La preparazione al concorso notarile: attività di servizio, attività d’impresa o attività controllata dall’impresa?

Con questo primo articolo di Paolo Guida, si avvia un confronto a più voci sul tema generale dell’Accesso al notariato (concorso, pratica, scuole di notariato) per contribuire al dibattito in corso e ai lavori del Tavolo Tecnico istituito dal Ministro di Giustizia, provando a stimolare un confronto concreto e utile in vista di una riforma ormai richiesta da tutti a gran voce.

Seguiranno gli articoli di Raffaele Viggiani e Michele Labriola.

Con piacere si offre un contributo sul tema del concorso notarile, sperando di stimolare spunti di riflessione in tutti, ed in particolare per il Consiglio Nazionale del Notariato entrante che dovrebbe mettere in calendario una rivisitazione del concorso e della preparazione dei giovani sempre più aderente alle esigenze dell’ordinamento.

di Paolo Guida, notaio in Napoli

La preparazione al concorso notarile è da tempo al centro di un dibattito articolato che coinvolge i giovani praticanti, le istituzioni notarili, il Ministero competente, i singoli Notai, e le scuole, al fine di coordinare le sensibilità di tutti ed offrire ai partecipanti gli strumenti per una formazione completa, destinata non solo a far superare il concorso, ma anche a costruire una figura di notaio, solida, competente ed al passo coi tempi.

La riflessione si svolge su due piani: il primo relativo alle modalità di preparazione del giovane, il secondo allo svolgimento del concorso.

Circa il secondo, il discorso porta lontano, poichè negli ultimi anni lo stesso è stato oggetto di varie modifiche, alcune importanti (come il numero dei tentativi sostenibili, la eliminazione della volontaria giurisdizione dalle prove scritte con la introduzione del diritto commerciale, lo ampliamento dei membri della commissione …) altre di carattere organizzativo, alla ricerca – non ancora completata – di un sistema quanto più adatto alle esigenze dell’ordinamento e dei candidati.

Devono, quindi, essere oggetto di particolari approfondimenti (e magari di correzioni), tra l’altro:

– il numero dei commissari;

– gli eventuali incentivi (non necessariamente economici) per i commissari;

– i requisiti dei commissari stessi (con la possibilità di scelta tra coloro che insegnano nelle scuole istituzionali, evidentemente più abituati a valutare la preparazione dei candidati, e non soggetti ad alcun tipo di conflitto di interessi);

– la individuazione di modalità di partecipazione al concorso che riducano il numero degli elaborati scritti da correggere;

– la rivisitazione della pratica notarile ante concorso;

– la frequenza delle scuole di preparazione.

Altro taglio, invece, merita la analisi relativa alla preparazione al concorso stesso, che deve trovare uno sbocco determinante nell’ambito della individuazione e della qualificazione dei suoi formatori.

Preliminarmente va ribadito che la libertà di insegnamento è sancita dai nostri principi, e deve essere garantita non solo per gli allievi, che devono poter scegliere i maestri che ritengono più preparati e più adatti a svolgere il proprio ruolo, ma anche per i docenti, che devono poter esercitare la propria funzione senza condizionamenti.

In sostanza deve essere consentita senza ostacoli la possibilità per chiunque di poter insegnare le materie concorsuali, secondo metodi e schemi assolutamente personali, ed a chiunque di poter frequentare i corsi che ritiene più idonei.

Ciò detto, deve essere, invece, oggetto di attenta ed equilibrata riflessione la individuazione dei confini entro i quali ritenere auspicabile per i giovani il germoglio delle loro qualità di pubblico ufficiale.

In alcune recenti assisi nazionali del notariato del 2015 del notariato (quella del giugno a Roma1 e quella del novembre a Milano2) l’assemblea è stata stimolata due volte – con altrettanti ordini del giorno – a sviluppare un dibattito che per molto tempo è stato sottovalutato, addirittura con la presentazione di emendamenti (approvati) che hanno confermato che la riflessione merita trasparenza.

Si tratta, cioè, di individuare con onestà intellettuale i requisiti che deve avere il formatore del giovane praticante.

I tempi devono farci guardare con un sorriso nostalgico al ” magister” di una volta, il quale accoglieva nel proprio studio i giovani e sotto la sua ala protettrice li avviava al sigillo sotto il profilo scientifico, sotto quello pratico ma soprattutto sotto quello etico.

La rapida evoluzione della società ha ridotto notevolmente il numero di questi maestri, mentre ha aumentato in maniera esponenziale il numero degli allievi, e la necessità di una adeguata preparazione.

