Manifesto per un notariato visionario

Congresso CNN 2016

Da alcuni anni, il Notariato – oltre a valorizzare la propria pubblica funzione – si propone di far riconoscere l’utilità del proprio intervento: lo stesso Presidente Lombardo, in occasione della prima riunione dei Presidenti Distrettuali successiva al suo insediamento, ha messo al centro della sua riflessione la necessità della affermazione del “notaio utile”, del “notaio socialmente apprezzato”.

Sappiamo bene che l’utilità del nostro intervento e della nostra funzione è contestata da molti: in molti casi viene negata in modo strumentale da chi vorrebbe azzerare i controlli ai quali quella funzione si collega; da chi progetta di includere le nostre attività nell’ambito della propria offerta di servizi o da chi vorrebbe che la nostra funzione non fosse più abbinata a talune caratteristiche nostre esclusive, per poterla esercitare senza possederle. In altri casi – purtroppo ci sono anche questi – il riconoscimento della nostra utilità manca perché non riusciamo a soddisfare le aspettative di chi si rivolge a noi.

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A favore della legalità

                                                               a cura di Maura Manghi

Il CNN NOTIZIE con comunicato in data 27 gennaio 2015 ha dato notizia dell’avvenuta sottoscrizione in data 10 dicembre 2014 del protocollo di intesa tra il Consiglio Nazionale del Notariato e il Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati, nonché dell’analogo protocollo in corso di perfezionamento con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Nel comunicato si legge che, nelle intenzioni del CNN, si proseguirà il percorso di collaborazione, sotto il profilo tecnico anche “con gli altri ordini professionali interessati alle transazioni immobiliari al fine di rafforzare il contenuto e gli effetti dell’atto notarile di compravendita immobiliare con più elevati standard di sicurezza edilizia ed urbanistica attraverso l’utilizzo di una perizia tecnica di supporto all’attività del notaio.”

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2.0 – Perché non tornerò alla carta

“Te se regòrdet?”. Mi chiedono ancora oggi i clienti del lago di Como, riportandomi a quel lontano 2001 quando aprii l’ufficio nella mia prima sede di Gravedona ed Uniti e di dialetto del lago non capivo davvero nulla.

E pensare che credevo di avere studiato abbastanza.

Avevo già i tradizionali problemi di inizio professione: dalla scelta del software di studio ai pochi arredi, la stampa del repertorio e, ci si aggiungeva, anche il dialetto.

Parlo inglese e francese, al liceo ho studiato latino e greco e ho addirittura reminiscenze di linguaggi popolari del sud in una veste narrativa puramente fiabesca, tramandata dai nonni.

Cosa c’entravo io con il dialetto dell’alto lago e perché avrei dovuto impararlo?

Capii presto che entravo in punta di piedi in una nuova coscienza popolare, fatta di persone e racconti, di conoscenze e tradizioni e non potevo in quel ruolo di moderno tutore della legge esimermi rispetto a questa nuova sfida, condicio sine qua non per entrare in contatto con il territorio.

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