Concorso: un percorso di vita

Le idee di Elisabetta Manzini (notaio di prossima nomina)

Quando mi è stato chiesto di esprimere il mio punto di vista in merito al percorso e, in particolare, al concorso notarile, ho subito pensato che questo avrebbe comportato il raccontare una parte importante e intima della mia vita. Ho quindi riflettuto molto su come scrivere questo articolo e poi deciso di raccontare con trasparenza la mia esperienza –  certa che questo mio approccio non tolga alcun merito al traguardo raggiunto, ma, al contrario, gli renda giustizia – per far comprendere quanto il percorso notarile sia inscindibilmente connesso con il periodo della vita che si attraversa durante la preparazione, tanto da costringere chi lo intraprende a trovare un equilibrio tra questi due percorsi paralleli necessariamente precario, per un tempo immotivatamente e smisuratamente eccessivo.

La decisione di voler essere notaio l’ho presa con relativa facilità, direi quasi in modo naturale: essere super partes, avere il privilegio di poter indagare la volontà delle persone che richiedono il ministero notarile e trovare la soluzione loro congeniale rendevano il notariato la professione per me ideale. Ho sempre, infatti, desiderato conoscere il Diritto per poter aiutare gli altri.

Anche iniziare il percorso di studi non mi è stato difficile: l’entusiasmo di poter approfondire finalmente le materie giuridiche per me più interessanti e la curiosità di scoprire e imparare questa professione sono stati il motore costante del mio studio.

Ciò che è stato più complicato, invece, è stato capire come affrontare tale percorso: passione, perseveranza e resilienza sono ciò che mi ha permesso di realizzare il mio sogno professionale.

Senza passione, infatti, non avrei mai iniziato e, soprattutto, non sarei stata in grado di trascorrere intere giornate sui libri, di restare con la mente immersa nei manuali anche dopo averli chiusi, dimenticandomi a volte di mangiare o di passare del tempo importante con le persone a me care.

Senza perseveranza non avrei invece potuto continuare e arrivare in fondo. Per superare il concorso, infatti, non è sufficiente studiare intensamente: è necessario avere un atteggiamento costante, aggiornarsi continuamente e raggiungere e mantenere una preparazione elevata e sempre più solida, senza mai distogliere il focus dalle proprie motivazioni.

È la resilienza, però, che ha giocato un ruolo essenziale nel mio percorso notarile.

Serve comprendere come affrontare questo percorso di vita senza desistere e soccombere: è fondamentale non abbattersi dopo una sconfitta – che riguardi una traccia di scuola, un errore di cui ci si rende conto troppo tardi durante le prove concorsuali o addirittura una bocciatura – rialzarsi nel più breve tempo possibile e andare avanti comunque, seppure con precaria e fragile serenità, nel perseguimento del proprio obiettivo. Non si ha, infatti, la possibilità di conoscere quando ci si potrà riprovare.

Questo è l’ostacolo più grande: avere il coraggio di non mollare dopo avere preso coscienza che il tempo è costantemente nemico del concorso, e, soprattutto, dopo aver capito che è indispensabile che le risorse umane e materiali che si è scelto di dedicare a questo sogno, siano sempre in linea con la propria motivazione, i propri valori, le proprie priorità, ma, anche – devo dirlo per onestà intellettuale – con la fortuna: ognuno deve fare la sua parte e non ci si può illudere che questo basti.

Ho superato le prove scritte alla mia terza consegna, ma vi ho partecipato quattro volte e non so dire, con molta sincerità, se avrei trovato la necessaria forza per rifarlo una quinta.

Il primo è stato un tentativo da candidata inesperta e un po’ ingenua, mentre dal secondo ho iniziato ad aprire gli occhi sulle dinamiche concorsuali, decidendo così di consegnare a ogni mia partecipazione, perché, pur volendo fortemente raggiungere la mia meta, desideravo anche che questo percorso non travolgesse la mia vita per troppo tempo.

Il terzo e tanto atteso concorso – bandito prima dell’emergenza Covid, rimandato più volte ed effettuato poi solo nel dicembre 2021 – l’ho affrontato con tutta la forza possibile che mi rimaneva e, non nego, anche con un po’ di risentimento verso me stessa, per non aver avuto, paradossalmente, il coraggio invece di mollare, e con rabbia verso questo percorso per il peso logorante del tempo che sentivo scorrere lento da un lato, vedendo diminuire al contempo le mie possibilità di vincere, e troppo veloce per tutto il resto che per me conta nella vita.

Mi preme sottolineare, nell’ottica di onestà che ho deciso di seguire in questo scritto, che i miei errori di bocciatura alle prime due consegne non sono stati prettamente giuridici, il che in parte mi consolava in parte mi lasciava interdetta.

