Il notaio, la fiducia e la misura eroica

Due anni, due primavere: questo è il tempo che è trascorso dall’ultima volta in cui ho scritto per voi su queste pagine “virtuali”.

Vi raccontavo, ricordo, di storytelling, l’arte di raccontare storie: le nostre, quelle che ci definiscono nel mondo, come professionisti e come esseri umani, ciascuno a modo suo. Ciascuno con la sua storia.

Quando sono stata contattata da Federnotai Lombardia, grazie alla lungimiranza e alla determinazione dei notai Chiofalo, Mascellaro e Di Marco, del mondo del Notariato sapevo poco o nulla. Insieme abbiamo svolto un percorso non per trovare le parole “giuste”, ma le parole “vostre”, quelle che davvero sappiano esprimere la realtà di ciò che fate ogni giorno.

Fiducia, sicurezza, responsabilità, empatia sono stati i valori che sono venuti alla luce, sepolti sotto quel vecchio stereotipo del notaio con una montagna di carte. E anche un’amicizia sincera, che è durata nel tempo e che mi riporta a scrivere oggi, con grande gioia, su Federnotizie.

La Misura EroicaPerché nel frattempo anche la mia storia è cambiata: nel 2016 è uscito in Italia il mio primo, stranissimo libro, dedicato alla lingua greca. Mai avrei creduto che assumersi la responsabilità di ciò che si dice e di ciò che si è mi avrebbe tanto cambiato la vita (ma in fondo me l’avevate insegnato voi).

Da allora non ho fatto altro che viaggiare, in lunghezza – dal Cile alla Colombia, dalla Francia al Perù – e in profondità. I miei libri sono adesso tradotti in 21 Paesi, ho incontrato migliaia di lettori che mi hanno fatto domande, guardandomi negli occhi. Sono loro la mia vera forza, la mia vera fiducia. Mi hanno insegnato che, qualunque professione si svolga, non conta solo la risposta: conta la capacità di fare domande.

Per loro, per voi, qualche settimana fa è uscito in Italia il mio nuovo libro, La Misura Eroica per Mondadori. Per non tradire me stessa. E per provare a restituire un po’ della fiducia che mi è stata data.

Di nuovo, La Misura Eroica utilizza il classico per raccontare il contemporaneo. Il filo conduttore è uno dei miti più antichi al mondo, molto più antico di quelli narrati da Omero: il viaggio per mare della prima nave al mondo, Argo, alla ricerca del misterioso vello d’oro. A bordo, un gruppo di ragazzi guidati da Giasone che alla meta – che mai nella vita è arrivo, ma sempre punto di svolta – troveranno se stessi.

La chiave del libro è tutta racchiusa nella parola eroe: se per noi moderni l’eroe è chi il vincitore, il campione, chi ce l’ha fatta, per i Greci eroe era ogni essere umano che si assumeva la piena responsabilità della sua vita. Che non voleva arrivare primo, ma mai secondo a se stesso, ai valori in cui credeva, alle persone che amava, a chi di lui si fidava.

Proprio al concetto di fiducia è dedicato un capitolo del mio nuovo libro e che oggi voglio regalare a voi, notai eroi in senso greco, perché della fiducia altrui scegliete ogni giorno di farvi carico. Proprio quella che Dante chiamava fidanza, nella bellezza della parole che l’italiano del Trecento conservava.

Come gli Argonauti, anche noi, quando siamo confusi, incerti, smarriti, cerchiamo disperatamente un maestro – qualcuno con il segno “più”, più forte, più grande, più potente, che sa di più e può di più. E che quindi possa sostituirsi a noi che ci auto – attribuiamo lo sminuente segno “meno”, sperando che sia qualcun altro a risolvere i problemi, gli impicci, le mancanze al posto nostro.

Non ci accorgiamo di confondere i maestri di cui abbiamo bisogno con coloro che, secondo la più infelice delle espressioni, “ce l’hanno fatta”, campioni nella loro scintillante vita, quella che noi imitiamo per filo e per segno, perché è proprio quella che sogniamo. Antichi “sottoposti“, moderni “replicanti” à la Blade Runner ci affanniamo perciò a copiare le mosse altrui, i gesti altrui, le parole altrui, convinti di apprendere ciò che ci serve per diventare grandi come i nostri maestri – salvo poi accorgerci che non è la nostra vita che stiamo vivendo, bensì l’imitazione rimpicciolita e riadattata della loro.

Andrea Marcolongo

E’ invece di una parola che deriva dal gotico che ci serve, a qualunque età: guida, ovvero “colui che sa indicare una direzione”.

Il notaio non è colui che si sostituisce a noi o che ci impartisce lezioni di superiorità, ma colui che ci guida alla scoperta di noi stessi e dei nostri bisogni. Una guida non prevede segni positivi o negativi, “più” o “meno”, non contano addizione e sottrazione, solo fiducia. E misura: quella che rifiuta il luogo comune dell’ordinarietà, della pedissequa replica di altro da noi e fuori da noi.

La vera guida di cui oggi abbiamo tutti bisogno è qualcuno che rigetti con forza l’abitudine di confrontarci “nel nostro piccolo” e sappia indicarci la strada verso l’arte di rivendicare “il nostro grande“.

Il verbo fidare deriva dalla radice indoeuropea *bheihd da cui derivano il greco πείθομαι (peìthomai) e il latino classico fidere. Il loro significato è “avere fiducia”, “prestare fede”, “mantenere una promessa” – “confidare”. Provare il sentimento di fidanza – per i più eroici di voi che come me amate le etimologie, trovate dei video ad hoc sulla mia pagina Facebook!

Difficile, impossibile non notare come l’azione del fidare, “avere fiducia”, si sia ormai trasformata da attiva a  meramente riflessiva.

Oggi nessuno fida. Tutti si fidano – oppure no.

Brevissimo è il viaggio del nostro moderno fidarsi – per riflesso, come in uno specchio, l’azione compiuta dal soggetto torna di nuovo al soggetto.

Colui e colei che sono oggetto di fiducia siete voi, i notai: per questo ho scelto di dedicarvi questo capitolo del libro.

Per questo spero tanto leggerete La Misura Eroica.

Soprattutto, per questo spero di incontrarvi presto.

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Il notaio, la fiducia e la misura eroica ultima modifica: 2018-04-06T10:05:24+00:00 da Andrea Marcolongo