Notaio e Blockchain: innovazione tecnologica e certezze

Congresso Nazionale del Notariato 2017

di Lodovica de Stefano, Antonio Reschigna e Michele Laffranchi

La seconda giornata del 52° Congresso Nazionale del Notariato di Palermo, si apre con una tavola rotonda focalizzata sulle nuove tecnologie. Modera la discussione Maurizio Melis di Radio 24, il quale sottolinea che la transazione di contante o mezzi equivalenti tramite banca (soggetto intermediario fino ad ora ritenuto insostituibile) rischia di essere superata da una nuova tecnologia, la Blockchain, che consiste in un database condiviso e controllabile tra i soggetti che ne fanno uso e non posseduto da un terzo intermediario: «i dati sono di tutti o di nessuno».

La Blockchain, come ben espresso in precedente articolo di Federnotizie, a cura di Dario Restuccia, consiste in un certo numero di “nodi” (o blocchi) che devono essere confermati da soggetti autorizzati al fine di acquisire l’operazione. Non è necessario che ci sia fiducia tra i soggetti della transazione né che la fiducia sia garantita da un soggetto intermediario terzo, in quanto la stessa è garantita dal sistema in sé.

Oreste Pollicino – professore ordinario di diritto costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano e direttore di MediaLawa.eu

Viene espresso, in primo luogo, un apprezzamento per il notariato il quale ha avuto il coraggio di affrontare le innovazioni tecnologiche considerandole nonsolo come problemi, ma, soprattutto, come opportunità.

Aspirazione della Blockchain, partendo dall’idea del suo creatore (di cui si conosce solo lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto), è quella di realizzare transazioni di denaro, o altri beni e servizi, automatizzate senza intermediazioni, ma al tempo stesso certe e sicure, sulla considerazione che liquidità e certezza giuridica, fornita soltanto da terzi intermediatori, non devono necessariamente procedere di pari passo. In altri termini, il Bitcoin (realizzato tramite la Blockchain) consisterebbe in valuta sicura anche senza intervento di intermediari quali le banche.

La nuova tecnologia, che propone di costituire uno spazio nel web escluso dalla sovranità dello stato nazionale, ha in realtà bisogno di una regolamentazione esterna, in assenza della quale poteri privati possono acquisire posizioni dominanti con rischio di abusi; rischio che permane nonostante il registro, nel quale tale tecnologia si esplica, sia decentralizzato e trasparente.

Si ricorda che quando fu introdotto internet si pose il problema se lasciarlo quale rete aperta o rete chiusa: la stessa questione si sta ponendo per Blockchain. Se in Internet la rete aperta ha prodotto il problema delle fake news, nella transazione effettuata tramite tecnologia Blockchain il possibile errore nell’immissione dei dati nella catena resta incorreggibile.L’irreversibilità è voluta per rendere irrevocabile la transazione, ma rischia di creare danni maggiori avendo ad oggetto beni e valori e non solo notizie. Ecco quindi che serve una autorità di controllo.

Lo stesso ideatore – interviene in un secondo momento Oreste Pollicino – ha affermato che il compito della società è quello di stabilire il livello entro il quale l’algoritmo può sostituire la legge, riconoscendo implicitamente che all’algoritmo non può essere lasciato un perimetro di applicazione indefinito e illimitato.

Il relatore pone infine il problema della allocazione della responsabilità in caso di introduzione di dati falsi nel sistema Blockchain, allocazione che andrà risolta secondo i principi generali.

Cosimo Accoto – Visitingscientist MIT Massachusetts Insitute of Technology

Le innovazioni tecnologiche hanno spesso portato con sé istanze di disintermediazione.Giàil web negli ultimi anni novanta ha comportato il superamento della struttura e della organizzazione dei mass media e gli operatori della informazione si sono dovuti adeguare alle nuove tecnologie reinventandosi.

La nuova rivoluzione tecnologica è iniziata nel 2008 con la creazione del bitcoin e della tecnologia blockchain che si propone lo stesso obiettivo di disintermediazione del Web, non più con riferimento alle informazioni, ma con riferimento a valori, beni e servizi non duplicabili.

A distanza di quasi un decennio dal suo debutto la tecnologia Blockchain si sta sempre più diffondendo e coloro che inizialmente erano scettici si stanno ora ricredendo. Occorre che gli operatori comprendano che se una nuova tecnologia viene utilizzata e confermata nei fatti dalla sua diffusione può diventare infrastruttura e quindi essi non possono prescinderne.

