Concorso: organizzazione, tracce e correzione. È tutto da rifare

Le idee di Luca Arlati (notaio di prossima nomina)

Il concorso notarile presenta, a mio parere e per il modo in cui è strutturato oggi, vari profili di inadeguatezza rispetto alle materie oggetto delle prove e molti difetti organizzativi che andrebbero risolti con una riforma sistematica, per rispondere al meglio alle richieste odierne della società e del mercato. È risaputo che il notaio del 2024 svolge un’attività radicalmente diversa da quella di una o due generazioni precedenti.

L’elevato livello medio di preparazione – aspetto senz’altro positivo – non implica necessariamente che la selezione premi i candidati migliori: frequentando scuole notarili con un alto numero di iscritti si impara a conoscere, nel tempo, il grado di bravura di una percentuale significativa degli aspiranti notai.

Spesso vari vincitori hanno un livello di preparazione teorica più basso, non di poco, di altri candidati che non vengono promossi una o più volte. La ragione si rinviene, solitamente, nel fatto che tali vincitori hanno seguito negli elaborati la via della mediocrità, optando per soluzioni che non sono errate, ma che non mettono nemmeno in luce il loro effettivo livello di competenza e conoscenza dei problemi affrontati; un concorso che dovrebbe premiare l’eccellenza non può preferire chi non prende posizione su un problema rispetto a chi la prende, motivando adeguatamente, solo perché quella adottata da quest’ultimo non era “la soluzione della commissione”.

I) Partendo dall’aspetto organizzativo del concorso ho rilevato le seguenti criticità:

  1. La scrittura a mano non ha più ragione di esistere, perché è trascorso ormai più di mezzo secolo dai tempi in cui gli atti venivano scritti in tale forma; peraltro già da alcuni decenni si usa il pc. L’olografia rende necessaria la stesura immediata dell’atto nella sua versione definitiva, perché numerose postille renderebbero il compito difficilmente leggibile dai commissari. La scrittura a mano fa perdere inoltre un’enormità di tempo anche per la sua lentezza rispetto all’utilizzo di una tastiera. Svolgere le prove al computer comporterebbe un risparmio di tempo di due ore circa nella stesura ed un ulteriore risparmio di tempo per i commissari nella correzione, non frenata da difficoltà di interpretazione della calligrafia; l’anonimato sarebbe rafforzato ed eventuali segni involontari di riconoscimento sarebbero ben più rari;
  2. I tempi di dettatura sono un problema da non sottovalutare: il candidato entra in aula alle 8.30 ed esce, solitamente, tra le 21 e le 22 (al mio primo concorso, ad esempio, anche alle 23). Trovo giusto e più trasparente che il testo delle prove sia messo a punto di mattina e che vengano preparate più tracce tra cui sorteggiare; tuttavia, essendo certo che la dettatura non avverrà mai prima delle 11.30/12, si potrebbe far entrare i candidati alle 10.00, anziché alle 8.30;
  3. Quanto sopra non per ragioni di pigrizia, ma perché da moltissimi candidati i giorni del concorso vengono vissuti con più ansia per questioni di tenuta fisica e mentale che per il “saper fare bene la traccia”. Ne deriva un inutile tour de force che può ridurre il livello qualitativo delle prove: non si misura la tempra degli aspiranti notai in un tale contesto, in cui la tensione è esacerbata dal fatto che dall’esito delle prove derivano il proprio futuro lavorativo e spesso, più in generale, i progetti di vita.

II) L’aspetto contenutistico è però quello con maggiori profili di illogicità:

