Lockdown un anno dopo

È passato un anno.

Era il 10 marzo del 2020 quando tutta l’Italia imparava il significato della parola “lockdown”.

Un significato lugubre che ancora oggi condiziona le nostre vite. Abitudini sconvolte. Socialità ridotta. Spostamenti limitati. Un nuovo e diverso modo di lavorare. Smart working è un’altra parola che abbiamo dovuto imparare e che, ormai è cosa scontata, cambierà il nostro modo di lavorare e i luoghi del nostro lavoro. Irreversibilmente.

Certo ci sono lavori che continueranno a essere necessariamente svolti in presenza. Il chirurgo, il panettiere, l’idraulico…

E il notaio???

Pochi giorni prima del 10 marzo, il sabato 7, la Lombardia era stata la prima Regione a conoscere il blocco totale delle attività. Il notariato lombardo aveva reagito con prontezza per scongiurare la totale paralisi delle contrattazioni e delle attività societarie.

Il martedì 10, alla prima riunione successiva al lockdown regionale e mentre veniva dichiarato quello nazionale, il Consiglio Notarile di Milano deliberò di considerare il conferimento di una procura ai dipendenti dello studio pienamente in linea con il disposto dell’art. 28 dei “Principi di Deontologia Professionale”, rompendo così un tabù che in altri ordinamenti e da altri notariati era già stato spezzato e andando incontro all’esigenza di limitare spostamenti e assembramenti sconsigliati dall’eccezionalità della situazione.

Lo stesso consiglio, il giorno immediatamente successivo, approvava l’ormai nota Massima 187 il cui contenuto, poi trasfuso nell’art. 106 del “Cura Italia”, ha facilitato lo svolgimento delle assemblee, evitando la paralisi delle riunioni collegiali delle società che, ancor più delle attività negoziali, erano a rischio assembramento pericoloso.

Per tutti i dodici mesi successivi i contagi continuavano a ondate più o meno prevedibili. Oltre 3.000.000 di italiani, uno su venti, ma probabilmente assai di più se rapportati alla popolazione attiva, venivano contagiati e quindi esclusi per settimane dalla contrattazione in presenza.

Migliaia di atti notarili venivano rinviati con effetti a cascata su altre contrattazioni e sul regolare fluire dei pagamenti, con conseguenti rilevanti costi di sistema.  Altri ordinamenti e altri notariati introducevano diverse forme, emergenziali o a regime, di atto a distanza, per ovviare a questi problemi.

E il notariato italiano?

Il notariato non istituzionale ne dibatteva in un convegno, naturalmente a distanza, il 30 aprile, ma senza la partecipazione dei componenti il CNN. Raccolte di firme su documenti articolati e motivati venivano promosse dai sostenitori dell’atto a distanza e dagli oppositori e la discussione infiammava i social.

E il Consiglio Nazionale del Notariato?

Nel mese di marzo l’Organo di governo del notariato italiano ha occupato il suo tempo non a cercare di porre rimedio al blocco degli atti causato dalla pandemia, ma a discutere e censurare la massima 187 (nel frattempo fatta propria dal legislatore italiano e francese) con una delibera ancor oggi ignota alla categoria (la censura che censura se stessa), salvo poi appendersene la medaglia nelle interviste alla stampa.

Il tema dell’atto a distanza è quindi sparito dall’orizzonte della massima istituzione notarile. Non è dato sapere se per mancanza di discussione o per mancanza di comunicazione (perché la comunicazione, anche interna, è sostanzialmente sparita per tutto il periodo della presidenza Giuliani, come può rilevarsi dal fatto che nel biennio 2019-2020 una sola delibera, in tema di crediti formativi, è reperibile sulla RUN).

E’ ora lecito attendersi che l’avvicendamento alla presidenza che ha portato Valentina Rubertelli alla guida del CNN porti a quel cambio di passo auspicato nel corsivo di qualche settimana fa.

CNN Notizie del 2 marzo scorso dava notizia di un organigramma operativo del Consiglio Nazionale con nuove deleghe e funzioni, rinviando a una pagina della RUN che cinque giorni dopo era ancora in fase di aggiornamento, e che si spera preveda quanto necessario per arrivare a una presa di posizione, tardiva ma non più differibile, sull’atto a distanza.

Su questo tema, che il protrarsi della pandemia pone al primo posto dell’agenda politica notarile, il notariato risponde con due anime diverse. Sostenitori e oppositori dell’atto a distanza si confrontano senza risparmio di argomentazioni.

L’errore più grande, da parte di chi ha la responsabilità politica, sarebbe quello di scegliere sulla base di un criterio di tipo referendario, dando spazio alle istanze corporative su un argomento così impattante sulla quotidianità della professione da generare comprensibili timori e resistenze.

Le scelte devono essere fatte sulla scorta di altri criteri, diversi da quelli del consenso interno, guardando in prospettiva e anticipando le prevedibili istanze della società.

E quindi, chi ha la responsabilità della decisione deve tener conto di alcuni punti certi:

  • si è da poco insediato un governo di anima liberista che, per la prima volta, ha istituito un ministero dedicato alla transizione digitale;
  • i giorni della pandemia dureranno ancora per un tempo imprevedibile e continuerà a essere necessario limitare gli spostamenti e le riunioni con più persone;
  • anche quando i giorni della pandemia saranno passati resterà l’eredità, positiva, di un nuovo modo di lavorare, che farà risparmiare i tempi e i costi degli spostamenti delle persone. Chi ostacolerà questi risparmi sarà mal visto;
  • l’organizzazione territoriale del notariato è funzionale a una diffusione capillare del servizio e non a garantire al notaio una riserva di caccia. Poter stipulare atti a distanza consente al notaio di allontanarsi meno di frequente dalla propria sede;
  • poter stipulare atti a distanza consente ai cittadini di poter rapportarsi col proprio notaio di fiducia anche quando, per avventura, ci si trovi lontano;
  • tutti gli atti unilaterali organizzativi dell’impresa potranno essere fatti con un risparmio di tempi e costi cui gli imprenditori sono molto sensibili;
  • l’atto a distanza è una facoltà e non un obbligo. Per questo non convincono le argomentazioni di chi (e si fa qui esplicito riferimento all’intervento del Consigliere del Lazio Gianluca Abbate sul Sole24Ore il 2 marzo) fonda il suo no all’atto a distanza sulla complessità di accertamento dell’identità delle parti, sulla difficoltà di verificare situazioni di incapacità di agire, sull’affievolimento dei controlli antiriciclaggio. In tutti questi casi il notaio rifiuterà la stipula a distanza e pretenderà quella in presenza. Ritenere incapace il notaio di questa scelta significa metterne in discussione la funzione;
  • l’atto a distanza bussa già alle porte del nostro ordinamento. La normativa Europea sulla SRL online dovrà essere a breve recepita dal legislatore nazionale. Si può scegliere di confrontarsi con l’atto pubblico notarile a distanza oppure rinunciare al presidio notarile su un settore vitale come quello societario.

Se tutti questi punti sono veri e condivisi a noi pare che la scelta sia obbligata.

E se la scelta è obbligata non resta che prenderne atto e perseguirla con tempestività e forza. Con le cautele necessarie per coordinare la novità col rispetto dei principi deontologici ma senza che queste diventino il pretesto per una chiusura a riccio.

Qualsiasi altra scelta o altro ritardo potrebbe essere pagato caro.

Lockdown un anno dopo ultima modifica: 2021-03-10T13:24:53+01:00 da Arrigo Roveda
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