Il linguaggio del codice software, diversamente dai linguaggi precedenti (orale e scritto), è un linguaggio eseguibile in sé senza una decisione esterna. Il diritto sta incrociando un elemento nuovo ed imprevisto che può scardinare il sistema gestito ed affidato alle professioni intellettuali; l’algoritmo alla base di questa tecnologia, infatti, va a sostituire gli strumenti, quali la legge e il diritto, che permettono di eseguire un certo tipo di contratto e transazione. È quindi un competitor di grande potenza, poiché i codici alla base di ciò cambiano la natura degli scambi fino ad ora conosciuti.

Gli smart contract essendo oggetti software, basati su codici che non consentono interpretazione, consentono che, verificatesi le condizioni alla base del contratto,lo stesso si esegue, prescindendo da ogni valutazione di contenuto e di veridicità alla base del codice. In altri termini, la mancanza di una attività interpretativa fa sì che il contratto venga eseguito a non conformemente, e a volte anche contro, la volontà delle parti.

Il moderatore interviene, poi, sottolineando l’opportunità che la tecnologia degli smart contract passi dagli informatici che ne dominano gli aspetti tecnici al professionista che ne comprenda gli aspetti di contenuto: il contratto non può essere lasciato nelle mani di un matematico o di un codice da lui creato.

Nella conclusione del suo intervento, espone tre principi in relazione alle nuove tecnologie: a) non giudicare la tecnologia in base allo stato in cui si trova attualmente ma per i valori che si prevede possano esprimere in futuro; b) non dare per scontato che il concetto di fiducia non sia modificabile con l’evoluzione tecnologica. Non è detto che un domani l’algoritmo non possa dare più fiducia del professionista; c) il notariato deve essere in grado di cavalcare e non temere le nuove tecnologie che non possono essere lasciate ai soli tecnici informatici perché i contratti non possono, e non devono, essere scritti solo con codici ma deve essere presente il notaio e il suo contributo di esperto di legge.

Chiara Mazzone – Funzionario responsabile delle politiche di innovazione digitale e DG Connect Commissione europea

Attorno all’argomento della Blockchain, definito dalla relatrice quale registro di dati, distribuito, trasparente e decentralizzato, c’è grande fermento e mobilitazione, tanto che si ne è occupata la stampa e Fortune Magazine, in particolare. Va quindi posta la domanda di come affrontare intellettualmente tali nuove tecnologie; il Bitcoin non è l’unica moneta virtuale sul mercato, ve ne sono infatti almeno altri 150 tipi. Viene ripreso l’argomento, già emerso nel convegno tenutosi quest’anno presso l’Università Bocconi, del Bitcoin quale risorsa limitata, quasi quanto l’entità d’oro presente sulla terra. Vi sono monete che invece investono sulla assenza di deflazione.

Ma resta il quesito di come rendere affidabili questi nuovi tipi di monete, il quale non può che passare da una riflessione che riveda le stesse frontiere del diritto per consentirne l’utilizzo senza perdere la garanzia da fornire ai consumatori.

La relatrice riporta alcuni esempi virtuosi di utilizzo del Blockchain nel settore pubblico da parte di alcuni Stati dell’unione europea, come per l’utilizzo dell’energia e della tutela del diritto di autore, disintermediando alcune transazioni e attività affidandole anche a privati cittadini. L’utilizzo di questo nuovo strumento permette anche delle transazioni peer to peer, come accade in agricoltura di paesi alcuni africani. Le tecnologie, di cui si sta discutendo nell’odierna tavola rotonda, spesso raccolgono nuovi i bisogni e si risolvono con l’utilizzo di Blockchain.

In questa realtà il notariato si può inserire come interprete di transazioni complesse. Le banche tentano fortemente di entrare in queste tecnologie, sottolineando la possibilità di utilizzo delle stesse, quale sistema aperto, da parte di truffatori; si evidenzia così il problema del controllo già espresso dai precedenti relatori e la perplessità circa un sistema immutabile che non consente la correzione di errori.

La relatrice conclude, la prima parte dei lavori, evidenziando le problematiche di ordine pubblico derivanti dallo spostamento di potere dalle autorità statali a un mondo di programmatori informatici; occorre pertanto un adeguato bilanciamento degli interessi in gioco superando la visione tecno-anarchica, per il momento non realizzata.

Secondo Mazzone, ripresa sul tema, bisogna fornire garanzie in sede di ingresso del dato nella Blockchain in quanto non è poi possibile correggerla data la natura immodificabile.Esistono, infine, problemi di tipo geopolitico, poiché i processi di minig delle Blockchain pubbliche richiedono grande energia e l’unica nazione, al momento in grado di fornirla, è la Cina.

Giampaolo Marcoz – Consiglio Nazionale del notariato

 La categoria deve capire il ruolo che del notariato che può assumere rispetto al funzionamento e alle esigenze che tende a soddisfare la Blockchain.

