La matematica, il notaio e i custodi del tempo

a cura di Cristiana Vicari

Sir Andrew Wiles, professore dell’Università di Princeton, è stato nominato vincitore dell’Abel Prize 2016.

Per chi non lo sapesse, si tratta di un premio che viene assegnato ogni anno in Norvegia ai più grandi matematici del pianeta.

E’ stato assegnato quest’anno proprio a Sir Andrew Wiles per avere risolto uno dei più famosi problemi matematici di sempre: l’ultimo teorema di Fermat.

Di cosa stiamo parlando esattamente?

Fermat

L’enunciato fu formulato da Pierre de Fermat nel 1637, il quale tuttavia non rese nota la dimostrazione che affermò di aver trovato. Quindi nel 1665 Pierre de Fermat morì portando con sè la soluzione del suo ultimo quesito aritmetico.

Scrisse in proposito, ai margini di una copia dell’Arithmetica di Diofanto sulla quale era solito formulare molte delle sue famose teorie:

“Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di  questo teorema,  che non può essere contenuta nel margine troppo stretto di una pagina.”

Nei secoli successivi diversi matematici tentarono di fornire una dimostrazione alla congettura di Fermat.

Con poche parole era stata lanciata una delle più elevate sfide nell’ambito delle dimostrazioni matematiche, una prova nella quale innumerevoli studiosi si sarebbero cimentati invano nei secoli successivi. Infatti il teorema di Fermat ha resistito ostinatamente al progresso della scienza per più di trecento anni.

Solo nel 1994, dopo sette anni di dedizione completa al problema, Andrew Wiles, affascinato dal teorema che fin da bambino sognava di risolvere, riuscì a darne una dimostrazione.

Da allora ci si può riferire all’ultimo teorema di Fermat come al teorema di Fermat-Wiles.

A questa storia è stato dedicato anche un famoso libro

“L’ultimo teorema di Fermat”, di Simon Singh.

Su Amazon.it si legge che è <<la storia di un enigma che affonda le proprie radici nella Grecia di Pitagora e arriva fino ai giorni nostri, ai lunghi anni di ricerche e di isolamento accademico durante i quali Wiles è riuscito a far convergere le più recenti tecniche delle teoria dei numeri verso la soluzione del problema “più difficile che sia mai esistito”>>.

Eppure c’è un “ma”.

Un giovane studente di matematica prossimo alla laurea, Nicolò Fagnani, originario della provincia di Messina si recò il 31 luglio 1953, allora ventireenne da un Notaio della zona, Giovanbattista Schirò di Rometta convinto di avere proprio risolto il “Teorema”.

Teorema-di-Fermat

Egli inserì le pagine contenenti la dimostrazione all’interno di una busta che consegnò al Notaio, il quale la sigillò con la ceralacca affidandola, in un letto di bambagia, nelle mani di uno dei custodi del tempo.

Tutto ciò non prima di avere raccomandato ai suoi eredi di non aprire quella busta e non divulgarne il contenuto fino al giorno in cui non fosse stato concesso un riconoscimento ufficiale alla dimostrazione della soluzione di quell’enigma che tormentava i matematici da secoli.

Evento questo, come detto, recentemente verficatosi con l’assegnazione dell’Abel Prize, nel maggio scorso a Sir Andrew Wiles, del quale sono venuti a conoscenza in maniera del tutto casuale i familiari di Fagnani (scomparso negli anni ’90) i quali hanno finalmente deciso di dare esecuzione alla volontà del padre.

Quindi nel luglio di quest’anno nella sede dell’Archivio Notarile di Messina davanti al Conservatore dott.ssa Daniela Messina la busta è stata aperta e il documento in essa contenuto è stato trasposto nel verbale di pubblicazione in attesa che sia registrato e messo a disposizione della comunità scientifica mondiale.

La splendida storia di quest’uomo che non cercava gloria in vita ma che ha ironicamente assistito all’arrovellarsi delle menti più geniali del pianeta, ci consente una delicata e dolce riflessione sulla meravigliosa professione che siamo ogni giorno chiamati ad esercitare.

Ascoltando le persone e i loro grandi piccoli problemi siamo in grado di fornire loro soluzioni che garantiscano, con il trascorrere dei secoli, valori imprescindibili come la certezza e la pubblica fede.

Sarebbe bello se non ce ne dimenticassimo mai, nemmeno in quei giorni – ormai troppo frequenti – in cui i cittadini si approcciano a noi come se fossimo dei venditori di un prodotto intercambiabile e non veri e propri “custodi del tempo e della memoria”.


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