Conto dedicato: riflessioni a margine dell’articolo di Luigi De Ruggiero

a cura di Fabrizio Pavoni

In merito all’interessante articolo relativo al conto dedicato, a firma del magistrato De Ruggiero, mi sorge spontanea la necessità di proporre alcune riflessioni da notaio. Nel senso di operatore pratico piuttosto che di puro valutatore di comportamenti teorici.

Tre spunti mi si presentano chiari:

  • il problema della tenuta del rendiconto della gestione del conto;
  • il problema del versamento sul conto dedicato delle intere somme percepite;
  • il problema del pagamento ritardato da parte dei clienti delle somme, in particolare relative alle imposte da versare allo Stato.

A mio avviso occorre applicare le norme certamente nel rispetto del dettato normativo, ma anche interpretarle con riferimento alla loro rilevanza nel campo della deontologia e soprattutto del buon senso.

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La mala gestio del conto dedicato

Come si sa, la L. 27-12-2013, n. 147, in quanto modificata dalla L. 4-8-2017, n. 124, ha disposto che il notaio debba versare su un apposito conto corrente “dedicato” tutte le somme dovute sugli atti stipulati a titolo di tributi per i quali egli sia sostituto o responsabile d’imposta (art. 1, co. 63, lett. a), quelle affidategli e annotate nel registro delle somme e dei valori (lett. b) e quelle ricevute come “deposito prezzo” o per estinguere gravami e pagare spese (lett. c).

La norma fondamentale sulla gestione del conto – da interpretare e applicare con rigore – impone al notaio di utilizzare queste somme, e sempre idoneamente documentandolo, solo per gli specifici impieghi per i quali gli sono state depositate (co. 66); per converso, perciò, il Legislatore le protegge da tutte le aggressioni che possano muovere soggetti terzi per altri fini: gli importi depositati sul conto dedicato costituiscono così, ora per espressa definizione normativa (il principio della separazione era già affermato in àmbito disciplinare) un “patrimonio separato” (art. 65), sono quindi esclusi dalla successione del notaio e dal suo eventuale regime patrimoniale familiare e soprattutto sono impignorabili da chiunque, come impignorabile è il credito al loro pagamento o restituzione.

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Ipotesi applicative di utilizzo del conto dedicato in funzione di deposito (escrow)*

*  Testo aggiornato della relazione presentata alla riunione di studio organizzata dal Consiglio Notarile di Milano il 25 ottobre 2023.

Il mio intervento, che nasce da un aggiornamento per i colleghi del mio Distretto, verte su alcune ipotesi applicative del deposito, a mani del notaio, in connessione ad atti stipulati col suo ministero, di somme di denaro per il perseguimento di interessi meritevoli di tutela. Tratterò di alcune ipotesi in cui, per il tramite del conto dedicato (di seguito Conto), il notaio esercita una funzione, che può definirsi, in senso lato, di escrow[1] agent, seppur con utilizzo di un Conto con caratteristiche particolari che condivide le prerogative del Conto stesso quando in esso affluiscono somme destinate al pagamento delle imposte. In particolare, il deposito obbligatorio riguarda tutte le somme da pagare al notaio in relazione all’attività dallo stesso prestata, a titolo di anticipazione di imposte e tasse per le quali lo stesso notaio sia responsabile d’imposta, ovvero sostituto d’imposta. Al proposito è comunque prassi diffusa, per ragioni di ordine anche contabile, di possedere un (ulteriore) Conto, sempre vincolato, destinato alla custodia di somme di denaro oggetto di mandato da attuarsi successivamente o, come vedremo poi, anche contestualmente alla stipula[2].

Sulla connessione con gli atti stipulati vi è, a livello di prassi, una interpretazione sufficientemente estensiva che sembra legittimare il notaio a tale deposito per diverse tipologie di intervento che potrebbe, evidentemente, avvenire anche per atti che poi (per varie ragioni) non venissero stipulati, salvi, beninteso, gli obblighi di trasparenza e di restituzione che devono connotare questa funzione, senz’altro contrattuale[3], ma sempre connotata da un interesse pubblico, improntato ad un ruolo di terzietà e di imparzialità (oltre che di professionalità), correlata alla funzione di pubblico ufficiale. Non è certo un caso che i Principi di deontologia, approvati dal Consiglio Nazionale molto tempo prima dell’entrata in vigore della normativa sul Conto, sono dettati per ogni ipotesi di affidamento di somme al notaio e possono, anzi dovrebbero, costituire la guida comportamentale come una sorta di bussola anche per l’utilizzo delle somme affidate al Conto.

