L’attività notarile a valle del procedimento di mediazione alla luce dell’art. 83, comma 20-bis, D.L. 17 marzo 2020, n. 18

L’introduzione c.d. a regime (sia nel periodo dal 9 marzo al 30 giugno 2020, che successivamente a tale periodo) della possibilità di svolgimento degli incontri di mediazione in via telematica, mediante sistemi di videoconferenza, con il consenso preventivo di tutte le parti coinvolte nel procedimento, pone il problema di rendere compatibile tale modalità di svolgimento a distanza degli incontri di mediazione con la successiva attività notarile, necessaria all’inserimento degli accordi medesimi nei pubblici registri.

La previsione normativa di cui all’art. 83, comma 20-bis, del D.L.17 marzo 2020, n. 18 (cd “Cura Italia”) convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27 (d’ora in avanti art. 83, comma 20-bis) supera la necessità che lo svolgimento della mediazione a distanza sia prevista nel regolamento dell’organismo, come fino ad ora previsto all’art. 3, comma 4, d. lgs. 4 marzo 2010, n. 28, e relega ai regolamenti dell’organismo il compito sussidiario di disciplinare le relative modalità.

di Massimo Saraceno notaio in Roma

Ai fini dello svolgimento degli incontri di mediazione e della conclusione dell’eventuale accordo è indifferente che la parte si trovi nel medesimo luogo del proprio avvocato: in caso di collegamento della parte da luogo diverso da quello in cui si trovi l’avvocato, quest’ultimo dovrà dichiarare autografa la sottoscrizione della parte collegata da remoto, apposta sia sul verbale che sull’accordo.

Il documento (composto dal verbale con allegato accordo o dal verbale contenente nel proprio corpo l’accordo) verrà sottoscritto in maniera analogica dalla parte e inviato con modalità telematiche all’avvocato, il quale dovrà dichiarare autografa la sottoscrizione della parte, sottoscriverà con propria firma digitale il verbale (anche ai fini dell’esecutività dell’accordo di mediazione ex art. 12 d. lgs. 28/2010), lo invierà all’avvocato o agli avvocati di controparte, i quali opereranno con le medesime modalità e invieranno il verbale (con l’accordo) al mediatore ai fini dell’apposizione della firma digitale di quest’ultimo.

Giova ribadire, per quanto superfluo, che la dichiarazione di autografia della sottoscrizione della parte ad opera del proprio avvocato non sostituisce la necessità dell’autentica notarile qualora l’accordo debba essere trascritto o iscritto nei pubblici registri, in quanto l’art. 83, comma 20-bis, non importa alcuna deroga al formalismo necessario per l’inserimento dell’accordo nei registri immobiliari (art. 2657 c.c.) e/o nel registro delle imprese (art. 2470 c.c.)1.

Si riassumono, di seguito, le tre tecniche redazionali2 utilizzate nella prassi notarile per consentire l’inserimento nei pubblici registri degli accordi di mediazione:

1) autenticazione delle sottoscrizioni apposte in calce all’accordo (che può costituire un allegato del verbale o far parte del corpo del verbale medesimo). L’autenticazione delle sottoscrizioni riguarderà solo quella delle parti, non anche quella del mediatore, né degli avvocati. Il presupposto dell’utilizzo di questa tecnica redazionale è che l’accordo contenga tutte le menzioni previste dalla legge come obbligatorie per la validità dell’atto e per la pubblicità nei registri3.

2) Verbale di deposito del verbale di mediazione contenente l’accordo. Anche in questo caso sarà necessario l’intervento di tutte le parti, ad esclusione degli avvocati e del mediatore. Il verbale di deposito potrà essere integrato con le menzioni previste dalla legge come obbligatorie per la validità dell’atto e per la pubblicità dei registri, ove esse siano mancanti nell’accordo di mediazione.

3) Negozio di ripetizione in forma pubblica o autentica dell’accordo di mediazione. Anche in questo caso il negozio di ripetizione, nel quale sarà necessario l’intervento di tutte le parti, ad esclusione degli avvocati e del mediatore, potrà essere integrato con le menzioni previste dalla legge come obbligatorie per la validità dell’atto e per la pubblicità dei registri, ove esse siano mancanti nell’accordo di mediazione. È importante, soprattutto ai fini fiscali4, che tale negozio di ripetizione non abbia carattere novativo delle pattuizioni contenute nell’accordo, salva la possibilità di apporre o eliminare un termine ovvero apportare ogni altra modificazione accessoria che non importi novazione (art. 1231 c.c.).

