Il pericoloso piano inclinato della Cassa

Lo scorso 22 marzo Federnotizie ha pubblicato in Tribuna Aperta, alcune considerazioni di Giovanni Vigneri, sintoniche con il pensiero dell’Associazione Sindacale dei Notai in pensione.

Si lamenta: i) l’inadeguatezza della perequazione delle pensioni (almeno a partire dall’anno 2020) in relazione all’avanzo economico della gestione delle pensioni da parte della Cassa Nazionale e ii) la mancata risposta della Cassa Nazionale del Notariato alle richieste del Presidente dell’Associazione Sindacale dei Notai in pensione di conoscere, nel testo integrale, le delibere e i documenti che hanno giustificato le scelte di quella politica di perequazione in genere.

Siamo rimasti particolarmente colpiti da quelle considerazioni da una parte per la mancata asserita trasparenza della Cassa nel flusso di informazioni e dall’altra per l’asserito mancato rispetto del dettato costituzionale di cui all’art.38.

Come un dono pasquale, il 28 marzo, il Presidente della Cassa, unitamente agli auguri, risponde alle richieste dei notai pensionati (e non). Sembra che la ricetta a base delle scelte del Consiglio di Amministrazione sia stata trovata, come si diceva, con linguaggio televisivo, a fine anni Ottanta “andando al regolamento”: l’art. 22 dello stesso “attribuisce al Consiglio di Amministrazione – anche in presenza dei presupposti di legge, per la verità attualmente non verificatisi – il potere di escludere o limitare l’applicazione dei meccanismi di perequazione”.

Discrezionalità. Per il giurista, specie amministrativista, è una parola perlomeno “intensa”. Per chi fa politica del notariato è una (legittima) brutalità. La stessa risposta è stata data dal Presidente della Cassa, nel corso dell’incontro tra la Cassa e i notai lombardi lo scorso 11 marzo a Milano, a chi chiedeva perché non venisse preso in considerazione, seppure parzialmente e in misura modesta, il principio contributivo. Non rientra nei pensieri di questo Consiglio di Amministrazione anzi, è stato detto, esiste una assunzione pregiudiziale contro qualunque forma di formazione delle pensioni secondo principi anche vagamente contributivi.

Ma questa è storia, ben conosciuta e trita e ritrita. Non sappiamo se il Presidente dei notai in pensione si ritenga soddisfatto della risposta o se ponga la stessa nel solco dei “discorsi generici e fumosi sulle ‘cautele’, ‘previsioni prudenziali’, ‘femminilizzazione del notariato, ‘aumento della durata della vita’“ ed altro già menzionato nelle osservazioni pubblicate lo scorso 22 marzo. Ma qui si vuole offrire uno spunto di riflessione da una diversa prospettiva.

Nella lettera pasquale del Presidente della Cassa troviamo:

  1. la necessità di mantenere l’equilibrio di bilancio;
  2. che il richiamo ai “canoni” costituzionali è pura astrazione;
  3. che la spesa pensionistica ha registrato notevoli aumenti nell’ultimo ventennio: 140 milioni di euro nel 2004 contro gli oltre 226 milioni di euro del 2023;
  4. l’andamento dei contributi repertoriali è in continua e costante discesa, nonostante l’aumento dei parametri;
  5. negli ultimi venti anni il numero dei notai pensionati è aumentato: 877 nel 2004, 1481 nel 2023;
  6. a norma di legge la riserva legale non può essere inferiore a cinque annualità dell’importo delle pensioni in essere: l’indicatore della Cassa del Notariato prevede la copertura per 7,91 annualità di pensione, quello dell’Enpam 9,49 annualità, quello di Inarcassa 16,23 e quello della Cassa Forense 17.

A fronte di quanto sopra per il Presidente della Cassa “la conclusione è semplice”: … è necessario porre ‘attenzione all’andamento delle entrate contributive …”. Ecco l’azione politica: porre attenzione.

Forse occorre prendere coscienza che, con questa azione politica, il sistema previdenziale del notariato deve considerarsi assolutamente inadeguato e potenzialmente fallimentare. Occorre ripensarlo, su basi diverse.

È parso, ma forse è solo un impressione, che qualche Consigliere di Amministrazione della Cassa presente al citato incontro dello scorso 11 marzo a Milano, in una qualche misura, avesse le stesse perplessità or ora evidenziate.

Con una notevole amarezza ci sentiamo di consigliare ai giovani notai (e d’altronde è quello che da qualche tempo fa espressamente il Consiglio di Amministrazione della Cassa senza accorgersi del divisato potenziale fallimento) di mettersi “da parte dei soldi” come suggeriva il mansionario di una fabbrica  tessile lombarda nel 1847: “Ciascun impiegato dovrà mettere da parte una somma considerevole della sua paga per gli anni della vecchiaia, in modo che egli non diventi un peso per la società”.


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