I Principi sono molto chiari e puntuali nello stabilire il contegno del notaio nel ricevere somme, anche a prescindere dalla annotazione sul Registro delle somme e valori. In particolare, l’art. 45 dei Principi[4] stabilisce puntuali doveri di comportamento in capo al notaio depositario. In estrema sintesi, rimandando per i dettagli alla norma deontologica, essi si sostanziano nella predeterminazione scritta di contenuto, modalità e tempi di adempimento dell’incarico; richiedono, inoltre, la descrizione e le modalità di impiego di quanto affidato. Oltre a ciò, le norme deontologiche impongono l’esatta individuazione dei beneficiari e la predeterminazione dettagliata delle modalità di svincolo.

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Conto dedicato, applicazioni concrete e prospettiche*

di Enrico Maria Sironi

* Relazione presentata alla riunione di studio organizzata dal Consiglio Notarile di Milano il 25 ottobre 2023.

Premessa

Passati sei anni dall’entrata in vigore della disciplina dell’art. 1, commi 63 e seguenti della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (come modificati dai commi 142 e seguenti della legge 4 agosto 2017, n. 124), è opportuno un riesame “a freddo” sull’operatività del conto dedicato e del deposito prezzo.

Partiamo da una domanda: DEPOSITO PREZZO e CONTO DEDICATO sono tra loro interdipendenti, cioè costituiscono due facce della stessa medaglia, oppure è più corretto distinguere i due istituti, che solo in alcuni casi si intrecciano?

La norma del 2013, che prevedeva l’obbligo per le parti di depositare al notaio il prezzo delle compravendite (e le altre somme specificate nel comma 63), con corrispondente dovere di versarli sul conto corrente dedicato, induceva a considerare detto conto in funzione servente rispetto al deposito del prezzo; tale lettura risulta superata dalla revisione attuata dal legislatore del DDL concorrenza: ora, infatti, il deposito del prezzo è diventato fattispecie eventuale, mentre restano gli obblighi (i) di tenuta del conto corrente dedicato e (ii) del versamento su esso delle somme indicate dal nuovo comma 63.

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Deposito Prezzo e Conto dedicato: a che punto siamo?

Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e in seguito ogni triennio, il Consiglio nazionale del notariato, sentiti gli organi preposti alla vigilanza degli altri pubblici ufficiali roganti, presenta al Ministro della giustizia una relazione sullo stato di applicazione delle norme di cui ai commi da 63 a 67 dell’articolo 143 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificati dal comma 142 del presente articolo, segnalando le eventuali criticita’ e proponendo le modifiche ritenute opportune.

Così recita il comma 143 della legge 127/2017 la legge annuale sulla concorrenza che – tra le altre cose – introdusse il c.d. deposito del prezzo al notaio e il conto dedicato.

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Il regime giuridico del conto dedicato: separazione patrimoniale ed impignorabilità

a cura di Giuseppe Gallizia, notaio in Milano

La fattispecie regolata dal legislatore con la norma in commento (introdotta dall’art. 1 commi 63-66 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147) costituisce un segmento soltanto di quella più ampia operazione che chiamiamo deposito del prezzo o più in generale affidamento di somme nelle mani del notaio.

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Conto dedicato e deposito prezzo: l’altra faccia della medaglia

Annotazioni a margine degli articoli “Piangersi addosso: lo sport preferito dai notai” di Arrigo Roveda e “Deposito prezzo: un’opportunità da non perdere” di Matteo Mattioni”, pubblicati su queste pagine nei giorni scorsi.

A parte la provocazione ironica del titolo dell’articolo di Arrigo Roveda, alla quale ho già risposto con ugual senso dell’umorismo sulla copertina del numero di ottobre di Notarnews [dato che, detto per inciso, come aveva a suo tempo efficacemente sentenziato Paolo Setti, la base notarile è costituita prevalentemente da persone “mai cuntent”, alle quali fanno da contrappeso, dico io, i notai delle istituzioni che sono, o appaiono, sempre cuntent!] a me sembra che entrambi gli articoli abbiano la pretesa di attribuire a queste nuove norme una valenza simbolica, che io è molti altri colleghi non riusciamo a intravedere.

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