Ombre sul Congresso di Genova

A breve, il 5 e il 6 di maggio a Genova, il Notariato è chiamato a Congresso. Il primo dei nuovi Congressi primaverili previsti dalla modifica al regolamento dei Congressi deliberata a Roma lo scorso novembre, che dovranno essere dedicati a uno specifico tema, sarà dedicato alla deontologia e all’esame di alcune proposte che i nostri organi di vertice ci faranno conoscere a giorni.

Un voto congressuale[1], presentato da un Comitato regionale che rappresenta oltre un sesto dei notai italiani e approvato a larghissima maggioranza in occasione dell’ultimo Congresso, aveva invitato il Consiglio Nazionale a dedicare il Congresso al tema delicato e attualissimo dell’accesso alla professione e invece il CNN ha ritenuto di disattendere il voto congressuale, scegliendo un diverso tema.

E tale scelta, pur non avendo i voti congressuali un’efficacia vincolante, avrebbe dovuto essere (sulla base di una chiara indicazione del Regolamento dei Congressi) sottoposti alla valutazione del Consiglio Nazionale e oggetto di un apposito capitolo della relazione del segretario che oggi, a meno di 30 giorni dall’apertura del Congresso, dovrebbe essere già nelle nostre caselle di posta elettronica e invece non è.

Ciò che denota un atteggiamento dirigistico che dispiace.

Intendiamoci, non che il tema scelto non sia da considerare centrale, ma disattendere un voto congressuale non è certo il migliore dei biglietti da visita per chiamare la categoria a confronto.

Ma c’è un’altra riflessione, collegata al tema deontologia, che ci lascia ancor più perplessi.

Il Consiglio Nazionale ha l’autorità di elaborare principi di deontologia in forza di legge e i lavori che saranno presentati a Genova sono espressione preliminare di questa autorità.

Oltre all’autorità dovrebbe avere anche l’autorevolezza per la quale è necessario il rispetto dei principi attualmente vigenti.

Soprattutto di quelli connessi alla carica che conferisce l’autorità.

Dei rapporti derivanti dalla partecipazione agli organi di categoria si occupa l’articolo 23 del CD che alla lettera f) impone, ai notai componenti gli organi di categoria di “favorire il ricambio delle cariche anche nei casi non previsti dalla legge ed evitarne, ove possibile, il cumulo.”

Per quanto riguarda in particolare il cumulo delle cariche nazionali e distrettuali il principio deve essere letto in relazione a quanto prevede l’articolo 93-bis della legge notarile per il quale “Il Consiglio Nazionale del Notariato vigila sull’applicazione dei suddetti principi e norme da parte dei consigli notarili distrettuali e adotta tutte le iniziative opportune per la loro applicazione”, nella preoccupazione che il ruolo di vigilante e quello di vigilato si concentrino in unica persona.

La presenza in Consiglio Nazionale di notai che ricoprono anche il ruolo di consiglieri distrettuali è quindi sicuramente inopportuna, deontologicamente censurabile e probabilmente illegittima per violazione del principio contenuto nell’articolo 93-bis.

Ma è anche irrispettosa verso i notai governati a livello nazionale e quelli amministrati a livello locale. Notai cui deve essere assicurato il massimo impegno e la massima concentrazione che il difficile ruolo richiede. Impegno e concentrazione che risultano inevitabilmente dimezzati se le cariche sono due.

E non può essere argomento di difesa quello di chi dice che il tempo lo si trova sottraendolo generosamente alla propria professione e ai propri guadagni.

Perché la categoria ha bisogno di rappresentanti che sperimentino quotidianamente e in prima persona i problemi della professione, le inefficienze degli uffici giudiziari e fiscali, le esigenze dell’utenza, l’impatto delle tecnologie, le difficoltà causate da una cattiva tecnica legislativa. Servono rappresentanti notai in reale servizio, non politici del notariato di professione.

Ma serve anche, soprattutto oggi che la competenza di rogito si estende oltre il distretto, che non ci siano mai sovrapposizioni di ruoli che concentrino in una sola persona la rappresentanza locale e nazionale. Serve che ci sia la massima trasparenza nei rapporti tra centro e periferia. Che non ci siano inquinamenti nelle inevitabili contrapposizioni che nel tempo si creano tra distretti e tra distretti e centro.

Non pare ammissibile che le complessità di amministrazione e governo del notariato siano rese ancor più difficili da sovrapposizioni di cariche.

Diversi sono i Consiglieri Nazionali che siedono anche nei loro Consigli Distrettuali e per nessuno di loro l’inciso “ove possibile”, evidentemente scritto per consiglieri nazionali appartenenti a piccolissimi distretti, pare applicabile.

È evidente che il giudizio sui lavori che saranno discussi a Genova non sarà condizionato da questo vizio di origine, ma pare anche doveroso un passo indietro da chi si trova a ricoprire ruoli di governo nazionale e amministrazione locale, in palese violazione di un precetto deontologico, per ritrovare una condivisione fondata sul rispetto delle regole.

Ne va dell’autorevolezza di chi li deve presentare prima alla categoria e poi, tradotti in norme, al Governo.


Note

[1]Il Congresso Nazionale del Notariato

considerate

la riduzione del numero dei praticanti notai e le difficoltà riguardanti l’accesso alla professione (formazione, procedure concorsuali, tirocinio, etc.)

ritenuto

ormai indifferibile, per il futuro della categoria, affrontare in maniera organica le relative questioni,

chiede

che il prossimo Congresso Nazionale venga dedicato al tema dell’accesso alla professione, anche sulla base di un’ampia riflessione preparatoria.


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