Riforma del sistema elettorale: spunti per un dibattito

a cura di Francesco Felis

E’ un tema che agita da sempre contrapposizioni.

Il mio contributo vuole essere un apporto alla eventuale discussione, ma aperto, senza pregiudizi.

Tralascio (ma sarà evidentemente sullo sfondo) il quesito se un sistema elettorale diverso (che è in generale un mezzo per tradurre i voti in seggi) cioè neutro, possa avere come fine una migliore governabilità dell’organo che si va ad eleggere o una migliore rappresentazione (magari fotografica) del corpo elettorale.

Tendenzialmente sono per la prima opzione, non solo e non tanto per una critica dell’organo esistente, quanto perché la rappresentazione delle opinioni che agitano il notariato e i notai oggi è più facile averla, rispetto che al passato, tramite i moderni mezzi di comunicazione.

Dalla Lista Sigillo in poi sino a Facebook ecc., oggi chi vuole conoscere il dibattito e l’agitarsi delle idee, ha più mezzi che in passato.

Sono poi queste idee che devono essere tradotte in linee operative e in concrete azioni dall’organo eletto.

Pertanto propongo alcuni principi ai quali ispirare una possibile riforma del sistema elettorale.

E come vedrete si tratta di proposte aperte:

1 – unica circoscrizione elettorale, nazionale. Passando alla circoscrizione unica nazionale, non si deve trascurare un elemento positivo: si scardinerebbero, in parte, diverse “camarille o accordi locali consolidati”, diversi presunti potentati locali, perchè le liste avrebbero candidati nazionali, dovrebbero essere liste nazionali per le quali si vota il progetto ed eventualmente di fatto, se non di diritto, il candidato Presidente CNN e i nomi dei componenti la lista sulla base della loro notorietà nazionale, per quello che hanno fatto e che ha permesso loro di ottenere stima nazionale. In questo modo il sistema abituerebbe i vari candidati a ragionare in termini nazionali e, nella loro attività di preparazione alla candidatura, a lavorare in un’ottica nazionale, senza eccessivi vincoli locali;

2 – sistema di voto in cui vince, tra le liste di candidati presentate, quella che ottiene più voti; non pertanto quella che ottiene la maggioranza assoluta (che potrebbe non esserci in caso di più di due liste contrapposte), bensì quella che prende un voto in più delle altre.

Ciò porterebbe a moltiplicare le liste o far vincere quella che ha solo una maggioranza relativa?

A parte che si potrebbero prevedere incentivi per dissuadere dall’astensionismo, onde ottenere una maggioranza relativa conquistata su un’alta percentuale di votanti, ma si potrebbe prevedere in subordine una possibilità di ballottaggio tra le due liste più votate, nel caso non si conquisti la maggioranza assoluta;

3 – la lista vincente fa eleggere tutti i suoi candidati, senza alcun voto di preferenza;

4 – si potrebbe prevedere che la lista indichi già in via preventiva il candidato per ricoprire il ruolo di presidente CNN: pur non avendo preclusioni al sistema attuale, l’indicazione del Presidente assicurerebbe forte rappresentanza e autorevolezza.

In tal modo il CNN avrebbe quasi un’investitura diretta, avendo gli elettori valutato, nel votare la lista, anche questo elemento. E ciò, soprattutto se la lista fosse bloccata senza preferenze.

5 – nessun voto di preferenza perché, nel momento in cui si sceglie un sistema elettorale nuovo, tendenzialmente proporzionale, con una circoscrizione nazionale, per avere compattezza e governabilità, bisogna evitare i vizi che un tale sistema può produrre.

E’ ancora attuale il pensiero di Einaudi sul tema, che diceva: “I parlamenti non sono società di cultura od accademie scientifiche. Sono organi, il cui scopo unico è quello di formare governi stabili e di controllarne l’azione. Come disse il primo ministro del primo governo laburista, Ramsay Mac Donald, le elezioni non si fanno per contare le opinioni, per fare il censimento (census, in inglese) delle sette, dei ceti, dei partiti, dei movimenti, dei gruppi sociali, religiosi, politici, ideologici in cui si fraziona una società, la quale sia composta di uomini vivi e pensanti; ma si fanno per mettersi d’accordo in primissimo luogo sul nome della persona che in qualità di primo ministro sarà chiamato a governare il paese, e in secondo luogo sul nome di coloro che collaboreranno con lui o che ne criticheranno l’operato.