In tutti e tre i casi è necessario, almeno de iure condito, l’intervento personale innanzi al notaio delle parti in proprio ovvero per procura in forma pubblica o autentica5; procura che può essere conferita anche all’avvocato, ma che esula dal contenuto della procura alle liti.

A causa della peculiare natura della procura alle liti, questa, infatti, non è sufficiente a instaurare in capo al difensore una rappresentanza sostanziale diretta. È necessario allora un ulteriore mandato dal quale si evinca il potere di rappresentare sostanzialmente la parte nel procedimento di mediazione (ed eventualmente nel successivo atto notarile necessario ai fini pubblicitari), comprensivo del potere di negoziare ed, eventualmente, del potere di disporre del diritto in contesa (art. 84, ultimo comma, c.p.c.); norma, quest’ultima, dalla quale si desume che la procura alle liti, generalmente diretta a consentire all’avvocato l’esercizio dello ius postulandi, non è incompatibile con la rappresentanza sostanziale della medesima parte.

Quanto alla forma della procura, dalla sentenza della Corte di cassazione del 27 marzo 2019, n. 84736, si evince il principio per cui essa, contenendo un potere di disposizione sostanziale del diritto in contesa, non è autenticabile dallo stesso avvocato al quale sia stata eventualmente conferita la procura alle liti, ma occorre in tal caso che essa sia autenticata da un notaio7.

Pertanto, nulla osta in linea di principio a che l’avvocato, munito di apposita procura contenente anche il potere espresso di intervenire nel procedimento di mediazione e di compiere gli atti conseguenti ai fini della pubblicità, rappresenti sostanzialmente la parte sia nel procedimento di mediazione che nel successivo atto notarile redatto con una delle tre tecniche sopra illustrate, fatta salva l’inibizione a quest’ultimo del potere di autenticare la procura.

Ne consegue che, in tal caso, tale procura non potrà essere autenticata con le modalità a distanza previste dall’art. 83, comma 20-ter, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, a mente del quale: “Fino alla cessazione delle misure di distanziamento previste dalla legislazione emergenziale in materia di prevenzione del contagio da COVID-19, nei procedimenti civili la sottoscrizione della procura alle liti può essere apposta dalla parte anche su un documento analogico trasmesso al difensore, anche in copia informatica per immagine, unitamente a copia di un documento di identità in corso di validità, anche a mezzo di strumenti di comunicazione elettronica. In tal caso, l’avvocato certifica l’autografia mediante la sola apposizione della propria firma digitale sulla copia informatica della procura. La procura si considera apposta in calce, ai sensi dell’articolo 83 del codice di procedura civile, se è congiunta all’atto cui si riferisce mediante gli strumenti informatici individuati con decreto del Ministero della giustizia”.

La cumulabilità delle funzioni di mediatore e notaio in conseguenza dell’annullamento dell’art. 14-bis del D.M. 180/2010 ad opera della sentenza TAR Lazio n. 14664/2014, che prevedeva l’incompatibilità per il mediatore di intrattenere rapporti professionali con le parti nei due anni successivi alla definizione del procedimento di mediazione, consente oggi al mediatore-notaio di svolgere entrambi i ruoli e di assicurare un’importante contestualità fra la conclusione dell’accordo in mediazione e il formalismo necessario per la sua immissione nei pubblici registri.

In quest’ultima ipotesi, non è da escludersi che il mediatore-notaio possa ricevere il verbale di mediazione in forma pubblica (con allegato accordo o contenente al proprio l’interno l’accordo di mediazione), ma non potrà evidentemente trovare applicazione la disposizione di cui all’art. 84, comma 20-bis, in quanto la parte dovrà essere presente in proprio o per procura notarile, nei termini sopra illustrati.

Tale cumulabilità costituisce un valore aggiunto nel procedimento di mediazione, in quanto il mediatore-notaio potrà verificare, sin dalla prima disamina della documentazione, se essa sia completa e sufficiente per la successiva immissione dell’accordo nei pubblici registri, invitando in caso contrario le parti ad integrarla e ad operare le necessarie regolarizzazioni (urbanistiche e catastali) per il conseguimento, nel minor tempo possibile, del risultato avuto di mira dalle parti.

