Orientarsi sugli enti del Terzo settore con la nuova Guida di Federnotizie

Esce, per i libri di Federnotizie, la Seconda edizione del volume Terzo settore: istruzioni per l’uso. Lo abbiamo messo in vendita, da ieri, nella nostra edicola digitale. È un e-book completo sulla riforma e le prassi legate agli Enti del Terzo Settore (ETS): si va dall’inquadramento, all’iscrizione al RUNTS, passando per numerosi approfondimenti su personalità giuridica, atto costitutivo, forma societaria, fiscalità, finanziamento, trasformazione e scissione. Grazie al contributo di 11 autori abbiamo rivisto e aggiornato l’edizione del 2018, inserendo novità legislative e una bozza di Statuto. Pubblichiamo sul giornale la Prefazione al libro, invitandovi a dare un’occhiata anche al Sommario e, se interessati, ad acquistarlo, contribuendo in questo modo a sostenere le attività quotidiane di Federnotizie.


Prefazione a cura di Matteo Mattioni e Arrigo Roveda

Il materiale raccolto in questo volume ha la sua origine nel convegno annuale di Federnotizie, tenutosi l’8 marzo 2018 a Milano, di cui la prima edizione raccoglieva gli atti.

La riforma del Terzo settore, frutto del Codice del Terzo settore (CTS) di cui al d. lgs. 3 luglio 2017, n. 117, ha avuto un percorso travagliato e soprattutto lungo, prima di veder completata la sua pratica attuazione, di cui momento fondamentale è stata la nascita del RUNTS.

Dopo quattro anni, ci è sembrato quindi necessario aggiornare il lavoro svolto alla luce dei provvedimenti attuativi, delle interpretazioni ministeriali, degli approfondimenti dottrinali e della esperienza pratica.

Se la prima edizione costituiva un supporto utile ad approfondire un tema totalmente nuovo, questa seconda edizione diventa uno strumento per affrontare i numerosi problemi che devono essere risolti da chi assiste professionalmente gli ETS.


La riforma del 2017 ha valorizzato in massima misura la realtà socioeconomica del Terzo settore, che è finalmente assurto alla dignità di concetto normativo. Già nota alle scienze sociali, alla dottrina economica e al linguaggio comune, la realtà del Terzo settore è stata recepita anche nel mondo del diritto: ciò ha significato la piena valorizzazione giuridica dei c.d. corpi intermedi, cioè delle formazioni sociali (art. 2 Cost.) che, con la propria attività, contribuiscono a colmare lo spazio d’azione tra Stato e cittadino, tra pubblico e privato, rappresentando al contempo un “cuscinetto” socioeconomico e un luogo di appartenenza.

Questa valorizzazione appare tanto più significativa in quanto, a ben vedere, si pone in controtendenza rispetto alla vocazione del nostro tempo per la disintermediazione (in campo economico, nei rapporti consumatore-produttore; in ambito politico, tra elettore e vertici politici, e tra cittadino e Stato; ecc.), la quale rischia di diluire i collanti sociali trasformando ogni comunità in una folla solitaria[1]. La funzione, svolta dagli ETS, di supplenza e di concorrenza con gli apparati pubblici, cioè con il c.d. Primo settore, ha trovato nella riforma del 2017 un riconoscimento che sottende un giudizio di valore positivo, ormai ampiamente condiviso a livello economico e sociale.

La riforma del Terzo settore ha portato con sé anche la valorizzazione del concetto di codice quale corpo normativo esaustivo, autosufficiente. Anziché procedere alla compilazione di un testo unico, raccogliendo e armonizzando la normativa sparsa sugli ETS in un (pur auspicabile) restatement, il legislatore ha approntato un codice vero e proprio, dotato di un impianto sistematico articolato in una parte generale e in una parte speciale. Un codice, inoltre, di impronta marcatamente civilistica, il quale ha definitivamente affrancato la nozione sostanziale di ente non profit da quella tributaria, cui la prima era andata sovrapponendosi a causa di successivi interventi normativi di carattere ancipite[2].

Se, poi, il mancato intervento sul Libro I del codice civile – cui il legislatore era stato precettato dalla legge di delega[3] – sia dipeso da mero metus reverentialis[4] del legislatore, ovvero da una lettura restrittiva della delega[5], ovvero ancora da scelte politiche solo in parte decifrabili, si tratta – in ultima analisi – di una circostanza che non muta il complessivo giudizio su una riforma, la quale è di tale rilevanza da trascendere, nella sua portata sistematica, i confini del Terzo settore come normativamente individuati (artt. 4 ss. d. lgs. 117/2017). Il Codice, infatti, influirà certamente sull’attività degli operatori giuridici, e segnatamente su quella del notaio, anche al di fuori del suo ambito di applicazione, incidendo anche sulla lettura delle disposizioni codicistiche che il legislatore ha mantenuto intatte.

Per tutte queste ragioni la riforma merita, da parte del notariato, la più ampia considerazione sotto tutti i profili che ne formano oggetto e che nel presente volume trovano svolgimento grazie alla preziosa disponibilità di autori e studiosi di diversa esperienza e di grande autorevolezza, i quali hanno messo il proprio impegno al servizio di Federnotizie e dell’intera categoria.


Non possiamo, nel licenziare questa seconda edizione, non ricordare Maria Nives Iannaccone, che al Terzo settore ha dedicato sapienza ed energia, senza risparmiarsi come mai si risparmiava nello studio e nelle attività che svolgeva con generosità nell’interesse di tutti i notai.

Maria Nives ha terminato e consegnato il suo lavoro, puntualissima, pochissimi giorni prima di lasciarci. Improvvisamente. Una collega e un’amica preziosissima che ricorderemo e ringrazieremo con un sorriso ogni volta che rileggeremo le pagine di questo volume.


Note

[1] Il riferimento è a D. Riesman, La folla solitaria, trad. it., Il Mulino, 2009.

[2] Ben lo ha rilevato M. Ceolin, Considerazioni sparse sul d. lgs. n. 117 del 2017 (c.d. Codice del Terzo settore), in Giustiziacivile.com, 20 novembre 2017, 4 s.

[3] “Con i decreti legislativi di cui al comma 1 … si provvede in particolare … alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute”: così l’art. 1, comma 2, l. 106/2016. Sulle possibili direzioni dell’attuazione di tale previsione v. V. Montani, La legge delega sul Terzo settore e le prospettive di riforma del codice civile, in Jus, 2017, 145 ss.

[4] Come ipotizzato da M. Ceolin, Considerazioni, cit., 8.

[5] Su cui v., in senso critico, già V. Montani, La legge, cit., 159 ss.


Vuoi ricevere una notifica ogni volta che Federnotizie pubblica un nuovo articolo?

Iscrivendomi, accetto la Privacy Policy di Federnotizie.

Attenzione: ti verrà inviata una e-mail di controllo per confermare la tua iscrizione. Verifica la posta in arrivo (e la cartella Spam) e conferma la tua iscrizione, grazie!