Allo stato, poi, unitamente ad una efficace pratica notarile, emerge sempre più la necessità di seguire corsi altamente qualificati, che possano fornire gli strumenti decisivi per il superamento del concorso.

Resta, quindi, da definire tale attività formativa destinata ai giovani:

– attività di servizio ?

– attività di impresa ?

– attività controllata dalla impresa ?

La risposta è di notevole importanza poichè il notariato deve decidere se gestire in prima persona, con spirito di servizio ma con impegno e competenza, la formazione dei giovani notai, ovvero se vuole delegarla alla impresa.

La legge notarile vieta al notaio di svolgere attività di impresa3, e questo cardine è stato più volte riaffermato4, per cui la prima ipotesi, cioè quella della gestione diretta del notariato, deve essere sviluppata secondo uno spirito non di lucro ma di servizio.

In sostanza, occorre che ciascun Notaio dia il proprio contributo secondo le proprie inclinazioni, le proprie attitudini e le proprie capacità. Così come accade per gli organi istituzionali, anche elettivi, ove i singoli notai prestano il proprio tempo ed il proprio impegno animati solo da spirito di servizio, così i Notai più inclini all’insegnamento dovrebbero poter dedicare il proprio tempo ai giovani in maniera disinteressata5.

A tal proposito in maniera lucida, il Consiglio Superiore della Magistratura vieta ai magistrati di organizzare corsi a pagamento ed a insegnare nelle scuole private, ritenendo che tale attività sia attività di impresa, non compatibile con la funzione del Giudice6.

Nella circolare che regola la materia, all’art. 3 sotto la rubrica “attività vietate”, al terzo comma, testualmente viene stabilito che “sono vietate l’organizzazione di scuole private di preparazione a concorsi o esami per l’accesso al pubblico impiego alle magistrature, e alle altre professioni legali, nonché la partecipazione, sotto qualsiasi forma ed indipendentemente dalle caratteristiche dimensionali, alla gestione economica, organizzativa, e scientifica di tali scuole ovvero lo svolgimento presso di esse di attività di docenza, anche in via occasionale”.

Non appare dubbio, quindi, che la stessa materia (attività di insegnamento) in analoga fattispecie (magistratura, notariato) non possa che essere valutata allo stesso modo.

In questo solco si inserisce anche la riflessione di autorevole dottrina (non notarile), secondo la quale il Notaio “non è e non può essere imprenditore ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 2082, potendo essere considerato un operatore economico, non però legittimato a porre in essere comportamenti di impronta prettamente commerciale”.7

E’ ovvio che preferire che la gestione sia del notariato non significa che debba essere svolta solo da notai, ma che debba essere affiancata anche da esponenti delle altre categorie coinvolte (professori universitari, magistrati, conservatori degli archivi notarili), scelti tra coloro che abbiano conoscenza non solo della materia, ma anche delle problematiche del notariato stesso.

La gestione diretta da una parte dalle istituzioni notariato consentirebbe, cioè, di formare giovani preparati non solo didatticamente, ma anche secondo principi quanto più aderenti alla figura del Pubblico Ufficiale.

La seconda ipotesi è rappresentata dal passo indietro della “istituzione notariato” a vantaggio della attività di impresa, già ora presente ed agguerrita sul mercato.

Sul punto occorre essere consapevoli: se la impresa addestra e forma i futuri notai, quale sarà il modo di questi ultimi di avvicinarsi alla professione ?

Se la impresa controlla i giovani, quale sarà l’approccio alla pubblica funzione ?

Eppure siamo tutti d’accordo quando si affronta il problema della partecipazione dei soci di capitali nelle società tra professionisti !!! Per tutti (per tutti ?) appare evidente – ma non sopportabile – che il socio di capitali potrebbe indirizzare e coordinare la attività dei professionisti, definendone confini, modalità di esercizio ed etica.

Ancor più grave, quindi, sarebbe lasciare all’impresa il compito di formare i futuri notai – professionalmente acerbi – che inevitabilmente potrebbero essere stimolati dal legittimo spirito imprenditoriale dei loro formatori, più che dall’onere della pubblica funzione.

Non va, poi, tralasciata la posizione di quei giovani – preparati ed entusiasti – che per formarsi dovrebbero essere costretti a sopportare costi magari non sostenibili, creando così un motivo di selezione non accettabile.

Sarebbe, perciò, auspicabile che il nuovo Consiglio Nazionale del Notariato promuova la nascita di una Scuola Nazionale del Notariato – organizzata da organi istituzionali – che coinvolga tutti coloro che già oggi sono animati dagli stessi ideali, culturali, professionali ed etici.

