Prepariamoci al Congresso: accesso al notariato

Il dibattito sull’accesso prosegue senza soste: dopo le riflessioni dei notai Paolo Guida, Raffaele Viggiani e Michele Labriola, la lettera di un candidato e l’articolo di un commissario di concorso, pubblichiamo le riflessioni e le proposte del presidente di Federnotai Giovanni Liotta con l’auspicio che la discussione continui e arrivi anche nelle prossime sedute del Consiglio Nazionale del Notariato.

Il tema dell’accesso al notariato è complesso e scivoloso. Complesso poiché abbraccia numerosi sottotemi quali: la pratica, le modalità di formazione dei praticanti e, quindi, le scuole; il concorso con i profili relativi alle materie su cui testare la preparazione degli aspiranti notai nonché il numero e il tipo di prove; i commissari e la loro individuazione, formazione e motivazione; le regole di funzionamento dei lavori della commissione; il tirocinio successivo al superamento delle prove. Scivoloso poiché coinvolge soggetti e interessi che possono entrare in conflitto: il Ministero che mira a contenere i tempi, i costi e le impugnative sul concorso; i notai e il notariato che prediligono una selezione non frettolosa per non abbassare la qualità della categoria ma anche per proteggere gli interessi pure economici dei notai in esercizio; i praticanti che hanno diritto a tempi certi, costi accessibili e oggettività di giudizio.

E tutto ciò al fine di trovare il giusto equilibrio tra selezione dei migliori, intesi come i giovani più idonei a svolgere l’ufficio notarile, da un lato e una durata ragionevole del percorso di selezione stesso dall’altro.

Federnotai ha svolto ripetutamente un ruolo attivo, con proposte concrete che sono state negli anni sottoposte all’attenzione del Consiglio Nazionale del Notariato ma anche dei colleghi in sede congressuale. Per fermarsi ai tempi più recenti dalla Giunta presieduta da Ezio Leotta, passando a quelle i cui presidenti sono stati Lauretta Casadei e Carmelo Di Marco, si sono elaborati materiali e ordini del giorno approvati dal Congresso e, alcune di queste proposte e idee, sono divenute piccole modifiche alla normativa o deliberazioni del Consiglio Nazionale stesso1. Nel 2019, al Tavolo Tecnico per la riforma del Notariato istituito presso il Ministero di Giustizia, anche a seguito del dibattito svoltosi tra i partecipanti al medesimo, la Giunta da me presieduta ha presentato durante le riunioni e riassunto alcune novità da introdurre sull’accesso che hanno in buona parte trovato la condivisione di molti degli stakeholders partecipanti. Ciò rappresenta un primo necessario e teorico passaggio per una trasformazione in legge o regolamento.

La recente iniziativa di Federnotizie di pubblicare una serie di articoli scritti da colleghi a vario titolo coinvolti nella materia è stata, pertanto, un altro tassello del lavoro del Sindacato e l’occasione per avviare sulla nostra rivista un percorso di preparazione al prossimo Congresso di Firenze. Con queste brevi note, infatti, ci si propone e si avvia la pubblicazione, che proseguirà nelle settimane a venire, di spunti di riflessione su temi di politica notarile su cui dibattere e rendere fertile il terreno congressuale. Pillole, o poco più, affinché si possa più efficacemente trasmettere al Consiglio e alla Cassa l’umore, le aspirazioni e le proposte della categoria nei giorni annualmente a ciò deputati.

Sezionare i citati elementi del tema accesso in modo sintetico implica di trattare e indicare alcune idee da tradurre in norme per la fase della pratica, dello svolgimento del concorso e dell’immissione in ruolo al suo termine.

La pratica.

