Concorso notarile e non solo (anche il suo prima e il suo dopo)

Le idee di Nizar Ben M’barek (iscritto a ruolo nel 2016)

Ritengo che il problema della crisi vocazionale che affligge il notariato sia la conseguenza logica di una crisi ben più ampia e strutturale della società attuale e dello scollamento ormai cronicizzato tra mondo scolastico e mondo del lavoro.

È preoccupate riscontrare tra i giovani, da un lato, una profonda assenza di conoscenza di quali siano i compiti e più in generale di quale sia il ruolo del Notaio nella società e dall’altro riscontrare una scarsa dedizione al sacrifico, allo studio, all’attesa, al concetto di pazienza e a una visione programmatica della vita e del futuro.

Tutto questo ha radici profonde nella malata filosofia del “tutto e subito” e del “guadagno facile”.

Questo non significa che tutti i nuovi studenti siano così, ma se prima vi era una percentuale limitata di giovani volenterosi al cui interno era dato trovare quella ulteriore ristretta percentuale che aveva intenzione di intraprendere questo lungo e incerto percorso verso il superamento del concorso, oggi queste percentuali si sono ridotte ulteriormente.

L’unica soluzione possibile è continuare e insistere nel raccontare nelle scuole chi è il Notaio e quale ruolo svolge partecipando e organizzando incontri formativi anche nelle Università.

Bisognerebbe coinvolgere le Scuole e le Università proponendoci come professionisti presso cui svolgere tirocini e alternanza scuola lavoro.

Moltissimi giovani si iscrivono a Giurisprudenza senza contemplare nemmeno l’idea di poter diventare Notaio e questo accade per semplice ignoranza della materia e tale ignoranza, alimentata da vari luoghi comuni, porta lo studente ad allontanarsi della nostra professione.

La priorità è avere un gruppo di notai che sponsorizzi a livello locale la nostra professione e insistere a livello comunicativo in tutte le occasioni possibili sui profili affascinanti del nostro lavoro.

Rendere più appetibile il percorso notarile, però, non deve comportare un adeguamento al ribasso del concorso ai canoni e standard qualitativi che purtroppo offre ormai la nostra società in molti settori.

La professione notarile esiste grazie alla stringente selezione qualitativa che il concorso mira a conseguire.

Perdere questa qualità adeguandosi all’offerta della società sarebbe un errore gravissimo.

La struttura del concorso deve rimanere questa.

La preparazione teorica che serve per affrontare le tre prove e l’orale resta per tutta la vita e rappresenta lo zoccolo duro di conoscenze su cui ciascun notaio baserà molte delle sue soluzioni.

Il concorso, tuttavia, deve preparare non solo al superamento di sé stesso, ma anche alla “nascita” di un nuovo notaio, immediatamente pronto per svolgere la professione notarile.

Per ottenere questo risultato si dovrebbe valorizzare al massimo il periodo di pratica e ciò lo si può fare solo se le tracce di concorso saranno costruite per valutare anche la pratica svolta dal candidato stesso, eventualmente fornendo anche visure da svolgere, analizzare e studiare per la risoluzione del caso.

Le tracce dovranno anche porre questioni fiscali che, rappresentando forse il 70 per cento delle problematiche di studio, non possono essere affrontate solo per l’orale.

Il tirocinio post pratica dovrebbe durare anche più di 120 giorni (e dovrebbe essere retribuito) salvo che si riesca realmente a preparare un futuro notaio attraverso il minor tempo attualmente previsto.

Perché un giovane possa avvicinarsi al notariato è necessario, inoltre, rendere più rapidi e certi i tempi di correzione dei compiti e quindi più rapidi i tempi per lo svolgimento dell’orale.

Come detto, il notariato non può piegarsi alla filosofia del “tutto e subito”, ma realisticamente pochi saranno i giovani che intraprenderanno questo percorso quando tra il conseguimento della laurea e la stipula del primo atto possono passare anche oltre dieci anni e ciò considerando che ci sono sempre meno risorse anche “familiari” su cui i candidati possono fare affidamento.


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