Una Scuola che aiuti a prepararsi ed a formarsi, una Scuola che fornisca tutti i supporti non solo sotto il profilo scientifico, ed anche sotto quello economico, con borse di studio, premi ed incentivi per coloro che dimostrino di meritarla, affinché sia il notariato ad aiutare i giovani, e non questi ad aiutare l’impresa.

Perché non creare, quindi, un polo di formazione della professione notarile, autonomo o costola della Fondazione Nazionale del Notariato, che divenga un ulteriore fiore all’occhiello del notariato, eventualmente in stretta sinergia con la Scuola Superiore della Magistratura ?

Una Scuola Nazionale con riconoscimento ministeriale, con un albo unico di docenti, con regole e programmi chiari ed efficaci, che coinvolga tutte le attuali scuole esistenti, e tutti coloro che già oggi lavorano con i giovani per avviarli alla professione.

Un appello, quindi, affinché il Notariato – con coraggio e spirito di sacrificio – si faccia carico della preparazione dei giovani, sia sotto il profilo della qualità della formazione sia sotto quello dei suoi costi, offrendo gli strumenti non solo per il superamento del concorso ma anche per la costruzione di una figura del notaio professionalmente completa ed eticamente solida.

1 Incontro Nazionale, 2015, Roma 19 giugno 2015, voto n. 5 “I Notai partecipanti all’incontro con la categoria sul DDL concorrenza del 19 giugno 2015

vista

– l’attualità del ruolo del notaio

– la richiesta del mondo politico di rivisitare la figura del notaio rendendola, ancora di più, al passo con i tempi

considerato

– che il notaio è un pubblico ufficiale e si distingue dagli altri professionisti anche in ragione della sua posizione di imparzialità;

– che, a tal fine, l’articolo 2 della Legge Notarile prevede alcune incompatibilità tra le quali quella con la figura dell’imprenditore;

– che tale previsione è motivata dalla volontà di distinguere l’attività di pubblico ufficiale e libero professionista da quella dell’imprenditore stesso;

– che tale incompatibilità, tra l’altro, preserva la clientela dal rischio d’impresa.

invitano

il CNN a mantenere distinta la figura del notaio da quella dell’imprenditore in occasione di qualsiasi proposta di rivisitazione della professione notarile anche con riferimento alle attività relative alla preparazione al concorso.

2 50° Congresso Nazionale del Notariato, 2015, voto n. 7 “formazione degli aspiranti notai”

L’Assemblea plenaria del 50° Congresso Nazionale del Notariato

– considerato che la copertura delle sedi notarili vacanti, soprattutto a seguito di un loro aumento complessivo, potrebbe determinare l’indizione di concorsi più frequenti e per un maggior numero di posti rispetto al passato;

– ritenuta la necessità di scongiurare l’abbassamento della qualità della preparazione richiesta a chi intende esercitare la funzione di notaio;

– preso atto che la formazione permanente dei notai in esercizio è disciplinata in modo omogeneo, mentre la formazione degli aspiranti notai non risponde a criteri e regole uniformi ed è spesso finalizzata, in concreto, al solo superamento del concorso e non ad affrontare le complessità della professione;

esprime voti affinché

il Consiglio Nazionale del Notariato:

a) definisca un piano formativo omogeneo che debba essere rispettato in tutte le Scuole di Notariato istituzionali tale da offrire agli aspiranti notai tanto le conoscenze utili per superare il concorso, quanto quelle necessarie per affrontare l’esercizio della funzione notarile;

b) promuova, anche attraverso la Fondazione Italiana del Notariato, il coordinamento delle Scuole al fine di assicurare l’omogeneità della formazione a livello nazionale;

c) prescriva, analogamente a quanto avviene per la formazione dei notai, l’accreditamento delle Scuole istituzionali presso la Fondazione, mediante indicazione del programma formativo e dei curricula dei docenti.

3 In tal senso, tra gli altri, COREDI SICILIA, 6 novembre 2013, n. 9/2014, la quale ha ritenuto colpevole il notaio che contravviene all’art. 2 della Legge Notarile.

4 Vedi gli ordini del giorno alla nota 1.

5 Ammirevole la scienziata Ilaria Capua che ha rifiutato l’offerta di mettere le sue conoscenze in un database privato, opportunità che l’avrebbe resa ricchissima.

6 Circolare “sugli incarichi extragiudiziari” adottata dal Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta del 2 dicembre 2015.

7 BUSNELLI, Dignità della professione e libertà di concorrenza: nuove frontiere della deontologia professionale notarile, in Notariato 2016, pag. 205, in part. 208.

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La preparazione al concorso notarile: attività di servizio, attività d’impresa o attività controllata dall’impresa? ultima modifica: 2019-06-25T10:10:12+02:00 da Redazione Federnotizie