Il centoquarantunesimo carattere

Gli ultimi venti anni di vita politica italiana, contraddistinti dal tentativo di perseguire un obiettivo maggioritario e quindi una bi polarizzazione delle forze politiche, hanno determinato una convergenza verso il centro delle forze politiche stesse, concentrate nel cercare di prevalere ottenendo il consenso dell’elettorato mediano non fortemente ideologizzato.

E’ un percorso questo che ha di fatto anestetizzato la contrapposizione che aveva caratterizzato la politica del dopo guerra (cosiddetta prima repubblica) ed ha portato a radicalizzare il dibattito ed il confronto non su temi o programmi quanto sulle persone.

Abbiamo perso destra e sinistra, ma abbiamo avuto il berlusconismo e l’antiberlusconismo, il renzismo e l’antirenzismo.

Abbiamo assistito ad un progressivo percorso di semplificazione del ragionamento, teso a conquistare il voto di coloro che con maggior superficialità si accostavano agli argomenti di dibattito: parlar semplice e parlare chiaro è diventato una necessità elettorale.

Necessità amplificata da quando le informazioni viaggiano più sui social che sui media tradizionali.

I quotidiani perdono copie anno dopo anno. Se una volta Montanelli e Scalfari erano in grado di spostare a destra o sinistra, centinaia di migliaia di voti (loro lettori o persone che avendo scarso diverso accesso all’informazione si fidavano dei più informati), oggi l’accesso alla notizia ed al commento (di approfondimento non si può parlare) avviene con modalità necessariamente sintetiche che premiano la semplificazione rispetto all’analisi ed alla speculazione.

Se per rendere chiaro ciò è sufficiente un esempio, basta scorrere su Internet i commenti che seguono la pubblicazione di notizie che riguardano i notai, come nel caso dell’articolo del 21 dicembre 2016 sull’Espresso.

Rispondere ai commenti quali quelli che seguono l’articolo è difficile se ci si deve limitare alla lunghezza di un tweet, ad uno slogan o ad un pensiero immediatamente comprensibile dai più.

Non si può ragionevolmente sperare che la lunghissima campagna elettorale che ci porterà alle elezioni del 2018, possa vedere una discussione che non segua questa deriva.

Avrà più presa chi lancia in un tweet l’allarme sicurezza o chi analizza i dati ISTAT constatando che ormai da tempo, costantemente, cala il numero degli omicidi rendendo, sotto questo profilo, l’Italia il paese più sicuro dell’Unione Europea?

Otterrà più voti chi chiede di porre un freno all’immigrazione oppure chi spiega come la storia insegni che i movimenti immigratori sono inarrestabili?

Sempre sul tema immigrazione fa più presa cavalcare la paura della diversità o spiegare i vantaggi che l’immigrazione porta a chi ha un basso tasso di natalità anche sotto il profilo della tenuta del sistema previdenziale?

E’ più facile scandire gli slogan dell’identità culturale oppure apprezzare i vantaggi della contaminazione?

E’ più popolare una privatizzazione o una nazionalizzazione di beni che dovrebbero essere pubblici quali i litorali, le acque, il gas o le risorse del sottosuolo?

E se declinaste questi esempi sul notariato vincerebbero coloro che propongono l’abolizione di una casta o coloro che spiegano i valori della pubblica fede, della sicurezza dei traffici e della tenuta dei pubblici registri?

I pericoli per il notariato derivano dalla semplificazione del ragionamento politico e sono quindi particolarmente elevati in questo frangente storico.

Le speranze per il notariato nascono dalla contingenza di un sistema elettorale proporzionale nella sostanza che nasce dallo stratificarsi di eventi quali la legge elettorale, il referendum e la decisione della Corte Costituzionale.

Tutte le più attendibili previsioni indicano il concreto rischio che il risultato elettorale determini uno stallo tra due forze elettorali con peso e numeri sostanzialmente omogenei e insufficienti a governare.

E’ quindi altamente probabile il profilarsi di una forza politica terza, in qualche modo destinata ad arbitrare lo stallo, che dovrà necessariamente caratterizzarsi con un pensiero, ed un modo di esprimerlo, diverso da quello delle principali forze contendenti.

Un pensiero più elaborato, più colto, più complesso, che comincia là dove finisce un tweet, al centoquarantunesimo carattere, e destinato a coagulare quella che, senza vergogna e falsi pudori, possiamo chiamare un’élite culturale insoddisfatta dalla banalizzazione e dalla volgarità dell’agone politico.

Una forza snob, non popolare, non demagogica, minoritaria ma probabilmente necessaria per portare il paese fuori dalle secche non solo dell’ingovernabilità, ma anche del populismo demagogico.

Qualcosa di simile al partito repubblicano o al partito radicale degli anni ’70 e ’80.

Questa la mia previsione, che, come tutte le previsioni, rischia di essere smentita dai fatti.

Non lo fosse sarebbe imperdonabile che il notariato non vincesse la propria ritrosia ad impegnarsi direttamente in politica e non si impegnasse, naturalmente singolarmente e non come istituzione, per dare voce, forza e voti ad soggetto politico che ne diventerebbe una sorta di garanzia contro una demagogia che prima o poi, altrimenti, col notariato distruggerà la sicurezza dei traffici.

Il centoquarantunesimo carattere ultima modifica: 2017-03-31T07:59:57+02:00 da Arrigo Roveda
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