Non va trascurato il rilievo che la domanda introduttiva di una procedura di mediazione non è, allo stato, trascrivibile (sotto questo profilo è auspicabile, de iure condendo, una modifica dell’art. 2653, comma 2, c.c. nella parte in cui, pur equiparandosi la domanda giudiziale all’atto notificato con il quale una parte dichiara all’altra di volersi avvalere del compromesso o della clausola compromissoria per far valere il procedimento arbitrale, non si estende tale equiparazione anche all’istanza di mediazione) e, pertanto, non può escludersi il rischio che l’invitato in mala fede, con il quale l’istante abbia raggiunto un accordo in mediazione, alieni a terzi l’immobile (o, pur non essendo in mala fede, subisca trascrizioni o iscrizioni pregiudizievoli) nelle more fra la conclusione dell’accordo e il perfezionamento dell’atto notarile idoneo alla pubblicità.

Quindi la contestualità risolverebbe, o quanto meno attenuerebbe, i problemi connessi alla mancanza di efficacia prenotativa dell’istanza di mediazione in assenza di un meccanismo trascrittivo.

L’intervento notarile ha, evidentemente, un raggio d’azione diverso rispetto a quello degli avvocati, chiamati a rendere l’attestazione e la certificazione di conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico, come previsto dall’art. 12 d. lgs. 28/2010, strumentale all’acquisizione della forza di titolo esecutivo dell’accordo, in quanto il filtro di legalità notarile non è solo diretto a confermare la delibazione di non contrarietà dell’accordo a norme imperative o all’ordine pubblico, ma è propedeutico all’immissione dell’accordo nei pubblici registri.

In particolare, il notaio dovrà curare la formazione di un titolo idoneo alla pubblicità, anche sul piano della legittimazione a disporre dell’alienante (ivi compresa l’analisi dei profili relativi al regime patrimoniale coniugale), della rappresentanza, dell’effettuazione dei controlli ipocatastali, nonché del rispetto delle norme fiscali, quali ad esempio la previa presentazione delle dichiarazioni di successione eventualmente omesse e, ovviamente, dell’integrazione dell’accordo con le menzioni urbanistiche, sulla conformità catastale e, ove necessario, con l’allegazione dell’attestato di prestazione energetica.

L’intervento del notaio non è solo limitato agli atti di cui all’art. 2643 c.c., come la lettera dell’art. 11, comma 3, d. lgs. 28/2010 sembrerebbe far intendere, ma è da intendersi esteso a tutti gli atti soggetti a trascrizione o a iscrizione sia nei registri immobiliari che al registro delle imprese. In particolare, con sentenza del Tribunale di Roma in data 4 novembre 2015 R.G. 12136/2015, è stato accolto il ricorso presentato da un notaio avverso la trascrizione con riserva ex art. 2674-bis c.c. effettuata dal Direttore del Servizio di pubblicità immobiliare di Roma 2 relativo a un accordo di mediazione con sottoscrizioni autenticate dal notaio ricorrente portante una divisione immobiliare. La riserva era stata giustificata dal Conservatore con il rilievo che il richiamo all’art. 2643 c.c. contenuto nell’art. 11, comma 3, d. lgs. 28/2010 doveva intendersi come tassativo e che, pertanto, non potendo l’accordo concluso in sede di mediazione, avente quale effetto lo scioglimento della comunione, essere sussunto sotto la categoria dei negozi di divisione (art. 2646 c.c.) o transazione (art. 2643, n. 13, c.c.), non potesse essere trascritto in assenza di una norma espressa al riguardo. Il Tribunale ha ravvisato, in primo luogo, un’aporia sistematica nell’omesso richiamo ad altre norme, quali l’art. 2646 c.c., che disciplina la trascrizione della divisione, sia pure ad effetti diversi da quelli tipicamente dichiarativi; aporia che finirebbe per diventare vera e propria contraddizione ove si escludesse la trascrivibilità di tale accordo, considerato, tra l’altro, che l’art. 5 d. lgs. 28/2010 ricomprende la divisione fra le materie per le quali la mediazione costituisce condizione di procedibilità.

