Manifesto per un notariato visionario

Congresso CNN 2016

Da alcuni anni, il Notariato – oltre a valorizzare la propria pubblica funzione – si propone di far riconoscere l’utilità del proprio intervento: lo stesso Presidente Lombardo, in occasione della prima riunione dei Presidenti Distrettuali successiva al suo insediamento, ha messo al centro della sua riflessione la necessità della affermazione del “notaio utile”, del “notaio socialmente apprezzato”.

Carmelo Di MarcoSappiamo bene che l’utilità del nostro intervento e della nostra funzione è contestata da molti: in molti casi viene negata in modo strumentale da chi vorrebbe azzerare i controlli ai quali quella funzione si collega; da chi progetta di includere le nostre attività nell’ambito della propria offerta di servizi o da chi vorrebbe che la nostra funzione non fosse più abbinata a talune caratteristiche nostre esclusive, per poterla esercitare senza possederle. In altri casi – purtroppo ci sono anche questi – il riconoscimento della nostra utilità manca perché non riusciamo a soddisfare le aspettative di chi si rivolge a noi.

Non basta quindi affermare che il notaio è utile perché questa affermazione sia vera in sé: parliamo di un obiettivo da coltivare, non di una constatazione di fatto acquisita.

Noi condividiamo pienamente questo obiettivo, ma pensiamo che enunciarlo senza declinarne i contenuti e senza definire il programma attraverso cui perseguirlo non serva a nulla.

L’utilità del notaio può essere collegata a moltissime definizioni diverse: è utile perché semplifica; perché rende durevoli e certi i rapporti giuridici; perché attenua il contenzioso fin quasi ad azzerarlo; perché immette nel sistema informazioni vere e attendibili; perché bilancia i rapporti di forza tra le parti di una transazione; perché aiuta a programmare le scelte più importanti delle persone, delle famiglie e delle imprese; perché crea affidamento; perché di lui ci si può fidare; perché applica il principio di parità di trattamento; …

L’elenco potrebbe arricchirsi di moltissime altre definizioni che tutti noi considereremmo rispondenti al vero, salva la libertà di ciascuno di collocarle in un suo personale ordine di preferenza.

Per passare dall’enunciazione dell’obiettivo al suo perseguimento in concreto, è necessario individuare tra le tante definizioni del “notaio utile” quelle che meglio possono ispirare azioni concrete.

Significa fare delle scelte per tradurle in un programma, raccogliere consenso (dentro e fuori dalla categoria) intorno a quel programma, accompagnare ogni iniziativa inclusa nel programma con una attività di comunicazione coerente con le scelte compiute, comprensibile da parte dei destinatari e quindi efficace.

Fino ad oggi, la categoria non ha ricevuto da parte del Consiglio Nazionale alcuna indicazione circa il programma che esso intende realizzare: questo silenzio ci preoccupa, e appare indicativo della difficoltà del compito che il CNN si trova ad affrontare.

Saremmo preoccupati anche se si trattasse solo di una difficoltà nella comunicazione interna. Noi siamo convinti della bontà del sistema democratico basato sulla rappresentanza e abbiamo molte riserve sulla partecipazione dell’intera categoria ai processi decisionali attraverso sistemi di democrazia diretta; al tempo stesso, però, pensiamo che l’esercizio della rappresentanza non possa prescindere dalla conoscenza del “morale delle truppe”, e ancora meno dalla dialettica con la base.

Ma ciò che leggiamo e ascoltiamo – e soprattutto quello di cui non si scrive e di cui non si parla – provoca una sensazione ben più preoccupante: la sensazione che i programmi non vengano resi noti perché la loro elaborazione, a distanza di alcuni mesi dall’insediamento del Consiglio Nazionale, non è ancora completata.