I limiti e difetti attuali della stessa sono condivisi dalla quasi totalità dei soggetti coinvolti. Come un cane si morde la coda, negli ultimi quindici anni almeno, gli aspiranti notai frequentano poco gli studi notarili, non apprendono più il mestiere da un notaio in esercizio e il concorso cui partecipano presenta molto spesso tracce sganciate dalla normalità dell’esperienza professionale che induce i praticanti stessi a percepire la pratica come inutile per diventare notai. Una lacuna che presenta loro il conto, una volta in esercizio, trovandosi impreparati alla vita di studio e in difficoltà con se stessi e i clienti. Il che, tra i molteplici effetti negativi, determina il diffondersi di scuole di preparazione al concorso ma non anche alla professione, talora uno scontro generazionale tra i colleghi e il rischio di veder scomparire uno dei tratti tipici del notaio: l’essere un giurista pratico che risolve casi concreti nuovi e non (tanto o soltanto) una teorico del diritto.

Il concorso.

L’attuale procedura, pur se in parte oggetto d’interventi di aggiornamento, ha bisogno di essere rivista. Il distacco tra le prove pratiche e la professione è stato sopra indicato, la fase della c.d. “consegna codici” è divenuta sfibrante e può dar luogo a nuovo contenzioso, le tre giornate delle prove scritte continuano a essere una prova fisica più che giuridica, la prova orale appare molto spesso una formalità e non un ulteriore momento di selezione, la fase della correzione pur migliorata è ancora fonte di un, forse troppo elevato, numero di contestazioni, impugnative e talora disparità. Infine, vi sono numerose materie quali il diritto tributario, il diritto UE e internazionale privato, l’informatica giuridica, le lingue straniere che non possono e non devono restare a lungo fuori dalle prove scritte. Probabilmente la riduzione della pratica da 24 a 18 mesi e la possibilità di svolgerla nei sei mesi antecedenti alla laurea hanno ridotto eccessivamente i tempi della preparazione a una professione particolarmente complessa e che richiede una preparazione molto articolata e profonda.

Tirocinio

Il tirocinio, in teoria forse la novità maggiore degli ultimi anni, ha una durata troppo breve per colmare i vuoti della pratica, manca di contenuti e obiettivi prestabiliti ex ante, omogenei per tutti, nessun addentellato o connessione vi è con le fasi precedenti dell’accesso.

Un progetto di riforma dell’accesso richiede interventi su tutti i detti piani (ma non solo naturalmente) e, quindi, aspetti di ampio respiro come la funzione e i contenuti della pratica e del tirocinio, le materie concorsuali, i tempi di durata delle varie fasi e di (apparentemente) più scarsa importanza come i controlli sull’effettività di pratica e tirocinio stessi, la gestione della “consegna codici”, una miglior gestione per rimborsi o, in genere, forme di incentivo che motivino tutti commissari – notai o non notai – le modalità di ideazione e scritturazione di tracce e temi dei candidati.

Cosa fare.

Ci si limita in questa sede a indicare una serie di spunti auspicandone un dibattito di tipo operativo al Congresso. Un primo essenziale punto da riformare è la pratica pre concorso che deve tornare a indirizzare la formazione di un candidato che sia preparato non solo “scientificamente” ma anche “professionalmente”.

La pratica, sul piano formale, potrebbe essere modellata sulla base dei contratti di tirocinio che prevedono un progetto formativo predisposto e aggiornato dal Cnn che individui gli obiettivi e i contenuti minimi dell’apprendimento da svolgere, oltre a un sistema di verifica e un compenso per i tirocinanti (sulla linea di quello previsto per i tirocini non curriculari), che stimoli i praticanti a frequentare lo studio e permetta loro di attenuare i costi di un concorso che richiede notevoli risorse economiche.

Può reputarsi opportuno, quale strumento di verifica della pratica, la sottoscrizione dell’atto da parte del praticante (senza alcuna sanzione in caso di errori o omissioni) o, quantomeno, l’attestazione della presenza durante la preparazione e lettura dell’atto del praticante a cura del notaio, sul modello della pratica forense e dei verbali d’udienza.

