La comunicazione non verbale è un diritto dei malati di SLA

La strada è stata ormai segnata e la battaglia di civiltà che si sta portando avanti comincia a raccogliere i suoi frutti concreti.

Dopo la “spinta” che il Notariato ha dato a partire dal Congresso di Milano del 2015, ripresa in occasione della giornata dei #notaixilsociale dello scorso 3 aprile, arriva anche il primo provvedimento giudiziario che esclude esplicitamente la necessità della nomina di un interprete, ai sensi degli artt. 56 e 57 della legge notarile, per un soggetto affetto da Sclerosi laterale amiotrofica munito di puntatore oculare per comunicare.

Il Tribunale di Venezia, con decreto 3150/2017, ha infatti rigettato l’istanza per la nomina dell’interprete ritenendo idonea la comunicazione non verbale del soggetto malato di Sla, sulla base del principio che non vi è alcun problema a comprendere “il valore del significante e svelarne il significato”.

Questo provvedimento è importante soprattutto perché ribadisce un principio fondamentale già espresso in precedenti provvedimenti giudiziarie e condiviso anche dall’Archivio notarile di Milano deputato ai controlli sugli atti dei notai: i pazienti affetti da SLA hanno il diritto alla comunicazione non verbale, mediante l’utilizzo di un comunicatore a puntamento oculare.

Siamo convinti che i notai ne faranno tesoro nell’applicazione evolutiva delle norme.

La comunicazione non verbale è un diritto dei malati di SLA ultima modifica: 2017-04-12T19:18:03+02:00 da Redazione Federnotizie