Saggezza notarile: una nuova visione per l’accesso

Le idee di Andrea Fiorelli Bertoli (iscritto a ruolo nel 2022)

La mente si apre solo dopo che il cuore si è aperto“. Questa massima di Platone ci introduce in un mondo dove l’accesso al sapere e alle professioni non è solo un cammino razionale, ma anche un percorso dell’animo. Come giovane notaio, questo principio mi guida nella riflessione sull’attuale percorso di ingresso alla nostra nobile professione e sulle possibili azioni che possano ideologicamente elevare il concetto di essere notaio.

Il ruolo del notaio nella società contemporanea trascende l’esecuzione tecnica degli atti giuridici; è custode di equità, garante della legalità e di sicurezza negli accordi tra le persone. Si potrebbe coniare il termine di “armonizzatore sociale”. Perché dunque il percorso per diventare notaio non può rispecchiare questa profonda valenza etica e sociale?

Tornando al concetto iniziale, sembra che il Notariato, per recuperare la propria identità – ossia il riconoscimento sociale che riceve dalla società – stia puntando maggiormente alla ‘bravura’ che alla ‘intelligenza’. Per saldare il concetto di bravura, inteso come eccellenza nella professione, nella mente delle persone si deve partire dall’aprire il loro cuore.

Quest’opera di apertura iniziale può derivare dalla capacità di sentire e accompagnare il prossimo nel percorso, talvolta complesso, non solo della legge, ma di quel segmento di vita che lo ha portato davanti a un notaio. La bravura, quindi, come sapere tecnico, deve essere preceduta e accompagnata dall’intelligenza emotiva che apre le porte alla fiducia e quindi alla mente delle persone.

Essere intelligente è un atteggiamento: è saper comunicare con gli altri, essere un punto di riferimento per la collettività, essere ascoltatori attenti, sapersi relazionare con i colleghi, saper costruire un’associazione e mantenerla, non pensare esclusivamente al proprio tornaconto; in generale trovare la chiave di lettura per situazioni e persone. La regola è che ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi. L’intelligenza, invece, non si studia: si ottiene o non si avrà mai.

Il Congresso Nazionale alle porte è l’occasione per analizzare questo concetto e cercare di aiutare il Notariato a entrare nelle passioni di tre giovani categorie, così da migliorare l’accessibilità (più che il semplice accesso) alla nostra professione:

  1. i giovani studiosi di giurisprudenza;
  2. i giovani notai;
  3. i giovani clienti.

La prima sfida è attrarre i giovani talentuosi studiosi di giurisprudenza verso il notariato. La bellezza della nostra professione risiede nella sua tranquilla potenza, nella capacità di proteggere il tessuto civile senza clamore, ma con incommensurabile profondità. Questo non vuol dire che non possano essere pubblicizzate nelle aule degli studenti delle curiosità attinenti al notariato e messi in rilievo singoli notai per le loro particolari competenze e/o gesta. È soprattutto con l’esempio e non semplicemente con le parole che si guidano le persone. Nel percorso di formazione universitario, inoltre, si potrebbe pensare all’inserimento di corsi che non solo enfatizzino la tecnica notarile, ma che esaminino anche la dimensione sociale del notaio, creando così una base più umanistica della professione.

Si dovrebbero poi supportare i giovani attraverso orientamenti mirati e opportunità di tutoring con notai esperti che possano trasmettere la passione e la dedizione che animano il nostro lavoro o stage formativi che possano fornire un assaggio concreto di cosa significhi essere un notaio oggi. Serve veicolare non solo la conoscenza teorica, ma anche la vita dello studio notarile, con tutto ciò che comporta in termini di relazione con il cliente e gestione della pratica.

Occorre, infine, considerare che per i giovani studenti la speranza nel futuro si è esaurita, ma anche nell’epoca dell’incertezza si possono impiantare delle certezze. Le certezze su cui si deve lavorare sono quella della frequenza (annuale) del concorso e della tempistica delle correzioni degli elaborati.

Il secondo punto è aiutare i giovani notai a stabilire solidamente la loro pratica e consentire un più facile ricambio generazionale. Questo in realtà è l’argomento che meno interessa il presente articolo, perché una volta nominati notai si ha già quell’ardente desiderio di (finalmente) darsi da fare. Il tavolo dei lavori preparatori al Congresso potrà elencare una serie di accorgimenti che aiuteranno chi già è in possesso del ‘fuoco iniziale’ e una migliore organizzazione ministeriale potrebbe diminuire la tempistica tra il superamento della prova orale e l’iscrizione a ruolo.

Voglio però dare una testimonianza, a volte dimenticata dai più grandi o da chi ha avuto la fortuna (?) di subentrare in uno studio già avviato. L’inizio della professione porta con sé una serie di sfide e responsabilità che spesso possono sembrare schiaccianti. La cura dei clienti e dello studio fisico possono risultare intimidatori per chi si trova alle prime armi. È un momento di transizione in cui ci si confronta con la realtà del lavoro quotidiano e ci si rende conto delle aspettative e delle responsabilità che comporta essere un notaio.

Come già detto, il ruolo del notaio va oltre la mera applicazione della legge; esso implica una profonda comprensione dell’umanità, della giustizia e dell’etica. Il notaio è chiamato a ‘mediare’ tra le diverse parti e a preservare i valori fondamentali della società. In questo senso, diventare notaio significa abbracciare un ideale di giustizia e integrità, e impegnarsi a servire la comunità con saggezza e, in alcuni casi, con compassione.

Attraverso il superamento del concorso notarile e l’inizio della professione, il notaio abbraccia non solo una carriera, ma una chiamata a un servizio più alto. È giusto allora aiutare i giovani notai, permettendo loro di non pensare solo al metodo imprenditoriale per il sostentamento dello studio, bensì di costruirsi come notai con tutte le caratteristiche descritte e di avere così ancora più passione verso il Notariato.

Un accenno, infine, al terzo punto. Per mantenersi vicini alle nuove generazioni, è necessario parlare il loro linguaggio.

Puntare su una comunicazione digitale efficace, usando i social media non solo come vetrine, ma come luoghi di dialogo e confronto con potenziali giovani clienti, anche per istruirli sull’importanza di consulenze notarili preventive per la tutela dei propri diritti e beni. Mediante una comunicazione veloce e incisiva, che utilizzi i canali preferiti dalle nuove generazioni, si può veicolare l’immagine di una professione radicata nella tradizione ma protesa all’innovazione. Collegare elementi di diritto a delle vicende che si ritrovano nei film, nelle serie o negli eventi del momento, può suscitare un interesse maggiore di questi tempi ad approfondire il nostro ruolo e la sua importanza. Investendo in campagne pubblicitarie moderne e dinamiche sui social media si può promuovere l’immagine del notaio nella società.

I dettagli tecnici della riforma che saranno oggetto di discussione nelle tavole rotonde congressuali non devono trascurare che il notaio è un giurista e il candidato deve essere valutato per la sua conoscenza del diritto. Questo mero pragmatismo che si vuole far emergere e il continuo ‘taglio’ che si vuol dare al concorso non deve rischiare di tradursi in una minore preparazione giuridica richiesta per il superamento del concorso notarile.

Ma, in primis, apriamo i nostri cuori per aprire le menti. È forse in questo bilinguismo sentimentale e intellettivo che risiede il segreto per un notariato capace di affrontare le sfide della contemporaneità e riprendere quella linfa vitale che risiede nei giovani.


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