L’ultima ispezione

di Grazia Prevete

The last one, l’ultima, l’ultima ispezione. Già: la mia pensione arriverà esattamente il 22 aprile 2022 (almeno spero) e quindi oggi l’ispezione 2018/2019 è praticamente l’ultima.

Appuntamento all’Archivio alle 13,30, parto dal mio ufficio e attraverso a piedi tutto il centro di Torino, la giornata tiepida e soleggiata è più simile a una ottobrata romana che a una novembrata torinese, ma il sole non basta a dissipare l’aria melanconica che ha la città semideserta, negozi chiusi temporaneamente o definitivamente, radi passanti, solo i riders sfrecciano di qua e di là, c’è un’aria di smobilitazione che in questo momento mi è del tutto congeniale, anche io sto quasi per smobilitare e l’ultima ispezione sembra segnare il tempo. Arriverò a ricordare con un pizzico di nostalgia anche le ispezioni? L’ansia delle prime volte?

Ed ecco le Porte Palatine, sono arrivata all’Archivio, entro, ovunque i volumi di atti di notai passati e presenti, così simili a quelli dei notai futuri, sembrano occhieggiare sempiterni, gli arredi polverosi anni ’50 rendono i computer oggetti assurdi e fuori tempo.

Ho vissuto più o meno una ventina di ispezioni, altrettante mio padre, notaio dal 1959: già allora la legge notarile appariva un po’ antiquata. Oggi è straniante, perché ti catapulta in un’altra era, un’era senza telefoni, senza pc, senza alta velocità, un’era nella quale se nevicava, e allora nevicava, le strade erano bloccate e il notaio in sede era il presidio della legge e dello Stato.

Si scriveva con la penna stilografica a inchiostro nero indelebile e l’originale dell’atto era forse l’unico documento facile da consultare, perché era custodito dal notaio nella sede, non aveva spazi bianchi, per garantire che non fosse stato modificato. Oggi, gli atti notarili sono reperibili in copia presso una quantità di uffici pubblici, Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio, Registro Imprese: l’originale non può essere modificato, le copie lo denunzierebbero, quindi che significato ha dover annullare gli spazi bianchi?

Anche illustri colleghi, che tessono ragnatele inespugnabili dal fisco ed eseguono bonifici milionari a favore di società con sede in luoghi improbabili, devono preoccuparsi degli spazi bianchi… beh, ma questa è giustizia.

Perché perdere tempo e impiegare intelligenze ad annullare e controllare? Quanto costano alla collettività gli spazi bianchi?

È vero che gli Archivi non controllano solo gli spazi bianchi, conservano i nostri atti, controllano gli onorari, l’esatta redazione dei repertori e il rispetto delle regole formali che affliggono gli atti notarili, ma nell’epoca delle comunicazioni immediate, dei computer e della connessione perpetua, non trovate deliziosamente fuori dal tempo il dover trasportare ogni due anni tonnellate di carta e depositarla all’Archivio? Per poi riportarla indietro?

E quando anche l’ultima inutile formalità dei nostri atti sarà stata abrogata, cosa faranno gli Archivi? Spazi bianchi? E quando gli atti saranno tutti informatici, niente spazi bianchi da annullare, né volumi da rilegare e trasportare? D’accordo, lo so, le nostre inutili formalità dureranno imperiture e comunque sicuramente fino al 22 aprile 2022.

E così pure gli spazi bianchi.

Quando il Notariato si lascerà finalmente alle spalle gli anni ’50?

Quousque tandem?


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