  1. Da un lato il confronto del tenore delle prove nell’arco dei vari concorsi non regge: alcune di esse sono estremamente tecniche e contengono una miriade di problemi da risolvere, molti dei quali totalmente assenti nella prassi e quindi di utilità quasi nulla (si veda, nella prova di commerciale del concorso indetto con D.M. 3 dicembre 2019, il conferimento di aspettativa); altre sono così lineari da far sì che la necessaria ed inevitabile selezione tra i candidati abbia luogo sulla base di criteri assolutamente arbitrari: si scelgono ex ante alcune soluzioni come le uniche accettabili, si bocciano i candidati che ne hanno proposto altre, salvo poi, non raramente, cambiare in corsa i criteri di correzione quando si nota che la soluzione non immaginata, oltre ad essere giuridicamente accettabile, è stata anche preferita da un numero non trascurabile di aspiranti notai;
  2. L’assenza negli scritti della normativa fiscale (specialmente i tributi indiretti) è un mistero inspiegabile. Il suo studio viene ridotto e concentrato negli orali, per i quali si ha però a disposizione, notoriamente, solo un mese o poco più. Una materia così complessa e determinante nell’attività notarile, da cui dipendono sovente le scelte pratiche, ha bisogno di molto più tempo per essere assimilata; allo stato attuale, il suo studio viene vissuto semplicemente come una corsa contro il tempo in cui bisogna apprenderne i lineamenti essenziali, senza maturare una vera consapevolezza della disciplina. Per tali ragioni sembra estremamente ragionevole inserire il diritto tributario nelle prove scritte;
  3. La globalizzazione investe, naturalmente, anche la professione notarile, e il grado di conoscenza del diritto internazionale privato richiesto per il concorso sembra troppo elementare. Bisognerebbe darvi più peso. Forse l’agente eziologico della situazione attuale è rinvenibile nella scarsa conoscenza di questa branca giuridica già tra i commissari stessi. L’inglese, sempre più presente nell’attività, non ha alcun peso sul concorso: anche questo aspetto, per rendere la professione al passo con i tempi, andrebbe rivisto;
  4. Ci sono poi alcuni settori della vita notarile, centralissimi, che sono realmente ignoti a buona parte dei candidati essendo pressoché impossibile che, allo stato attuale, essi siano oggetto di qualsivoglia domanda concorsuale: le scritture private autenticate, le vere di firma, la cessione delle quote sociali, le girate azionarie, le D.A.T., gli enti del terzo settore, l’edilizia residenziale pubblica, i verbali di inventario, di cassetta di sicurezza, ma anche semplicemente le visure catastali e camerali, le ispezioni ipotecarie. Bisognerebbe pensare ad implementare nel concorso queste tematiche, frequenti nella pratica (alcune di esse, come le visure ed ispezioni, rappresentano il pane quotidiano del notaio): tramite domande in parte teorica, tramite accesso alla R.U.N. per effettuare visure da remoto su quanto richiesto dalla traccia. È impensabile che un vincitore del concorso non conosca a menadito e in concreto questi aspetti ed argomenti, non sappia maneggiare i relativi strumenti informatici, in quanto non è allora pronto ad avviarsi al mondo della professione. La struttura attuale del concorso porta, al proposito, ad un paradosso: vari tra i vincitori del concorso che hanno conseguito voti elevati non conoscono tutti questi aspetti “pratici”, malgrado l’ottimo risultato raggiunto, in quanto si sono dedicati solo allo studio teorico; vari tra i candidati non ammessi agli orali o ammessi con punteggi bassi lavorano da anni negli studi notarili e sono quindi ben più pronti alla professione quotidiana, ma – avendo studiato meno – sono carenti sotto il profilo teorico. Bisognerebbe, anche tramite quanto sopra suggerito, coniugare già nelle prove concorsuali l’anima teorica e l’anima pragmatica del notaio, per far sì che il vincitore sia in grado di fornire fin da subito un adeguato servizio alla comunità.

III) Infine, la fase successiva agli scritti:

  1. Le tracce vengono solitamente proposte dai commissari notai o comunque con conoscenze maggiori su tematiche notarili; anche gli altri i commissari, però, giustamente, vogliono avere voce in capitolo nella correzione dei compiti. Il problema è che questi ultimi, spesso, sono totalmente estranei alla professione e ciò crea grosse difficoltà nell’impostare correttamente l’attività di correzione, specialmente nel fissarne i criteri. Servirebbe che ci fossero più notai nella commissione;
  2. I criteri di correzione, come detto, sono troppo arbitrari e mutevoli durante i mesi (anni) per completare la valutazione degli elaborati;
  3. Trascorre un lasso eccessivo di tempo prima di ricevere i risultati degli scritti: le sedute sono troppo poche e la loro durata eccessivamente breve. Bisognerebbe consentire, con le misure di sicurezza necessarie, la correzione da remoto;
  4. Dopo anni di attesa, giunto il momento meraviglioso dell’esito positivo degli scritti, si ha solo un mese di tempo per studiare il diritto tributario, l’ordinamento del notariato e per ripassare il diritto privato e commerciale in generale, anche su argomenti estranei alla professione notarile. Non si tiene minimamente conto del fatto che una persona in quel momento potrebbe avere problemi seri e non avere a disposizione 15-16 ore al giorno per studiare (tempo quotidiano che impiega normalmente un candidato per gli orali); ci sono vincitori con figli che devono isolarsi altrove per un mese perché altrimenti non avrebbero tempo sufficiente per una buona preparazione (ricordiamoci che dalla posizione in graduatoria dipende la scelta della sede e, quindi, in tutta probabilità, della residenza della famiglia): trovo tutto ciò ingiusto, oltre che illogico, considerato che, ad esempio, l’ultimo concorso di cui si sono avuti gli esiti è stato indetto nel 2019 e, al sesto anno dal bando, non è stato ancora emanato il decreto di nomina. Eppure, malgrado tempi così dilatati, si lascia a disposizione un solo mese di tempo prima di sostenere gli orali (criticità analoga si rinviene nella scelta delle sedi: vengono concessi solo quindici giorni per predisporre e inviare al ministero l’elenco delle preferenze e il tutto è aggravato dal fatto che fino alla pubblicazione delle sedi disponibili, contemporanea al decorso del predetto termine di quindici giorni, non si può avere conoscenza di quali saranno le opzioni possibili).

È quindi manifestamente evidente che vi siano ampi margini di miglioramento nell’organizzazione di un concorso che, si ricorda, porta alla nomina di pubblici ufficiali, i quali sono custodi della legalità e autenticità di molti importanti documenti che sono prodotti o che circolano nel nostro Paese.


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