Le elezioni hanno cioè per scopo di creare il consenso (consensus e non census) intorno ad un uomo ed al suo gruppo di governo ed intorno a chi oggi sarà il suo critico e domani ne prenderà il posto se gli elettori gli daranno ragione. … Insieme ai ricatti, la proporzionale favorisce il dominio dei comitati elettorali e toglie all’elettore ogni effettiva libertà di scelta … I comitati, divenuti padroni delle elezioni, fanno degenerare l’istituto del mandato rappresentativo; che, se vale qualcosa, è un mandato di fiducia dato ad una persona, affinché questa voti od operi nel modo che la coscienza gli detta nelle circostanze ognora mutabili della vita pubblica.

Ma i comitati non vogliono nei parlamenti uomini dalla coscienza indipendente …” (Luigi Einaudi, L’Italia e il secondo risorgimento, supplemento alla “Gazzetta ticinese”, 4 novembre 1944, a firma “Junius”).

Nel momento in cui si passasse alla circoscrizione unica nazionale, il voto di preferenza determinerebbe costi ingenti ai candidati per la campagna elettorale;

6 – l’omogeneità e il radicamento territoriale della lista, la sua caratteristica di essere formata da pubblici ufficiali, sono assicurati dal fatto che i candidati che compongono la lista (20) sono scelti sulla base delle attuali zone che ora eleggono i componenti del CNN, zone che pertanto non dovrebbero essere modificate (al massimo la modifica potrebbe essere fatta nel seguire la conformazione delle Corti Di Appello); cioè i venti componenti dovrebbero essere inseriti nella lista sempre con il criterio, per esempio, che uno provenga dalla Liguria, due dalla Lombardia, due dalla Sicilia ecc..

Nessuna zona territoriale del Paese si potrebbe considerare sotto-rappresentata, perlomeno non più di adesso, nessuna zona territoriale correrebbe il rischio di subire egemonie di altre.

In questo sistema si consiglia di non introdurre voti di preferenza che farebbero nascere quei fenomeni tipicamente politici di malcostume o di prevaricazioni di certe zone territoriale a danno di altre. Importante è che chi costituisce la lista sia spinto a scegliere persone di alto valore, che possano attrarre voti da tutta Italia, molto coese e a un tempo eterogenee per capacità personali, in modo da identificare già dall’inizio soggetti in grado di coprire tutti i diversi settori di intervento del CNN;

7 – si potrebbe prevedere che la lista vincente, anzichè far eleggere tutti i componenti del CNN, abbia non la totalità dei seggi ma una maggioranza, ad esempio il 55% o il 70%, per assicurare comunque la governabilità, ma dare contemporaneamente un diritto di tribuna alle minoranze.

Sono contrario a questa soluzione ma la prospetto per alimentare il dibattito.

A contrario si può osservare che s’inserirebbero connotati politici, si impedirebbe che tutti i componenti della lista vincente pur avendo contribuito alla vittoria vi partecipino.

Si potrebbero però, nella lista vincente, creare delle graduatorie, diventando decisivo l’ordine della lista, con candidati di serie A e candidati di serie B.

Si potrebbero creare invidie all’interno delle liste, invidie che minerebbero la compattezza e la voglia di fare dei candidati, soprattutto si potrebbe creare un’alterazione alla omogeneità territoriale con accordi, come dicono gli americani “sezionali”, cioè tra varie sezioni territoriali a danno di altre. Per questo vedo tale soluzione come un ripiego;

8 – come possibilità per ammettere deroghe alle liste bloccate, si potrebbe considerare l’ipotesi di limitate sostituzioni: cioè togliere UN candidato da una lista per preferire UN ALTRO candidato di un’altra lista. Però non più di uno o due. Opzione da me non amata.

La deroga potrebbe essere giustificata sulla presunta non votabilità di un particolare candidato e la particolare votabilità di un candidato di un’altra lista, peraltro considerata perdente o non votabile nel complesso. Prevedere una, al massimo due, sostituzioni non altererebbe in modo irrimediabile il principio della omogeneità territoriale, anche se un po’ di alterazione necessariamente ci sarebbe.

Ci sarebbe un effetto negativo nell’ammettere deroghe alle liste bloccate: con le liste bloccate, il “capolista”, cioè chi è, di fatto o di diritto, candidato alla Presidenza CNN, e comunque tutti i componenti la lista, sarebbero più interessati e attenti alla scelta di tutti i candidati, perchè sbagliare la scelta di uno dei 20 può far perdere i voti alla lista.

La sostituibilità dovrebbe essere molto limitata, non solo numericamente, ma anche nelle modalità applicative. La sostituzione, cancellando il nome di un candidato di una lista per inserirne un altro, non uno qualunque ma di un’altra lista (perchè deve essere un soggetto non isolato, ma comunque coinvolto in un gruppo o lista, con una prospettiva nazionale, che fa parte di una collettività che ragiona in termini nazionali)

Comunque la complessità del meccanismo, la necessaria omogeneità territoriale del notariato possono sconsigliare deroghe alle liste bloccate;

9 – doppio turno. In certi sistemi elettorali al secondo turno accedono i primi due candidati (da noi le prime due liste), in altri tutti i candidati (da noi tutte le liste) che abbiano superato una certa percentuale, ad esempio 12% o 15%.

