La voce dei giovani notai

Abbiamo chiesto a tre neo-notai che operano in territori diversi di raccontarci le loro esperienze e sensazioni nell’avvio della professione.

E’ importante per la categoria avere sempre presente, soprattutto in un periodo di crisi delle vocazioni, il punto di vista e lo stato d’animo dei giovani notai per non perdere il contatto con la realtà che cambia velocemente e per comprendere meglio le esigenze delle nuove generazioni di professionisti.

Ascoltiamo quindi la loro voce:

La voce dei giovani notai

Musotto Anna Maria di Francesco notaio in Partinico: è questa la notizia più recente che posso comunicarvi cari Colleghi, e sono allo stesso tempo onorata e felice di poter scrivere questo articolo.

Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto e il mio l’ho inseguito per otto anni tra libri, scuole notarili in giro per l’Italia, simulazioni, gruppi di studio e cinque indimenticabili concorsi, l’ultimo ad aprile 2015 dove l’esperienza e la tenacia di questi anni mi hanno accompagnato durante i tre giorni delle prove scritte.

Il 9 giugno 2016 ho letto il mio nome nella lista dei risultati del concorso, è stato un momento indimenticabile, un’emozione che ancora oggi mi crea la stessa commozione.

A Palermo, la mia città, si è svolto il primo Congresso Nazionale cui ho partecipato.

Tutto questo non potevo non menzionarlo nella mia esperienza da neo notaio soprattutto perché oggi, questo vissuto, me lo ritrovo nell’approccio al lavoro, determinato ed umile, nell’analiticità nell’affrontare le problematiche, nel relazionarmi con le persone e nell’entusiasmo ad affrontare le sfide di ogni giorno.

Si può dire che nella vita di ogni notaio ci sia un prima e un dopo l’inizio della professione. Il dopo per me è appena iniziato e si è concretizzato nella scelta di una sede, Partinico, comune vicino Palermo, nell’apertura dello studio e nel primo approccio con i clienti. E’ più dura di ciò che pensavo. E’ un mestiere complicato e le difficoltà sono quotidiane. Le numerose norme cui fare attenzione in continua evoluzione, gli adempimenti, il rapporto con le persone che va ben oltre il contesto del singolo atto.

Dal punto di vista umano un aspetto che mi sento di evidenziare è il confronto. Il confronto nella nostra professione è un momento fondamentale perché utile nella formazione del proprio convincimento. Non sono figlia di notaio e al momento non sono in un’associazione per cui mi capita spesso di avere dei dubbi e di avere bisogno di un consiglio. Ho notato grande unione nella categoria, ho trovato colleghi disponibili, cordiali e che non si risparmiano nel condividere la propria esperienza e concedere il proprio aiuto.

Al di là del periodo storico, della concezione ancora di molti che pensano che il notaio metta solo una firma, delle nostre competenze che alcuni vorrebbero delegare ad altri professionisti, della diffidenza di alcune persone, io mi sento investita di una grande responsabilità. Fare il notaio vuol dire prendere delle scelte, assumersi delle responsabilità, mettersi alla prova e in discussione continuamente, vuol dire essere un professionista che parla alle persone, che cerca di capire le loro esigenze e possibilità, che usa la propria preparazione per aiutarle a raggiungere il risultato migliore, che crea un rapporto di fiducia. Ma soprattutto il notaio è garanzia di correttezza dei traffici giuridici e proprio per questo va tutelato.

Se oggi dovessi guardare indietro e dare un consiglio a chi sceglie questa strada, chi si chiede se la scelta d’intraprendere questi studi sia stata la scelta giusta, chi dubita ogni giorno che tutti i suoi sforzi saranno ripagati, chi vede i propri amici andare avanti e si preoccupa di perdere tempo, gli direi di essere tenace e di perseverare, perché quello e’ solo l’inizio di una difficile, complicata ma estremamente affascinante professione.

Anna Maria Musotto, neo notaio nel distretto di Palermo.

