Consiglio Nazionale, Cassa ecc. È in arrivo la parità di genere

Ci sono due notizie, neanche recentissime, ma passate tutto sommato inosservate, che portano a pensare che a breve si dovrà porre mano a una riscrittura delle regole che presiedono all’elezione dei membri dei nostri organi rappresentativi nazionali e locali, Consiglio di Amministrazione e Assemblea dei Rappresentanti della Cassa, Consiglio Nazionale del Notariato, Consigli Distrettuali.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, in una nota inviata agli Enti privati gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza, di cui ai Decreti Legislativi n. 509/1994 e n. 103/1996, e dopo aver ricordato che “già nel novembre del 2020 la Direzione generale per le politiche previdenziali e assicurative, a seguito di una sollecitazione pervenuta dalla Associazione Noi Rete Donne con specifico riferimento alla sottorappresentazione di genere all’interno di ENASARCO, aveva sollecitato la considerazione del problema nell’ottica della promozione di un effettivo perseguimento della parità di genere ai diversi livelli istituzionali” ha scritto:

Ritengo necessario richiamare nuovamente la vostra attenzione su un tema così cruciale, chiedendovi di affrontarlo e di assumere le iniziative più adeguate, ove occorra anche di natura statutaria, per assicurare la più ampia partecipazione delle donne negli organi di governo degli enti e nelle assemblee rappresentative. Vi pregherei di farlo alla prima occasione utile e di comunicare al Ministero l’esito della discussione e le eventuali determinazioni assunte.

Con Sentenza 14 aprile 2021, il TAR del Lazio ha pronunciato l’annullamento:

i) del Decreto del Ministro della Giustizia del 14 settembre 2020 con cui è stato approvato il Regolamento elettorale per l’elezione dei Consigli degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dei collegi dei revisori in carica dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2024;

ii) del Regolamento elettorale per l’elezione dei Consigli degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dei collegi dei revisori in carica dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2024“; per motivi legati al mancato rispetto del principio della parità di genere, che trova la sua fonte nella Costituzione e in particolare nell’articolo 51, come meglio si può comprendere dalla lettura delle motivazioni.

Sono due notizie che inducono a pensare che presto o tardi, più presto che tardi, anche i nostri organi rappresentativi dovranno pensare a dei correttivi che garantiscano una composizione rispettosa del principio in questione.

Non che la soluzione del problema della parità, che consiste nelle quote di genere, mi convinca. Anzi, per dirla con Emma Bonino: “Non credo a una società per quote… Non è il modello di società aperta e democratica cui penso io.”. Eppure questo è il modello cui ha pensato il legislatore, per esempio, per le società quotate. Ed è il modello che ha in mente il ministro Orlando quando chiede agli enti previdenziali di assumere le iniziative, anche statutarie, più adeguate “per assicurare la più ampia partecipazione delle donne negli organi di governo degli enti e nelle assemblee rappresentative.

È di tutta evidenza che nelle regole che presiedono le elezioni dei nostri organi di governo (ma neanche all’assemblea dei delegati alla Cassa) non vi è alcuno strumento utile ad assicurare una presenza sufficientemente rappresentativa delle quote di genere e che la questione debba essere affrontata.

Per semplicità, perché la modifica del sistema elettorale della Cassa è relativamente più semplice delle altre (non dovendo passare per un provvedimento di legge) e perché la nota di Orlando e la sentenza del TAR del Lazio riguardano direttamente gli Enti previdenziali, ci occuperemo del Consiglio di Amministrazione della Cassa, consapevoli che il tema non può essere eluso per gli altri organi, nazionali o locali.

La previsione statutaria è la seguente:

Il Consiglio di amministrazione è composto di diciotto membri, di cui quindici – uno per ciascuna delle zone elettorali indicate nella tabella Allegato «2» – eletti tra i Notai in esercizio con almeno dieci anni di anzianità e tre cooptati tra i Notai in pensione“.

È di tutta evidenza che un tale sistema “uno per ciascuna delle zone elettorali” è totalmente inidoneo a garantire la parità di genere.

Se, per ipotesi, in ciascuna zona elettorale fossero candidati un uomo e una donna ben potrebbe accadere che gli eletti appartengano tutti allo stesso genere.

Ed è di pari evidenza che, per ottenere un’idonea rappresentanza di genere, ciascuna zona elettorale debba poter eleggere più di un rappresentante e ciò in modo da garantire il risultato dell’adeguata rappresentanza di genere.

Se una riforma è pertanto necessaria e indifferibile, questa deve essere l’occasione per correggere alcune storture dell’attuale sistema.

È in primo luogo l’occasione per arrivare alla riduzione del numero dei consiglieri.

Il Consiglio di Amministrazione della Cassa è un organo prevalentemente tecnico e, in misura molto minore, politico.

Nove o dieci componenti sono più che sufficienti a garantire pluralismo, agilità di funzionamento e somma di competenze. E si otterrebbe altresì una sostanziale riduzione dei costi.

Nove sono i componenti del Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale dei Dottori Commercialisti e undici sono i componenti del Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale degli Avvocati, categorie che hanno numeri esponenzialmente superiori ai nostri.

Ma è anche l’occasione per riportare proporzionalità nei numeri della rappresentanza. Attualmente ci sono consiglieri che rappresentano, con lo stesso peso decisionale, un numero di notai 10 volte superiore ad altri.

Urge pertanto una riforma del sistema elettorale del Consiglio di Amministrazione della Cassa ispirato, in estrema sintesi, ai seguenti principi:

Elezione con un collegio elettorale unico o, in subordine:

  • creazione di aree elettorali più ampie delle attuali (probabilmente tre);
  • composizione delle predette aree in modo che esse rappresentino un numero omogeneo di notai, evitando di replicare le attuali storture (ciascuna zona dovrebbe rappresentare un numero di notai vicino al terzo);
  • Elezione di tre notai per ciascuna area di competenza uno dei quali deve essere di genere diverso rispetto agli altri due;
  • Collegio unico nazionale per l’elezione di uno o due pensionati che rappresentino ciascun genere.

Naturalmente non è solo la Cassa che dovrà ripensare a queste regole, ma da qui si può iniziare.


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