Inoltre il progetto di formazione (prima e il concorso sin dalle prove scritte poi) dovrebbe necessariamente comprendere lo studio del diritto UE e internazionale privato, del diritto dell’informatica insieme all’inserimento di elementi di diritto tributario – imposte indirette da verificare in almeno una delle prove scritte, così da promuovere anche per tale via la effettività della pratica.

Ferma restando la libertà dei candidati di rivolgersi, per la preparazione scientifica, a una scuola istituzionale o privata ovvero allo stesso professionista presso il quale si svolge la pratica e il citato progetto formativo a cura del CNN stesso, inoltre, deve rapidamente attivarsi la Scuola Nazionale del Notariato creando incentivi, anche economici, per coinvolgere i colleghi e in genere i giuristi più idonei e preparati all’insegnamento.

La durata del concorso è ancora purtroppo troppo lunga. Le modalità di svolgimento delle prove devono essere razionalizzate. Di là da una talora eccessiva mitizzazione, da parte di notai in esercizio, dei giorni del concorso come una prova (anche o soprattutto) di resistenza fisica – il che non mi trova in alcun modo d’accordo2 – occorre procedere su più piani.

Si è sopra fatto riferimento alla necessità di razionalizzare la procedura di consegna dei testi normativi. Ciò può realizzarsi pubblicando in anticipo un elenco di quelli ammessi, limitandone la disponibilità al concorso a un numero massimo di testi a disposizione tra quelli consentiti, vincolando i commissari a una scelta dei temi sulle norme contenute nei detti testi o rendendo disponibili con modalità telematiche e cartacee ulteriori testi durante le prove in caso di necessità.

Centrale, inoltre, è rafforzare la composizione della commissione e riflettere senza pregiudizi sulla modifica della tipologia delle prove. In particolare la prova iniziale potrebbe essere un nuovo modello di preselezione informatica seguito, nei giorni immediatamente successivi, da due prove scritte, atto mortis causa e atto inter vivos, che obbligatoriamente contengano profili di diritto civile, commerciale, volontaria giurisdizione sul modello delle attuali tre prove. Ciò consentirebbe di ridurre i tempi di correzione e, indirettamente, i motivi di ricorso nonché il costo del concorso. E tale ultima esigenza è stata indicata espressamente come prioritaria dal Ministero.

Altrettanto centrale è incidere sul reperimento dei commissari rendendo vantaggiosa la partecipazione al nostro concorso. Il tema riguarda soprattutto i notai, ma non solo. In questo senso appare sì opportuno prevedere rimborsi più corposi e soprattutto erogati con maggiore celerità. O, ancora, rivedere le previsioni che richiedono un’anzianità minima del notaio, sia per consentire di accogliere praticanti nello studio (oggi cinque anni), sia per partecipare alle commissioni di concorso (oggi dieci anni); eliminare ogni eventuale residua incompatibilità per i notai docenti delle Scuole notarili dei Consigli Notarili. Ma tutto ciò, probabilmente, non è sufficiente. Occorre individuare maggiori agevolazioni in tema di crediti formativi, modelli di coadiutorato specifici e, per gli altri commissari, quali i docenti universitari o magistrati, vantaggi nella progressione di carriera. Ci si riferisce alla possibilità, per i non notai, che il concorso sia utile per accedere ai più alti gradi o uffici della magistratura e dell’Università, per avere un incremento di lungo periodo nelle retribuzioni o una rilevanza anche a fini pensionistici. L’appresso indicato tema della videoconferenza potrebbe essere un ulteriore incentivo.

