(Non) Fake News. Quale pensione per il futuro

Speciale Federnotizie al Congresso 2021

Tutti i notai d’Italia sanno che nei giorni 4 e 5 novembre prossimi si terrà il  55° Congresso Nazionale del Notariato dal titolo “Publica Fides nel mondo delle Fake News”.

Non tutti sanno (è Non News più che Fake News) che nei prossimi giorni si terrà l’Assemblea dei Delegati alla Cassa Nazionale del Notariato chiamata a esprimere un parere affinché il Consiglio di Amministrazione approvi alcune modifiche al Regolamento per l’attività di Previdenza e Solidarietà e allo Statuto della (nostra, e che sia nostra è una non Fake News) Cassa di Previdenza.

È pur vero che durante il Congresso si terrà una Tavola Rotonda a cura della Cassa Nazionale del Notariato dal titolo “Informazione qualificata vs luoghi comuni nei sistemi previdenziali”, che non può non considerarsi perlomeno tardiva e insufficiente rispetto ai temi oggetto di discussione (ad onor di chiarezza una delle tesi di questo scritto è la mancanza di informazione e trasparenza nelle questioni previdenziali, Fake News sono forse anche le Non News, non comunicare è come mentire), se solo si nota che le proposte modifiche al Regolamento riguardano:

  1. l’assegno di integrazione;
  2. la modifica (aumento) degli anni di esercizio per avere diritto alla pensione di anzianità;
  3. la riduzione della pensione;
  4. una nuova metodologia di calcolo dell’indennità di cessazione;
  5. altro.

Leggere i cinque punti oggetto di modifica al Regolamento può far pensare a una “Riforma” (con la R maiuscola). Così non è.

Sembra essere una “pezza”, (piccola peraltro), come le altre pezze che ogni triennio il Consiglio della Cassa è chiamato a “mettere” per patinare i suoi conti e mostrare alle autorità di vigilanza che qualcosa si è fatto, purtroppo da una parte reiterando la politica dello struzzo rispetto alla gravità dei problemi e dall’altra incidendo comunque, seppur in modo non risolutivo, sul futuro economico di tutti noi senza aver preventivamente coinvolto la categoria.

Le critiche fin qui rivolte al Consiglio di Amministrazione della Cassa (e anche al Consiglio Nazionale del Notariato, in fondo il futuro previdenziale dei notai prima che questione previdenziale è questione politica) sono fatte con benevolenza.

E ciò per una ragione semplice. È comprensibile (seppur non giustificabile) che non si abbia il coraggio di risolvere con compiutezza i problemi che affliggono la previdenza. Il Parlamento e il Governo italiani di questi ultimi decenni hanno fatto lo stesso con la previdenza pubblica nazionale.

Prego dunque il Presidente della Cassa e i Consiglieri tutti (così come il Presidente del CNN e i Consiglieri tutti) di non considerare questo scritto un attacco. Chi scrive (e l’intera redazione di Federnotizie) non è animato da alcun astio o da retropensieri politici di alcun genere. La redazione di questo giornale vuole stimolare l’inizio di un percorso di comprensione, discussione e soluzione ai problemi condiviso.

Nulla di più. Mi auguro che questo percorso possa essere iniziato, in buona fede, senza pregiudizio alcuno, geografico e geopolitico. La soluzione dei problemi è, e deve essere, nell’interesse di tutti i notai italiani, giovani e meno giovani, qualunque Regione, Provincia, Comune, frazione o località di Comune, Via o Piazza abitino.

I problemi

Il Consiglio di Amministrazione della Cassa evidenzia che:

  • nel novero delle pensioni pagate dalla Cassa le pensioni dirette erogate sono passate dal 29% del 1980 al 55% del 2020 (con evidente aumento del costo delle prestazioni pensionistiche);
  • la speranza di vita all’età di 75 anni è aumentata dagli anni 82,8 per i maschi e 84,4 per le femmine nel 1980 rispettivamente agli anni 86,9 e 89,2 nel 2019 (tra l’altro notandosi che è intervenuto un fortissimo aumento della percentuale di femmine all’interno della categoria, percentuale che nel 2020 si attesta al 37,7%);
  • l’aumento della spesa pensionistica sembrerebbe anche dovuta, oltre che all’aumento del numero delle pensioni dirette erogate anche all’aumento dell’andata in pensione anticipata soprattutto nel periodo di crisi (2012-2015);
  • l’aumento complessivo del costo delle pensioni nel decennio dal 2010 al 2020 sarebbe di oltre il 20%.