Lo stesso discorso può essere esteso alle altre forme di trascrizione, non contemplate espressamente nell’art. 11 d. lgs. 28/2010, quale quella di cui agli artt. 2647 e 2645-ter c.c., o anche agli atti soggetti ad annotamento: il che amplia ulteriormente l’ambito dell’intervento notarile oltre il perimetro dell’art. 2643 c.c.

E ciò non tanto per gli annotamenti con funzione di pubblicità notizia, quale quello dell’art. 2668, comma 3, c.c. (avveramento della condizione sospensiva o mancato avveramento della condizione risolutiva), o ancora l’annotamento delle quietanze a margine di atti di trasferimento con riserva della proprietà (in questo caso tra l’altro unilaterali), quanto per gli annotamenti che spiegano effetti rilevanti ai fini della successiva circolazione degli immobili.

Così, non è dubbio che in mediazione possa essere accertato l’avveramento di una condizione risolutiva (o il mancato avveramento della condizione sospensiva pur in assenza di espressa previsione normativa) o stipulato un negozio risolutorio agli effetti dell’art. 2655 c.c. (senza entrare nel merito della vexata quaestio dell’ammissibilità dei negozi risolutori).

Più delicato è il discorso da svolgersi per le convenzioni che “accertino” l’eventuale nullità, annullabilità, revocazione, rescissione, simulazione di un atto soggetto a trascrizione.

In particolare, nell’ipotesi in cui l’istante instauri una mediazione avente ad oggetto l’accertamento una di queste patologie negoziali e l’invitato non si opponga, è possibile che la mediazione si concluda con un accertamento della nullità, annullabilità, revocazione, rescissione, che sia poi trasfuso in atto notarile, con una delle tecniche redazionali sopra illustrate, agli effetti dell’art. 2655 c.c., cioè per far sì che – nel rispetto del principio di continuità delle trascrizioni – producano regolarmente i propri effetti le successive iscrizioni o trascrizioni contro il soggetto a favore del quale si è verificato uno degli eventi indicati al primo comma dell’art. 2655 c.c.?

Da un lato, il tenore letterale dell’ultimo comma del 2655 c.c. sembrerebbe far propendere per una soluzione positiva, in quanto il titolo per l’annotazione è costituito dalla sentenza o dalla “convenzione”, senza alcuna distinzione a seconda del fatto “risolutore” dell’effetto reale.

Per converso, almeno per i vizi di invalidità, si potrebbe in astratto sostenere che si tratti di un accertamento riservato all’autorità giudiziaria, non disponibile dai privati.

In realtà, parte della dottrina ha distinto a seconda che si tratti di nullità o risoluzione stragiudiziale (quale quella dipendente da diffida ad adempiere, clausola risolutiva espressa o termine essenziale ex artt. 1454, 1456 e 1457 c.c.), fatti questi che sarebbero suscettibili di costituire oggetto di un mero accertamento e, pertanto, di una convenzione annotabile, oppure di fatti che dovrebbero essere posti a base di una sentenza di carattere costitutivo (annullamento, risoluzione giudiziale, rescissione e revocazione), non surrogabile attraverso una convenzione fra privati; e ha fondato tale distinzione sul verbo “risultare” contenuto nell’ultimo comma dell’art. 2655 c.c., nel senso che tale termine presupporrebbe un’attività di mero accertamento che non si riscontra in realtà nelle ipotesi in cui sul fatto risolutore dell’effetto deve pronunciarsi il giudice con sentenza ad efficacia costitutiva8.

Si è autorevolmente replicato9 che tale termine si riferisce indifferentemente alle sentenze e alle convenzioni e, quindi, non si vede come rispetto a queste ultime l’interprete possa immaginare un più ristretto ambito di applicazione.

Sul piano sostanziale, si è poi osservato come non possa considerarsi preclusa all’autonomia privata la facoltà di prevenire o comporre una controversia sull’annullamento attraverso il riconoscimento fatto da una delle parti del buon fondamento della domanda preannunciata o proposta dall’altra; riconoscimento che può essere puro e semplice, o comportare reciproche concessioni configurandosi in tale ultimo caso come transazione.

