Gianni Clerici e il notaio tennista

Ci ha lasciato Gianni Clerici. Scriba del tennis e di vita. Pochi ricorderanno il ritratto del “notaio tennista” che aveva scritto per Federnotizie nel 1994. Ci piace ricordarlo ripubblicandolo.

Gianni Clerici e Rino Tommasi

Immagine di Gianni Clerici: “Due miti” by scettico is licensed under CC BY-NC-SA 2.0 .


Osservatorio

Federnotizie – Anno VII – N° 3 – maggio 1994 – Pagg. 137-138

Dopo l’industriale, tocca al giornalista guardare dentro l’universo-notaio. Il giornalista è Gianni Clerici, scrittore, commentatore televisivo, ex campione di tennis noto a tutti gli appassionati di questo sport. Il notaio-tennista che si profila in questo scritto serve a Clerici per farci intendere quanta stima e quanta simpatia ruotano attorno alla tradizionale sapienza e alla cultura del notaio.

C’era una volta, ma mica tanto tempo fa, saranno una quindicina d’anni al più, un notaio.

Questo notaio aveva la sua giacca e la sua cravatta per ricevere i signori clienti, anche loro, il più delle volte, in giacca e cravatta. Ma, al di fuori del suo lavoro, che svolgeva proprio come un bravo notaio, con tutta la serietà e l’aplomb necessari, il notaio era un tipo molto sportivo. Non solo si muoveva dentro le mura della sua città natale con la bicicletta, ma si recava agli appuntamenti appena fuori dal centro urbano con una moto di quelle sportive, giapponesi, divoranti. Con quella sua moto lo si vedeva partire regolarmente allo scadere dell’ultimo appuntamento mattutino, intorno alle dodici. Legata sul portapacchi della moto aveva una grossa borsa, di quelle capaci di contenere le racchette. Il notaio infatti era da sempre un giocatore di tennis e, anche ora, ormai sulla quarantina, affermato nel suo mestiere, manteneva una più che dignitosa classifica di C. 3: niente male, come capiranno i lettori appassionati di tennis.

I più curiosi vorranno sapere che tipo di tennista era il notaio. Un cliente di notai potrebbe pensare che i notai giocano da notai, non sbagliano mai, stanno sempre dentro le righe come nei fogli protocollo, non rischiano assolutamente niente, hanno un gioco molto geometrico e privo di impennate di immaginazione.

Niente di meno vero. Il nostro notaio era un tipo incredibilmente creativo, capace di aces come di doppi errori, praticava un gioco d’attacco che sconfinava spesso con l’azzardo, era insomma la delizia dei suoi compagni di gioco nei giorni sì e un’autentica croce in quelli no. Ma tutti, comunque, giocavano con lui molto volentieri, perché era correttissimo, sia come partner che come avversario.

Avrebbe mangiato una racchetta sandwich (fibra e ceramica) piuttosto che rubare una palla dubbia. E, incredibile nel nostro paese, non commetteva nemmeno fallo di piede.

Poiché, l’avrete capito, quel notaio era non solo un ottimo professionista, ma un affascinante conversatore, i soci del suo Club amavano intrattenerlo, prima e dopo la partita, su svariati argomenti.

Domanda di qua, domanda di là, un bel giorno un consocio gli prospettò un problema relativo a un’eredità piuttosto complessa, per via di una fiera lite con certi parenti. E il notaio, asciugandosi nel suo bell’accappatoio bianco, gli rispose con la sua grande competenza e lucidità, tanto che quello non ebbe nemmeno bisogno dell’avvocato per cavarsela. Ma proprio dall’affermazione ammirata del consocio: “Con un notaio simile l’avvocato diventa più che superfluo”, nacque per il notaio un crescente fastidio.

Non faceva in tempo ad arrivare in spogliatoio, che si trovava d’intorno, come per caso, un qualche socio dall’aria curiosa.

E mentre avrebbe voluto allacciarsi per bene le stringhe (il notaio sapeva che è importantissimo, come diceva il mitico campione francese Cochet), il consocio principiava a fargli domande sulle distanze minime di una costruzione da un’altra, oppure sulla fusione di due società e, ancora, sul miglior modo di attuare una brillante elusione fiscale. Perché, avevano scoperto i soci del Club, il notaio ne sapeva anche non meno di un commercialista.

Il notaio iniziò così ad arrivare in campo con crescente ritardo, mentre i suoi compagni di doppio già stavano scaldandosi. Iniziò a giocar peggio, perché quei ritardi lo infastidivano, non gli consentivano l’abituale concentrazione e, insomma, gli facevano girare le palle. Accadde addirittura che un giorno, dopo aver dato udienza a una consocia che aveva giustamente meritato il soprannome di “La Colla”, il notaio si presentò sul campo per trovarlo ormai occupato da un quarto doppista, che i suoi tre abituali partners avevano, gli spiegarono, “cooptato”, almeno per il primo set, causa il suo ritardo. Pur nella sua grande educazione, il notaio se la prese, ringraziò secco, fece la doccia e tornò subito in studio, per sbrigare una pratica interrotta proprio per correre al Tennis.

Mentre sbrigava la pratica, la più vecchia delle sue signorine d’ufficio, che viveva di niente e si cibava in pochi minuti, gli ricordò che c’erano un bel mucchietto di parcelle da firmare. E il notaio, col fastidio che metteva sempre in quell’attività, iniziò a firmare distrattamente. Ma, mentre firmava, un’idea giunse a visitarlo. Come la maggior parte dei suoi colleghi, la professione gli aveva sviluppato una grande memoria, ed egli ricordava con precisione quasi totale chi gli avesse rivolto, al Club, tutte quelle domande, e quando.

Con un sorriso malizioso, il notaio chiamò l’anziana assistente, e iniziò a dettare. Dieci giorni dopo i consoci si videro recapitare una pioggia di parcelle, perfettamente dettagliate e del tutto prive di sconti. Le aprirono increduli. Le esaminarono. Vollero credere a uno scherzo. Ma come, se c’erano le loro partite IVA e bolli e tutto il necessario per una corretta parcella?

Qualcuno dei soci si rivolse direttamente al notaio, cercando di volgere la faccenda in scherzo. Ma, come sempre affabile, il notaio ribattè che di scherzo no, non si trattava affatto.

Qualche altro socio provò a rivolgersi a un consocio avvocato. Ma l’avvocato, anche per tutelarsi, ribattè subito che il notaio aveva non una, ma mille ragioni.

Così, a fatica, a denti stretti, con lunghi ritardi che provocarono anche solleciti dallo studio del notaio, i consoci finirono tutti per pagare.

Come arrivava al Club, il notaio trovava forse un tantino meno calore, ma non perdeva più un minuto, si concentrava al meglio e, alla fine di una stagione davvero brillante, arrivò anche secondo nel Campionato Sociale, perdendo solo da un professionista. Pian piano, la vicenda delle parcelle fu dimenticata, e il notaio ritornò a essere simpatico a tutti come prima. Soltanto, era più rispettato.

Gianni Clerici


Gianni Clerici e il notaio tennista ultima modifica: 2022-06-07T11:02:46+02:00 da Redazione Federnotizie
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