Non dimenticherò mai il mio primo atto da notaio.

Un’esperienza completamente diversa da quella che avevo immaginato, imposta da un’urgenza non programmata, ma che forse più di ogni altra mi ha trasmesso il senso, fino a quel momento solo immaginato, della nostra professione; e mi ha insegnato che il nostro nobile ruolo è quello di essere a servizio delle persone, nel momento e nel modo in cui ne hanno bisogno, per consentire loro di esprimere una volontà che possa diventare diritto.

Ben presto, però, ho imparato che oltre la poesia e la solennità c’è un mondo, decisamente meno romantico, fatto di piccole difficoltà quotidiane che accomunano tutti i liberi professionisti, e che rappresentano un aspetto non secondario nella complessità del nostro mestiere.

Da non figlia di notaio, ho dovuto approcciarmi con una serie di aspetti a me sconosciuti dell’organizzazione di uno studio notarile, che però sono riuscita ad affrontare con relativa serenità per due ordini di ragioni: da un lato, la mia posizione in graduatoria mi ha consentito di realizzare il mio desiderio di restare vicino casa (abito in provincia di Napoli e la mia sede – San Marzano sul Sarno, Salerno – dista non più di una ventina di minuti di auto), il che, chiaramente, ha reso tutto molto più semplice; dall’altro, ho avuto la fortuna di incontrare, lungo il mio percorso di preparazione, due notai che mi hanno consentito di affrontare una pratica, prima, ed un tirocinio, dopo, improntati non solo alla teoria, ma anche all’acquisizione di quelle conoscenze pratiche che realmente sono fondamentali, poi, nell’esercizio autonomo della professione.

Credo molto nella forza dell’unione di menti ed idee, e per questo ho da tempo in programma un’associazione con una collega/amica, anch’essa di nomina recente, che da pochissimo ha ottenuto il trasferimento vicino casa. In attesa di realizzare questo progetto, ho iniziato la mia attività con uno studio piccolo ma assolutamente rispondente alle mie esigenze, e con un’unica collaboratrice (per ora tirocinante) che mi aiuta prevalentemente nella fase pre-stipula, mentre ad oggi curo in prima persona tutta la fase post stipula, dalla repertoriazione agli adempimenti, esternalizzando quando necessario, per tempo o complessità, quelli relativi alle pratiche societarie.

Durante il percorso che mi ha portato ad oggi, i miei sentimenti verso il Notariato sono stati, direi, altalenanti: il cambiamento più significativo che ho avvertito è stato il passaggio dalla brama dei sogni e delle aspettative da studente, alla realtà immediatamente successiva al superamento del concorso. Passata l’euforia del raggiungimento del traguardo, che avevo desiderato con tutta me stessa e oltre il quale – sbagliando – non vedevo alcun’altra strada possibile per me, l’ingresso nella “categoria” (probabilmente anche perché coinciso con le alterne vicende relative ai provvedimenti normativi in materia di concorrenza) mi ha indotto un senso di delusione, quasi di avvilimento: sentivo da molti colleghi dire che i tempi erano duri, e mi sono chiesta (come immagino tutti i neo notai d’Italia) se ne fosse valsa veramente la pena, e se avessi preso le decisioni giuste per la mia vita.

Poi, di nuovo, la trepidazione: per la scelta delle sedi, per l’attesa del decreto di nomina, per la ricerca dell’ufficio, per l’inaugurazione dello studio. E dopo, ovviamente, la paura: di non essere all’altezza, di non reggere il peso della responsabilità, dell’inesperienza, di non riuscire ad inserirmi, del silenzio del telefono e dell’incombenza delle spese. Eppure, se oggi, a poco più di due mesi dall’iscrizione al Ruolo, dovessi azzardare una risposta alla domanda che mi ero posta (ne è valsa veramente la pena?), non avrei alcun dubbio.

