Concorso e Covid, dalla parte dei praticanti

Andrea Fiorelli BertoliRaccogliendo i pensieri dei nostri associati svolgiamo in questa sede una breve considerazione sull’attuale condizione dei praticanti notai nel tempo dell’emergenza pandemica.

La loro voce – troppo spesso evanescente – merita di essere ascoltata con attenzione per preservare l’intera categoria dei notai atteso che, come la storia insegna, è dalla base che occorre muovere per rendere più solida una struttura.

Come evidenziavano i nostri associati alcuni giorni addietro, si è passati dalla speranza di “superare” il concorso alla – ben più misera – speranza di “fare” il concorso. La provocazione è solo apparente perché non vi è alcun intento di sindacare le scelte del Governo nel gestire la pandemia, ma vi è unicamente la volontà di evidenziare alcune perplessità emerse in seno alla nostra Associazione coinvolgendo Federnotizie, da sempre orecchio sensibile ad accogliere e sviluppare questioni d’interesse della categoria e ad aprire la strada a dibattiti costruttivi.

Le nuove date del concorso, fissato per giugno e comunicate a dicembre, hanno riacceso le speranze dei candidati e – ancor più importante – consentito loro di modulare le energie e organizzare lo studio per affrontare al meglio la prova. Tuttavia, qualora permanga l’attuale stato di emergenza, voci interne al Ministero paventano il rischio di un ulteriore rinvio con slittamento alla fine dell’estate di quest’anno. Anche tenendo per buone le date del prossimo giugno resta l’interrogativo riguardo alle modalità che consentiranno lo svolgimento del concorso, modalità che dovranno garantire una prova serena e sicura per i candidati alla nomina di notaio. Su quest’ultimo punto non vi sono stati aggiornamenti del Ministero che è rimasto silente al riguardo preferendo prendere tempo.

Assodato lo stato di fatto, con la presente lettera si vuole esporre una critica della nostra Associazione nei confronti del Consiglio Nazionale del Notariato, rimarcando lo scarso coordinamento con il Ministero della Giustizia relativamente alla possibilità concreta di svolgimento del concorso pubblico anche in presenza dell’attuale situazione emergenziale. Dal momento che abbiamo assistito a un importante lavoro del Consiglio Nazionale Forense per garantire ai praticanti avvocati la possibilità di sostenere l’esame di abilitazione, così tutelando le loro legittime aspettative, ci saremmo aspettati – e sarebbe stato opportuno – un analogo intervento del CNN in favore degli aspiranti notai.

Secondo il Prof. Gatta, attuale consigliere per le libere professioni del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, permettere l’esame d’abilitazione forense con le dovute precauzioni costituisce “uno sforzo necessario perché sarebbe stato impensabile rinviare ulteriormente l’esame d’avvocato”. Del resto anche per tale esame il contesto appariva complicato ma, ciononostante, gli esami inizieranno senza ulteriori dilazioni temporali (ritardo comunque inferiore rispetto allo slittamento del concorso notarile) e con il giusto bilanciamento di interessi: garantire l’ampia partecipazione, rispettare le misure anti contagio e rendere effettiva la selezione.

Una risposta pronta e adeguata alla situazione d’emergenza in cui ci troviamo. Vedremo in concreto come risponderanno candidati e commissioni al nuovo schema d’esame atteso che questo rappresenta una prova impegnativa per tutti. Tuttavia, un risultato importante è stato già raggiunto: la riuscita di un progetto comune tra Ministero e CNF che si traduce nel riconoscimento di una indiscutibile capacità penetrante della voce del CNF nelle stanze di Via Arenula, in particolare con riferimento alla individuazione e alla scelta delle regole d’esame.

Occorre quindi dare pieno merito alle soluzioni proposte dal CNF e al lavoro del Ministero per tre ordini di ragioni: (i) la loro continua interlocuzione per lo svolgimento dell’esame; (ii) la tempestività con cui hanno gestito la vicenda che riguarda il futuro di oltre 25.000 giovani aspiranti avvocati (un numero dieci volte maggiore rispetto a quelli del notariato); (iii) il riconoscimento della essenzialità della funzione di avvocato tale da richiedere, nonostante la situazione di assoluta emergenza, di assicurare lo svolgimento dell’esame di abilitazione senza ulteriori rinvii.