Ammettere questi sistemi a doppio turno forse aumenterebbe la rappresentatività, ma avrebbe diverse controindicazioni.

Ne ho già accennato e, pur essendo scettico, approfondisco la tematica.

Si avrebbe la nascita di due “partiti” fortemente contrapposti, con evidenti ricadute sul dopo: con “dopo” non si fa riferimento alla governabilità immediata, perchè la lista comunque vincente governa e prende tutti i consiglieri per le esigenze sopraindicate di omogeneità territoriale, ma alla nascita di una “latente o palese guerriglia” che la lista perdente al ballottaggio potrebbe, all’interno della categoria, nei distretti, scatenare in attesa della rivincita (si tratterebbe di una lista che si è temprata in una lotta che ha visto due turni).

Nel secondo caso (al secondo turno accedono più liste, quelle che hanno superato una certa soglia – e naturalmente non è indifferente il livello della soglia), si avrebbe tra il primo ed il secondo turno quello che è stato prosaicamente definito “il mercato delle vacche”.

Mercato palese, ma non meno mercato.

Se si accedesse a questa soluzione diventerebbe quindi imperativo mantenere il principio delle liste bloccate. Cioè, i candidati di ogni lista non possono essere sostituiti, tramite preferenze o altro; per cui le liste al secondo turno vengono votate come sono al primo.

Per queste controindicazioni non sembra un sistema consigliabile.

10 – A seguito di quanto esposto al punto precedente, diventa importante risolvere il tema se per presentarsi alla competizione le liste debbano previamente raccogliere un certo numero di firme di presentatori. Si potrebbe dire che il doppio turno potrebbe servire (attraverso l’espletamento del primo turno) a scremare le liste di puro disturbo: la vera competizione sarebbe quella del secondo turno, tra le prime due liste o tra le liste che hanno superato la soglia ma veramente rappresentative.

Ma abbiamo visto le controindicazioni del secondo turno.

Esso sarebbe la vera competizione e il primo turno sarebbe una sorta di primarie?

Anche se si accedesse a tale impostazione, il problema è che la competizione del secondo turno sarebbe troppo politica, troppo inquinata da quel mercato cui si è fatto prima riferimento, dove i valori personali e professionali dei candidati sparirebbero per mettere in mostra solo valori commerciali, di abilità nelle trattative, di dare e avere. Con ovvie ricadute sul “dopo” e sull’efficienza dei vari uffici del notariato.

Inoltre con il doppio turno la competizione diverrebbe troppo lunga ed estenuante.

Allora, per rimanere nella ipotesi di “turno unico”, vince la lista che prende più voti, “lista bloccata”, diventa importante evitare la creazione di liste di puro disturbo, volte solo a disperdere i voti – soprattutto in un ambiente piccolo come quello notarile – per evitare che con liste e candidature senza speranza, ma di mera opportunità, si cerchi di togliere quelle poche decine o centinaia di voti che possono far vincere una lista piuttosto che l’altra.

Le liste “di disturbo” verrebbero create non con l’intenzione di vincere ma solo per far perdere, sottraendo pochi voti strategici, possibili anzi probabili in ambienti piccoli, la lista avversaria. Si innescherebbe una “corsa a perdere” parallela a quella a vincere, che potrebbe essere “ben pagata”. Azioni ricattatorie varie potrebbero essere invogliate.

Per evitare le liste di disturbo quindi sarebbe utile prevedere, sia che si acceda al turno unico, sia che si voglia il doppio turno, ma soprattutto nel primo caso, che le liste per partecipare debbano raccogliere un numero minimo e massimo di firme di presentatori;

11 – quote rosa: il notariato vede crescere costantemente il numero di donne, ma lo stesso aumento di presenze non si riscontra negli organi di vertice. In alcune circostanze storiche l’affirmative action può essere utile. Per farla breve, da noi lo può essere e non solo e non tanto per ragioni di immagine. Ma per ragioni storiche e di efficienza.

Altre categorie professionali prevedono meccanismi analoghi (i commercialisti). Il numero delle quote potrebbe essere contenuto.

Il CNN vede ora una sola donna su 20 consiglieri, nonostante i nuovi accessi alla professione rilevino una parità tra i generi.

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Riforma del sistema elettorale: spunti per un dibattito ultima modifica: 2015-10-05T10:35:45+00:00 da Redazione Federnotizie