Il punto più delicato, in questa prospettiva di velocizzazione dei tempi, è come favorire un maggior funzionamento contemporaneo delle sottocommissioni. Occorre riflettere sulla nomina, a fianco del Presidente della Commissione, di più Vice-Presidenti abilitati a presiedere insieme sempre i lavori di ciascuna sottocommissione, con la possibilità che la singola sottocommissione possa svolgere le attività di correzione degli elaborati anche qualora mancasse fisicamente uno solo dei membri o operare anche in videoconferenza sia pure parzialmente. Si fa presente che non si vuole sottovalutare il limite di tale ultimo strumento, ma prendere atto tale procedura è ormai ammessa in altri concorsi pubblici e nel processo penale; peraltro, nei lavori del citato Tavolo Tecnico, ha trovato il consenso di molti dei partecipanti. La videoconferenza, per inciso, potrebbe essere un concreto e ulteriore elemento di stimolo per i notai a dare la loro disponibilità a fronte di una significativa riduzione del numero di viaggi settimanali a Roma.

Due ulteriori proposte per indurre alla riflessione, infine, su prova orale e tirocinio. L’esperienza di ciascun notaio conferma che la prima presenta oggi dei limiti in parte forse superabili. Ci si riferisce all’oggettiva disparità di trattamento tra chi è esaminato tra i primi e chi a distanza di molte settimane dell’inizio delle prove orali stesse e alla presenza di troppi di casi di domande lontane della formazione e interesse del notaio. Una soluzione potrebbe essere trovata nel modello di selezione del notariato spagnolo3: pubblicare anticipatamente un elenco di tutte le possibili domande dalle quali il candidato estrae a sorte quelle che gli verranno sottoposte e fissare in modo esatto il tempo di durata della prova. Il tirocinio, ferma la necessità di dover essere riempito di contenuti e controlli sostanziali, può essere arricchito dall’organizzazione stabile di incontri tra i neo notai, il Consiglio Notarile, gli Archivi e l’Agenzia delle Entrate, partendo da modelli come quelli che l’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia, e di recente anche del Lazio, organizzano sui loro territori per i vincitori di concorso.

Il nuovo Consiglio Nazionale del Notariato ha davanti a sé, ancora una volta, un triennio per scrivere le norme della riforma organica dell’accesso. Le riflessioni e le proposte qui sommariamente esposte devono essere discusse dalla categoria nelle prossime settimane con i moderni strumenti di comunicazione offerti anche dal Regolamento del Congresso e, a mio avviso, formare oggetto di informazione e trattazione a Firenze. Federnotai ritiene ancora una volta essenziale, non solo non farsi trovare impreparati di fronte a ogni possibile finestra normativa sul punto che dovesse aprirsi con Governo e Parlamento, ma che ciascun notaio sia pienamente informato sui lavori in corso e possa contribuire in modo attivo a questo importante tassello della professione.

1 Si ricordano in questa sede l’articolato di “Proposte di riforma della discipina dell’accesso alla professione notarile”, (vedi anche proposta in sintesi) elaborato tramite l’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia e presentato al Congresso Nazionale di Federnotai a Roma il 20-21 maggio 2011, il Libro Verde del Notariato – Riforma a 360° presentato agli inizi del 2013, gli Ordini del Giorno approvati dal Congresso Nazionale del Notariato del 2015 incluso quello sulla “Formazione degli aspiranti notai” e “La pratica notarile” che tra l’altro indicavano un percorso verso la Scuola Nazionale del Notariato, la Quinta idea per la riforma del notariato: le proposte in materia di accesso” che rappresentarono la versione aggiornata dei lavori precedenti e vennero presentate al Congresso Nazionale di Federnotai a Roma del 25 novembre 2017.

2 Se lo fosse basterebbe introdurre anche una prova fisico sportiva ad hoc!

3 E’ utile qui ricordare che in tale modello la prova orale, per come descritta nel testo, precede la prova scritta e i commissari non interrompono e non fanno osservazioni al candidato. Il primo dei detti elementi certamente velocizza in modo oggettivo la durata del concorso.

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Prepariamoci al Congresso: accesso al notariato ultima modifica: 2019-09-06T09:55:01+02:00 da Giovanni Liotta