Conosciamo il clima di profonda divisione in cui si sono svolte le elezioni per le cariche in seno al CNN, e ci rendiamo perfettamente conto di quanto sia importante impegnarsi per il superamento di quel clima: abbiamo interpretato in questa ottica la decisione di affidare, per molti settori, una delega congiunta a più Consiglieri. Ma pensiamo che questa scelta – certamente ispirata alle migliori intenzioni di valorizzare le energie e le capacità di tutti (appartenenti tanto alla maggioranza quanto alla minoranza interna) – si riveli controproducente per due distinte ragioni: perché rende impossibile attribuire ad un soggetto per ciascun settore un ruolo di decisione da cui discenda una chiara responsabilità; e, soprattutto, perché essa non è stata preceduta dalla enunciazione della visione politica del nuovo CNN, ispirata dal suo Presidente e elaborata collegialmente, alla quale i delegati dovessero dare attuazione.

Scegliere quali, tra le tante definizioni del “notaio utile”, porre alla base di una serie di iniziative concrete significa infatti maturare ed esprimere una visione politica del Notariato, del suo ruolo nella società e del suo rapporto con le altre Istituzioni; e promuovere scelte coerenti con quella visione, sia nei rapporti esterni che in quelli interni alla categoria.

Una visione, quindi, che è il frutto di scelte: in un’epoca nella quale gli orientamenti della politica hanno ripetutamente piegato le ragioni del diritto a quelle dell’economia – e dell’economia finanziaria in particolare – il Notariato non può più permettersi atteggiamenti neutrali. Per molto tempo abbiamo pensato che il nostro senso di appartenenza alle Istituzioni del Paese e la nostra doverosa obbedienza alle leggi imponessero al Notariato di non schierarsi nel dibattito politico e di non prendere posizione sui temi di maggiore rilevanza sociale.

E’ stato un errore di prospettiva del quale dobbiamo liberarci: il Notariato è una Istituzione con funzioni di bilanciamento, di equilibrio, di contemperamento degli interessi, di vigilanza, al pari della Magistratura. E come quest’ultima deve trarre dal suo essere Istituzione la legittimazione ad interloquire con le altre Istituzioni e con i Poteri dello Stato con un rispetto che non deve mai diventare subordinazione, ma che deve al contrario manifestarsi con atteggiamenti costruttivi e con proposte migliorative di ciò che esiste, a partire dalle norme lacunose, contraddittorie, o contrarie ai principi generali e ai valori costituzionali.

Nel testo di una canzone molto importante – e a me molto cara – scritta ormai 30 anni or sono da Francesco de Gregori, si legge che “la Storia siamo noi” e che “la Storia dà torto e dà ragione”: ecco, il Notariato deve avere la convinzione di far parte del ceto intellettuale di questo Paese e deve, quindi, avvertire su di sé la legittimazione e il dovere di partecipare a scriverne la Storia. Per riuscirci, deve prima saperla leggere e interpretare, per poi schierarsi, dando “torto e ragione”.

Non si tratta di assumere posizioni aprioristiche di opposizione o atteggiamenti ostruzionistici (le norme vanno applicate anche se non ci piacciono, senza spazio per obiezioni di coscienza o fenomeni di dissidenza); né di organizzare manifestazioni di protesta velleitarie che l’opinione pubblica non potrebbe comprendere.

Si tratta di formulare valutazioni di merito sui provvedimenti normativi, e di esprimerle all’indirizzo tanto dei decisori politici quanto dell’opinione pubblica per migliorarne il contenuto e per orientarne l’interpretazione e l’applicazione.

Guardiamo all’esempio del Notariato greco: i nostri Colleghi hanno interpretato in chiave storica e sociale le norme che favorivano la vendita all’asta delle prime case di numerosi cittadini per rimandarne l’applicazione. Hanno scelto di mettere a confronto i diritti dei creditori con un diritto fondamentale dei cittadini e hanno preso una posizione politica, agendo come membri di una Istituzione schierata al fianco di un’altra (il Governo di quel Paese) nella dialettica con altre Istituzioni sovranazionali.

