La parola sconcia (a proposito della Cassazione in tema di finanziamento soci….)

a cura di Giovanni De Marchi (notaio)
e Alberto C. Magrì (dottore commercialista)

La pubblicazione, sulla stampa specializzata, della notizia di due ordinanze “gemelle” della Cassazione (ordinanze 6157 e 6158) a proposito della tassazione a imposta proporzionale del 3% di finanziamenti soci “enunciati” in una scissione ha generato sgomento tra gli operatori del diritto, in primis notai e commercialisti (in poche ore l’articolo mi è arrivato da tre diversi amici commercialisti che mi domandavano, perplessi, che cosa ne pensassi).

Il primo pensiero è stato, dicevamo, quello di sorpresa attonita. Poi la razionalità ha imposto di non fermarsi alla notizia e provare a leggere i provvedimenti.

Che lasciano ancor più sgomenti.

Facciamo un passo indietro: si sa che da alcuni anni la giurisprudenza della Cassazione (immediatamente e pedissequamente seguita dalla prassi delle Agenzie delle Entrate, ça va sans dire) non riesce a resistere all’idea di tassare al 3% qualsiasi documento in cui si menzionino finanziamenti soci.

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La nullità degli atti negoziali per violazione delle norme in materia urbanistica ed edilizia

Nullità formale o nullità sostanziale? Considerazioni sul tema in attesa della decisione delle Sezioni Unite della Cassazione. Riflessioni a margine dell’Ordinanza n. 20061/18 del 9 gennaio 2018 della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione di rimessione degli atti alle Sezioni Unite.

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Il riacquisto di un’abitazione in nuda proprietà non evita la decadenza dalla agevolazioni “prima casa”

Con sentenza n 17148 del 28 giugno 2018 la Corte di Cassazione, Quinta Sezione Civile, interviene in materia di decadenza dalle agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”.

Nel caso sottoposto all’esame dalla Corte un contribuente, dopo aver alienato prima del decorso di cinque anni un immobile comprato usufruendo della tassazione agevolata per l’acquisto della “prima casa”, aveva provveduto a riacquistare, entro un anno dall’avvenuta rivendita, una quota indivisa della nuda proprietà di altro immobile abitativo reiterando la richiesta di applicazione delle agevolazioni per l’acquisto dell’abitazione principale.

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Cassazione: La nuova norma in tema di interpretazione dell’imposta di registro non è retroattiva

L’art. 20 del T.U.R., come modificato con la legge di bilancio 2018, sancisce che l’attività interpretativa degli Uffici, ai fini della liquidazione dell’imposta di registro (e conseguentemente anche ai fini della liquidazione delle imposte di trascrizione e catastale) dovrà riguardare il singolo atto presentato per la registrazione, sulla base dei soli elementi desumibili dall’atto stesso, prescindendo invece da elementi extratestuali o desumibili da altri atti collegati a quello presentato per la registrazione. In questo modo non potranno più essere riqualificati sotto il profilo economico sequenze negoziali articolate.

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Donazione di quota indivisa c.d. “quotina”

a cura di Fabio Tierno

Commento alla Sentenza della Cassazione a Sezione Unite Civili n. 5068/2016

La presente relazione è strutturata in tre parti:

  1. veloce disamina della sentenza e problematiche ad essa sottese;
  2. ricognizione delle norme che vengono in rilievo;
  3. individuazione delle possibili soluzioni pratiche.

a) Il principio di diritto enunciato dalla sentenza in esame riguarda non già la validità delle donazione di quota di comproprietà, bensì la validità della donazione di bene altrui.
Le Sezioni Unite Civili, inserendosi nel solco dell’ormai consolidato filone giurisprudenziale (fatta eccezione per un’isolata pronuncia che parlava di inefficacia), enunciano la nullità della donazione di bene altrui, ma correggendo la motivazione.

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Patti (prematrimoniali) chiari e amicizia lunga

a cura di Armando Salati

Sono ormai già tre le sentenze della Corte di Cassazione (23713/2012, 19304/2013, 4210/2014) che aprono, pur con riserve, ai finora tanto osteggiati “patti prematrimoniali”.

In tre occasioni la Suprema Corte ha affermato la validità di particolari pattuizioni formulate dai coniugi prima del matrimonio (ma anche durante) in vista di una, seppur scongiurata, crisi dello stesso.

Giurisprudenza e dottrina: un breve sguardo al passato

La Cassazione risalente (6857/92) giudicava i patti prematrimoniali nulli perché aventi causa illecita.

Tale illiceità era riscontrabile nel fatto che detti patti potevano impedire la libera disponibilità dello status di coniuge (ad esempio mediante una clausola che prevedeva una grave sanzione economica in caso di richiesta di divorzio, coartando gravemente la libertà del coniuge di divorziare) oppure, se stipulati al fine di concordare preventivamente l’assegno divorzile, rischiavano di rendere vana la sua “funzione alimentare”.

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