Sono felice, perché ho la fortuna di esercitare la professione stupenda che sognavo e sentivo come una vocazione; perché ho il privilegio, ogni giorno, di essere custode dei desideri delle persone, e di aiutarle a realizzarli; perché sento di essere parte di un processo creativo quotidiano e perché da noi, e con noi, nasce diritto. E forse il non aver vissuto “l’epoca d’oro” è un vantaggio; noi giovani neo notai non abbiamo modo di rimpiangere un tempo passato (e che non credo tornerà più), ma possiamo apprezzare a pieno il presente e proiettarci verso il futuro con passione e forza di cogliere il cambiamento che, inevitabilmente, ci tocca da vicino.

Un cambiamento che, per quanto ho potuto vedere, non ha comunque svilito, nella percezione comune, il prestigio e l’importanza della categoria, nella quale ho trovato un’accoglienza, da parte dei colleghi di Distretto, familiare e di estrema disponibilità e solidarietà: mi sono sentita trattata, da parte dei colleghi più esperti, come una sorella minore, con un atteggiamento da amici e non, invece, da concorrenti.

La mia giovane età è certamente motivo d’orgoglio e di ammirazione da parte delle persone, ma mi fa apparire, inevitabilmente, meno autorevole, e porta a dover dimostrare di più per assicurare a chi decida di fidarsi ed affidarsi che provo tutti i giorni a sopperire all’inesperienza con lo studio costante, il mettermi sempre in discussione e la voglia continua di aggiornarmi. Lo sforzo, però, è ampiamente ripagato quando leggo nei clienti la soddisfazione e l’apprezzamento, a volte anche stupito, per il lavoro svolto.

E poi, non ultimo, c’è l’aspetto economico: anche questo un approccio difficile, e la continua ricerca di un equilibrio tra la volontà di un’adeguata retribuzione delle responsabilità e della delicatezza del ruolo e la necessità di adattarsi a contesti e “medie”, evitando di apparire “così giovani e così esagerati”. Eppure, anche sotto questo profilo, la mia breve esperienza è più che positiva: non posso fare raffronti con tempi che non conosco, ma posso certamente confrontarmi con altri validissimi giovani della mia età, che pur svolgendo professioni importanti e complesse non hanno la mia stessa gratificazione economica, in merito alla quale pure sono rincuorata rispetto agli scenari preoccupanti che mi erano stati prospettati nella fase post-concorsuale.

Tre mesi sono certamente pochi per tirare delle somme; ma sono sufficienti per valutare un inizio che, malgrado le difficoltà (forse psicologiche, più che materiali), mi appaga, mi fa ben sperare per il mio futuro e mi ha confermato di aver scelto la strada giusta per me.

Fabiana Pirone, neo notaio in San Marzano sul Sarno (SA).

Mi chiamo Marco Salzano de Luna, sono nato a Napoli, dove ho vissuto per tutti i miei 28 anni, ma da novembre 2017 sono un nuovo membro del distretto notarile di Milano.

A spingermi lontano dalla città in cui sono cresciuto, e che amo tantissimo, è stato semplicemente il desiderio di affrontare una nuova esperienza, di vita prima ancora che professionale. Peraltro, non avevo studi da “ereditare”: nella mia famiglia non sono solo il primo notaio, ma in assoluto il primo giurista.

A farmi scegliere Milano, in verità, ha inciso molto anche il pensiero che lì avrei avuto da subito dei punti di riferimento: ho avuto, infatti, la fortuna di vincere il concorso insieme ad amici che, poi, hanno scelto anche lo stesso distretto. La possibilità di confrontarsi, anche sulle cose più banali e senza avere paura di essere giudicati, sta rappresentando una delle più grandi risorse di cui avvalermi in questa difficile ma emozionante fase iniziale.