Si potrebbe semmai discutere, in chiave notarile, cioè nell’ottica del notaio chiamato, a valle dell’accordo di mediazione che abbia accertato la nullità o l’annullamento, a prestare la propria opera professionale, se annotare, ex art. 2655 c.c., il proprio atto in ogni caso oppure, laddove vi siano i caratteri della transazione che abbia implicato un riconoscimento di nullità o di annullabilità, se trascrivere ex art. 2643, n. 13, c.c.10. Bisogna, poi, anche tener presente, nell’ottica del mediatore-notaio, che qualora la transazione verta su titolo nullo, anch’essa è nulla ove il titolo sia illecito, e che negli altri casi di titolo nullo la transazione è annullabile solo ad istanza di chi ignorava la causa di nullità (art. 1972 c.c.).

Il problema, quindi, dell’accertamento in mediazione di una patologia negoziale suscettibile di porre nel nulla gli effetti reali già prodottisi è opinabile, ma almeno nel caso della simulazione (tra l’altro non previsto dall’art. 2655 c.c.) sarei orientato per la soluzione favorevole.

Il caso è questo: Tizio invita in mediazione Caio, per far valere l’accordo simulatorio scritto, in virtù del quale la compravendita fra gli stessi intercorsa non ha prodotto i propri effetti e, quindi, Tizio è ripristinato nella titolarità del proprio diritto (simulazione assoluta) o ha prodotto effetti diversi da quelli derivanti dal contratto simulato (simulazione relativa).

In questo caso, a differenza della nullità, l’accertamento riguarda una controdichiarazione contenuta nell’accordo simulatorio e non mi pare dubitabile che, con l’accordo delle parti, la controdichiarazione, fino a quel momento tenuta segreta fra le parti, possa essere palesata e soggetta a pubblicità immobiliare e, in particolare, nel caso di simulazione assoluta o di simulazione relativa (volta a far valere effetti diversi), ad annotazione ex art. 2655 c.c., mentre, in caso di interposizione fittizia di persone, a trascrizione contro l’interposto e favore delle interponente, non già ai fini dell’art. 2644 c.c. – non potendosi ravvisare tra l’interposto e l’interponente una vicenda circolatoria – ma ai sensi dell’art. 2650 c.c.11.

1 Rimane salva la possibilità che l’accordo di mediazione portante cessione di quote di s.r.l. venga sottoscritto con le modalità di cui all’art. 36, comma 1-bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133, secondo cui “l’atto di trasferimento di cui al secondo comma dell’art. 2470 del codice civile può essere sottoscritto con firma digitale, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione dei documenti informatici, e depositato, entro trenta giorni, presso l’ufficio del Registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale, a cura di un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 31, comma 2-quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340”.

2 Cfr. V. Rubertelli, Profili redazionali, in Manuale della mediazione civile e commerciale. Il contributo del Notariato alla luce del D. lgs. n. 28/2010, a cura di M.L. Cenni, E. Fabiani, M. Leo, Napoli, 2012, p. 411 ss.

3 Questa tecnica redazionale è da escludersi quando l’accordo richieda la forma pubblica ad substantiam o ai fini della pubblicità, come accade quando con l’accordo di mediazione si costituisca un vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c.

4 L’art. 17, comma 3, d. lgs. 28/2010 prevede l’esenzione dall’imposta di registro per il “verbale di accordo” entro il limite di Euro 50.000,00, come ribadito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 2/E del 21 febbraio 2014, anche qualora l’accordo contenga la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari con applicazione, ove sussistano i relativi presupposti soggettivi e oggettivi, del meccanismo del c.d. prezzo valore di cui all’art. 1, comma 497, l. 23 dicembre 2005, n. 266 (con esclusione degli accordi che accertino l’usucapione). Alcuni uffici dell’Agenzia delle Entrate escludono che rientrino nel perimetro di applicazione della norma agevolativa gli atti notarili che non siano meramente ripetitivi di accordi già conclusi in sede di mediazione, ma presentino carattere solutorio di obblighi assunti con l’accordo di mediazione e che l’esenzione non si estenda, comunque, nonostante il tenore letterale dell’art. 17, comma 2, d. lgs. 28/2010, alle imposte ipotecaria e catastale.

5 Sulla presenza delle parti in mediazione sia consentito il rinvio a M. Saraceno, Note sull’intervento delle parti nel procedimento di mediazione alla luce della più recente giurisprudenza di merito e di legittimità, in Rapporto sui conflitti e sulla conciliazione 2018, Quaderni dell’Istituto di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”, Santarcangelo di Romagna, 2019, p. 17 ss.

