L’intervento del notaio come applicazione concreta dei principi costituzionali

Congresso Federnotai 2016

Io non sono un esperto di diritto costituzionale, quindi non oso addentrarmi in una analisi del rapporto tra l’intervento del notaio e la realizzazione dei principi e delle regole della Costituzione che richiederebbe ben altra competenza.

Desidero invece affrontare il tema che da titolo al mio intervento con gli strumenti intellettuali del notaio, conducendo il ragionamento – con qualche licenza creativa che permetto a me stesso e che spero “scandalizzi” qualcuno – lungo tre diverse linee di sviluppo destinate, come vedremo, a confluire in un’unica direzione.

La prima strada che imboccherò si chiama “Via della Narrazione”.

Provate a leggere gli atti notarili come se fossero racconti: troverete storie che parlano di persone e di famiglie, di migrazioni e di invenzioni, di amicizie e di amori, di gioventù e di vecchiaia, di litigi e di dolori, di nascite e di morti, di lavoro e di creatività.

Io l’ho fatto e mi sono accorto che quelle storie – che noi scriviamo dall’inizio alla fine ogni giorno – esprimono gli stessi concetti e gli stessi valori che ritroviamo nella nostra Costituzione.

Pensiamo alla protezione della famiglia sancita dall’art. 29 della Costituzione; o alla libertà dell’iniziativa economica privata e ai controlli finalizzati ad impedire che essa rechi danno alla sicurezza, di cui all’art. 41; alla difesa del diritto di proprietà e della sua trasmissione ereditaria, a cui è dedicato l’art. 42; ancora, alla tutela del risparmio, soprattutto se finalizzato all’acquisto della proprietà dell’abitazione, espressa nell’articolo 47.

Questi sono i contenuti-chiave dei nostri atti e gli obiettivi che essi permettono di conseguire.

L’elenco potrebbe allungarsi moltissimo: pensiamo alla tutela dell’ambiente e del patrimonio artistico e culturale, o alla applicazione quotidiana del principio di capacità contributiva.

Delle tre strade questa che ho descritto è la più facile da percorrere, la più veloce.

La targa posta all’inizio della seconda indica “Via della Partecipazione”.

Il suo tracciato non è molto riconoscibile attraverso la lettura dei nostri atti: per individuarlo bisogna guardare di più a quello che c’è prima della redazione e dopo la sottoscrizione di un nostro rogito, cogliendo della parola “partecipazione” due significati importantissimi.

C’è in primo luogo la partecipazione del notaio e delle parti alla definizione della fattispecie attraverso l’incontro delle volontà.

E c’è il funzionamento, all’esito di ogni singolo atto, di quel bellissimo sistema di regole (di certezza, di conservazione, di pubblicità e di controllo) che permettono a quell’atto di “rendere partecipe” dei suoi effetti l’intera collettività.

Il notaio (con la partecipazione delle parti del singolo atto) crea dati che sono veri (e quindi massimamente attendibili) per il fatto stesso del suo essere notaio, ma non produce questo risultato solo per le persone che ha davanti a sé e per l’istante in cui le ha davanti a sé; lo produce per chiunque altro e per sempre.

La certezza e la sicurezza sono straordinari “beni comuni immateriali” che i notai creano nell’interesse della collettività presente e futura. E la Costituzione?

C’entra moltissimo, perché produrre un dato, dargli certezza al punto di renderlo quasi incontestabile a vantaggio di chi ne ha chiesto la creazione, e infine affermare e rendere effettivo quel carattere di certezza a beneficio di chiunque altro voglia, in ogni tempo, farvi affidamento, significa tradurre nella realtà il valore della sicurezza che la Costituzione collega sia alla proprietà privata che all’iniziativa economica privata.

Una sicurezza che permette di proteggere il risparmio di chi acquista una casa, di rendere tranquillo il futuro di una famiglia, di incoraggiare gli investimenti di chi crea un’impresa.

Sono tutti obiettivi che troviamo esplicitamente sanciti nella Costituzione: la quale, nel momento in cui accorda a chiunque il diritto di far valere i propri diritti ricorrendo alla giurisdizione, pone quale obiettivo primario la solidità e la stabilità dei rapporti giuridici che noi – svolgendo attività giurisdizionale preventiva – assicuriamo.

Le storie che costellano la prima strada è come se “cercassero” sicurezza facendola unire alla seconda, per alimentare insieme la terza strada, che si presenta non lastricata e senza un nome, ma che io vorrei chiamare “Via della Politica e del Futuro”.

Iniziando a percorrerla, ci si accorge che non è una strada in costruzione, ma che – al contrario – è una strada che negli ultimi anni è stata gravemente danneggiata da chi aveva interesse ad impedire che le storie e la sicurezza facessero un lungo percorso insieme.

Qui la Costituzione non ci aiuta ad interpretare quello che vediamo: piuttosto, dobbiamo usarla per riasfaltare la strada e renderla nuovamente percorribile.

Ma chi ha ridotto la strada in quel modo e vorrebbe lasciarla in stato di degrado rendendola, nei fatti, abbandonata?