Sul fronte dei concorsi pubblici, anche l’eccezionale novità operativa una tantum studiata per il concorso di magistratura evidenzia che arrivare a un compromesso, allo stato attuale delle cose, risulta essere l’unica via percorribile per ‘andare avanti’ e permettere agli aspiranti magistrati di svolgere le prove. In tal modo i candidati potranno esprimere le loro capacità in un concorso straordinario, ma comunque selettivo, e con il minor rischio possibile per la salute di tutti.

Questa diversità di attenzione per l’accesso alle suddette professioni sembra suggerire il timore che l’importanza della funzione notarile si stia man mano svilendo: sarà davvero questo il comune sentire? Confidiamo nel fatto che non sia così, ma è necessario che tale dubbio non prenda piede né all’interno della categoria né al di fuori di essa.

In sintesi, mentre il CNF e il Ministero hanno dimostrato grande vicinanza alle esigenze dei praticanti avvocati e degli aspiranti magistrati, il silenzio assordante in merito alla questione del nostro concorso pubblico è davvero deprimente e forse rispecchia la scarsa considerazione della politica nei confronti del notariato.

Ovviamente, le innovazioni che verranno attuate per l’esame di abilitazione forense e per il concorso di magistratura in questa circostanza straordinaria dovuta alla pandemia non potrebbero essere pienamente riprodotte per il concorso notarile dove la redazione dell’atto pubblico costituisce il perno per la selezione del candidato, ma di certo si possono trovare strategie idonee per garantire comunque lo svolgimento della prova senza altri indugi. Le soluzioni ad hoc – alternative rispetto alla modalità di classica – possono essere molteplici, ma occorre che vi sia un immediato coordinamento tra gli addetti ai lavori per permettere la celere riuscita del concorso. Solo così potrà evitarsi l’alto il rischio di rinviare ancora ogni discorso relativo alle prove notarili senza aver individuato rimedi per il loro svolgimento.

Il punto di partenza dovrebbe sempre essere quello di evitare la procrastinazione del concorso, una dilazione dei tempi che – a partire dalle incerte date di pubblicazione del bando fino al termine delle correzioni – nuoce gravemente e in maniera subdola sulla formazione dei futuri notai. Questo lungo periodo di attesa non aiuta certo a ” tenere alto” il morale finendo per favorire un calo delle vocazioni che, purtroppo, già interessa la nostra categoria. Com’è noto le iscrizioni agli albi dei praticanti risultano ridotte in maniera significativa e ciò fa temere una possibile perdita di qualità dell’attività notarile, come risaputamente si verifica laddove si abbassi il livello di preparazione richiesto per l’accesso a una funzione così alta.

Il CNN, dunque, questa volta – più di altre volte – non può rimanere inerte attendendo che sia la sola politica a decidere i tempi e le modalità del concorso, senza individuare e proporre soluzioni per il suo svolgimento anche nella condizione attuale. Questo è doveroso, come altrettanto doveroso è che l’impegno degli aspiranti notai non si attenui e che essi continuino imperterriti a nuotare senza posa nel mare magnum dello studio loro richiesto.

Non dimentichiamo, infine, che sostenere la prova scritta è solo il primo passo verso una lunga e indefinita attesa della successiva correzione degli elaborati. Una soluzione concreta potrebbe essere quella di inserire un termine massimo di ultimazione dei lavori assembleari di correzione degli elaborati (d’altronde è risaputo che il diritto è contrario alle obbligazioni perpetue!). La nostra associazione è già all’opera per la presentazione di un progetto alle competenti autorità che ha per oggetto un migliore svolgimento del concorso in generale e auspica di ottenere la forte e imprescindibile collaborazione del CNN. Una proposta rivolta al Consiglio Nazionale è quella di inserire all’interno della propria Commissione di Accesso alcuni rappresentanti per la categoria dei praticanti notai per avvicinarsi il più possibile alle esigenze degli stessi e per ricevere diretti e costanti aggiornamenti che li riguardano. La voce dei praticanti – e questo non è solo un invito ma un vero e proprio monito – dovrà essere ascoltata per tenere in vita l’intero impianto del notariato.

Come nello scorso intervento chiudo con un pensiero personale. La situazione oggetto di critica è solo uno dei problemi interni al notariato ma riflette pienamente la difficoltà della categoria di destreggiarsi rispetto al ‘futuro’. Occorre che i notai escano dal loro ‘guscio’ per riprendere i rapporti con le persone e con la politica non solo per sopravvivere ma per risplendere, come gli compete.

Concorso e Covid, dalla parte dei praticanti ultima modifica: 2021-04-09T08:30:53+02:00 da Redazione Federnotizie
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