6 Si tratta della sentenza della Corte di cassazione del 27 marzo 2019, n. 8473, in Giur. it, 2019, 10, p. 2128 ss., con nota di Luiso. Sulla presenza delle parti in mediazione, alla luce di detta sentenza, cfr. C. Giovannucci Orlandi, La Cassazione n.8473/2019: una rondine che speriamo non faccia primavera, in Questione giustizia, 18 aprile 2019; P. Lucarelli, La sentenza della Corte di Cassazione 8473/2019:un raro esempio di uroboro, in Judicium, 2019; N. Soldati, La prima sentenza dopo l’obbligatorietà sancita dalla Consulta, in Guida dir., 2019, 17, 32; Id., Così il primo incontro non è più come quello voluto dal legislatore, in Guida dir., 2019, 28, 48 ss.; F. Valerini, Presenza personale delle parti ed effettività della mediazione: la Cassazione richiama tutti al rispetto della legge, ma l’effettività della mediazione ne risentirà (?), in Judicium, 2019.

7 In realtà, a stretto rigore dall’impossibilità di autentica della procura alle liti da parte dell’avvocato (quando essa contenga il potere di rappresentare sostanzialmente la parte nel procedimento di mediazione) non può da ciò farsi discendere un generalizzato onere di forma notarile ad substantiam di detta procura, neanche nella forma più blanda della scrittura privata autenticata (e del resto ciò non è affermato nella sentenza).

Facendo applicazione dei generali principi civilistici, la procura dovrà, ai sensi dell’art. 1392 c.c., rivestire la stessa forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere e, pertanto, poiché tale contratto è un accordo di amichevole composizione della lite riconducibile allo schema negoziale della transazione, la relativa procura dovrà rivestire la forma scritta non ad substantiam, ma solo ad probationem, ai sensi dell’art. 1967 c.c.

Il ricevimento della procura in forma notarile (atto pubblico o scrittura privata autenticata) si rende necessario secondo i principi generali (art. 1392 e 2657 c.c.) solo se l’accordo ha un contenuto suscettibile di essere trascritto nei registri immobiliari o (o al registro imprese), e solo nei casi in cui l’autentica delle sottoscrizioni da parte del notaio, il deposito in atti di un notaio dell’accordo ovvero l’atto di ripetizione in forma pubblica o autentica dell’accordo medesimo (costituenti le tre tecniche redazionali notarili per immettere nei pubblici registri gli accordi di mediazione) siano contestuali alla redazione del verbale di mediazione contenente l’accordo, in quanto negli altri casi (cioè quanto l’atto notarile sia successivo all’accordo di mediazione) la forma notarile della procura sarà necessaria solo ai fini della stipula del detto atto.

La forma notarile della detta procura sostanziale per la partecipazione del procedimento di mediazione è, nondimeno, opportuna per assicurare l’autenticità della sottoscrizione del mandante, evitando così contestazioni al riguardo che potrebbero vanificare l’intero procedimento di mediazione, ed è opportuno che tale onere formale risulti disciplinato expressis verbis nel regolamento dell’organismo affinché le parti, aderendo alle disposizioni in esso contenute, accettino anche di rivestire l’eventuale procura sostanziale alla partecipazione al procedimento di mediazione della forma notarile (atto pubblico o scrittura privata autenticata).

8 L. Ferri-P. Zanelli, Trascrizione immobiliare3, sub artt. 2654-2656, p. 371.

9 G. Gabrielli, La pubblicità immobiliare, in Trattato di diritto civile diretto da Rodolfo Sacco, 2012, p. 168.

10 R. Nicolò, La trascrizione, Milano, 1973, p. 82, sembra propendere per la soluzione positiva, cioè per ammettere le convenzioni che accertino la nullità.

11 F. Gazzoni, Trattato della trascrizione. La trascrizione degli atti e delle sentenze, 2012, p. 450.

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L’attività notarile a valle del procedimento di mediazione alla luce dell’art. 83, comma 20-bis, D.L. 17 marzo 2020, n. 18 ultima modifica: 2020-05-20T10:29:07+02:00 da Redazione Federnotizie
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