Le criticità sopra indicate proprie del nostro micromondo notarile si collocano coerentemente nello scenario pensionistico nazionale ed europeo.

Sono innumerevoli gli studi relativi all’evoluzione dei sistemi pensionistici in futuro, in particolare dei costi pensionistici, tutti concordi e incontestabilmente asserenti l’insostenibilità degli attuali sistemi in assenza di modifiche di rilievo. Senza citarne alcuno di matrice bancaria/assicurativa che potrebbe essere considerato da qualcuno parziale, per l’evidente interesse economico di integrare o sostituire il cosiddetto primo Pilastro con altri di matrice privata, ci si limita a citare le risultanze dell’ultimo (2021) Report sull’adeguatezza delle pensioni nell’Unione Europea il “The 2021 Pension Adequacy Report: current and future income adequacy in old age in the EU” (.PDF), Report periodico congiunto del Social Protection Committee e della Commissione Europea.

Nelle conclusioni di quel Report si legge (traduzione libera di chi scrive):

  • dopo un decennio di miglioramenti non sono stati fatti ulteriori progressi per ridurre il rischio di povertà ed esclusione sociale nella popolazione anziana dell’Unione Europea;
  • i vecchi costituiscono una parte significativa della popolazione dell’Unione Europea; nel 2018 circa 89 milioni (il 20%), poco più di 16 milioni a rischio di povertà o esclusione sociale; si legge che in futuro, anche se le pensioni e i servizi possono continuare a ridurre il tasso di povertà, è probabile che il numero dei vecchi a rischio povertà aumenti;
  • il tasso di sostituzione, e quindi la percentuale di reddito del lavoratore che entra nel mercato del lavoro oggi e che lo stesso può ritrovarsi quando andrà in pensione, è destinata a decrescere.

Nella speciale sezione del Report relativo all’Italia si legge (preferisco riportarla nella lingua originale in cui è scritta):

Despite high pension expenditure, economic security in old age is uneven in Italy: the statutory pension system is effective in ensuring income maintenance for average pensioners, but pension income inequality is notable and expanding, protection against poverty is inadequate, and tight eligibility conditions include regressive clauses”.

È insomma il trito e ritrito (ma ineludibile) refrain dell’insostenibilità finanziaria del sistema pensionistico (di recente anche “gridato” dall’OCSE) e della poca trasparenza e correttezza nella governance delle entrate e uscite della previdenza.

Al di là dei numeri e percentuali da me citati l’insostenibilità finanziaria, nel medio e lungo periodo, è un dato di fatto.

Ma ritorniamo al nostro micromondo notarile.

Il quadro che ho rappresentato evidenzia due specifiche criticità.

La prima

Il sistema pensionistico notarile italiano è retto dal (legittimo e universalmente adottato) principio di solidarietà sociale sancito dall’articolo 2 della Costituzione.

Più correttamente, forse, dovremmo però dire che ne è “dominato” (nella sua accezione negativa), posto che si tratta di un sistema di puro mutualismo nel quale la parola “contributivo” è sconosciuta e, se pronunciata, relegata dalle istituzioni notarili nel più infimo dei gironi infernali danteschi.

Il sistema di solidarietà pura trascura (ignora) il problema dei criteri di redistribuzione delle riserve disponibili o meglio compie una scelta di campo (politica) precisa. Meglio un uovo oggi che una gallina domani. Coniugare la solidarietà con l’ottica intergenerazionale (cioè come garantire tutela pensionistica alle generazioni future dei notai) è una discussione da relegare soltanto a discussioni carbonare da sindacato notarile.

La prima criticità che si pone dunque alla discussione proposta è il rischio (altissimo) che le nuove generazioni di notai (forse anche non tanto nuove) corrono il rischio di non percepire un’adeguata pensione.

La seconda

Oltre alla criticità intergenerazionale (tema peraltro che affligge l’intero sistema pensionistico italiano ed europeo come visto e che occupa in particolar modo l’attenzione della politica, del Governo e del Parlamento italiani in queste settimane) esiste, ancor prima la criticità intragenerazionale.

