Pensioni e inflazione: una lettera di Luciano Guarnieri

di Luciano Guarnieri

Da più di un decennio (esattamente dal 2010) l’istituto preposto all’adeguamento delle pensioni in base agli indici ISTAT è stato sospeso con l’eccezione dell’anno 2019 e 2022.

Quello che era la regola si è tradotta nell’eccezione.

Per l’esercizio in corso non c’è da sperare in una soluzione positiva considerata l’inflazione elevata in corso.

Uno dei principali obiettivi di un sistema previdenziale, nonché obbligo istituzionale del nostro ente, è quello di mantenere gli equilibri essenziali del sistema medesimo e quindi l’adeguamento delle pensioni al costo della vita.

E’ chiaro che il mancato adeguamento è dovuto alla mancanza di risorse nelle casse del nostro ente nonché il rispetto degli equilibri di bilancio.

Ma è proprio questa evidenza che denunzia la crisi del nostro sistema previdenziale che non ha in sé le risorse finanziarie per correggere e integrare i suoi compiti istituzionali.

Si può rinviare la soluzione per qualche tempo ma non per più di un decennio.

Così facendo l’eccezione diventa la regola e comporta il tradimento non solo del nostro istituto previdenziale ma dello scopo finale di ogni sistema previdenziale che tende al miglioramento e nel peggiore dei casi al mantenimento dei risultati raggiunti, non certo al suo sistematico peggioramento.

Ma ciò che più mi indigna e sorprende non è tanto la mancanza di risorse necessarie per il mancato adeguamento (lo sappiamo da tempo che mancano), bensì l’assoluta ignavia e il rigoroso silenzio del Consiglio di Amministrazione circa una carenza di tal fatta, unita all’incapacità totale di riformare un sistema non più adeguato agli scopi a cui è preposto.


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