O capitana! Mia capitana!

Nicoletta Ferrario

Eravamo sempre tantissimi, il lunedì sera in via Locatelli. Tanto numerosi che i posti a sedere non bastavano: molti partecipavano restando in piedi, altri trovavano una sedia e si mettevano subito fuori dalla porta della sala, in una posizione che consentisse comunque di ascoltare e di intervenire.

Progetti, analisi, discussioni che coinvolgevano colleghi di tre generazioni diverse.

Per noi più giovani la sola possibilità di ascoltare chi ne sapeva di più, traendo insegnamento dall’esperienza, sarebbe stata un onore affascinante, ma ci veniva permesso – e richiesto – molto di più. La preparazione delle relazioni per un convegno dell’Associazione, la creazione di un progetto da presentare al congresso di Federnotai, la presentazione degli ordini del giorno al Congresso Nazionale del Notariato: erano tutti compiti per noi ultimi arrivati.

La sola regola, chiara e importantissima, era: se vuoi partecipare fallo fino in fondo, buttati nella mischia e mettiti in gioco. A centrocampo e in difesa c’erano comunque i più grandi, a coprire ma soprattutto a regalare assist preziosissimi.

Nicoletta era la capitana di quella squadra: nessuno avrebbe potuto indossare la fascia meglio di lei.

“Io non capisco niente di politica, mi occupo solo di organizzazione!”: è la sola bugia che Nicoletta abbia detto, smascherata da quel sorriso che le accendeva gli occhi mentre la pronunciava. Perché non c’è niente di più politico dell’aggregazione intorno al dibattito, della creazione del confronto e della trasmissione tra le generazioni.

E non c’è persona politicamente più autorevole di quella in cui chiunque identifica un’organizzazione con centinaia di aderenti. Nicoletta era questa persona.

Aveva anche coniato un nome per i giovani che lei, con l’aiuto di altri della sua generazione, spingeva a crescere e a esporsi. Eravamo i “Ferrario Boys” e sono sicuro che nessuno di noi ha mai smesso di esserne orgoglioso, né mai smetterà. Abbiamo raccolto il suo incoraggiamento, andando in cerca di responsabilità: nel sindacato regionale e in quello nazionale; nelle Istituzioni del Notariato locali e in quelle nazionali; nella redazione di questa rivista.

E ciascuno nel suo studio ogni giorno, nel rapporto con i colleghi e con i clienti: perché l’essenza della funzione del notaio si esprime di continuo e Nicoletta – che di responsabilità, nel Notariato e nella comunità, ha sempre avuto fame – non ha mai smesso di esserne esempio.

Ho tanti ricordi personali che, affiorando in questi giorni, mi legano a Nicoletta persino più che in passato: ricordi che significano consiglio, sostegno, incoraggiamento, protezione. E umanità: nelle telefonate degli ultimi mesi la politica del Notariato lasciava spazio ai consigli reciproci sui libri da leggere. Mi limito a questo senza citare episodi e circostanze, per rispetto di un’altra qualità di Nicoletta: la sua discrezione, il “decoro” che Nicoletta aveva innato, come succede alle persone serie che hanno il dono di non prendersi sul serio.

O capitana! Mia capitana! ultima modifica: 2023-09-08T08:30:35+02:00 da Carmelo Di Marco
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