Il mutualismo puro mina la sostenibilità finanziaria di lungo periodo privilegiando i diritti degli attuali pensionati rispetto ai futuri e corre il rischio di minare i principi costituzionali (e comunitari) che tutelano alcune basilari esigenze meritocratiche. E’ cioè possibile ignorare, bellamente, il diritto del lavoratore notaio di vedersi corrispondere una parte, almeno una parte (per non ledere il principio solidaristico) della pensione in proporzione a quanto versato nella sua vita contributiva (questa parola può essere scritta sulle pagine di questo giornale per fortuna)?

La meritocrazia è forse un disvalore? Chi è deputato a comporre in modo equilibrato le istanze solidaristiche (costituzionalmente tutelate) e quelle di adeguatezza proporzionale (altrettanto costituzionalmente tutelate) non dovrebbe forse aprire la porta anche a queste ultime (finora neglette) secondo i principi politici che reggono il mondo occidentale a cui apparteniamo?

La comprensione dei problemi

Siamo notai e quindi giuristi. È bene che i principi costituzionali, le interpretazioni della giurisprudenza, le opinioni della dottrina sui temi della giusprevidenza siano compresi così come facciamo per i problemi giuridici che ogni giorno affrontiamo per risolvere le questioni dei nostri clienti. In fondo si tratta della nostra futura pensione.

Il primo incontro, in formato Webinar, dal titolo “Il futuro della Cassa Nazionale del Notariato tra mutualità e solidarietà intergenerazionale“, organizzato da Federnotizie, che si terrà il prossimo 19 novembre 2021 dalle ore 15 alle ore 17 ha questo scopo. Quello di comprendere, cercando di padroneggiare i principi di diritto che regolano la giusprevidenza. Ce ne parleranno solo ed esclusivamente professori universitari, con opinioni differenti, perché questa vuole essere la fase della comprensione. Gettare le basi per discutere in modo cosciente.

Il prof. Giuseppe Ludovico, professore associato di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Milano, il prof. Maurizio Cinelli già ordinario presso l’Università di Macerata e il prof. Guido Canavesi ordinario presso l’Università di Macerata ci parleranno rispettivamente di “Adeguatezza e solidarietà intergenerazionale nel sistema pensionistico“, delle “Criticità del principio di solidarietà intergenerazionale nel sistema pensionistico” e dell’”Adeguatezza e solidarietà intergenerazionale nelle casse professionali“.

La discussione sui problemi

Un secondo incontro, sempre in formato Webinar, che si terrà il prossimo gennaio 2022, si comporrà di una prima sessione anch’essa scientifica, in cui parleranno solo professori universitari. Il prof. Michele Squeglia ci parlerà della “Previdenza complementare dei liberi professionisti: una sfida o un’opportunità per i notai?” e il prof. Armando Tursi svolgerà alcune “Riflessioni sulla costituzione di un possibile fondo pensione per i notai”. Una seconda sessione sarà dedicata alla discussione (politica) alla quale saranno invitati i rappresentanti del Consiglio di Amministrazione della Cassa e del Consiglio Nazionale del Notariato e i nostri colleghi appassionati di temi della previdenza.

Il confronto e il dibattito sono immaginati affinché l’organo deputato ad assumere le decisioni sul futuro delle nostre pensioni e quindi il Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale del Notariato possa compiere la sua azione politica con il massimo della condivisione.

Le soluzioni dei problemi

Le possibili soluzioni al problema della insostenibilità finanziaria di medio e lungo periodo del sistema pensionistico notarile sono molteplici.

Possiamo restare ancorati al principio del meglio un uovo oggi che una gallina domani. È bene, però, che i giovani notai sappiano di dover attingere ad ulteriori risorse oltre a quelle già regolarmente impiegate nel pagamento dei nostri contributi previdenziali per assicurarsi una pensione adeguata.

Possiamo cercare una forma equilibrata di sistema retributivo e contributivo nel pieno rispetto dei principi costituzionali di solidarietà e proporzionalità. E possiamo farlo con differenti strumenti previdenziali. Cerchiamoli.

È bene che i prossimi candidati alle elezioni dei nostri vertici politici che saranno eletti nei primi mesi dell’anno prossimo si cimentino su questi temi animando il dibattito elettorale con le loro proposte.

(Non) Fake News. Quale pensione per il futuro ultima modifica: 2021-11-03T08:30:34+01:00 da Domenico Cambareri
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