Le prime buche le hanno scavate quelli che per anni hanno utilizzato la modifica dell’articolo 41 della Costituzione come un pretesto (abbastanza grossolano, dal momento che quella norma non ha impedito a nessuno in settant’anni di creare un’impresa e di gestirla come voleva) per abbattere il sistema dei controlli preventivi di legalità e sostituirlo con un sistema di controlli a posteriori basato sull’anglosassone “principio di responsabilità”.

L’effetto che si voleva determinare era l’instaurazione di un sistema sociale ed economico basato sulla riserva dei diritti e delle opportunità a beneficio dei pochi che avrebbero potuto permetterseli, pagando in anticipo qualche premio di assicurazione al fine di sgravarsi dei propri rischi e condividerli con altri.

Obiettivo pienamente raggiunto, purtroppo: dalla fine degli anni ’90 la ricchezza è andata sempre più concentrandosi nelle mani di un esigua minoranza.

Per poco meno di un decennio il “ceto medio” ha resistito, continuando a sostenere i consumi e, soprattutto, invadendo il mercato degli immobili residenziali.

Una scelta che ha finito per avvantaggiare le élites in grado di insediare regimi oligarchici nel mondo occidentale che era stato culla delle democrazie moderne: la proprietà della casa di abitazione e il mutuo contratto per acquistarla sono diventati prodotti finanziari come tanti altri, soggetti a manovre del tutto artificiali di aumento o decremento del valore.

Ma ciò su cui si è speculato sono le economie reali delle famiglie, impoverite al punto da mettere in discussione la stessa sopravvivenza di qualcosa che possa essere chiamato “ceto medio”.

Parlare ancora di “crisi” per definire una situazione che dura da quasi dieci anni è ingannevole: sarebbe forse ora di dire a noi stessi che le esplosioni delle varie “bolle” speculative dal 2008 in avanti hanno avuto lo scopo programmato di separare nettamente i pochissimi che sarebbero stati indifferenti agli effetti delle esplosioni stesse o se ne sarebbero avvantaggiati e i moltissimi che si sarebbero trovati in mezzo a questa strada dissestata sulla quale mi sto muovendo anche io nel mio ragionamento.

I principi e i concetti della Costituzione, per riuscire a percorrerla, non devono più essere strumenti di lettura e di interpretazione di ciò che facciamo (come avveniva lungo le prime due), ma devono essere impegni per ciò che faremo.

Non dobbiamo avere paura di questo, anzi dobbiamo avvertire l’entusiasmo della sfida e coltivarlo, perché in una mano abbiamo la Costituzione e nell’altra abbiamo la Legge Notarile che, benché sia stata scritta trentatré anni prima, presenta incredibili capacità di spinta per sostenere la Costituzione nella sua opera riparatrice e riasfaltatrice.

Se non ci credete, provate a leggere l’articolo 27 della Legge Notarile, che impone al Notaio di prestare la sua opera a favore di chiunque ne faccia richiesta, insieme all’articolo 3 della Costituzione che sancisce il principio di uguaglianza: i Notai prestano la loro opera a chiunque con uguale perizia e responsabilità indipendentemente da ogni condizione soggettiva di chi hanno davanti a loro.

E ancora: l’articolo 23 della Costituzione, in base al quale “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta” evoca la funzione di indagine della volontà e di adeguamento della stessa alla legge che sono il fulcro della funzione notarile.

Uguaglianza e libertà sono principi che le élites e le oligarchie cercano da sempre di contrastare e di rendere inapplicabili.

Per il Notariato porsi a loro difesa attraverso la propria attività quotidiana è un preciso dovere, adempiendo il quale il Notariato potrà affermare un proprio ruolo politico.

Non sarà semplice: da un lato, perché la Politica subisce in modo molto pressante le sollecitazioni di ristretti (ma fortissimi) gruppi di interesse che sono ostili al Notariato per il suo essere funzionalmente posto a servizio della diffusione del benessere e del progresso sociale.

Dall’altro, perché il Notariato – per effetto del suo virtuosissimo sistema di selezione all’ingresso, della elevata levatura culturale di molti Notai, dell’appartenenza consolidata per molto tempo della categoria ai ceti più elevati dal punto di vista del reddito, e anche per colpa di alcuni comportamenti ed ostentazioni – appare difficilmente credibile come reale antagonista di quei gruppi di potere.

La credibilità è un ingrediente necessario di quel ruolo politico che il Notariato deve assumere e si costruisce intensificando il rapporto di vicinanza, di sensibilità, di coesione con i gruppi sociali; conducendo al contempo i rapporti con la Politica rispettandola e chiedendo che ci rispetti.

Auguro al Notariato di saper svolgere un ruolo politico ispirato alla prevalenza delle regole sui rapporti di forza, e che questo ruolo gli sia universalmente riconosciuto. A me piace trovare in questa prospettiva il significato migliore e più incoraggiante della parola “onore” che ancora una volta la Costituzione, nell’articolo 54, prescrive come nostro dovere.

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L’intervento del notaio come applicazione concreta dei principi costituzionali ultima modifica: 2016-06-30T17:50:13+02:00 da Carmelo Di Marco
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