Venendo a noi, di fronte all’introduzione nell’ordinamento di nuovi tipi di contratti di finanziamento e di norme che hanno determinato un riassetto dei rapporti obbligatori e di garanzia tra creditori e debitori, un’Istituzione che individua la sua essenziale ragion d’essere nel bilanciamento dei rapporti di forza impari per tutelare le parti deboli non può limitarsi ad interpretare quelle disposizioni con un taglio accademico per il quale forse non è nemmeno attrezzata, ma deve avvertire l’urgenza di denunciare – alzando la voce – che grazie a quelle norme non risulta meglio tutelato il diritto di qualsiasi creditore ma solo dei creditori che appartengono al mondo bancario; e deve dire chiaramente che non è ammissibile instaurare solo a loro sostegno un regime differenziato del diritto civile.

Di fronte all’introduzione della pur meritoria legge sul “dopo di noi”, chi presta da sempre la sua attività a servizio dei soggetti incapaci e delle loro famiglie ha il dovere, pur apprezzando il contenuto di quella normativa, di criticarne le carenze, sottolineando come essa di fatto avvantaggi le famiglie con persone disabili solo se munite di ricchezza patrimoniale e come in essa manchi qualsiasi previsione a sostegno di quelle famiglie nel “durante noi”.

Una categoria che è stata capace di anticipare il legislatore di alcuni anni nella promozione degli accordi di convivenza avrebbe dovuto, una volta varata la legge “Cirinnà”, promuovere nuovamente la propria competenza in materia rivolgendosi al pubblico, anziché assistere alla conquista di spazi da parte di altri sullo stesso terreno con atteggiamento passivo. Un atteggiamento che trova dolorosa dimostrazione nella mancata inclusione delle unioni civili e delle convivenze nel programma di un Congresso Nazionale intitolato alle famiglie che cambiano, e nella decisione di non aprire nessuna sessione di questo Congresso a quelle stesse famiglie.

Il Notariato non deve certamente banalizzare se stesso intervenendo su qualsiasi tema: è chiamato a scegliere su questioni importanti. E quando è in gioco la fruizione della sua funzione da parte dei consociati, deve preoccuparsi di illustrare le sue posizioni con attività di comunicazione che ne chiariscano la portata e gli scopi. Laddove la comunicazione venga trascurata, l’iniziativa intrapresa rischia di essere travisata. Valga come esempio il caso del ricorso al TAR contro il decreto del MISE in materia di start up innovative: senza un’adeguata comunicazione a sostegno, è stato fin troppo facile per i nostri detrattori additare il Notariato come nemico dell’innovazione e della semplificazione. Un Notariato capace di partecipare alla vita sociale e politica con scelte forti ha bisogno di una comunicazione efficace, che – forse più di ogni altro settore – deve essere affidata a processi decisionali lineari, che assicurino tempestività.

Quando il Presidente del Consiglio annunciò il varo del “ddl concorrenza”, scelse di abbinare all’aggressione delle nostre competenze un attacco mediatico esplicito e diretto: così facendo, ci fece l’involontario regalo di rendere il Notariato e la sua funzione appetibili per i media, i quali ci hanno accordato una visibilità che per molto tempo ci era stata negata. Nello stesso periodo ci siamo accorti di come il dibattito intorno alle regole e alla legalità sia diventato attraente. Una presenza molto frequente sui media ci ha permesso di aggregare un ampio fronte del “no al ddl concorrenza” e di avere al nostro fianco nella difesa della nostra funzione numerosi alleati del tutto insperati.

Non tutti i pericoli collegati a quel disegno di legge sono svaniti, ma l’eliminazione di alcune sue dirompenti disposizioni ci ha dato grande sollievo.

L’attenuazione dell’emergenza non induca il Notariato a retrocedere e a tornare “sotto traccia”. Un altro verso di quella stessa canzone ci ricorda che “la Storia non ha nascondigli”: se l’attività di comunicazione sarà depotenziata al fine di “nascondere” la nostra categoria sperando che nessuno si occupi di noi, il Notariato tornerà rapidamente ad essere aggredibile in modo tanto violento quanto irresponsabile. La prossima volta i nostri detrattori non commetteranno l’errore di accendere i riflettori su di noi: la minaccia sarà molto insidiosa perché ben nascosta, nessuno andrà ad annunciarla nel corso dei telegiornali nazionali: sta a noi non arretrare adesso, non cedere posizioni, continuare a cercare e a coltivare il sostegno dell’opinione pubblica.