Questo, però, mi ha permesso di confermare la mia visione del concorso: oltre la necessaria preparazione, il resto dipende dall’attitudine con cui lo si affronta, prima, durante e dopo i tre giorni delle prove scritte.

Ora, provando a partire da piccoli, o meglio da pochi ma significativi passi, ritengo che per poter esautorare dall’ingiusto ruolo di protagonista di questo concorso il Tempo che passa, nell’incertezza più totale, ci si dovrebbe concentrare su tre principali e fondamentali aspetti.

Occorrerebbe innanzitutto – a livello prettamente organizzativo – garantire un concorso ogni anno, o almeno con cadenza certa e programmata, e, conseguentemente, anche delle correzioni più veloci e antecedenti al concorso successivo, di modo da consentire a ogni candidato di modulare il proprio studio e la propria vita consapevolmente, con serietà e legittima cognizione.

In secondo luogo – e più nella sostanza – sarebbe più che opportuno che la pratica notarile, da svolgersi in maniera effettiva per poter essere funzionale ed efficace, e le scuole fornissero al candidato una preparazione adeguata per affrontare le tracce concorsuali – o, guardando al problema dall’altro punto di vista, che queste siano aderenti con quanto insegnato nelle scuole – e, nel contempo, che tale preparazione sia coerente con la professione che si dovrà svolgere. Prescindendo da questo, tutto perde senso e diventa ancora più difficile non solo diventare notaio, bensì anche intraprendere sin da subito tale professione in maniera consapevole, rallentando ancora, ed ecco che il tempo dimostra nuovamente di essere nemico di questo concorso, il percorso di vita dell’aspirante notaio, che di questo mi sembra facilmente ed incontrovertibilmente intuibile non possa essere considerato il primo responsabile.

Infine, resa la preparazione temporalmente organizzata, solida e in linea con quanto ci si troverà ad affrontare nella vita reale: sarebbe auspicabile che in sede di correzione delle prove scritte venissero letti tutti e tre i compiti del candidato, considerando che non commettere alcun errore è impossibile, soprattutto per come si svolgono le prove in quei tre giorni, e che è corretto che, pertanto, gli elaborati e la preparazione di ogni candidato siano valutati nel loro complesso, senza che diventi premiale un aleatorio ordine di correzione. 

L’attuazione di queste proposte consentirebbe al candidato di avere la percezione che i propri sforzi siano, se non ripagati, quantomeno apprezzati, rispettati e valorizzati da un sistema che premierebbe chi si è correttamente preparato, tenendo conto di tutte le variabili che un così difficile concorso comporta.

Credo dunque sia doveroso muoversi in tal senso, perché non tutti hanno la fortuna di potersi permettere un percorso di studi così lungo e costoso, non tutti hanno la perseveranza di resistere in un tempo così indeterminato, ma, soprattutto, perché penso non sia giusto doverlo fare a queste condizioni, nell’incertezza più totale che oggi scandisce il concorso notarile.

Vorrei concludere con due domande che ancora oggi mi pongo e le cui risposte descrivono emblematicamente la staticità di questo concorso, la sua apparente e sconcertante immutabilità e i danni che questo sta causando alla professione notarile, con la speranza di non scoraggiare chi dev’essere piuttosto tutelato e di offrire uno spunto di riflessione a chi ha il potere di cambiare le cose: tornassi indietro rifarei questo percorso, lo consiglierei?

La verità è che ad oggi non so se lo rifarei, ma so di certo che non lo consiglierei. E quest’ultima risposta – data da chi ha raggiunto un tale traguardo –ritengo sia un paradosso enorme e non riconosca l’impegno che richiede raggiungere questo obiettivo e i meriti che possiede il sogno notarile.

Sono immensamente grata per aver raggiunto il mio obiettivo – nonostante il peso sul cuore per esserci arrivata troppo tardi nel mio personale percorso di vita – e onorata di aver avuto la possibilità di scrivere questo articolo, perché mi ha permesso di dar voce alla mia volontà, di non dimenticare gli anni appena passati, cosa si vince e cosa si perde per arrivare al traguardo, con l’auspicio di contribuire così a sensibilizzare il più possibile sul tema dell’accesso alla professione notarile: per rispetto a me stessa e a chi mi ha sempre sostenuta, per chi sta ancora studiando e lottando per diventare notaio, affrontando magari, al contempo, le proprie battaglie personali e, infine, per tutti coloro che desiderano avvicinarsi al mondo del notariato.

Sono loro che meritano di più, come merita di più questo sogno, per l’alto valore che porta in sé questa nobile professione.


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