A proposito di punti di riferimento, devo dire che l’accoglienza da parte del Consiglio notarile e di alcuni notai del distretto è stata davvero calorosa ed incoraggiante. Ho molto apprezzato soprattutto il tentativo di coinvolgere me e i miei colleghi di prima nomina in tutte le numerose attività che hanno sede al Consiglio, e sin da subito. Anche il Consiglio Nazionale ci ha ben accolti, organizzando, appena dopo la fine degli orali, un congresso a noi dedicato.

Sebbene, come ho detto, condivida il distretto con amici e compagni di studio, ho scelto di non associarmi. Anche in questo caso, è stata una scelta che ha assecondato il mio modo di essere: per carattere, voglio mettermi alla prova, cercare di capire prima “come funziona”, e solo poi, quando posso dire di avere quasi il controllo di quello che sto facendo, pensare di unire la mia vita professionale a quella di un’altra persona.

Quando dico che ho cominciato da solo, intendo proprio da solo. Ritengo che la scelta dei collaboratori sia molto importante e, per questo, anche molto complicata. Mentre continuo a cercare, mi sto occupando io di tutto: istruttoria, stipula (ovviamente!) e adempimenti post-stipula. Sapevo che avrei dovuto cavarmela da me per un certo periodo (spero breve) e quindi, durante il tirocinio, ho cercato di seguire lo svolgimento delle pratiche dall’inizio alla fine.

Devo, però, ammettere che ciò che in fase di tirocinio mi sembrava piuttosto agevole e di ordinaria amministrazione, da quando ho il sigillo mi è apparso estremamente più complicato e pericoloso. Le responsabilità sono tantissime, i controlli anche, e non posso dire di non temerli. Tuttavia, comincio a notare che, dopo le prime settimane, un po’ di quella tensione che mi attanagliava qualunque cosa facessi si va stemperando.

Lo studio è la via. Non pensavo l’avrei mai detto, proprio io che dopo anni di solo studio affermavo a gran voce che non avrei mai più voluto vedere un libro, e guardavo storto tutti quei sapientoni che mi rispondevano che “nel lavoro non si finisce mai di studiare”. “Non hanno passato gli anni che ho passato io”, pensavo. E, invece, avevano ragione loro. Anzi, lo studio è l’unica cosa che mi permette di placare l’angoscia che sta dietro ad ogni colloquio, ad ogni invio telematico, ad ogni firma. Perché solo studiando a fondo quello che devi fare, puoi maturare la sicurezza (ma mai la certezza assoluta!) che stai facendo bene.

Di certo, il cambio di vita è stato radicale: praticamente da un giorno all’altro sono stato catapultato dal mondo dei libri a quello del lavoro. E a questo si è aggiunto il trasferimento. Ho dovuto imparare a fare tutto dal nulla non solo in ambito lavorativo, ma anche per tutto ciò che riguarda la quotidiana gestione della vita di un adulto, che dipende solo da stesso, e che non può (più) aspettare che se ne occupino gli altri. Mi ripetevo nella mente la frase “se l’hanno fatto tutti, lo puoi fare anche tu”, ma all’inizio non ci credevo troppo. E per autogiustificarmi, mi dicevo che gli altri si erano fatti sicuramente aiutare. Poi, ho visto che qualcosa cominciava ad andare per il verso giusto. E allora ho iniziato ad acquistare un po’ di fiducia.

Il primo modello unico inviato con successo, la prima pratica fedra evasa senza sospensioni, e, perchè no, il primo assegno accreditato sul proprio conto, rappresentano un successo un po’ più grande se sai di averlo raggiunto con i tuoi soli sforzi. Con i tuoi sforzi, e con quelli dei ragazzi dell’assistenza software, ovviamente.

Morale della favola: non è sicuramente facile affrontare l’inizio di questa professione, e ancora meno facile è farlo da solo; ma, forse, le gratificazioni che si ricevono risarciscono dei sacrifici fatti. Forse.

Marco Salzano de Luna, neo notaio nel distretto di Milano.

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La voce dei giovani notai ultima modifica: 2018-02-02T10:47:58+00:00 da Redazione Federnotizie