Il bisogno di una visione politica che si traduca in programmi di alto respiro riguarda anche profili interni alla categoria: oltre alla riforma del codice deontologico (per la quale moltissimo lavoro è già stato fatto), è urgentissima una riforma dell’accesso alla professione che non solo assicuri un futuro al Notariato, ma che garantisca la presenza al suo interno solo di donne e uomini qualificatissimi sul piano della preparazione, della capacità professionale, dell’etica e della deontologia, capaci di competere vittoriosamente con gli appartenenti ad altre categorie professionali; è urgente modificare alcune norme che attengono alla forma degli atti notarili e alla lingua in cui possono essere redatti; è necessario ripensare all’organizzazione delle Istituzioni notarili presenti sul territorio.

Pensiamo che le riforme del Notariato debbano perseguire principalmente due obiettivi. Il primo è portare l’intervento del notaio in settori dove è tradizionalmente assente (dal momento che i settori di attività tradizionali non garantiscono un apprezzabile futuro professionale a tutti i notai in esercizio). Il secondo è consentire a tutti noi di partecipare alle dinamiche della concorrenza in base alla qualità del nostro servizio, rompendo i rapporti che legano troppi notai a soggetti che intermediano la loro attività e combattendo con tutte le forze i fenomeni di procacciamento dai quali traggono origine concentrazioni il cui scopo reale è l’abuso di posizioni dominanti collettive; anche sottoponendo questi fenomeni alla valutazione dell’Antitrust, a favore del Notariato e contro chi, al suo interno, pensa di essere il più furbo e il più forte.

Invochiamo scelte coraggiose e una visione politica chiara anche da parte di chi governa la nostra Cassa di Previdenza: la categoria non può accontentarsi di sapere che il pagamento delle pensioni nell’esercizio in corso e in quello a venire è garantito, perché questo è un dato che si deve poter considerare scontato. Occuparsi di previdenza significa, appunto, prevedere ciò che avverrà in un futuro più lontano: i notai (forse non tutti, ma molti) sono informati circa i processi demografici in atto nel nostro Paese; i notai in esercizio sanno che molti di loro (circa 2000) sono entrati a far parte della categoria tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, e che entro 10/15 anni questi colleghi saranno tutti in pensione. Ci aspettiamo che si ragioni e si discuta di come riformare il nostro sistema di calcolo dei contributi e delle prestazioni per fare in modo che queste ultime siano certamente finanziabili anche in quel momento.

Anche il Consiglio di Amministrazione della Cassa è tenuto a saper leggere i fenomeni e a compiere scelte basate su una visione politica, rimediando ad uno squilibrio tra i suoi creditori (i pensionati, diretti e di reversibilità) e i suoi debitori (i notai in esercizio, che versano i contributi) che vede solo i primi pienamente tutelati, con i rischi sopportati solo dai secondi.

Questo mio intervento sarebbe ingeneroso, e troppo comodo, se si esaurisse nel lamentare una carenza di visione degli Organi Istituzionali e se Federnotai sfuggisse al dovere di averne una, forte e coerente con le proprie iniziative. Siamo ben consapevoli di questo dovere e non ci sottraiamo ad esso. Del resto, “la Storia siamo noi, nessuno si senta escluso”.

Le iniziative condotte nell’interesse della categoria nei mesi passati per contrastare il “ddl concorrenza” e i progetti già realizzati e quelli ancora in corso per affermare il valore dell’intervento dei notai in nuovi settori (informatica; diritto internazionale; titolo esecutivo; tutela e gestione condivisa dei beni comuni) sono tutti coerenti con la concezione del Notariato quale componente di un ceto intellettuale chiamato ad avere un ruolo politico attivo.

