n. 9154 del 4 marzo 2016. Gli atti posti in essere al fine di rendere anche solo parzialmente inefficace la procedura di riscossione coattiva recano in sé un elemento costitutivo del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. L’idoneità degli atti a perseguire tale risultato deve però essere valutata in concreto, con riferimento sia all’oggetto che alla natura dei medesimi.

Qualora venga costituito un fondo patrimoniale sarà necessario valutare in concreto quali elementi dell’operazione dimostrino che la causa negoziale è stata strumentalizzata per poter evitare il pagamento dei tributi dovuti.

Il solo fatto che con la costituzione del fondo patrimoniale si venga a creare un patrimonio separato non prova, da solo, la sottrazione fraudolenta del patrimonio del debitore.

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