Covid 19 e Associazione tra notai: un cavolo a merenda

Ci ha fatto particolarmente piacere ricevere, a pochi giorni dal cambio della direzione, questo contributo spontaneo di Paolo Guida su un argomento centrale quale quello dell’associazionismo. FederNotizie vuole essere un luogo aperto al dibattito soprattutto ora che le riviste cartacee faticano a tenere il passo con la velocità dei cambiamenti e che CNN Notizie ha abdicato al ruolo di informazione su temi di politica notarile. Volentieri saranno quindi ospitati contributi provenienti dall’esterno anche se la redazione non dovesse condividere l’opinione espressa.

Il dialogo e il confronto sono ricchezze che FederNotizie vuole promuovere.

I contributi esterni saranno pubblicati in un apposito spazio che chiameremo “Tribuna aperta”.


Saluto il nuovo direttore di FederNotizie con alcune considerazioni in tema di associazione tra notai anticipate da un titolo provocatorio, proprio perché conosco ed apprezzo l’arguzia e l’ironia di Arrigo Roveda, così come sono certo che la sua esperta mano porterà nella rivista dibattiti sempre utili per la categoria, anche proseguendo il lavoro di Domenico Chiofalo.

Leggere il nome di Arrigo – cui mi lega un’antica amicizia – mi ha portato a ricordare un contributo in tema di associazioni (in FederNotizie 2005) proprio come lui ricorda vecchi e entusiastici interventi su argomenti di politica del notariato.

L’allora più giovane Arrigo – in un gruppo di più “anziani” notai (quanto nostalgico affetto nei confronti di nomi come Luciano Amato, Domenico De Stefano, Maria Nives Iannaccone, Egidio Lorenzi, Marco Marchetti, Anna Pellegrino e Paolo Setti) – affrontò il tema della associazione tra Notai con attenzione e con equilibrio, esaminando con lucidità tutti gli aspetti positivi di un’associazione tra Notai, soffermandosi perfino sugli aspetti pratici dell’istituto.

Ho sempre consigliato ai miei giovani allievi che volevano associarsi di leggere quelle righe, in quanto offrivano spunti interessanti per organizzare uno studio in maniera associata.

Parto quindi da queste considerazioni per notare come il dibattito sulla associazione si sia – tristemente – spostato su aspetti ben lontani dalle caratteristiche positive quali debbano essere quelle auspicate.

Parlo da Notaio non associato, per motivi più svariati, ma che guarda con interesse allo strumento associativo quale ricchezza per il notariato.

Ritengo, infatti, che il punto non sia sostenere se preferibile lo studio singolo o quello associato, ma esporre i vantaggi e gli svantaggi delle due modalità di esercizio della professione.

E guardo in maniera positiva con riferimento a quanto di vantaggioso possa esistere in una organizzazione comune tra Notai con le innegabili ricadute positive nei confronti della clientela.

Appare evidente che se uno studio funziona meglio, anche la clientela riceve un servizio migliore.

Come si è sempre sostenuto nei dibattiti degli anni passati, i vantaggi possono essere numerosi, soprattutto quelli organizzativi, con risparmi in tema di costi, ricadute di immagine, affiatamento tra associati e di miglior servizio nei confronti dei clienti.

Sarebbe utile se il direttore ripubblicasse quell’articolo (ndr questo è il link), ancora attuale per rivedere insieme i veri vantaggi della associazione.

È ancora attuale, infatti, il dibattito circa il numero ideale degli associati, la valutazione dei conferimenti e la divisione degli utili, la suddivisione tra Notai Junior e Senior, la eventuale collaborazione di avvocati e commercialisti subordinati, la presenza dell’office manager, il dibattito sulle prospettive di crescita, insomma circa gli aspetti caratterizzanti di un’associazione.

E tali approfondimenti non avevano scalfito il tema “personalità della prestazione” ed avevano affrontato la problematica della “competenza territoriale” con garbo e conformità alla legge.

Mi è dispiaciuto, peraltro, che – forse per motivi organizzativi – nella Convention Nazionale del 2020 il tema associazione sia stato affrontato in un confronto tra notaio singolo e notaio partecipante ad una associazione cd. a stella (cui aderiscono varie decine di notai), non dando testimonianza invece ad associazioni più artigianali – più vere – composte da pochi membri in continuo e costruttivo confronto organizzativo e scientifico, certamente più stimolanti per una scelta associativa.

L’associazione, a mio avviso, dovrebbe basarsi su tali presupposti, lasciando a ciascuno la responsabilità e la gestione della propria attività notarile.

L’associazione, insomma, andrebbe vista come occasione di mutuo confronto e non già di interscambio nella stipula degli atti.

Vengo così al punto: ho letto ed ho sentito, che il Covid-19 può essere affrontato con minor danno dagli studi associati, poiché consentono un interscambio tra i notai nella stipula degli atti, consentendo la sostituzione di un associato con un altro.

In verità ritengo che in questo modo il tema sia affrontato in maniera completamente sbagliata.

Sostenere, infatti, che in uno studio associato si possa procedere ad una sostituzione ad nutum dello stipulante in ragione delle diverse necessità di ciascuno (assenze, vacanze, malattia e quindi anche Covid-19) conduce inevitabilmente ad una svalutazione della personalità della prestazione.

Le situazioni di emergenza, infatti, non possono produrre soluzioni contra legem, che rischiano di offuscare la funzione notarile.

Il problema della impossibilità dello stipulante – anche da covid 19 – può peraltro  essere risolto dagli attuali strumenti previsti dalla legge (coadiutore, delegato) e non può trovare la soluzione unicamente nella associazione.

Non degradiamo la figura della associazione professionale, ricca di vantaggi per i Notai e per la clientela, come soluzione a problemi emergenziali come il covid.

Se poi i sostenitori delle associazioni quale luogo di interscambio tra gli stipulanti cercano nella emergenza Covid l’appiglio per annacquare la personalità della prestazione, e/o per aggirare la competenza territoriale e l’assistenza alla sede, sarebbe opportuno che lo si dica chiaramente.

Lo studio associato deve essere occasione di osmosi tra gli associati, e non di alibi per “svalutare” l’intervento notarile in attività di impresa.

In definitiva, affrontiamo in termini costruttivi e diretti il tema associazione, e lasciamo da parte il Covid-19 che sarebbe un… cavolo a merenda!

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Covid 19 e Associazione tra notai: un cavolo a merenda ultima modifica: 2021-01-29T08:30:24+01:00 da Redazione Federnotizie
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