Il futuro è alle porte, se le sapremo aprire

 

Ho letto con interesse e attenzione gli articoli di Arrigo Roveda e Mimmo Cambareri, che offrono alcuni spunti di riflessione.

Nel giro di 7 giorni avremo un nuovo governo per l’Italia e ne abbiamo, da sabato, uno del Notariato.  Il caso ha voluto che si siano chiuse quasi in contemporanea entrambe le esperienze e, dunque, ci si trovi oggi di fronte a due nuovi organi di governo, con una prospettiva temporale anche abbastanza simile (il Governo Draghi potrebbe arrivare teoricamente anche fino al 2023, ma sicuramente oggi ha un piano di azione iniziale che guarda a quello che c’è da fare nei prossimi 12 mesi).

Il PNRR (mi si consenta di non scriverlo per esteso) verrà sicuramente rivisto (per non dire stravolto si spera, soprattutto, a partire dal nome) ma i principi alla base della sua redazione restano.

E’ indubbio che il digitale (oltre che la green economy) saranno alla base del futuro PNRR, così come si sentono voci parlare di “sburocratizzazione”, “semplificazione” (fortunatamente non, per il momento, di “liberalizzazione”, termine che provoca in noi delle eruzioni cutanee, oltre a gesti scaramantici).

È altrettanto indubbio che il governo nasca per fare “riforme”. Ma, tolto l’indubbio interesse per riforme che riguardino i problemi strutturali del paese (e che ci si può auspicare vengano fatte, in quanto cittadini, in particolare quella fiscale), dovremmo pensare (sono anni che ci avremmo dovuto pensare) a quelli che possano essere i punti di partenza per le riforme (o meglio, la riforma, perché non si possono fare interventi spot, ma ci vuole organicità), del notariato.

  • Il digitale. Qui non parliamo solo di atto a distanza (la mia posizione è nota, così come l’inevitabilità della sua introduzione con la legge di delegazione europea per le srl), ma di rendere totalmente paperless lo studio notarile. Non è più accettabile dover trasmettere o richiedere documentazione cartacea agli uffici (si pensi a RGT, repertorio e altre amenità simili). Ma penso anche alla digitalizzazione totale dei provvedimenti urbanistici con possibilità di accesso. Ci sono poi una marea di opportunità date dalle nuove tecnologie che, sotto il controllo del notaio, possono aprire prospettive di nuove opportunità lavorative (per dirne una, la possibilità di tokenizzare beni, ad esempio le auto o, con delle criticità in più, i quadri, e renderli trasferibili attraverso una blockchain notarile, ma che va fatta ora, non tra 20 anni). Insomma, immaginare il notaio dei prossimi 100 anni e non sperare che si ritorni a quello di 100 anni fa.
  • Il governo del notariato. Non si può pensare di andare avanti con una legge elettorale che non consenta agli elettori di indicare una maggioranza, un programma e, soprattutto, un presidente. Si può fare anche senza rivedere i collegi elettorali attuali (che pure andrebbero rivisti), ma si può fare, se si smette di avere paura che ci possa essere un unico player nazionale capace di aggregare consenso su tutto il territorio. I tempi sono cambiati, i social hanno ridotto le distanze, non bisogna avere paura. Stesso dicasi per la cassa ovviamente (dove andrebbe eliminato, davvero, il limite di 10 anni per entrare). Il governo del notariato però è anche il governo del territorio e quindi va preso atto che un distretto locale diverso da un distretto regionale non ha più ragione di esistere, così come il sistema disciplinare va totalmente rifondato rendendolo scevro dalle diverse interpretazioni locali della disciplina.
  • Il sistema pensionistico va rivisto. E’ sicuramente uno dei punti su cui il prossimo governo interverrà. Il dogma dei diritti quesiti non è intoccabile superata la soglia che permette di condurre una vita sicuramente dignitosa (per non dire altro, se paragonata ad altre pensioni), ma non si può più prescindere da quanto effettivamente si incassa in base all’andamento economico del paese (e dunque, delle nostre attività) per calcolare le pensioni.

Questo è solo un piccolo spunto, ma le cose da fare sono tante, troppe da concentrare tutto in un intervento di questo tipo.

Veniamo da un anno difficile, stiamo iniziando a vedere una luce alla fine del tunnel e oggi abbiamo forse l’ultima occasione, come paese e come categoria, per iniziare a guardare al futuro, senza paura, o meglio, con il coraggio di prendere scelte che dimostrino di avere una visione chiara; il notaio del 1913 è morto, dobbiamo pensare al notaio del 2113; questo è il compito che spetta a Valentina Rubertelli. Un Presidente che parli guardando avanti e non indietro, con la voglia di rischiare per affermare quella che è la nostra identità, che è sempre stata quella di una professione tradizionale, ma moderna e capace di essere non al passo coi tempi, ma davanti ad essi, lo sosterrò con tutte le mie forze e con tutte le mie possibilità.

Il futuro è alle porte, se le sapremo aprire ultima modifica: 2021-02-10T08:50:29+01:00 da Redazione Federnotizie
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