Per una riforma del concorso notarile

Dopo aver pubblicato nei giorni scorsi materiale di archivio, il contributo di Federnotizie al dibattito dell’imminente congresso di Torino prosegue con la pubblicazione, a partire da oggi, di una serie di contributi di notai, giovani o diversamente tali, che hanno voluto generosamente impegnarsi per formulare proposte tese a migliorare il percorso di accesso al Notariato.


Per una riforma del concorso notarile

Le idee di Federico Magliulo (notaio iscritto a ruolo nel 1992)

Negli ultimi anni il notariato si è interrogato a più riprese sull’opportunità di promuovere un’incisiva riforma della disciplina dell’accesso alla professione.

Alla base di tali istanze vi è un diffuso senso di insoddisfazione nei confronti dell’attuale sistema di reclutamento degli aspiranti notai, basato soprattutto sul fallimento del pregresso sistema della preselezione informatica e sull’eccessivo dilatamento dei tempi di correzione degli elaborati.

Quest’ultima circostanza, invero:

  • pone gli aspiranti notai in una condizione di estremo disagio;
  • rallenta i tempi di riempimento delle sedi notarili vacanti.

A fronte di ciò, numerose sono state le ipotesi di riforma formulate da diversi esponenti del notariato.

Non è possibile in questa sede passare in rassegna tutte le proposte, più o meno condivisibili, che sono state suggerite al riguardo.

E tuttavia, a mio parere, va sottolineato che qualsiasi istanza di riforma della disciplina dell’accesso alla professione notarile deve essere ispirata all’intento di:

  1. mantenere una rigorosa disciplina, che garantisca un’adeguata preparazione degli aspiranti notai e, allo stesso tempo,
  2. consentire a questi ultimi di ottenere l’esito della propria prova in tempi ragionevoli.

Quanto all’intento sub a), il notariato deve difendere strenuamente il principio secondo cui il candidato che supera il concorso notarile deve essere idoneo a garantire che il controllo di legalità sugli atti negoziali sia svolto in maniera efficace e puntuale e che la prestazione notarile nel suo complesso sia di elevata qualità.

Al contrario, un sistema di reclutamento che conduca ad un livellamento verso il basso del grado di preparazione dei candidati notai finirebbe con lo svilire la professione notarile. E ciò pare tanto più pericoloso in considerazione dei numerosi attacchi che il notariato da anni subisce da più parti, diretti a ridurne le funzioni ovvero a condividere le stesse con altre categorie professionali meno qualificate, proprio a causa di criteri di accesso meno rigorosi.

In quest’ottica, a mio parere, deve rimanere fermo il principio sotteso all’attuale disciplina dell’accesso, secondo cui il principale criterio selettivo dei candidati risiede nella prova scritta.

Ed invero, la principale attività del notaio, che consiste nella rogazione di atti, è fondata proprio sulla redazione di un testo scritto sottoposto a rigorose regole formali, anche ai fini della validità dell’atto stesso. In quest’ottica solo la redazione da parte del candidato di un testo scritto consente alla commissione esaminatrice di verificare l’effettiva idoneità del candidato allo svolgimento della funzione notarile.

Del pari, a mio avviso, le materie della prova scritta previste dalla disciplina vigente (inter vivos, mortis causa e societario) appaiono in gran parte idonee a coprire l’attuale ambito di operatività della professione notarile.

In particolare, la riforma che ha sostituito la prova scritta di volontaria giurisdizione con quella di diritto societario mi sembra tuttora conforme alle esigenze della nostra società, considerato che:

  • il notariato è riuscito ormai da tempo, con grande efficacia, a sostituire il controllo omologatorio del tribunale sugli atti societari con quello notarile, dando prova della significativa utilità della funzione notarile proprio in un settore, quale è quello dell’impresa, che appare come il più dinamico della nostra società;
  • la recente riforma Cartabia, che ha attribuito al notaio la competenza al rilascio dell’autorizzazione nell’ambito di taluni procedimenti di volontaria giurisdizione,  non pare avere una rilevanza tale da giustificare un’autonoma prova scritta, come era previsto nel sistema previgente a quello attuale; piuttosto pare opportuno che nel testo di legge riformato ovvero nella relativa disciplina attuativa si dia conto del fatto che la materia della prova inter vivos debba tenere in debita considerazione anche la volontaria giurisdizione e le competenze che il sistema riformato attribuisce al notaio.