Prosegue, evidenziando come in realtà il sistema non ha eliminato (benché tuttora tenda ad eliminare) gli intermediari per sé stessi ma solo quelli inefficienti o che non hanno saputo offrire la loro funzione adattandola alle nuove tecnologie.

Inefficienza non vuol dire solo costi inadeguati alle nuove esigenze, tanto che le stesse transazioni tramite Blockchain hanno il loro prezzo, spesso pagato con Bitcoin. L’assenza di costi è una disinformazione, la creazione di Blockchain, infatti, ha costi elevati e richiede tanta energia cosicché i miners diventano centri di potere, soprattutto quando si arriva ad un solo intermediario presente sul mercato. Il consigliere quindi chiede a se stesso e alla platea di chi sia il reale soggetto che trae da ciò tale guadagno? Si vogliono affidare i registri immobiliari a Google o ad altro centro di potere?

Il notariato rappresenta la certezza e il notaio può controllare l’identità del soggetto che carica i dati e se gli stessi sono corretti, elemento che manca a coloro che creano gli algoritmi alla base della Blockchain, elemento molto importante soprattutto sulla considerazione che un dato sbagliato non può poi essere modificato.

Il notariato sta lavorando, con IBM, per la creazione di NotarChain, una Blockchain privata, i cui nodi siano i singoli notai, la quale se si dimostra affidabile può fungere da modello anche per gli altri Paesi. Si tratta quindi di creare una Blockchain che rispetti gli elementi caratterizzanti della nostra professione: attraverso il notaio di fiducia i consumatori potranno inserire dati corretti sin dall’origine in una Blockchain che garantisca la correttezza attraverso il preventivo controllo da parte del notaio.

Fabio Malosio – IBM Italia

La collaborazione tra IBM e Notarel è iniziata dopo una giornata di incontro tra il professor Pollicino ela categoria notarile. È stato pensato di creare qualcosa di reale, sperimentando la nuova tecnologia per capirla meglio: è stata realizzata così NotarChain al fine di condividere, tramite tale esperienza, i risultati dalla stessa raggiunti e di creare nuovi servizi.

In particolare per rendere concreta tale nuova tecnologia sono stati individuati un cliente reale, con un reale problema, un’area interessante per il Blockchain (il settore dell’alta moda italiano) e un fornitore tecnologico robusto, come IBM. Il cliente è una azienda che realizza tessuti in seta per brand di rilevanza internazionale, la quale al fine di tutelare i disegni da essa realizzati e poi digitalizzati, utilizzava una chiavetta che veniva depositata presso un notaio ogni sei mesi, con redazione di un classico atto notarile. Ciò però non era sufficiente per l’esigenza di tale azienda che ha la necessità di tutelare ogni singolo disegno man mano che lo stesso viene creato.Per risolvere tale esigenza, è stato proposto di utilizzare una Blockchain: il cliente viene registrato e riconosciuto dal notaio e attraverso uno smart contract che evidenzia un algoritmo che rappresenta il disegno viene reso soddisfatta l’esigenza dell’azienda stessa.

In questo contesto è importante sottolineare l’urgenza del posizionamento del notariato, il quale deve ritagliarsi uno spazio per evitare che altri si collochino al suo posto nell’evoluzione che necessariamente ne conseguirà.

Fulvio Martusciello – EuropeanParliamentComittee on Economic and Monetary Affairs (ECON)

Può l’algoritmo sostituire l’intervento umano?

Per il relatore la risposta è negativa, l’algoritmo non può sostituire il controllo umano, in particolare con riferimento ai controlli antiriciclaggio, per i quali il ruolo del controllo umano, in particolare notarile, è insostituibile. Il relatore prosegue evidenziando la criticità derivante dalla non modificabilità dello smart contract, i cui effetti non possono essere modificati o revocati anche in presenza di legittime cause di annullamento, nullità o inefficacia.

Il relatore riferisce di non condividere la politica del MISE favorevole al “fai da te” giuridico in ambito di costituzione di società, che non raggiunge un vero obiettivo di libertà, e, inoltre,inoltre critica la decisione del TAR Lazio sulle società start-up innovative, sostenendo che l’abbassamento dei livelli dei controlli può forse rendere il paese più semplice, ma certamente lo rende meno sicuro e più permeabile alle attività criminali.

Il notariato – sostiene il relatore –deve preparare un manifesto da sottoporre alle forze politiche, che contenga una proposta di riforma organica e deve richiedere una rappresentanza stabile in Parlamento.

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Notaio e Blockchain: innovazione tecnologica e certezze ultima modifica: 2017-10-13T17:28:26+02:00 da Redazione Federnotizie
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