Le attività di comunicazione esterna, di cui rivendichiamo la tempestività e che in questi ultimi mesi ci hanno dato la conferma del grande apprezzamento riscosso dai temi cari al Notariato presso i media, si basano sui dati oggettivi (anche numerici) per informare sul valore creato dalla funzione dei notai e per contrastare le tesi contrarie.

Le attività di approfondimento scientifico, di comunicazione interna e di alimentazione del dibattito politico nella categoria, realizzate grazie ai bravissimi Colleghi di Federnotizie e a chi li dirige, fanno parte ormai del bagaglio culturale di tutta la categoria con aggiornamenti continui e con un prezioso contributo all’esercizio concreto della democrazia nel Notariato: il forum messo a disposizione di tutti i candidati alle ultime elezioni di categoria (indipendentemente, lo voglio sottolineare, dalla loro iscrizione a Federnotai) ne costituisce una importante, e inedita, dimostrazione. La pubblicazione, nei prossimi giorni, di una importantissima raccolta sistematica delle decisioni delle CoReDi, con particolare attenzione dedicata alla loro “tenuta” in appello e in Cassazione, è la prova di quanto nel nostro Sindacato sia radicata la considerazione del Notariato come sistema e non come somma di singole realtà.

Permettetemi di dedicare, a questo punto del mio intervento, un saluto e un grande ringraziamento ad un Collega che da pochi giorni ha chiesto la dispensa dall’attività e che per molti anni è stato l’anima del Sindacato e di Federnotizie; un collega ha insegnato a tutti noi notai cosa significhi avere una visione politica e coltivarla con generosità e sincerità: Egidio Lorenzi.

Federnotai svolgerà sempre di più il suo ruolo di laboratorio di idee sulle quali confrontarsi con i Colleghi e con i nostri rappresentanti istituzionali. Lo facciamo proponendo la costituzione di un fondo mutualistico di categoria quale nuovo modello al quale improntare la copertura sanitaria dei notai, alternativo alla polizza assicurativa convenzionata; promuovendo un sistema previdenziale che resti mutualistico e solidaristico ma nel quale siano le prestazioni ad essere influenzate dall’ammontare dei contributi e non viceversa; lo facciamo promuovendo l’informazione dei notai in materia assicurativa, analizzando le dinamiche dei sinistri e della loro copertura allo scopo di migliorarla; lo facciamo diffondendo la cultura della corretta gestione degli studi e della fedeltà fiscale quale presupposto del rispetto della funzione notarile.

Lo stiamo facendo raggiungendo i Colleghi di tutte le regioni italiane, per discutere con loro sui contenuti di un progetto di riforma organica del Notariato che abbiamo elaborato e integrato man mano che questi incontri si sono tenuti. E’ un esercizio di trasparenza e di pratica democratica che io e la mia Giunta – che fino ad oggi rappresentiamo l’unico organo nella storia del Notariato ad essere stato eletto sulla base della presentazione anticipata di un programma e di una lista di candidati – consideriamo doveroso.

Ci rivolgiamo a questa Assemblea per sottoporre all’esame della categoria la nostra visione politica del Notariato: chiediamo a tutti i Colleghi di partecipare alle nostre attività e alla realizzazione dei nostri programmi, portando le loro proposte migliorative.

Chiediamo agli Organi rappresentativi del Notariato di esprimere una progettualità; di farlo in modo da accrescere l’utilità percepita del nostro ruolo e da essere, per questo, sostenuti con entusiasmo dalla generalità dei notai italiani. Per riuscirci, i loro componenti – e i loro Presidenti in particolare – dovranno avere la voglia e la capacità di guardare lontano, e di considerare che la forza di una visione politica non può essere sacrificata alla semplice conservazione dell’equilibrio nei rapporti tra le maggioranze e le minoranze interne.

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Manifesto per un notariato visionario ultima modifica: 2016-10-28T15:58:29+00:00 da Carmelo Di Marco