Nondimeno pare sicuramente opportuno che la materia tributaria possa essere introdotta anche nelle tracce inter vivos e societario, considerato che, com’è noto, nella pratica professionale le scelte delle parti sono prevalentemente orientate da ragioni di carattere fiscale.

Per altro verso le prove orali potrebbero essere rimodulate, includendo ad es. l’inglese giuridico, in considerazione della sempre maggiore diffusione degli investimenti esteri e degli scambi transfrontalieri, o talune nozioni di informatica.

Quanto all’intento sub b), la crisi di vocazioni, che negli ultimi anni si è verificata nel notariato come in altre professioni, è senza dubbio giustificata anche dalla prospettiva, per il candidato notaio, di tempi eccessivi nello svolgimento del percorso di reclutamento, con il conseguente rischio di ritrovarsi in un’età non più giovane senza una prospettiva di inquadramento professionale.

A sua volta il significativo allungamento dei tempi di espletamento del concorso ha determinato l’estrema difficoltà di reperire componenti della commissione esaminatrice fra i notai, poiché la partecipazione alla commissione di concorso comporta la necessità di assentarsi ripetutamente dal proprio studio per lunghi periodi, spesso affrontando anche il disagio di trasferte a Roma.

E’ questo il punto su cui, a mio parere, è necessario intervenire più decisamente sull’attuale tessuto normativo.

In particolare, occorre, a mio avviso, abbandonare la “concezione monistica” della commissione esaminatrice, che caratterizza l’attuale sistema, a favore di un “sistema dualistico”.

In altri termini, pare opportuno che il concorso notarile si tenga con assistenza di due commissioni:

  • una preposta alla redazione delle tracce concorsuali ed ai criteri di correzione degli elaborati, con indicazione delle soluzioni sicuramente consentite e di quelle sicuramente da respingere, salva la facoltà per la seconda commissione di cui infra di integrare detti criteri con ulteriori soluzioni non emerse nel corso della prima stesura dei criteri di correzione;
  • l’altra preposta alla correzione degli elaborati ed allo svolgimento delle prove orali. 

Tale soluzione permetterebbe di recuperare il contributo di numerosi colleghi di grande esperienza ed indiscusso valore professionale nella prima delle due commissioni sopra indicate. Si tratta di colleghi molti dei quali oggi sicuramente sarebbero restii a partecipare alla commissione concorsuale, in ragione dei numerosi impegni professionali, scientifici e didattici, proprio a causa della lunghezza ed onerosità del lavoro da svolgere in una commissione di tipo tradizionale.

Ciò consentirebbe verosimilmente di migliorare in modo significativo la qualità delle tracce concorsuali e, soprattutto, di adeguarle alla realtà degli studi notarili, esigenza quest’ultima sovente evidenziata nelle discussioni in materia.

Nella commissione preposta alla correzione degli elaborati potrebbero, invece, trovare collocazione notai, anche con minore esperienza professionale rispetto all’attuale limite dei dieci anni di anzianità nelle funzioni notarili, i quali, per le più svariate ragioni (scelte di vita, svolgimento della professione in associazione con altri colleghi, collocamento in pensione, ecc.), abbiano più disponibilità di tempo da dedicare ad un lavoro di lungo termine, quale è quello della correzione degli elaborati.

Per altro verso occorre, a mio avviso, aumentare il numero delle sottocommissioni addette alla correzione degli elaborati, anche riducendone il numero dei componenti da cinque a tre, al fine di incrementare in modo significativo la quantità di temi corretti in una medesima unità di tempo e velocizzare in tal modo la correzione degli scritti.

E certamente la velocizzazione della correzione potrebbe essere perseguita anche tramite l’introduzione di sistemi elettronici di scrittura degli elaborati da parte dei candidati, considerato che ormai la scrittura manuale appare sempre più desueta e fonte di inutili difficoltà di lettura da parte dei commissari.

In quest’ottica può essere opportuno prevedere che la correzione possa avvenire anche in sedute che si tengano in teleconferenza, considerata la notevole efficienza che le piattaforme telematiche hanno raggiunto, specie a seguito dei noti eventi pandemici. Ciò consentirebbe di non frapporre ostacoli alle regolarità delle riunioni delle sottocommissioni e non far gravare sui commissari i disagi connessi alle trasferte a Roma.

In entrambe le commissioni, peraltro, sarebbe opportuno aumentare in modo significativo la quota di componenti notai, poiché, sia nella redazione delle tracce sia nella correzione degli elaborati, sicuramente molto maggiore è il contribuito di chi, come il notaio, conosce profondamente la professione, in ragione del suo quotidiano svolgimento.


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